Sul Corriere della Sera di ieri il senatore Lamberto Dini l’ha detto chiaro e tondo.
Schierandosi sulla linea di Padoa Schioppa, ha indicato le priorità, già per la prossima legge finanziaria: intervenire sulle spese. Alla domanda postagli da Enrico Marro che lo intervistava: ”Lei dove taglierebbe?” l’ex Presidente del Consiglio non ha avuto dubbi ed ha così risposto:

Si possono eliminare le province e ridurre il numero dei parlamentari, tanto per cominciare

Su questo sito da tempo abbiamo iniziato a dibattere l’argomento raccogliendo si qualche adesione, ma anche sollevando una levata di scudi da parte degli “addetti ai lavori”. Continua a leggere…

Mi era sembrata una indicazione banale il suggerimento dato all’amico Franco Scaloni. Infatti, dopo il suo articolo del 14 febbraio 2007 a proposito di “costi della politica”, lo invitai a consultare le dichiarazioni sulla situazione patrimoniale dei consiglieri regionali, per avere i dati precisi.

C’è infatti una legge, la n. 441 del 1982 che reca: Disposizioni per la pubblicità della situazione patrimoniale di titolari di cariche elettive e di cariche direttive di alcuni enti”, che ha trovato attuazione nelle Marche con la n° 4 del 1984. Sarebbe stato immediato avere subito il quadro completo dei dati che cercava l’amico Scaloni. Anzi con questo strumento lo avrebbe allargato anche a presidenti, vicepresidenti, direttori, ed amministratori di Enti Pubblici, società di capitale, istituti privati con cui la Regione Marche abbia rapporti, sia per aspetti connessi al finanziamento che alle nomine.
Ma ad una prima sommaria ricerca sul B.U.R. questi dati sembravano inesistenti, addirittura da dieci anni! Continua a leggere…

Gian Mario Spacca Palmiro UcchielliRaffaele Bucciarelli

Lo scorso 30 giugno leggevo sul Messaggero le dichiarazioni del presidente della Giunta Regione Marche, Gian Mario Spacca. Argomento: i costi della politica. Penso che, con questa intervista, il presidente Spacca abbia voluto indirettamente rispondere alle dichiarazioni di Palmiro Ucchielli, Presidente della Provincia di Pesaro Urbino e dell’UPI Marche, apparse sulla stampa locale il 13 Giugno scorso, in cui Ucchielli esaltava e rivalutava il ruolo dell’ente che rappresenta.

Pensavo – dice Ucchielli – che dopo l’approvazione del titolo V della costituzione, la partita fosse finita così come le discussioni di questi 30 anni, più deleterie che altro, sulla presunta inutilità della Provincia, organo intermedio di governo dell’area vasta di cui norme nazionali e regionali hanno confermato la centralità, triplicandone compiti e funzioni.

E riferendosi agli sprechi ed ai privilegi della politica, Ucchielli scrive:

gli sprechi, i privilegi e le sacche di malgoverno vanno ricercate laddove si trovano, a cominciare dal numero dei partiti che potrebbero essere ridotti […] all’elevato numero dei parlamentari, dei ministri e dei sottosegretari, per non parlare delle Regioni, enti molto sovradimensionati.

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Pillole (amare) de “La Casta” (di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, edizioni Rizzoli). Parte 2.

Quante sono le Province in Italia? Nel 1960 erano 92 per salire fino a 110 nel 2005 (la lista completa è qui).

Quali sono esattamente le competenze delle Province? Tutte cose che potrebbero tranquillamente essere affidate ai Comuni. Le Province spesso vivono di deleghe delle Regioni; anzi, molte volte rappresentano un ostacolo verso una maggiore fluidità delle decisioni.

Le competenze assegnate che contano sono poche: l’edilizia scolastica per gli istituti superiori (elementari e medie spettano ai comuni), la manutenzione di una parte delle strade (quelle non gestite da Anas o Comuni), lo smaltimento dei rifiuti (spesso gestito, però, da commissari regionali); presunti poteri in materia di sviluppo economico, teoricamente basati sui distretti industriali, sono castelli in aria.
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Peggio di quelli che si candidano alle elezioni provinciali credendo di far poi la battaglia (come?) per l’abolizione delle Province, o di quei candidati alla presidenza che promettono la creazione di nuovi assessorati per rendere l’istituzione più vicina ai cittadini, c’è solo chi si scaglia contro gli sprechi della politica degli altri, dimenticando di dare un’occhiatina agli sprechi di casa propria.

