Esistono partiti, o meglio deputati che hanno dato prova, anche nel corso dell’ultima legislatura, di fare sul serio? Sono stati promotori di credibili iniziative e/o hanno depositato proposte di legge chiare il tal senso? Lo hanno fatto soltanto i deputati socialisti (Rosa nel Pugno) Buemi e Villetti, con una eccellente proposta di legge costituzionale, la 2818 del 21 giugno 2007. Questa, di fatto solo assegnata alla competente commissione e per la quale non è mai stata iniziata la discussione, propone esplicitamente, modificando la Costituzione, una effettiva semplificazione del governo locale, attraverso l’abolizione delle province. Continua a leggere…

Non potendo scegliere, di fatto, deputati o senatori, a causa del deprecato sistema elettorale, avevo dichiarato che avrei dato fiducia a quella forza politica che mi avesse offerto la concreta speranza di una drastica e sostanziale riforma dell’organizzazione dello Stato. Quale? La riforma costituzionale per l’abolizione delle province.

Inizio con questa premessa che all’incirca coincide con quanto sembra abbia detto, per altro genere di problemi ben s’intende, Albert Einstein. Ecco, citando a memoria:

È praticamente impossibile risolvere i problemi con le stesse modalità e i medesimi strumenti con cui si sono verificati

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I nostri amici dell’omonimo sito si sono sobbarcati l’onere di una campagna per la raccolta delle firme. La via della proposta di legge di iniziativa popolare sappiamo bene che è solo una testimonianza. Purtroppo una “testimonianza” che in genere deputati e senatori cercano, se non di ignorare del tutto, almeno di rendere vuota o tutt’al più la confinano ai margini dell’attività parlamentare.

Sarà il caso di dare un’occhiata all’iniziativa attraverso questo link. Si tratta di una proposta di legge tesa a modificare i seguenti articoli della Costituzione: 114, 117, 118, 119, 120, 132 e 133 in quanto è necessaria la “decostituzionalizzazione” dell’istituto provinciale. Continua a leggere…

Giorgio La MalfaInvitato personalmente a farci conoscere la posizione del PRI in merito al tema dell’abolizione delle Province, Giorgio La Malfa ci ha risposto, e lo ringraziamo. Pubblichiamo qui il suo intervento, appositamente scritto per Popinga, che nei mesi scorsi ha promosso un dibattito nel merito.

Come si sa ed è stato ricordato qualche settimana fa da Bruno Vespa in una trasmissione del suo “Porta a Porta”, la proposta originaria di abolizione delle province fu fatta in totale isolamento dal Partito Repubblicano Italiano negli anni Settanta. In particolare, noi proponemmo che nel momento nel quale si dava vita all’istituto regionale si eliminassero le province in modo da non aggiungere un nuovo livello di burocrazia pubblica, ma lo si sostituisse con un istituto come la regione ritenuto più efficace ai fini della migliore e più razionale gestione delle risorse del territorio nazionale.

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Quel cancro in metastasi chiamato partitocrazia prosegue la sua opera di devastazione, a tutti i livelli.
Dopo le Province, l’Unione delle Province, le Comunità Montane, l’Unione delle Comunità Montane, le aato, l’Associazione dei Comuni, la Conferenza dei Sindaci e le Circoscrizioni, diamo il benvenuto al Coordinamento delle Autonomie Locali (cal).
Prossimo passo sarà il ccal (Coordinamento dei cal), ma si sta già pensando al cccal (Coordinamento dei ccal) e non è escluso che, per assicurare un ampio decentramento, valorizzare il territorio e venire incontro alle esigenze dei cittadini, nasca il ccccal
Esaurite le poltrone, le sedie e gli strapuntini, per appoggiare il culo da qualche parte van bene anche gli sgabelli pieghevoli.
Immediate le proteste. Per l’ennesimo organismo inutile? Per lo spreco di denaro? Per la moltiplicazione assurda dei centri di decisione e di coordinamento, a discapito dell’efficienza della macchina amministrativa?
Macché. Qualcuno, tutt’al più, fa i capricci perché la presidenza del cal se l’è arraffata la banda partitocratica x, invece che la banda partitocratica y.
La situazione, come avrete capito, è grave ma non è seria.

Continua il dibattito sugli enti locali, avviato oramai da diversi mesi su “Popinga”.
Quest’oggi ospitiamo l’intervento della sen. Silvana Amati responsabile dipartimento Enti Locali DS.

In Italia gli Enti Locali rappresentano una risorsa e non un peso, un valore e una indispensabile rete di relazioni, il primo, se non l’unico livello di confronto e di risposta ai cittadini.
Percorrere la strada della domanda di cambiamento che investe il sistema politico e istituzionale italiano è possibile, seguendo la strada dell’innovazione senza però cedere agli impulsi tecnocratici e alle insidie dell’antipolitica.
Questo si sta facendo nella discussione e, speriamo presto, nella approvazione del nuovo codice delle autonomie. Continua a leggere…

Sul Corriere della Sera di ieri il senatore Lamberto Dini l’ha detto chiaro e tondo.
Schierandosi sulla linea di Padoa Schioppa, ha indicato le priorità, già per la prossima legge finanziaria: intervenire sulle spese. Alla domanda postagli da Enrico Marro che lo intervistava: ”Lei dove taglierebbe?” l’ex Presidente del Consiglio non ha avuto dubbi ed ha così risposto:

Si possono eliminare le province e ridurre il numero dei parlamentari, tanto per cominciare

Su questo sito da tempo abbiamo iniziato a dibattere l’argomento raccogliendo si qualche adesione, ma anche sollevando una levata di scudi da parte degli “addetti ai lavori”. Continua a leggere…

Liberali per l’Italia, il simboloQualche giorno fa scrivevamo a info@liberaliperlitalia.it per chiedere quale fosse la loro opinione su Province e Comunità Montane.

Abbiamo ricevuto con sollecitudine questa risposta a firma di Massimiliano Melley. La pubblichiamo di seguito quale contributo al dibattito sul tema. Come preannunciato durante l’incontro tra quanti hanno partecipato al dibattito sulle “province” del 30 giugno scorso, altri contributi ed interventi saranno presto ospitati sulle pagine di Popinga. Continua a leggere…

Pillole (amare) de “La Casta” (di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, edizioni Rizzoli). Parte 2.

Quante sono le Province in Italia? Nel 1960 erano 92 per salire fino a 110 nel 2005 (la lista completa è qui).

Quali sono esattamente le competenze delle Province? Tutte cose che potrebbero tranquillamente essere affidate ai Comuni. Le Province spesso vivono di deleghe delle Regioni; anzi, molte volte rappresentano un ostacolo verso una maggiore fluidità delle decisioni.

Le competenze assegnate che contano sono poche: l’edilizia scolastica per gli istituti superiori (elementari e medie spettano ai comuni), la manutenzione di una parte delle strade (quelle non gestite da Anas o Comuni), lo smaltimento dei rifiuti (spesso gestito, però, da commissari regionali); presunti poteri in materia di sviluppo economico, teoricamente basati sui distretti industriali, sono castelli in aria.
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Peggio di quelli che si candidano alle elezioni provinciali credendo di far poi la battaglia (come?) per l’abolizione delle Province, o di quei candidati alla presidenza che promettono la creazione di nuovi assessorati per rendere l’istituzione più vicina ai cittadini, c’è solo chi si scaglia contro gli sprechi della politica degli altri, dimenticando di dare un’occhiatina agli sprechi di casa propria.

Palmiro Ucchielli sui costi della politica

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