Il 17 maggio Open Municipio sarò presentato per la prima volta al pubblico, nella cornice del Forum della Pubblica Amministrazione (ForumPA), che si terrà a presso la Nuova Fiera di Roma dal 16 al 19 maggio 2012. Sarà Vittorio Alvino, presidente di Openpolis, a tenere la relazione “Open data e controllo civico: l’iniziativa Open Municipio“, il 17 maggio, dalle 13.00 alle 13.45.

Sarà un’occasione per condividere questa prova di apertura e trasparenza, iniziata a Senigallia, e valutarne insieme il potenziale e capire cosa fare per coinvolgere le altre città, tra cui la tua.
Ci vediamo a Roma?

Una consistente componente associativa degli aderenti alla neonata associazione aveva sempre mostrato spiccata sensibilità per i temi più strettamente naturalistici. Basterebbe citare l’esempio de “Il Fischietto”, una associazione di poche persone, costituita alla garibaldina alla metà degli anni ’60, per contrastare il fenomeno del degrado della spiaggia e quello, allora macroscopico, della distruzione delle dune litoranee.
Questa mostra, di cui stiamo riepilogando fatti e momenti salienti, fu chiaramente incentrata sugli aspetti più strettamente urbanistici di Senigallia. Però una intera sezione venne dedicata al “verde” e fu corredata da dodici immagini. Queste erano una selezione delle evidenze del momento e quindi non venne fatto ricorso al pur fornito archivio in materia.
Dodici immagini di alberi deturpati ed inutilmente martoriati; le fotografie di mostruose capitozzature tanto inutili ed abnormi, quanto gravi per l’ipoteca che questo tipo d’intervento barbarico pone poi sulla stabilità futura delle chiome. Continua a leggere…

1800 chilometri: di tanto ci siamo spostati noi, le poltrone, il teatro e tutto il resto nel primo minuto dello spettacolo. Incredibile, anche perché ogni cosa intorno ci conferma l’esatto contrario: stiamo fermi, seduti in pace e senza giramenti di testa. Eppur si muove, la Terra, si muove nella sua rivoluzione – l’unica rivoluzione nonviolenta della storia – attorno al Sole.

Raccontare questa rivoluzione, per Marco Paolini, significa ripercorrere una straordinaria impresa del pensiero, oltre le colonne d’Ercole di saperi millenari, in direzione ostinata e contraria alle verità apparenti e alle opinioni dominanti. Fin dall’inizio Paolini prende a braccetto gli spettatori (ne fa salire addirittura uno sul palco per fargli da spalla improvvisata) e li conduce attraverso i progressi della scienza e del pensiero filosofico, di cui alcuni uomini d’ingegno si resero artefici a prezzo della vita, come Giordano Bruno, o di brucianti umiliazioni, come Galileo, costretto ad abiurare, provvisoriamente sconfitto dall’oscurantismo della Chiesa.

Ma le parole che Bruno disse, trent’anni prima, al tribunale che lo mandava al rogo, potrebbero benissimo risuonare, ancora più forti, verso i giudici del Sant’Uffizio che costrinsero Galileo all’abiura nel 1633: «Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla». Continua a leggere…

Cresciuta in poco tempo dai cento soci iniziali del febbraio 1971, con la mostra in corso l’associazione non aveva trovato difficoltà ad organizzare un dibattito ad “alto livello”.
Elio Marchetti, vice sindaco ed assessore all’urbanistica, era indubbiamente la personalità politica di maggior spicco del PCI senigalliese. Noto ed apprezzato nel partito sarebbe poi divenuto, nella II^ Legislatura (1975-80), consigliere regionale.

Purtroppo, almeno al momento, non ho avuto modo di rintracciare un resoconto del dibattito così come effettivamente si svolse. E’ chiaro che – di fatto – Elio Marchetti sedeva sul banco degli imputati, mentre l’accusa era affidata al professor Renzo Paci, fondatore e consigliere della Pro Natura (Associazione per la Difesa delle Natura e del Paesaggio), che nella vita politica cittadina era consigliere comunale per il PRI.

