Lo aveva provocatoriamente chiesto il Sindaco di Senigallia, Maurizio Mangialardi, rispondendo agli attacchi che da più parti gli arrivavano, in merito alle osservazioni al Piano di Assetto Idrogeologico che il Comune di Senigallia ha inoltrato alla Regione Marche nel 2001, e che quest’ultima ha accettato un anno più tardi.

Il Sindaco Mangialardi interviene sulle modifiche al Piano di Assetto Idrogeologico

In sintesi, quelle osservazioni hanno ridotto le aree classificate a rischio inondazione, come si può vedere dalle cartine seguenti: quella di sinistra rappresenta la proposta iniziale della Regione, quella di destra il progetto così come approvato, a seguito delle osservazioni presentate sia dal Comune di Senigallia sia da privati cittadini. Le aree in rosso sono classificate ad alto rischio (R4), quelle in giallo a rischio moderato (R3). Continua a leggere…

Il Coordinamento dei Comitati degli Alluvionati, attraverso il suo portavoce, l’avv. Corrado Canafoglia, espone i risultati raggiunti e gli obiettivi finali: la messa in sicurezza del fiume Misa e il risarcimento dei danni.

L’incontro pubblico si è tenuto a Borgo Bicchia venerdì 12 dicembre 2014.

Lo scorso 12 giugno, grazie all’associazione Confluenze ed ad alcuni comitati di cittadini alluvionati, è stato possibile ragionare lucidamente e confrontarsi pubblicamente su cosa è accaduto il 3 maggio al nostro fiume Misa: un primo approfondimento tecnico per iniziare a capire, con dati oggettivi alla mano, e un approccio scientifico in testa. E soprattutto un obiettivo primario: adoperarsi per mitigare il rischio idrogeologico nella nostra zona, perché avvenimenti come quello del 3 maggio non accadano più, o per lo meno, non con quella gravità.

Oggi è possibile riascoltare la registrazione completa della conferenza, suddivisa nei singoli interventi. Inoltre è possibile rivedere le quattro relazioni tecniche accompagnate dalle stesse diapositive proiettate durante il convegno. Eccole:

Buona visione.

Santa Monica Route 66

«Lo vedi quant’è larga la spiaggia?» mi fa Larry mentre trasporta una catasta di sdraio che peserà un quintale. «È da lunedì che stiamo togliendo ombrelloni e tutta l’attrezzatura, forse finiamo domani sera, se non inizia a piovere.»
Un lavoraccio. Siamo in California, ma anche qui la stagione estiva si è conclusa.
Appena agli inizi, invece, è la mobilitazione dei bagnini contro le politiche del governo, a loro dire sempre più insostenibili.
Larry, il decano dei bagnini di Santa Monica, si sfoga con me davanti a due birre ghiacciate. Continua a leggere…

Lettera aperta agli amici di “Patto per Ostra Vetere”

Cari amici di “Patto per Ostra Vetere”,
nel farVi i complimenti per il nuovo logo scelto, mi permetto di rappresentarVi qualche perplessità. Innanzitutto, l’eccessiva personalizzazione del logo. Siamo – è vero – nell’epoca dei partiti personalistici e la gran parte dei movimenti politici ha nel simbolo il nome del leader. Ma un esplicito accenno a vicende personali o ad episodi di vita vissuta non s’era mai visto.
E così quel “Boia chi molla!” rischia di non essere capito dagli elettori.
Perché inserire in un simbolo politico la vostra avversione per i gavettoni di Ferragosto? E perché apostrofare con quel “boia” un giovanotto che vuole solo divertirsi con qualche bombetta d’acqua in spiaggia?
E se per caso vi foste trovati nella traiettoria d’un innocente schizzo d’acqua, che sarà stato mai? Non siete stati ragazzi anche Voi?
Insomma, cari amici, quel “Boia chi molla!” l’ho trovato un tantino esagerato.
Capisco che lo facciate per ricordare un passato che è nei vostri cuori (presumo il fattaccio risalga a questo Ferragosto, tanto viva ne è la memoria), apprezzo l’assenza di spirito vendicativo verso i teppistelli (“non vi molleremo mai).
Ma perché mettere tutto ciò sui manifesti elettorali, oltretutto precludendovi il voto d’una larga fetta di bagnanti?

Vi saluto cordialmente auspicandomi (o auspicando? Scusate, ho avuto poca dimestichezza coi verbi fin dalle elementari) che possiate migliorare il vostro stile comunicativo.

