Scrivevo qualche tempo fa una riflessione in merito al partito democratico, riservandomi di scrivere qualcosa più avanti sul centrodestra, aspettando qualche possibile sviluppo.
Ma tutto sembra procedere a rilento.

Da tempo si parla ormai di costruire “la casa dei moderati” o “il partito delle libertà” o altre ipotesi simili, ma si incontrano le resistenze di qualche partito che, forse per qualche mania di grandezza che dovrebbe essere ridimensionata, si atteggia da primadonna.
Il riferimento agli alleati dell’udc è ovvio, ma questa non vuole essere una critica, stante la libertà dell’udc di gestire come meglio credere la sua strategia politica.
Il problema si presenta se si volge lo sguardo a quello che sta succedendo nel centro sinistra.

Come ho scritto nel precedente articolo sul pd, questo non rappresenta nè un punto di partenza, nè un punto di arrivo nella vita politica italiana, perché altre sono le esigenze (riduzione dei partiti e creazione di due forze, unite al loro interno, che si contrappongano in maniera credibile e costruttiva per il bene del paese).
Nonostante ciò, una qualche novità e una qualche sfida il pd potrebbe rappresentarla.

Da un punto di vista generale, l’operazione in atto tra i partiti della casa delle libertà è sicuramente più corretta rispetto all’imposizione operata dai vertici di ds e margherita; in particolare mi riferisco alle riflessioni che stanno sviluppando autorevoli esponenti di forza italia e alleanza nazionale (ma non solo, pensiamo ai vari “think tank“).
In questo caso si cerca di capire quale sia la base comune, perchè a destra una base comune c’è, tra i vari partiti e quale sia la forma più adatta per un possibile e auspicabile nuovo soggetto.

Se si dovesse procedere ad un’unione tra i 2 principali partiti del centrodestra, an e fi, analogamente a quanto avviene per il pd, sarei alquanto deluso perchè, nonostante la notevole forza che avrebbe questo nuovo soggetto, si commetterebbe lo stesso errore che si sta commettendo a sinistra; non si raggruppano le forze necessarie per creare alternative vere per questo paese.
E’ ormai necessario superare la frammentazione e i ricatti dei vari micro partiti da percentuali irrisorie.

Per di più, a mio avviso, è necessario superare il vero problema della politica italiana di oggi, cioè il peso notevole che forze estremiste hanno; anche in questo caso il riferimento a rifondazione comunista, comunisti italiani e verdi è evidente.
In nessun paese europeo vediamo queste forze al governo, nè tanto meno sono in grado di dettare scelte cruciali per il paese; cosa che purtroppo avviene in Italia.
So di essere di parte ma ritengo che, al giorno d’oggi, con le filosofie estremiste di sinistra non sia possibile governare un paese sviluppato come il nostro e renderlo competitivo a livello globale.

Il centro destra presenta, da questo punto di vista, una notevole fortuna: le frange estremiste non esistono o, quantomeno, sono estranee all’azione di governo e non hanno alcun peso in materia di scelte politiche o stabilità della maggioranza; fortuna da non sottovalutare.
Non a caso le posizioni di ds e margherita oggi, o se preferiamo del pd, tendono a spostarsi notevolmente verso il centro e verso destra; Veltroni, copiando esplicitamente la strategia di Nicolas Sarkozy, parla ad esempio di sicurezza, tentando di cavalcare uno dei cavalli di battaglia da sempre appartenenti alla destra, per cercare di attirare nuovo elettorato.

A destra ci si è spostati notevolmente verso il centro, basti pensare alla strepitosa crescita di consensi che alleanza nazionale ha avuto nel suo cammino verso il centro (pur con le contestazioni di alcuni).
In questa corsa verso il centro c’è chi al centro si trova e crede, a mio avviso commettendo una grave ingenuità, di poterne profittare.
Allora sentiamo parlare di “grande centro” o cose simili; anche ammettendo tale possibilità ci son 2 dati che possono sconsigliare questa scelta: oltre all’udc, al risicato udeur, alla nuova dc, quale altro grande partito sarebbe in grado di dare una spinta a questo possibile nuovo soggetto? La margherita si trova confluita nel pd, quindi l’ipotesi sembra improbabile.

Si può comunque guardare all’esempio, ancora una volta, francese: il centro di Bayrou si è rivelato incapace di competere con 2 forze di ispirazione “tradizionale”.
L’esempio francese, preso con le dovute cautele trattandosi di un contesto diverso, può comunque far riflettere.
L’alternativa, a mio avviso, è allora quella di impegnarsi seriamente nella costruzione di un partito moderato di ispirazione di centro destra, anche in considerazione del fatto che si ha il sentore di come molti elettori di centrodestra sarebbero favorevoli all’iniziativa.

Il vero nodo è allora quello della leadership; è indiscutibile che fino a quando resterà in politica Berlusconi non è possibile ipotizzare altri leader, ma è altrettanto evidente come questa situazione è destinata a svanire a breve; arrivare a quel giorno preparati, con una struttura già costruita sarebbe davvero utile.
Il leader? A mio avviso la scelta dovrebbe avvenire come sta accadendo a sinistra; le primarie sono uno strumento importante di coinvolgimento dell’elettorato e di avvicinamento (o riavvicinamento) dei cittadini alla politica, dunque da non sottovalutare.

Insomma a destra c’è la possibilità di fare quello che a sinistra, stante la varietà notevole di posizioni e idee non è possibile fare: costruire uno schieramento unitario e credibile.
I partiti della casa delle libertà si muovono nonostante tutto sulla base di valori identici: se si parla di economia, di politica estera, di famiglia, di sicurezza o di molti altri temi politicamente rilevanti, le posizioni non cambiano; possono cambiare alcune strategie ma i principi restano.
A sinistra non avviene esattamente lo stesso: non sta certo a me far notare come il centro della sinistra in materia di politica estera, laicità dello Stato, famiglia, politiche sociali e soprattutto politica economica, la pensi in maniera a volte completamente diversa dalla sinistra di rifondazione, comunisti italiani e verdi.
Paradossalmente le posizioni del centro-sinistra negli ultimi tempi sono allineate spesso a quelle del centro-destra ma, per mantenere una maggioranza inesistente e non perdere il potere tanto voluto, non si ammette l’errore di un’unione che c’è solo nel nome.
In questa fase di non governo del paese il centro destra deve accellerare questo processo di creazione del partito unico, se non altro per la grande possiblità che si prospetta.