Palmiro Ucchielli sui costi della politica

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Pillole (amare) de “La Casta” (di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, edizioni Rizzoli). Parte 1.

Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella - La Casta - Rizzoli (copertina)

Era molto dura la vita per tutti gli italiani nel secondo dopoguerra, e anche i politici, in realtà, conducevano una vita assai più sobria e avevano decisamente meno pretese. Certo, il principio che la politica era un servizio da rendere gratuitamente come prevedeva l’articolo 50 dello statuto Albertino era stato abbandonato da un pezzo. Già nel 1913 i deputati si erano auto-attribuiti una modesta indennità, ma solo a titolo di rimborso spese. Indennità confermata e aumentata dal regime fascista. Ancora come rimborso. L’idea che il pubblico denaro dovesse essere rispettato tuttavia, era diffusa. Con qualche punta addirittura di ascetismo morale. Continua a leggere…

Che l’Ente Provincia non servisse a nulla e andasse abolito trasferendo le sue poche competenze a Regione e Comuni, era già chiaro.
Nel frattempo, però, in vista delle elezioni provinciali del prossimo 27 maggio, m’è capitato di vedere una puntata di Report (su RAI3 lo scorso 1 aprile) e di leggere un libro sull’indecenza della nostra classe politica, ridotta ormai ad un’oligarchia autoreferenziale di destra-centro-sinistra (“La Casta”, di S. Rizzo e G. A. Stella, edito da Rizzoli). Continua a leggere…

Fra pochi giorni si va a votare per la Provincia. Da qualche tempo è ripreso, anche se un po’ alla chetichella, ma a livello nazionale, il dibattito sulla possibile abolizione delle Province e non solo di queste. L’ipotesi circolava quarant’anni fa quando furono istituite le Regioni e resto vagante, sostenuta meritoriamente dal solo PRI, all’incirca fino alla metà degli anni ’80.

Oggi, con una elefantiasi di queste istituzioni, dopo aver constatato che “i costi della politica” non si contengono solo con la limatura dei bilanci, si sono aperti alcuni spiragli. Giace in parlamento, purtroppo per ora “giace” soltanto, una proposta per abolire le Comunità Montane, altra assurdità del nostro ordinamento. Ed abbiamo sentito parlare di scandali alla luce del sole, come le retribuzioni dei consiglieri di quartiere che duplicano, anzi moltiplicano forme pur essenziali di rappresentanza democratica senza che ce ne sia effettivo bisogno.

Per questi sommari motivi, sempre disposti a fornire una dignitosa documentazione in proposito, siamo a chiedere, alla vigilia del voto, se qualcuno dei candidati alle elezioni provinciali di Ancona (noi voteremo a Senigallia) sarebbero disposti, in caso di elezione, a portare avanti questa riforma delle riforme. Dovrebbero quindi chiedere che il parlamento delle Repubblica approvi una modifica costituzionale in questa direzione.

In caso di risposte negative o di nessun riscontro noi non andremo a votare!

Chi voglia fare qualcosa con noi firmi subito questo appello.
Ci impegniamo a farlo conoscere, a stretto giro di mail, ai candidati. Pubblicheremo subito tutte le loro risposte.

Fra non molto saremo di nuovo chiamati alle urne per le elezioni della Provincia di Ancona. Da più settimane, sulla stampa locale, si parla di chi sarà il prossimo Presidente. Per sceglierlo, c’è chi vuol fare le primarie di coalizione, chi invece solo degli iscritti ai partiti. Poi sappiamo benissimo che chi decide saranno le segreterie politiche: un presidente a me, un assessore a te, e tutto finisce lì.

Il popolo votante decide sempre meno: trova, già stampato sulla scheda, il nome del candidato che i partiti hanno scelto: o vota per quello o va in bianco. L’elettore, di fatto, non ha alcuna possibilità di scegliere la persona che lo possa rappresentare, visto che persino nelle primarie vengono presentati due candidati e non una lista, che invece offrirebbe una scelta ben più ampia. Ma fermiamoci qui. Oggi limitiamoci a parlare dell’Ente Provincia. Continua a leggere…

Sebbene ogni partito, di qualsiasi colore politico, faccia della necessità di diminuire il costo della politica un proprio argomento in campagna elettorale, passate le elezioni proposte concrete in tale direzione non se ne vedono. Anzi, se qualcuno avanza l’idea di aumentare stipendi, pensioni o benefit del personale politico, tutti, al momento della votazione, si trovano d’accordo, sia nella maggioranza che nell’opposizione, sia in ambito nazionale che locale. Eccone un esempio. Continua a leggere…