Dalle cronache del Consiglio Comunale delle settimane successive si vedono approdare in aula i temi segnalati dalle fotografie della mostra: ne è un esempio la proposta di sospendere i lavori della ditta Baldini che stava edificando appunto “l’ultimo mostro”, cioè la gigantesca costruzione in corso alla Curva della Penna. Il consigliere Pazzani (DC) aveva espresso dubbi se si fosse “agito nel pieno rispetto delle norme che regolano la materia edilizia”. La stampa di quei giorni aveva riportato alcune voci di una “inchiesta delle Magistratura” in quanto, in questo caso, si “tratterebbe di costruzione parzialmente realizzata su suolo pubblico” e per di più proprio laddove “doveva corrispondere un abbondante allargamento della strada in modo da renderla meno pericolosa”.
Che dire poi di un altro presunto illecito che chiamava in causa un funzionario del Comune “che nel costruirsi una villa non avrebbe rispettato certi confini e l’edificio avrebbe invaso un’area pubblica”. Continua a leggere…

Non tutti la presero male come il parroco di Montignano. Anzi subito dopo, sul registro dei visitatori, troviamo annotato un piacevole commento di un ospite fiorentino. Anche se l’avessero scritto perché anche questi signori avevano visto le “mani callose” del prete-muratore e quindi per bilanciare i pareri, è comunque piacevole rileggerlo:

La mostra era stata pubblicizzata con l’invito già riprodotto. Questo era stato scritto con il preciso intento di dare qualche spunto sommario “sui contenuti e sulle finalità dell’iniziativa”. Era un invito destinato ai soci ed ai simpatizzanti e quindi ne tirammo soltanto un paio di cento copie. Avevamo però raggiunto i corrispondenti delle testate dei quotidiani che allora avevano la cronaca della città: Il Corriere Adriatico ed Il Resto del Carlino. C’era poi un settimanale di diffusione poco più che cittadina, il giornale storico della Curia, cioè La voce Misena. Continua a leggere…

Ai tempi Senigallia non offriva molte soluzioni logistiche. Di fatto l’unica possibile, comunque di grande pregio, era la sede del Palazzetto Comunale Baviera.
Sempre “ai tempi”, le iniziative non erano poi moltissime e fu facile avere la disponibilità delle sale, e dei relativi pannelli, per esporre le immagini dal 6 al 20 giugno 1971.
Allora non c’erano nemmeno quei piccoli ma utilissimi sussidi tecnologici odierni; per ottenere delle didascalie che fossero facilmente leggibili da parte dei visitatori avevamo approfittato di una macchina molto particolare, in uso presso l’Azienda Autonoma di Soggiorno. Questa disponeva di grossi caratteri, con dimensioni doppie o forse triple rispetto a quelle di una normale macchina da scrivere. Quindi, così facendo, avevamo evitato alla neonata associazione oneri aggiuntivi per la tipografia; qui ci rivolgemmo soltanto per la stampa degli inviti e dei manifesti.

Le didascalie, scritte e corrette più volte, erano frutto della penna quanto mai incisiva di Renzo Paci. Furono corrette più volte – dicevo – in quanto, se avessimo mantenuto la prima stesura, in diversi casi avremmo rischiato davvero qualche querela. Malgrado l’attenta opera di revisione, però, diversi concittadini, quelli direttamente interessati ai soggetti fotografati, quando visitarono la mostra, non trattennero la loro insoddisfazione. Dei diversi ricordi ne ripesco due, quelli attinenti appunto le immagini che ora pubblichiamo. Continua a leggere…

Il processo sommario è roba da giacobini. E in tempi d’antipolitica, si fa presto a condannare un rappresentante delle istituzioni, rovinandone vita e reputazione. Così, prima di giudicare, abbiamo voluto capirci di più ed intervistare l’Onorevole Pierluigi Andalusi, tesoriere del Partito dell’Alternativa (PdA), recentemente investito da accuse di appropriazione indebita di soldi del finanziamento pubblico al suo partito.

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Popinga: … E pensare, onorevole Andalusi, che già nel ’78 si tentò di abrogare il finanziamento pubblico con un referendum…

Andalusi: Era solo demagogia. Non era giusto abrogare il finanziamento pubblico, perché senza finanziamento pubblico i partiti avrebbero rubato.

P: A me pare che i partiti rubassero anche con il finanziamento pubblico: Tangentopoli le dice niente?

A: Quello era il sistema, così facevan tutti. Lo disse bene Craxi in Parlamento, nella celebre chiamata in correità.