29 Commenti

  • 1. Davide Patregnani (7 settembre 2007, 2:30 pm) :

    Ciao Gabriele.
    Che il primo commento sarebbe stato il mio ci potevi scommettere.
    Ti pongo solo una questione: fai bene ad invocare la morte (politica) degli estremisti…
    Ma vedo che nel tuo articolo eviti accuratamente di parlare della Lega…(gente che col tricolore ci si pulirebbe il c..o).
    Magari ho letto male…mi capita, soprattutto dopo la pausa pranzo divento dislessico. (è vero, ti giuro!).
    Senti che bella poesia:
    “noi siamo padani
    abbiamo un sogno nel cuore
    bruciare il tricolore
    bruciare il tricolore”
    (con tanto di ministri a dirigere il coro)
    Ecco, da te vorrei un giudizio sincero e schietto.
    I comunisti (che ho le prove…i bambini non li mangiano più)
    ti fanno veramente più paura di un Borghezio?
    La lega, con un ragazzo come te, con dei valori orgogliosamente di destra…che cazzo c’entra?
    Lo so, è una domanda vecchia, banale, fatta milioni di volte…ma non ci crederai…ancora non ho ottenuto una risposta decente. Diciamo che ho fiducia in te.

  • 2. Paolo Belogi (7 settembre 2007, 4:42 pm) :

    Condivido tutto, solo non guarderei alle primarie del centrosinistra come ad un esempio. Le primarie de nojaltri, fatte tanto per farle o perchè fa molto progressist, servono a ben poco. La farsa di Scalfarotto o dell’incappucciata Vs. Prodi ha fatto scuola. Ora Veltroni se la dovrà vedere contro la Bindi (nelle Marche l’Ariston è con Walter, Rosy non ha scampo)!! Uno scontro epocale più truccato di una partita di calcio. Per delle vere primarie occorrerà aspettare che si compia davvero il bipolarismo, allora sì che i candidati potranno cimentarsi in una competizione degna di quel nome. Fino ad allora saranno sempre le segreterie di partito ad incoronare re o regine…o reginette (come sta avvenendo col Walter). E per un popolo attento come l’elettorato di sinistra trovo buffo che abbia accettato di pagare il ticket per Prodi prima e si appresti a fare lo stesso per Veltroni ora.

    Paolo Belogi

  • 3. Gabriele (7 settembre 2007, 4:56 pm) :

    Ciao Davide,
    non sapevo se saresti stato il primo, ma sapevo che avresti commentato 🙂
    Hai perfettamente ragione la questione della Lega forse meriterebbe un articolo a parte per come la vedo io.
    Politicamente è difficile inquadrare la lega, tanto che al carroccio pur di ottenere il famoso federalismo andrebbe bene anche un’alleanza col centro sinistra, tanto per dirne una.
    Comunque dubito che la lega entrerebbe in un partito unico con an e, al limite, con l’udc!
    Ma se vi fosse un partito di questo tipo, penso che potrebbe tranquillamente far a meno della lega, numericamente parlando.
    Nel merito, ti dico che certe affermazioni della lega fanno proprio paura, come quelle di certi esponenti del prc o dei CI.
    Insomma riassumendo… se vogliamo eliminare gli estremi e la lega passa per estremo se ne vada anche questa! Anche se, certi toni a parte, alcune proposte della lega son fattibili e concrete (non tutte ripeto, quelle sensate).
    Spero di aver risposto alla tua domanda

  • 4. mescalino (7 settembre 2007, 5:06 pm) :

    “il famoso federalismo” quelli del Carroccio non l’hanno ottenuto:
    – dopo 6 anni di Governo diretto (1994 e 2001-2006) avendo dalla propria ministeri di primo piano (uno su tutti quello degli Riforme Istituzionali!)
    – dopo un tentativo (farsa) di secessione
    – dopo che i mass media hanno abbondantemente propagandato le loro proposte e azioni (“il regime si sceglie la propria opposizione“, qualcuno aveva detto)
    – dopo miliardi di finanziamento pubblico “romano” e alcune tangenti passate in giudicato.
    Io perderei le speranze. Anzi, ne conservo una: che qualcuno scriva un giorno “Il libro nero della Lega”, non mi accontento di “un articolo a parte”, Gabriele.

  • 5. Gabriele (7 settembre 2007, 5:10 pm) :

    Si son d’accordo nel condannare la Lega per queste posizioni e tentativi fatti… però ho spiegato perchè nell’articolo non si parla della Lega, perchè per me non avrebbe titolo per entrare in un possibile partito unico di centro destra (forse è più una speranza che una realtà).

  • 6. Francesco Gasparetti (8 settembre 2007, 1:43 am) :

    Secondo me nell’articolo di Gabriele ci sono alcune incongruenze:
    1-Si dice che nella sinistra ci sono due anime antagoniste e poi si criticano DS e Margherita perché si sono fuse senza cercare di fare uno sforzo unitario come dovrebbe fare il centrodestra.
    Scusa, ma nel PD ci entra chi vuole! Di Pietro voleva fare il leader del nuovo partito (e io lo avrei pure votato alle eventuali primarie), ma non ha voluto sciogliere la sua formazione.
    Idem per i socialisti, l’UDEUR, Pannella.
    Chi altri avrebbero dovuto confluire nel PD?
    Diciamo la verità: DS e Margherita hanno fatto una grossa scommessa, semplificando lo schieramento di centro-sinistra, emarginando i comunisti, i verdi e tutti i partitini dell’estrema e cercando di attirare i moderati anche del centro-destra delusi da questi 15 anni di berlusconismo.

    E’ ormai chiaro che è impossibile governare con i vari Bertinotti, Pecoraro Scanio, e Mussi, quindi, per i riformisti del centro-sinistra, quella del PD era l’unica mossa da fare se non si voleva essere emarginati all’opposizione per qualche lustro.

    Ricordo a tutti che la sinistra, alle ultime elezioni, ha vinto soprattutto perché i governi (uso volutamente il plurale) del centrodestra dal 2001 al 2006 hanno fatto talmente schifo che tutti i sondaggi (e le elezioni regionali del 2005) facevano prevedere un tracollo della Casa delle Libertà che è stato contenuto solo dalla incapacità dei leaders del centro-sinistra.

    Chi non si ricorda le manfrine sulla tassa di successione?
    Partirà da 1 milione di Euro, no da 100 mila, no da 3 milioni e così via, con tutti i vari capitani di partito che facevano perdere voti al centro-sinistra ogni volta che aprivano bocca!

    2-Si dice che il centro-destra ha valori comuni che possono confluire in un partito unico ed in una azione di governo più coerente rispetto a quella del centro-sinistra.

