OnafifettiFui coinvolto anch’io più di vent’anni fa, sempre dagli stessi carissimi amici, in una delle prime iniziative del Centro Studi Piero Calamandrei a Jesi.

Questo vivace sodalizio, di poche persone, ma di moltissime idee, allora era appena nato. Oggi sono fiorite, e sono tante davvero nel tempo, una serie di iniziative di ampio orizzonte culturale. Questi “jesini” sono riusciti a coinvolgere personaggi di grande livello della cultura, dell’economia, della politica come certo non è facile per una piccola realtà marchigiana. Notevoli soprattutto risultano le pubblicazioni, diverse decine, alle quali si sono aggiunte anche iniziative teatrali fino all’allestimento di opere inedite, di notevole qualità tanto da meritare riscontri e recensioni di tutto rispetto.

Qui vogliamo riferire su un’intera giornata densa d’incontri, con presenze eccellenti, durante la quale sono stati presentati anche due libri e con la conclusione finale di un concerto per pianoforte del Maestro Igor Roma.

Il 10 giugno 2010 ricorreva un triste anniversario: 70 anni della dichiarazione di guerra a Francia ed Inghilterra. Nella suggestiva Sala Maggiore del Palazzo della Signoria sono state dapprima proiettate le immagini del famoso discorso di Benito Mussolini da Palazzo Venezia. Immagini che assieme a quelle parole ed all’urlo della folla fanno sempre scorrere un brivido addosso. Abbiamo poi ascoltato alcuni dei famosi messaggi di Radio Londra, mentre sullo schermo veniva proiettata la figura del famoso speaker, il colonnello Stevens. Non so se noto ai più: questi era lo zio dell’avvocato Franzo Grande Stevens, uno dei premiati del giorno, forse più noto per essere stato “l’avvocato dell’avvocato”, cioè il legale di Gianni Agnelli. Purtroppo assente dall’incontro, per motivi di salute, ha inviato una lunga lettera, con ricordi di pregio, lettera che è stata letta da Giovanna Galante Garrone. Continua a leggere…

Ammetto. Non sono mai riuscito a guardare di cattivo occhio il Mezza Canaja.
Al ventenne ignorante e qualunquista, ho sempre preferito il ventenne “estremizzato” (si noti bene: non parlo di “estremisti”) che, oltre a mille casini e mille polemiche, qualcosa di buono lo fa, ad esempio il punto d’ascolto per gli immigrati.

Non ho mai pensato che a Senigallia vi fosse necessità di luoghi autogestiti, occupati. Non viviamo nella periferia di una grande metropoli, non ci sono zone da “bonificare”… non ci sono quartieri che necessitano di una valvola di sfogo.
Mi sono sempre detto: se sono ragazzini che giocano a fare la rivoluzione, il tutto si sgonfierà entro breve. Se invece sono ragazzi che hanno voglia di “fare”, ci sarà un evoluzione, una regolarizzazione, “un’istituzionalizzazione”.

Anche qui su Popinga, nei miei commenti, ho sempre spezzato una lancia in favore dei ragazzi.
Quello che è successo in questi giorni però, mi inquieta.
Forse la situazione è sfuggita di mano… a tutti, purtroppo anche al primo cittadino. Continua a leggere…

Leggo che sabato 10 febbraio Fano è stata «liberata dall’intolleranza, dal razzismo, dalla xenofobia, dalla violenza e da ogni ripugnante revisionismo storico».
Leggo, poi, che è stata liberata perché gli “antifascisti” avrebbero «portato in piazza tutta la loro radicalità e determinazione per impedire ai “fascisti” di parlare».
Ora, senza scomodare Voltaire (“aborro le tue idee, ma son disposto a morire perché tu le possa esprimere”) o il Pasolini degli Scritti Corsari, non c’è nessuno – chessò, magari il sindaco Angeloni, l’assessore Ceresoni o la senatrice Amati – disposto a ricordare a questi “antifascisti” che il loro armamentario di parole, toni e atteggiamenti è tecnicamente fascista?