P: Ah, capisco, si rubava per non sentirsi emarginati. Un po’ come quando, da adolescenti, ci si fa lo spinello di gruppo e chi rifiuta passa da asociale. Ma, ammesso e non concesso che rubassero tutti, è sicuro che se tutti sono ladri allora nessuno è ladro? Continua a leggere…

Renzo Paci ben sapeva che a casa Mazzufferi si fotografava dall’inizio del secolo; mio nonno Luigi all’inizio del ‘900, e poi mio padre Mario. Anch’io, fin da ragazzo, avevo questa passione. M’ero attrezzato con una camera oscura un po’ rudimentale e, per quanto procedessi da autodidatta, oramai da tempo me la cavavo in diverse situazioni, sia con la ripresa, che per lo sviluppo e per la stampa.
Per le ricerche di Renzo, professore universitario, avevo già da tempo provveduto a diverse esigenze fotografiche: dalla riproduzione dei materiali d’archivio alla documentazione di altri soggetti, sempre legati ai suoi studi storici.

Per la mostra “Senigallia NO!” passammo subito alla parte più prosaica dell’operazione. Cioè cominciammo a fare quattro conti per verificare se le spese sarebbero rientrate nelle possibilità delle limitatissime finanze della neonata associazione ambientalista. Allora per noi non c’erano sponsor e, tanto meno, dovendo per forza di cose criticare le pubbliche amministrazioni, la pur vaga possibilità di ricevere qualche aiuto finanziario dagli enti pubblici. D’altronde non lo avremmo di certo chiesto per tutelare la nostra più assoluta libertà di giudizio.
Fu stimato l’onere per acquistare una decina di buste di carta fotografica Tensi, per una “pizza” di pellicola 35mm, per i bagni di sviluppo e di fissaggio necessari. Ottenemmo prezzi scontati, dall’indimenticabile ditta Tarini, grossista del settore. Partimmo così all’arrembaggio. Continua a leggere…

Come scrivevo nel precedente post, raccolto lo spunto sulla mostra del 1971 in occasione del convegno in onore di Renzo Paci per l’intitolazione dell’Archivio Storico, mi attendeva un discreto lavoro. Si trattava di ricercare notizie e materiali di quanto resta dell’archivio dell’associazione naturalistica senigalliese, una realtà purtroppo tristemente dissoltasi alla fine degli anni ’80.
Il primo elemento ad emergere è stato il libro delle firme dei visitatori. Se non fosse per le numerosissime pagine compilate, cito approssimativamente con oltre 2500 firme, forse mi cimenterei nella ricerca delle tracce di quello scolaro che oggi “primo cittadino”, visitò la mostra quand’era davvero bambino.

Renzo Paci era stata una delle poche persone che avevano intuito l’importanza di questa nuova realtà associativa. Poi si era impegnato fattivamente per la nascita e l’organizzazione della “Pro Natura” qui a Senigallia.
Di fatto con lui, assieme a Carlo Riginelli, noto commerciante dell’epoca, avevamo promosso i primi incontri ed organizzato i contatti con i concittadini sensibili alla problematica. Qualcuno degli amici più cari, un po’ per scherzo ed un po’ no!, sussurrava che eravamo di fatto il “triumvirato”. Agivamo di conserva forse anche perché ci sembrava di scorgere in quella stagione una crescita abnorme di scempi e comunque una proliferazione edilizia quanto mai disordinata. Molto ci preoccupava la “colata di cemento” che, con il “boom economico”, si riversava un po’ dappertutto sommergendo l’Italia. Continua a leggere…

Non capisco l’utilità dei presìdi con effetto di deterrenza.
Vedo invece utilissimi i prèsidi con effetto di deterrenza.

Deterrenza contro il diplomato alla Scuola Radio Elettra che non si ricorda il titolo dell’ultimo libro letto. E in effetti son passati troppi anni da quando la madre gli leggeva Pinocchio per farlo addormentare.
Deterrenza contro i figli d’arte pagati a peso d’oro nei consigli regionali.
Deterrenza contro i patrioti che si puliscono il culo col tricolore.
Deterrenza contro chi gioca a fare il ministeriale distaccato a Monza, con le bollette pagate da Roma Ladrona.
Deterrenza contro gli “onesti” che appena avvicinatisi alla greppia diventarono tangentari.
Deterrenza contro gli intellettuali che fanno i tornei di rutti in Val Brembana.
Deterrenza contro chi versa nell’ampolla l’acqua del Po dopo essersi versato un fiasco di grappa.
Deterrenza contro chi crede nella Padania perché c’è il Grana Padano.

Quanti casi umani in meno, quante disgrazie evitate, quanti soldi risparmiati se solo qualche prèside li avesse bocciati in prima media?