    Certo che parlando di coesione è difficile fare peggio del centro-sinistra, ma chi ha un minimo di memoria storica non può fare a meno di ricordarsi ciò che successe durante gli anni del governo Berlusconi:
    -siluramento di almeno 2 ministri degli esteri.
    -cambio del ministro dell’interno perché aveva dato del “rompi-coglioni” a Marco Biagi, poi diventato simbolo della CdL.
    -Cambio di 3 ministri dell’economia (Tremonti, Berlusconi, Baldassarre, Tremonti) in 5 anni che riflettevano in maniera esplicita le due anime della coalizione: quella nordista-liberista (FI-Lega) e quella meridionalista-statalista (UDC-AN).

    Non per niente, un governo dichiaratamente liberista non è riuscita a fare la benché minima riforma liberale nei seguenti settori:
    -pubblico impiego.
    -partecipazioni pubbliche (il caso Alitalia è emblematico).
    -liberalizzazioni dei mercati.
    -antitrust (ma qua era la sola figura di Berlusconi a impedire ogni possibilità).

    Tra l’altro, come con un qualsiasi governo della vetero-sinistra, Berlusconi ha aumentato la spesa statale incrementando sia il deficit che il debito pubblico.

    In più, per mantenere le illusorie promesse in campagna elettorale, si sono pure diminuite le imposte mandando a rotoli i conti pubblici.

    Insomma, diciamocelo chiaramente, Prodi fa schifetto, ma Berlusconi ha fatto proprio pena nei suoi 5 anni di governo!

    Adesso mi si parla di partito unico e di un centro-destra omogeneo?

    Ma stiamo scherzando?

    L’alleanza più forte nel centro-destra è senza dubbio quella tra Bossi e Berlusconi.

    Fini e Casini vorrebbero succedere al “miliardario ridens”, non lo sopportano, ma sanno benissimo che senza di lui non possono vincere.

    A meno che l’UDC non faccia il salto del fosso e si allei con il PD, cosa improbabile ma non impossibile se Berlusconi continua a volersi proporre come leader unico ed insostituibile del centro-destra.

    Se invece Berlusconi decidesse di fare un passo indietro e di lasciare a qualcun altro la leadership della Cdl, si potrebbe aprire un scenario interessante e potrebbe realmente nascere un nuovo partito che taglierebbe fuori la Lega.

    Ma quale strada potrebbe scegliere questo ipotetico partito?
    Una strada conservatrice ma liberale, sulla falsa riga del partito repubblicano americano o degli anni della Tatcher, o la solita via statalista e minimalista degli ultimi governi di destra franco-tedeschi?

    Stiamo un po’ a vedere…

  • 7. Francesco Gasparetti (8 settembre 2007, 1:56 am) :

    P.S. X MARCO SCALONI

    scusa ma come cavolo si fa ad editare un commento già postato?
    Rileggendolo ho trovato degli errori, ma non riesco a rientrare per correggerli!

  • 8. Gabriele (8 settembre 2007, 11:48 am) :

    Faccio una premessa doverosa prima di risponderti Francesco: ovviamente i commenti son liberi e si è liberi di scrivere ciò che si vuole ma stavolta non apprezzo affatto ciò che hai scritto (tranne qualche passaggio), anche se solitamente lo faccio.
    Dico questo perchè per il 90% del commento ti sei messo a praticare lo sport nazionale degli ultimi anni, ovvero l’accanimento contro il governo Berlusconi; potrei risponderti attaccando il governo Prodi e sarebbe molto facile per me farlo ma non è di questo che parla l’articolo.
    Nel merito di quelle che chiami incongruenze, provo a risponderti:
    1- Critico il pd perchè, pur rappresentando un fatto positivo di semplificazione non è comunque ciò di cui l’Italia ha bisogno; il problema sta tutto nelle divisioni della sinistra… tutta la sinistra dovrebbe fare uno sforzo e cercare di trovare una posizione comune (ammesso che ci sia!) per costruire un soggetto unitario sufficientemente forte che garantisca governabilità; il pd mi è sembrato poi abbastanza “chiuso” tra ds e margherita (ma questa è un’altra questione).
    Insomma il pd non sarà una risposta ai problemi della sinistra; rischia di essere solo l’enfatizzazione di quello che oggi si chiama ulivo.

    2-Per la questione dei valori comuni del centrodestra ti sei messo a criticare l’operato del vecchio governo, come dicevo prima, ma secondo me non c’entra assolutamente nulla con quello che intendevo circa i valori comuni della destra.
    Ripeto che parlando di famiglia, tasse, lavoro, sicurezza, economia, i valori nel centrodestra non cambiano, a sinistra ci sono visioni del mondo completamente differenti. Questo non toglie che possano divergere alcune strategie tra i vari partiti, ma il principio ispiratore è comune.

    L’ultima parte del commento l’apprezzo perchè coglie il senso di quello che volevo dire: Berlusconi è ormai agli sgoccioli e la leadership è aperta; il mio auspicio è quello di concretizzare questa possibilità che sarebbe interessante come dici anche tu.
    La strada da seguire? Lo hai detto anche tu; per come la vedo io deve essere liberale con la necessaria attenzione al sociale (rispettando i principi di cui dicevo prima, es la famiglia, dunque attenzione a queste classi sociali).

  • 9. Francesco Gasparetti (8 settembre 2007, 12:28 pm) :

    Scusa ma mi ripeto: se la sinistra ha due anime ben distinte, come fa a metterle insieme in un singolo partito che garantisca governabilità?
    Imo, come ho già scritto, meglio prendere una decisione netta e mettere insieme i riformisti, tagliando fuori la sinistra estrema.
    Se poi tutti i vari cespugli di centro (UDEUR, SDI, Di Pietro) non vogliono confluire nel PD per mantenere la loro autonomia personalistica, beh facciano pure!
    Il PD è abbastanza omogeneo da garantire governabilità nel caso vincesse le prossime elezioni, ma solo se non si allea ancora con la sinistra massimalista.

    Per quel che riguarda la destra: ho criticato il governo Berlusconi perché è l’unico esempio della destra al governo nella seconda repubblica ed è un esempio tutt’altro che lusinghiero per quel che riguarda il buon governo e l’univocità dei valori.
    Certo se si parla di sicurezza, di immigrazione, famiglia siete d’accordo, ma quando si parla di economia, tasse, liberalizzazioni, federalismo, il grado di litigiosità è pari a quello del centro-sinistra.
    Il fatto che il governo Berlusconi abbia cambiato ben 3 ministri dell’economia è emblematico da questo punto di vista.

    Anche nella destra ci sono due anime ben distinte e forse inconciliabili: quella nordista-liberista della Lega e di Forza Italia e quella sudista-statalista di AN e UDC.

    Questo è il passato, un passato che è difficilmente negabile.

    Per il futuro anche io auspico una destra realmente liberale in campo economico che possa realmente ammodernare il nostro paese.

