Iniziativa senza dubbio innovativa e di grande respiro quella di venerdì 26 gennaio a Senigallia.
Il tradizionale incontro del Vescovo, mons. Giuseppe Orlandoni, appuntamento che si svolge tutti gli anni il 24 gennaio per la ricorrenza del patrono dei giornalisti, S. Francesco di Sales, si è tenuto in concomitanza con le iniziative per la “Giornata della Memoria”, presso la Sinagoga senigalliese in via dei Commercianti.
Un apprezzamento a chi ha pensato e voluto questo abbinamento. Continua a leggere…


Ampelio Bucci

Anche l’appuntamento del 25 agosto è stata una serata d’eccellenza per il Museo di Storia della Mezzadria a Senigallia. Continua a leggere…

Dario Paccino a Senigallia nei giorni del convegno: Energia, economia, ecologia (1981)

Lo scrittore Dario Paccino, l’uomo che aveva compreso e denunciato “l’imbroglio ecologico”, agli albori del movimento ambientalista, ci ha lasciato all’età di ottantasei anni, il 4 giugno scorso. Continua a leggere…

Caro Luca,
non ho trovato nulla di strano né di vergognoso nell’articolo del Giornale sulle intercettazioni a carico di Carlo Giuliani. Ho invece trovato alquanto parziale il tuo giudizio e – consentimelo – non del tutto in buona fede.
Proverò a spiegarne le ragioni.

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Ritorno ancora a parlare di calcio, anzi di ciò che avviene intorno al mondo del calcio, per commentare la sentenza di secondo grado letta ieri dalla commissione di appello federale.
Ebbene la suddetta commissione, come avevo ampiamente previsto nel mio articolo del 19 maggio, ha alleviato tutte le pene confermando la retrocessione in serie B della sola Juventus.
Insomma la volontà di punire solo la Juventus era chiara fin dall’inizio dell’inchiesta dato che, come al solito, si doveva trovare il capro espiatorio per tutti i mali del calcio.

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Negli ultimi giorni si è purtroppo registrata una nuova escalation di guerra in un luogo storicamente martoriato come il Libano. La più grande sfortuna di questo paese è quella di essere un cuscinetto tra due stati storicamente nemici come la Siria ed Israele che tendono a combattersi laggiù piuttosto che nei rispettivi territori. Israele ha occupato militarmente il Libano per molti anni dopo la guerra del 1982 e l’ha lasciato solo dopo gli accordi di pace di Oslo e Madrid che avevano aperto uno spiraglio di pace tra lo stesso Israele ed i palestinesi.

La situazione attuale è però completamente diversa da quella di inizio millennio:

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Sarà solo un gioco, ma vedere intere città in festa in un tripudio di tricolori e maglie azzurre dà un piacere immenso soprattutto perchè non accadeva quarto di secolo.

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Pubblichiamo la registrazione audio della conferenza tenuta dall’Ambasciatore Luigi Vittorio Ferraris presso l’Università degli Anziani di Senigallia lo scorso 26 aprile 2006, sul tema “La storia dei Balcani nell’ultimo decennio“.

Dell’Ambasciatore Ferraris, Popinga ha già pubblicato la Lettera Diplomatica su “Gli impegni degli stati per l’ordine internazionale“.

[Scarica il file audio: 53 min, 22 MB]

Nel 1687, nei Principia mathematica philosophiae naturalis, Isaac Newton aveva enunciato il principio di gravitazione universale: “due corpi si attraggono con una forza che è direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza”.
Questa descrizione si basa su un approccio empirico: Newton non aveva cercato spiegazioni della natura della gravità, ma dedotto le proprietà dai fenomeni osservabili. Continua a leggere…

Sfogliando l’ultimo numero della rivista Newsweek mi sono imbattuto in un articolo firmato da tale Amir Taheri dal titolo: A Clash of Civilisations.

Il titolo mi ha subito incuriosito e leggendo l’articolo ho notato che Taheri ha menzionato proprio il libro di Samuel Huntington, “The Clash of Civilisations and the Remaking of a New World Order” che io avevo a mia volta citato nella discussione con ellie

La tesi principale dell’opera di Huntington è che, dopo la caduta del comunismo, i principali motivi dei conflitti nel mondo non saranno più ideologici o economici, ma, in presenza di profonde divisioni dell’umanità, di “natura culturale”, tra appartenenti a diverse civiltà. Secondo il politologo, il prossimo grande conflitto sarà quello tra le civiltà cristiana e islamica.

