Il palcoscenico del Partito della Libertà a Senigallia mi ricorda quello di Zelig.
Arriva uno, fa il suo numero, si prende i suoi cinque minuti di notorietà, poi torna da dov’è venuto, o perché lo trombano o perché si rende conto lui stesso di non far ridere abbastanza.
Da quando il Sire ha fondato il partito sul predellino della mercedes in piazza San Babila, a salire sul palcoscenico ci provano un po’ tutti. Se va bene, strappano ai vecchi notabili di FI e AN uno strapuntino in qualche comitato direttivo; se va male, un po’ di visibilità non guasta.
Stanno così emergendo le tante anime del PdL, un partito multiforme che fa della democrazia interna la propria bandiera.
Diamo uno sguardo a quel che offre il panorama senigalliese.

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Scrivevo qualche tempo fa una riflessione in merito al partito democratico, riservandomi di scrivere qualcosa più avanti sul centrodestra, aspettando qualche possibile sviluppo.
Ma tutto sembra procedere a rilento.

Da tempo si parla ormai di costruire “la casa dei moderati” o “il partito delle libertà” o altre ipotesi simili, ma si incontrano le resistenze di qualche partito che, forse per qualche mania di grandezza che dovrebbe essere ridimensionata, si atteggia da primadonna.
Il riferimento agli alleati dell’udc è ovvio, ma questa non vuole essere una critica, stante la libertà dell’udc di gestire come meglio credere la sua strategia politica.
Il problema si presenta se si volge lo sguardo a quello che sta succedendo nel centro sinistra. Continua a leggere…