    Berlusconi ne ha avuto l’opportunità (e anche la forza parlamentare) e non l’ha fatto, governando come un Prodi qualsiasi, e per questo va fortemente criticato, soprattutto da quelli che speravano in una ventata innovativa.

    Oggi, dopo più di 10 anni di duelli Prodi-Berlusconi, (due 70enni) sarebbe ora di inseguire un reale cambiamento e di dire basta a questa gerontocrazia.

    Via dunque ai 50enni, il PD lo sta facendo, la destra abbia la forza di trovare un nuovo leader, magari proprio quel Fini che ho apprezzato come ministro degli esteri, e di fare un politica un po’ più coraggiosa di quella fatta da Berlusconi!

    Magari cominciando a snellire quell’apparato statale che è la vera palla al piede della repubblica italiana!

  • 10. Gabriele (8 settembre 2007, 1:14 pm) :

    Il problema è che, molto probabilmente, il pd sarà costretto ad allearsi con l’ala massimalista della sinistra e allora la situazione sarà identica ad oggi o forse più grave (se il pd perde consensi, vedi Mussi, allora si rafforza l’ala massimalista e stiam peggio di adesso).
    A destra ci son posizioni diverse ma uguali principi e questo non è poco; a sinistra ci son principi differenti (chi è cattolico e chi laico, chi comunista e chi liberista) e questo è un problema insuperabile allo stato attuale.
    La lega non è fondamentalmente un partito di “destra” ma una realtà locale (forte tuttavia) che potrebbe venir esclusa da una simile ipotesi (comunque il carroccio mai e poi mai, ripeto, starebbe in un partito con an e udc); tutt’al più si presenterebbe un problema di appoggio esterno ad un simile governo, sperando che non si riveli come spesso accade determinante per la stabilità.
    Insomma per me o il pd vola oltre il 40% e si fa una legge elettorale ad hoc per governare con questi numeri oppure le cose restano così.
    Se poi parli di quel buon Fini ex ministro degli esteri alla guida del centrodestra, ovviamente sfondi una porta aperta 🙂

  • 11. Francesco Gasparetti (8 settembre 2007, 9:53 pm) :

    Mah, se il PD si dovesse alleare con la sinistra estrema, non sarebbe servito a nulla creare questo nuovo partito!

    IMO, il PD deve cercare di attrarre il voto dei moderati e magari anche di stringere alleanze al centro (vedi UDC).

    Altrimenti meglio presentarsi da soli e perdere le elezioni, puntando a vincere nel lungo periodo.

  • 12. Paolo Belogi (10 settembre 2007, 12:15 am) :

    Continuando a pensare alle alleanze così come si potrebbero configurare anche oggi non credo si possa dare la sveglia a qualsiavoglia schieramento. Se il PD dovesse cercare di allearsi con il centro (UDC) avremmo solo i Ds, la Margherita e l’UdC alleati: cosa proponibile anche addì 10 Settembre 2007. Lo sforzo che si dovrebbe fare da entrambe le parti (ognuno per la propria coalizione) è superare i confini interni di ciascun partito per creare un soggetto davvero nuovo, capace di rispondere (questo fa molto politichese e me ne scuso) ai problemi contemporanei. Mi rendo conto di sconfinare nella pura utopia perchè nessuno è disposto a cedere neanche l’ombra del proprio peso acquisito (mi viene in mente una signora del Chiaravallese che si ostina a sventolare, pressocchè da sola, la sua bandiera) ma in questi passaggi che auspico, come diceva il Sartini, vedo favorito il centrodestra che, per unità di visioni, è già federazione. Inventarsi una fusione (fusione a freddo la chiamano) tra ex democristiani ed ex comunisti la vedo impresa ardua ma, in nome del bipolarismo, è un esperimento che va tentato. Al centrodestra manca il guizzo degli elettori, gli esponenti politici (molti anche validi) ci sono; quella carente è la comunicazione tra base e vertice. Mentre la sinistra è piena di organismi, associazioni, sindacati e tutto un arcipelago di enti in grado di trasmettere subito il polso della situazione circa le scelte operate (anche involontariamente e in questo la sinistra è stata lungimirante dal dopoguerra fino a ieri), a destra le cose sono più complicate e l’umore della gente l’abbiamo visto solo in occasione della manifestazione del 2 Dicembre scorso a Roma. Per di più è innegabile (parlo delle nostre parti) il disinteresse da parte dei media più o meno regionali per qualsiasi manifestazione (già se ne fanno poche!) che provenga da destra. L’Emilio Fede nazionale ha fatto scuola e molti “progressisti” hanno imparato bene la lezione. Ma mentre le foto di Prodi che manda in onda il Tg4 sono ormai un fatto di costume, tutti gli incontri e i dibattiti che non vengono messi in onda da parte di chi sarebbe deputato a farlo (non esistendo una TV di regime) sono cose un pò più fastidiose.

    Cordialmente

  • 13. Francesco Gasparetti (10 settembre 2007, 2:46 pm) :

    Paolo, il tuo discorso mi sembra un po’ semplicistico: classificare il PD come fusione tra ex-democristiani ed ex-comunisti è un po’ come dire che una fusione tra FI ed AN sia tra ex-socialisti ed ex-fascisti.

    Abbandoniamo gli stereotipi della guerra fredda: la sinistra oggi è chiaramente divisa tra riformisti e radicali.
    I riformisti hanno scelto di allearsi con il centro ed è nato il Partito Democratico.

    Un partito realmente innovativo nel panorama italiano, almeno se l’intenzione è quella di tagliare fuori la sinistra estrema con cui è chiaramente impossibile governare.

    Se a destra si fa una operazione analoga, io la vedrei ben volentieri, ma servirebbe anche da voi un po’ di chiarezza.

    Si vuole fare un partito liberale o statalista? Di ispirazione tatcheriana o chiracchiana?

    Per capirci:
    -l’Alitalia la privatizzate o continuate a buttarci soldi?
    -il pubblico impiego lo volete riformare o no?
    -i mercati devono rimanere italiani o si può aprire anche ai capitali stranieri (mi riferisco soprattutto alle vicende che hanno riguardato la Banca d’Italia durante il governo Berlusconi)?
    -lo sviluppo del Sud deve dipendere ancora dalle tasse dei lombardi oppure serve il tanto auspicato (da Bossi) federalismo fiscale?
    -le tasse volete realmente tagliarle? Perché se lo volete fare dovete raccontare agli italiani che bisogna tagliare anche le spese dello stato, quindi meno dipendenti pubblici, meno sanità, meno scuola, oppure volete fare ancora una politica di deficit pubblico?