Huntington divide infatti il mondo odierno in otto grandi civiltà differenti: occidentale, ortodossa, islamica, africana, cinese, indù, giapponese e latino-americana. Queste civiltà sono in competizione tra loro anche se alcune riescono ad integrarsi maggiormente, mentre altre sono inconciliabilmente divise.

Il testo è stato pubblicato nel gennaio del 1998, quindi ben prima dell’undici settembre 2001 e, seppur criticato da molti, risulta essere abbastanza profetico riguardo alla realtà odierna.

Taheri, analizzando i dati di vendita dell’opera, ha notato che essa ha avuto molto successo proprio in Iran dove ben 1000 copie sono state acquistate e ritirate da un camion dell’esercito appartenente allo “Islamic Revolutionary Guard Corps”, gruppo di cui fa parte anche il neo-eletto presidente Ahmadinejad.

Da queste premesse, l’articolista trae le conclusione che nel futuro sarà inevitabile uno sconto tra Iran e Stati Uniti per le seguenti ragioni:

1) L’Iran è determinato a rimodellare il medio-oriente a sua immagine in uno scontro deliberato con l’immagine americana. Il potere reale in Iran è infatti nelle mani delle “Guardie della Rivoluzione”, che, mentre noi occidentali ammiravamo la “moderazione” dell’ex presidente Kathami, erano già all’opera da tempo per ramificare la loro rete politico-affaristico-militare. In Iran non c’è stata dunque una vera lotta tra moderati e integralisti, ma nelle ultime elezioni è solamente venuto alla ribalta il vero potere con il volto di Ahmadinejad, già sindaco di Teheran.

2) L’Iran ha l’obiettivo di creare un mondo multipolare in cui esso detenga la leadership del mondo islamico.

3) La guerra di George Bush al terrorismo islamico non ha fatto altro che avvantaggiare i mullah, perchè ha di fatto messo fuori gioco tutti i loro peggiori avversari: i Talebani afghani e Saddam Hussein. Inoltre la politica statunitense ha minato la fedeltà dei suoi storici alleti nel mondo islamico, l’Arabia Saudita e l’Egitto.

4) L’Iran può fare la voce grossa perchè le difficoltà incontrate dagli americani in Iraq e Afghanistan fanno ritenere che questi dovranno presto abbandonare la regione.

5) La crescita enorme del prezzo del petrolio ha garantito al nuovo governo iraniano la possibilità di finanziare sia le ricerche belliche, in particolare nel campo del nucleare, sia importanti riforme economoche e sociali.

Questo articolo rappresenta, a mio modesto parere, un classico del giornalismo partigiano. Non conosco la biografia di Amid Taheri, ma dal nome si potrebbe ritenere di origine iraniana. Potrebbe dunque essere uno dei tanti rifugiati politici che lavorano in America per rovesciare i governi dei loro paesi. In particolare le sue tesi non mi convincono per i seguenti motivi:

1) Demonizzare l’avversario sembra strumentale alle proprie esigenze: gli americani, e tutti gli europei, hanno fatto apertamente il tifo per il moderato Kathani prima delle scorse elezioni e ora si vuole insinuare che anch’egli sia intimamente legato con l’integralismo? Un pò di coerenza non farebbe male in certi casi.

2) L’Iran, dal mio punto di vista, non ha alcuna possibilità di divenire la guida del mondo islamico perchè rappresenta solamente gli Sciiti che sono una fetta largamente minoritaria dei musulmani (circa il 10% del totale). Inoltre i rapporti tra Sciiti e Sunniti sono tutt’altro che idilliaci come dimostrato ampiamente dalla situazione irachena.

3) La guerra di Bush in Iraq ed in Afghanistan ha certamente indebolito i rivali storici dei Mullah iraniani, ma ha, allo stesso tempo, mostrato che gli Stati Uniti non stanno certo con le mani in mano e sono pronti ad intervenire dovunque vengano minacciati i loro interessi e la loro sicurezza.

4) Le difficoltà incontrate dagli americani soprattutto in Iraq, sono state superate in maniera soddisfacente e, se veramente si dovesse avviare il processo democratico, si dovrebbe parlare solamente di una loro grande vittoria.

5) Certamente l’Iran vive una fase di grande progresso economico, ma, in caso di conflitto con l’Occidente, l’economia avrebbe molto più da perdere che non da guadagnare.

In definitiva questo articolo mi sembra molto propagandistico e con la volontà di creare un nuovo mostro da combattere. Chissà che l’amministrazione americana non voglia ancora ripetere l’eperienza fatta con l’Iraq quando, per alimentare la fobia del “mostro”, ci rifilò le più grosse panzane, tra cui quella delle armi di distruzione di massa, facendole passare a ripetizione sui mass-media per ottenere il consenso popolare?

Vedremo.