Un percorso, faticoso ma incoraggiante, trova oggi il suo naturale epilogo: il Consiglio Comunale di Senigallia si accinge a votare l’istituzione dell’Anagrafe Pubblica degli Eletti e Nominati.

Non resta che seguirne la discussione e il voto: anche in diretta streaming oppure, per chi è in zona, con la diretta radiofonica sulle frequenze di Radio Duomo 95.2.

AGGIORNAMENTO: l’APEN è stata approvata (in 40 minuti) con il voto favorevole di tutti i presenti (16)!

Caro ex sindaco Massimo Bello,
Mi scusi ma, appena letta la Sua esternazione sul Web, non ho saputo trattenere le risate.
Poi ho provato a sostituire la parola “indiani” con “ebrei” o “musulmani di Bosnia” o “istriani” o “tibetani”. E sono tornato serio.

Le scrivo seriamente, quindi, per capire qualcosa in più circa il Suo avvertimento. Le chiedo:

  • Dato che l’espulsione… pardon… l’allegra rimpatriata riguarderebbe tutti gli indiani presenti in Italia, compresi quelli legalmente residenti, come farebbe capire a un indiano in regola che non è più gradito? E se quello, furbo, facesse l’indiano?
  • Insomma, se questi indiani le valigie non le preparassero, Lei li andrebbe a stanare casa per casa? Mi permetto di sconsigliarLe soluzioni drastiche tipo buttarli a mare, come da altre parti autorevolmente proposto, sennò addio Bandiera Blu.
  • Come gestirebbe la logistica? Voglio sperare non caricando la gente sui treni merci. Non crede che, dopo tutto, sarebbe un gesto carino da parte Sua pagare il biglietto aereo a tutti i 120 mila indiani in Italia?
  • Wikipedia definisce pulizia etnica la “varietà di azioni atte a rimuovere forzosamente da un territorio la popolazione di un dato gruppo o sottogruppo etnico-culturale, [per] precise scelte politiche di governi e autorità, sulla base di discriminazioni etniche, religiose e ideologiche e su considerazioni di ordine politico e strategico”. Ci spiega la differenza rispetto a ciò che sottende il Suo avvertimento?

In attesa di una sua risposta chiarificatrice.

Distinti saluti.

Il seminario on line si terrà mercoledì 27 marzo 2013 dalle 12 alle 13. Clicca e partecipa

Open the city: soluzioni e strumenti per l’open gov a livello locale

AGGIORNAMENTO: ecco il video

La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti: Europa.
Il grido di battaglia risuona alto ogni volta che c’è da far passare, magari a colpi di fiducia, una qualsiasi misura restrittiva: lo vuole l’Europa!

Cambiare lo Statuto dei lavoratori? Ce lo chiede l’Europa. L’IVA al 21%? Ce lo chiede l’Europa. Ridurre le pensioni? Ce lo chiede l’Europa.
È l’alibi di ferro, il passepartout che non conosce barriere. È la Dolce Euchessina del nuovo millennio, il caro e vecchio confetto Falqui: basta la parola. Ce lo chiede l’Europa e i dubbi svaniscono. Tutto diventa semplice, chiaro, unilaterale.
Il ritornello ci è entrato in casa, persino in camera da letto. “Amore, non puoi avere mal di testa stasera: non te lo chiedo io, te lo chiede l’Europa”. Un afrodisiaco naturale. Continua a leggere…

Se vi è cara la libertà di stampa, il Resto del Carlino di giovedì 28 ottobre non ve lo potete perdere. A caratteri cubitali sullo strillone:

In questo caso il Resto del Carlino rischia poco se si offende la mosca: non è questo già un buon modello del giornalismo come sarà dopo il disegno di legge sulla diffamazione (DDL 3491)?

Da tutti i siti potranno essere cancellati, a semplice richiesta del presunto diffamato, senza cioè sentenza, articoli e dati personali.
Non ditemi che esagero: è come Fahrenheit. Anziché bruciare i libri cancellano le parole, è una forma sofisticata di rogo di scrittura, e anche di memoria, di storia, sono buchi negli archivi.
Immaginate che anziché in un archivio di Internet entrassero in un’emeroteca per bruciare i microfilm.

(Francesco Merlo. Fermiamo la legge bavaglio. La Repubblica, 24 ottobre 2012)