    Insomma, su famiglia, immigrazione, sicurezza, sarete pure d’accordo, ma su molti temi questo accordo non c’è proprio ed un eventuale nuovo partito dovrebbe servire proprio a fare chiarezza.

  • 14. Paolo Belogi (10 settembre 2007, 3:48 pm) :

    Ovviamente non concorderai ma la chiarezza a cui accenni in chiusura è quella che ha permesso al governo (o ai governi..eri tu ad aver precisato in un precedente commento?) Berlusconi di essere arrivato alla scadenza naturale del mandato. Senza grandi mal di pancia da parte di tutti e senza inviti agli allora ministri di non manifestare in piazza contro il governo di cui facevano parte. Ora, anche senza aprire dibattiti sulla gestione Alitalia, o sui tagli alla spesa pubblica (non mi sembra che Prodi eccella in questo), o sui propagandistici tagli alle tasse (ridimensionare quelle dell’ultima finanziaria, dopo i tesoretti trovati qua e là da Padoa-Schioppa, sarà un gioco da ragazzi-ammesso che sia questa la reale intenzione) risulta abbastanza evidente che la maggioranza di governo tira a governare solo per…tirare a governare. E dalla stessa maggioranza di oggi dovrà uscire il Pd. Sarò semplicistico e la mia, volgendo altrove i miei sentimenti politici, resta solo un’inutile considerazione ma penso che a Ottobre avremo la stessa situazione di oggi: un Pd (somma di ex comunisti ed ex democristiani che paradossalmente saranno quelli più legati al progetto) alleato con la sinistra radicale (che poi è solo sinistra) con cui anche ora emerge l’innegabile difficoltà a governare nella stessa coalizione. O ‘sta minestra o la finestra.

    Cordialmente dubbioso

  • 15. Gabriele (10 settembre 2007, 4:36 pm) :

    Rispondo a qualche questione precisa sollevata da Francesco:
    L’ispirazione deve essere sicuramente liberale, non penso che nessuno lo metta in dubbio.
    Il pubblico impiego si è tentato di riformarlo ma con i sindacati che vanno in piazza ogni 2 giorni la questione diventa difficile (in Italia i dipendenti pubblici son privilegiati e non li si possono toccare); la colpa di ciò è anche di quei governi che hanno creato ciò, mi vengono in mente i LSU (se non sbaglio lavoratori socialmente utili) assunti dal vecchio doverno Prodi (su pressione di rifondazione)senza che vi fosse necessità di quelle assunzioni.
    L’alitalia (per come la vedo io) va assolutamente privatizzata; questo governo non ci sta riuscendo ancora una volta per le pressioni dei sindacati che fanno scappare i possibili investitori.
    Le tasse vanno tagliate e la spesa va tenuta sotto controllo ma sembra difficile per i governi di ogni colore!
    Sul federalismo fiscale tutto sommato c’è accordo, tanto che la riforma della Costituzione la voleva tutto il centro destra anche se le pressioni principali erano della Lega (io vorrei un sistema federale, servirebbe anche a risistemare quel mostro di apparato inutile che abbiamo, vedi province).
    Infine per i mercati l’apertura c’è (a destra)… è a sinistra che si chiude ai capitali stranieri, così addirittura per telecom c’era chi chiamava il Berlusconi imprenditore ad intervenire e c’era chi diceva “alla larga gli americani o i messicani”, tanto che quelli di At&e se ne sono andati.

  • 16. Francesco Gasparetti (10 settembre 2007, 8:02 pm) :

    -Su Telecom sfondi una porta aperta, infatti io penso che una parte della sinistra consideri ancora fondamentale il valore dell’italianità che, secondo il mio modesto parere, ha arrecato solo danni ad alcune aziende privatizzate abbastanza male (si è passati da un monopolio pubblico ad uno privato senza alcuno spazio per un vero mercato).

    -Sulla riforma costituzionale c’è stato un accordo in aula, ma poi i partiti della destra sono stati mooooolto tiepidi quando si è dovuti andare al referendum.
    Ricordo che io, elettore di sinistra, ho votato SI al referendum, voi?

    -Se le tasse devono essere tagliate, bisogna tagliare la spesa, qua non ci sono alternative.
    Chi conosce un minimo i bilanci sa che questa è una verità incontrovertibile.
    [-entrate(tasse) =uscite(spese statali) => deficit]
    Se si continua con la politica del deficit e del debito si va diritti al default (vedi Argentina).
    Ci sono esempi eclatanti di governi coraggiosi che hanno tagliato la spesa statale, tra cui la Tatcher e Tony Blair, una di destra e l’altro di sinistra.
    Guarda caso l’Inghilterra è il paese europeo con l’economia più in salute.
    Un leader di destra coraggioso e con una larga maggioranza parlamentare (nel caso di Berlusconi è mancata la prima condizione) non dovrebbe avere grossi problemi a fare una politica di questo genere.

    -Il pubblico impiego DEVE essere riformato e l’apparato statale snellito.
    Ormai hanno capito tutti che è questa la parte meno produttiva e peggio funzionante del paese.
    Già non si capisce perché i dipendenti statali lavorino solo 36 ore settimanali contro le 40 del settore privato (questo non è ancora riuscito a spiegarmelo nessuno), poi ci sono delle evidenti sacche di spreco.
    Per dirne una: i professori che stanno 3 mesi a casa e bisogna pure assumere dei docenti a tempo determinato per fare gli esami di maturità…
    Ridicolo!

    Senza parlare dei fannulloni di Ichino, degli assenteisti, di quelli che giocano 8 ore a briscola durante l’orario di lavoro (gli scopini di Napoli visti su Report e trasmissioni analoghe).

    Questo stato di cose deve finire perché non ci sono più i soldi per permetterlo!

    Questa dovrebbe essere la ricetta di un vero governo liberale di destra, altro che storie!

    X Paolo: io i mal di pancia del governo Berlusconi me li ricordo benissimo, anzi erano all’ordine del giorno!
    Mi devo ripetere ma il fatto che Berlusconi abbia dovuto sostituire almeno 3 volte il ministro dell’economia è emblematico delle divisioni all’interno dell’ex-maggioranza!

    Tremonti era il perno dell’alleanza tra FI e Lega, suvvia non si può negarlo!

    Che la sinistra non tagli la spesa pubblica (anche se nella seconda repubblica Prodi è stato l’unico a fare dei grandissimi tagli) è quasi naturale.
    Non è naturale che non lo faccia la destra!
    O perlomeno che non lo faccia una destra che si definisce liberale!
    Questo è un paradosso!

    Per finire, sul PD, anche io sono dubbioso sul futuro di questo partito, ma sono fiducioso su una cosa: che si taglino una volta per tutte i ponti con la sinistra estrema con cui è impossibile governare un paese moderno.
    Se sono ingenuo o troppo ottimista, lo dirà la storia, io però ci credo.

