Non tutti la presero male come il parroco di Montignano. Anzi subito dopo, sul registro dei visitatori, troviamo annotato un piacevole commento di un ospite fiorentino. Anche se l’avessero scritto perché anche questi signori avevano visto le “mani callose” del prete-muratore e quindi per bilanciare i pareri, è comunque piacevole rileggerlo:

La mostra era stata pubblicizzata con l’invito già riprodotto. Questo era stato scritto con il preciso intento di dare qualche spunto sommario “sui contenuti e sulle finalità dell’iniziativa”. Era un invito destinato ai soci ed ai simpatizzanti e quindi ne tirammo soltanto un paio di cento copie. Avevamo però raggiunto i corrispondenti delle testate dei quotidiani che allora avevano la cronaca della città: Il Corriere Adriatico ed Il Resto del Carlino. C’era poi un settimanale di diffusione poco più che cittadina, il giornale storico della Curia, cioè La voce Misena.

La Voce Misena (n. 24 del 1971) pubblicò a spron battuto una recensione severamente critica frutto della penna di un collaboratore di peso, il geometra Giuseppe Catone. Il lungo articolo non era certo parere distaccato, imparziale, in quanto dava soprattutto voce ai brontolii di alcuni noti (e coraggiosi!) costruttori ed anche dei cosiddetti “senzali”, i mediatori d’affari. Costoro non avevano gradito affatto l’iniziativa che per di più era stata del tutto inattesa. La critica di Giuseppe Catone si spinse anche un po’ troppo avanti, su un terreno dove poteva essere facilmente smentita da chi avesse avuto modo di raffrontare le immagini con la realtà. Si leggevano queste parole:

Infatti si è notato che con accorgimenti prospettici si è cercato di alterare le realtà di alcune vedute, accentuando la violenza di contrasti inesistenti.

Poi toccava anche alle “ironiche didascalie” che, sempre secondo La Voce Misena, avrebbero “impressionato la sensibilità dell’osservatore”. Non da meno, quasi in un impeto poetico, la penna del geometra si spinge a magnificare i “nuovi edifici dalle architetture modernissime che svettano verso il cielo azzurro, lungo la cortina smeralda del nostro mare”, e cerca di accentuare questo giudizio contrapponendoli alla “grigia uniformità delle vecchie costruzioni”. Gli unici apprezzamenti raccolti in positivo furono per la denuncia del degrado degli affreschi del Chiostro delle Grazie o per sollecitare il restauro della Rocca o del Palazzo del Duca.

Nel frattempo la mostra però raccoglieva anche consensi ed incitamenti di peso, come la mezza colonna, poco più che un trafiletto, uscita sul settimanale “L’Espresso”. Peccato non se ne abbia copia in archivio!


Piazzale della Libertà: dietro le sbarre


Piazzale Bixio. Le finestrelle.


Piazzale Bixio. Tra industria e turismo.


Gli affreschi del chiostro delle Grazie si sfaldano tra l’indifferenza generale

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