    Non ci resta che stare a vedere.

  • 17. Gabriele (11 settembre 2007, 1:14 pm) :

    Al referendum ovviamente ho votato si e speravo davvero passasse (se non altro per ridurre i parlamentari, ancorchè la riduzione sarebbe entrata in vigore 2 legislature dopo), ma gli italiani, specialmente al sud sono stati intimoriti per bene dalla sinistra che paventava il rischio di non potersi più curare negli ospedali del nord (soprattutto lombardi). Ma su questo potremmo parlare 2 anni, forse.
    Sulle tasse sono d’accordo e se in Italia avessimo un presidente come lo fu la Tatcher qualche problema forse lo risolveremmo.
    Sul pubblico impiego si portano avanti gli sbagli sempre commessi: son serviti decenni per capire che pubblico e privato devono essere trattati allo stesso modo, ma ancora non lo sono del tutto; il problema principale del pubblico impiego (dove vedrei volentieri la possibilità di licenziamento) è data dall’intromissione politica; se ammetti i licenziamenti non vedrai più un lavoratore di destra in città o province di sinistra e viceversa, anche se a voler essere sinceri la stessa cosa succede comunque oggi.
    Basta mi fermo qua senò parliamo di altro e mi viene anche un po’ il nervoso a pensare queste cose!!!

  • 18. Valeria (20 ottobre 2007, 5:15 pm) :

    Domanda:
    Vorrei sapere perchè quando Papa Benedetto XVI richiama sui valori della famiglia gli esponenti del centro-destra, molti dei quali playboy, pluridivorziati e “strappasottane”, inizano tutti ad inginocchiarsi come le pie donne che vanno in chiesa a recitare il rosario e a battersi il petto struggendosi di dolore e a invocare quanto il Papa abbia ragione, quanto santi e intoccabili siano i suoi discorsi….!
    Quando invece il Papa richiama sui valori etici civili: pagare le tasse, bandire la corruzione, garantire la sicurezza sul lavoro, sia nel senso di integrità psico-fisica, quindi scongiurare morti bianche ed infortuni e offese alla dignità della persona umana, sia nel senso di stabilità lavorativa, quindi contenere se non bandire la precarietà, quelli del centro-destra non si sentono più…
    Improvvisamante si sono trasformati in muti pesci rossi o più semplicemente si comportano come le tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo…!

    Il discorso di Papa Benedetto XVI durante l’udienza di mercoledì scorso è stato piuttoso netto e deciso in tema di etica del lavoro: parlando di emergenza sociale a proposito del lavoro precario.

    E quelli del centro destra…?
    Boh!
    “Il coccodrillo come fa? Boh…?” Dice una canzone.
    E mai termine di paragone fu più azzeccato: quelli del centro-destra non mancano certo di piangere lacrime di coccodrillo… quando torna loro comodo…

    Infatti il giorno seguente il discorso del Papa, giovedì, mentre tutti i giornali e telegiornali paralvano di questo importante argomento, la Voce del Padrone ( http://www.ilgiornale.it/ ) taceva….
    Manco mezza riga….
    Almeno avere il fegato di esprimere un parere contrario o di sollevare un minimo dubbio o dissenso… Dopotutto stanno organizzando una manifestazione pro-precariato…
    Macché!
    L’onestà intellettuale non deve essere il loro forte…

  • 19. Paolo Belogi (21 ottobre 2007, 10:00 am) :

    Quelli del centrodestra hanno da sempre sostenuto le proprie idee in materia di precariato e giustizia sociale. Replicare alle parole del Papa è abitudine di certa sinistra (non tutta). Quelli che è sempre ingerenza quando la Chiesa si esprime su taluni valori etici ma lo tesserano al partito se qualche sua idea (quindi della stessa Chiesa che si osteggia in tutti i modi) si avvicina al “bièn pensare siempre” della sinistra.

    E il precariato penso lo si combatta non solo manifestando contro se stessi ma anche allineando l’Italia alle esigenze di mercato: dotarci di infrastrutture degne del millennio in cui viviamo, poter disporre di energia a basso costo come capita di fare agli altri paesi europei che ci vendono elettricità prodotta col loro nucleare..). Se poi il sogno di chi manifestava ieri a Roma è il posto fisso da operaio statale verrebbero a mancare i presupposti di un’Europa unita, perchè gli altri sono un pò diversi.

    Cordialità globali

  • 20. Francesco Gasparetti (21 ottobre 2007, 11:06 am) :

    Io penso che il Papa non sia infallibile per assioma, ma che dica cosa giuste o sbagliate a seconda del punto di vista di chi lo ascolta.

    E’ chiaro che ogni discorso del Papa può essere strumentalizzato dalla destra o dalla sinistra per i propri fini politici.

    Diverso è il caso in cui il Vaticano entri direttamente nel dibattito democratico italiano con bolle papali, note della CEI o campagne pro astensioniste messe sui pulpiti delle chiese.

    L’ingerenza che “qualcuno” denuncia è questa, ma ciò non significa che non si condivida mai ciò che dice il Papa.

    Sul precariato: sono assolutamente d’accordo che il precariato si debba combattere con le armi dello sviluppo e della crescita economica, ma bisogna anche comprendere che avere milioni di lavoratori precari e sottopagati non aiuta certo ad aumentare la “domanda interna” e quindi a far decollare l’economia!

    IMO bisogna allineare gli stipendi dei precari a quelli dei dipendenti a tempo determinato, per non determinare una situazione di precariato perenne di cui le aziende abusano.

    La vera riforma dovrebbe essere quella del mercato del lavoro PUBBLICO, in cui, parliamoci chiaro, si annidano sacche di indolenza e scarsa produttività date dal fatto che il posto statale è ancora oggi “A VITA”, senza possibilità di licenziamenti e senza possibilità di premiare chi lavora bene e di punire chi non fa il suo dovere.

    Ma chissà perché, quando si parla di riforme del mercato del lavoro, si parla sempre del settore privato e mai del pubblico e questo vale tanto a destra quanto a sinistra.

    Non ho mai sentito i vari Tremonti, Brunetta o Baldassarre, parlare di riforme del pubblico impiego, o sbaglio?

    E se questi sono i liberisti, figuriamoci il sindacato!

    Tra l’altro, negli ultimi 15 anni, le retribuzioni degli statali sono aumentate del 30% più di quelle dei dipendenti del settore privato.

    Non è difficile capire il perché dato che alla vigilia di ogni elezione (politica, europea, amministrativa) vengono ritoccati gli stipendi del pubblico impiego per attrarre una consistente fetta di voti.

    Poi che succede? Che tocca ai dipendenti privati vedersi aumentare le tasse per pagare questi stipendi!

    Non lamentiamoci dunque se gli operai e la classe media si vedono impoveriti ogni giorno e si sentono tartassati dal fisco!

    Perché nessuno ha mai pensato di legare gli aumenti degli statali a quelli dei metalmeccanici (per esempio)?

    Perché nessuno ha mai pensato di farli lavorare 40 ore settimanali, come fanno tutti i dipendenti delle aziende non di Stato?

    La risposta è sempre quella: convenienza politica.

    Do ut des, dicevano i latini.

    Insomma fino a che ci sarà questa classe politica, ci saranno sempre quelli cornuti e mazziati e quelli furbi e indolenti.

  • 21. Gabriele (21 ottobre 2007, 11:47 am) :

    Il discorso che fa Francesco sul pubblico impiego è lo stesso che faccio io e mi sembra che anche in un altra occasione abbiamo detto le stesse cose.
    Per quello che scrive Valeria forse bisogna fare un po’ di chiarezza.
    Allora tralasciamo il discorso della Chiesa e delle sottane strappate (a me sembrano un po tutti marpioni i politici romani, da Mele a Sircana) perchè si parlava soprattutto di precarietà.
    Premetto che a me la precarietà non piace, considerando che ho solo 23 anni e mi si prospetta un futuro non proprio roseo davanti, appunto per questi problemi.
    Ma non si può attaccare la destra e addossarle la colpa di tutto.
    Decidiamoci una volta per tutte: la vogliamo chiamare precarietà del lavoro o flessibilità?
    Vogliamo dare tutta la colpa alla legge Biagi oppure ci ricordiamo che i primi interventi di precarietà-flessibilità, come preferite, li fece nel vecchio governo Prodi il signor Treu?
    Il lavoro interinale, prima vera forma di precarietà-flessibilità non sta scritto di certo nella legge Biagi; i co.co.co appartengono sempre allo stesso autore.
    Se parliamo di pubblico impiego e denunciamo l’inefficienza e a volte l’inefficacia del dipendenti pubblici, tanto per riallacciarmi a aggiungere qualcosa a quanto diceva Francesco, ci siamo forse dimenticati chi erano i “lsu”? Erano i “lavoratori socialmente utili”, che forse più correttamente si dovevano chiamare lpu, lavoratori politicamente utili, ovvero quelle centinaia di migliaia di lavoratori che i compagni di allora pensarono bene di assumere perchè disoccupati, nonostante non vi fosse bisogno di quelle assunzioni (mandando così a fare in c..o l’efficienza della p.a. che la stessa Costituzione, che da sempre tirano fuori a proprio comodo, prevede).
    C’è poi un dato (a me i dati piacciono da matti); da 10 anni a questa parte, dunque per effetto dei vari interventi di precarietà-flessibilità bipartisan i posti di lavoro sono aumentati di 2,5 milioni; saranno precari ma proprio niente non sono; la disoccupazione in Italia è ai minimi storici, sarà un caso?
    A nessuno piace il lavoro precario, ma è sempre valido lo stesso discorso:meglio lavorare 3 mesi e stare 3 mesi a casa piuttosto che stare direttamente sempre a casa.
    Poi Valeria ti sei dimenticata di dare anche qualche merito al vecchio capo; se parliamo di pubblico impiego, visto che i dipendenti pubblici nella maggior parte dei casi lavorano poco e non lavorano affatto, anche per gli esuberi di cui parlavo sopra, ti sei forse dimenticata chi è stato a decidere di bloccare le assunzioni, la storia del turn over? Siccome c’erano troppi lavoratori si decise che per ogni 5 che ne andavano in pensione se ne poteva assumere solo 1.
    Non mi sembra che politicamente questa mossa paghi molto; paga di più assumere i lsu.
    Un altro esempio: condividi di più la politica di Loiero, presidente della Calabria (di centro sinistra) che ha visto assumere qualcosa come 1500 guardie forestali, oppure quella del presidente del Veneto (di centro destra) che di guardie forestali ne conta 150?
    Credimi, in Veneto di montagne c’è ne sono forse più che in Calabria.
    Chiudo dicendo un’ultima cosa: va bene dire che la destra non è onesta intellettualmente (purtroppo questi politici abbiamo e questi ci dobbiamo tenere, destra o sinistra) ma non mi sembra che la sinistra lo sia stata di più quando nel bel programma scrisse “superamento” della legge Biagi: che cavolo vuol dire “superamento”?
    Modifica? Abrogazione? Ampliamento? Ridimensionamento?
    Forse un po’ tutte queste cose, dipende dai punti di vista.
    Questa è onesta intellettuale? Questo si chiama giocare a fare i politici puri, fare politica con le parole e non con i fatti (visto che la legge Biagi non l’hanno toccata).
    Questo si chiama aver preso per il culo i tanti precari che credevano di non essere più tali con l’avvento del nuovo governo.

  • 22. Francesco Gasparetti (21 ottobre 2007, 4:13 pm) :

    Qualche nota: abbiamo capito tutti che i lavoratori socialmente utili sono uno spreco di denaro pubblico.

    Il fatto è che stiamo andando avanti così da circa 50 anni e non sono solo i compagni ad assumere gente inutile, ma è stata in primis la DC a dare posti in cambio di voti e non mi sembra che la destra della seconda repubblica abbia fatto molto meglio da questo punto di vista.

    La legge Biagi va bene, ma solo se essere precari, o flessibili, non voglia dire anche guadagnare stipendi da fame senza contributi e senza indennità varie come quella di malattia.

    Altrimenti non è precariato o flessibilità, ma SFRUTTAMENTO!

    I lavoratori a tempo determinato, precari o flessibili, devono GUADAGNARE COME TUTTI GLI ALTRI ed avere perlomeno gli stessi contributi.

    In pratica, se la flessibilità è un valore per l’azienda, la quale può meglio gestire diverse situazioni, non deve essere un motivo di ricatto e sfruttamento dei lavoratori.

    Se un lavoratore “fisso” costa 100 all’azienda, un lavoratore “precario” deve costare almeno lo stesso, altrimenti la storia della flessibilità non regge e diventa una barzelletta!

  • 23. Paolo Belogi (21 ottobre 2007, 10:58 pm) :

    E’ stato detto già molto e mi prometto di essere parsimonioso di parole, ma sui due punti mantengo le mi idee che sinteticamente sono:

    – l’elettorato di centrodestra è culturalmente più vicino alla chiesa (anche quella parte di elettorato che, nel commento di Valeria, “finge”) e non mi scandalizzo se i binari su cui questo si muove coincide spesso coi dettami di Santa Romana Chiesa con la quale, senza ricorrere a forzature e strumentalizzazioni capita di pensarla allo stesso modo; trovo più sospetto chi fà dell’ingerenza della Chiesa il proprio programma elettorale e si scopre papaboy solo quando la Chiesa “ingerisce” sui propri terreni di coltura;

    – la legge Biagi (o legge 30 come preferiscono chiamarla coloro che non possono prendere più di altri le distanze da atti di terrorismo, anche gravi) è perfettibile come tutto, quindi anzichè demolirla come doveva fare ‘sto governo dal giorno prima del suo insediamento, ci si dovrebbe sforzare a trovare soluzioni correttive ma credo rimanga quella la base su cui muoversi, poi si sà… demolire, rifare, ristrutturare..sono parole che in bocca a qualcuno fanno audience ma dubito che il sig. Diliberto o quell’altro piccolo di Rc (forse più basso di Berlusconi!) abbiano idee applicabili ed in grado di aiutare i lavoratori che li osannano.

    Cortei cordiali

  • 24. Francesco Gasparetti (23 ottobre 2007, 4:13 pm) :

    [cit.]- la legge Biagi (o legge 30 come preferiscono chiamarla coloro che non possono prendere più di altri le distanze da atti di terrorismo, anche gravi)[.]

    Questo passaggio non l’ho proprio capito. Ricordo solo che, all’ora idolo del popolo del centrodestra, non fu data la scorta armata dal ministro dell’interno Scajola (governo Berlusconi II) che all’epoca lo definiva un “rompicoglioni”.

    Certo ad ucciderlo sono stati dei comunisti, ma non mi pare che il trattamento riservato dalla destra a Biagi sia stato all’altezza del ruolo che oggi gli si attribuisce!

    Per quello che riguarda il Papa o meglio, la Chiesa, ricordo solo che l’invito all’astensione fatto esplicitamente da Ruini alla vigilia dei referendum sulla fecondazione assistita è punibile penalmente secondo la legge italiana. (Se qualcuno mi aiuta a postare il link dell’articolo di legge, ne sono grato)

    Per il resto, faccio però notare che in campagna elettorale si dicono un sacco di cazzate per attrarre i voti degli indecisi e in questa veste Berlusconi surclassa tutti di gran lunga (ci manca solo “cchiù pilo pè tutti”)!

    Sta poi agli elettori valutare la bontà del lavoro dell’esecutivo e fare le scelte opportune alle elezioni seguenti.

    Io penso che tra me ed un elettore di Rifondazione Comunista ci siano grosse differenze di pensiero (magari proprio sulla legge 30), anche se abbiamo entrambi votato Prodi.

    Come penso ci siano tra uno che vota Lega e uno che vota AN, o sbaglio?

    Se poi si trova un cervello eminente come quello di Calderoli e lo si mette ad escogitare una legge elettorale come quella varata nell’ultima legislatura, non vi potete certo lamentare se l’Italia va a rotoli!

  • 25. Paolo Belogi (23 ottobre 2007, 11:49 pm) :

    “(o legge 30 come preferiscono chiamarla coloro che non possono prendere più di altri le distanze da atti di terrorismo, anche gravi)” significa proprio quello che c’è scritto. Non credo ci sia bisogno di sottotitoli per lettori e commentatori attenti come ne circolano da queste parti. E il significato è riuscito comunque a chiarirlo sicuramente in maniera più esplicita di quanto abbia fatto io il Sig. Migliore in una mattinata a “omnibus” su La7, se trovo la puntata inserisco il link. Confido poi nella onestà intellettuale degli elettori, come sempre, che daranno la possibilità di formare i governi futuri valutando il già fatto o non fatto, e pensa: questa ‘porcata’ di legge elettorale fà comodo a molti di coloro che sabato scorso hanno fatto scendere in piazza tanta gente con le bandiere rosse. Ora non è più il caso di giocare al meno peggio e le belle parole elettoralmente paganti spero abbiano fatto il loro tempo, anche se il “cchiù pilo pe’tutti” trova estimatori sia a dritta che a manca.

    Cordialmente

  • 26. Valeria (24 ottobre 2007, 2:49 pm) :

    Sull’onestà intellettuale non difendo certo la sinistra…!
    Se il centro detsra non ripsonde sempre al Papa, però sulla questione sollevata dal Papa, che è importante poteva almeno sprecare due parole due…
    Che poi non ho parlato di centro destra in generale, ma mi sono riferita ad uno specifico giornale.

    Per quanto riguarda il tema del lavoro sono d’accordo al 100% con Francesco; anzi di più: un lavoratore flessibile non dovrebbe costare al datore di lavoro come uno stabile, ma di più! Perchè la flessibilità è un vantaggio, per il datore di lavoro, quindi la deve pagare di più… E dato anche il rischio e l’insicurezza del futuro che si trova ad affrontare un lavoratore.

    Per quanto riguarda il blocco del turn over da parte del precedente governo, in parte potrà anche essere stata una buona cosa, ma bisogna prendere atto che ci sono settori della Pubblica Amministrazione che sono gravemente sotto organico… un esempio su tutti i Vigili del Fuoco, che hanno gravissimi problemi dovuti a personale insufficiente, dato che le assunzioni sono bloccate da un pezzo.
    Per non parlare poi della situazione di grave disagio che si trovano a dover affrontare non pochi tribunali d’Italia, o alla mancanza di mezzi e attrezzature per le forze dell’ordine.
    Insomma si è tagliato dove non si doveva tagliare.

  • 27. Francesco Gasparetti (25 ottobre 2007, 3:23 pm) :

    E’ vero che la legge elettorale fa comodo a molti se non a tutti (blindare le liste è sempre una bella cosa per i partiti, un po’ meno per gli elettori!), ma chi ha fatto questa legge aveva in mente il bene dell’Italia o il suo bene personale o di schieramento?

    Vorrei solo che Paolo rispondesse a questa domanda.

  • 28. Gabriele (26 ottobre 2007, 4:16 pm) :

    Io mi limito a parlare di lavoro, visto che la materia mi interessa a mi piace abbastanza, anche a livello di studio.
    Per la questione del pubblico impiego, è vero che ci sono settori di pubblica amministrazione sotto organico, che purtroppo vanno a compensare quei tanti uffici (comunali, provinciali, ecc) con tanti impiegati e tante impiegate che se ne vanno a fare la spesa o si limano le unghie in orario di lavoro.
    Ma siccome non sto al bar cerco di dare un tono più serio alla cosa.
    Se parliamo di flessibilità, non potete dirmi che un lavoratore flessibile deve costare all’impresa addirittura più di un lavoratore che si definisce “tipico” o subordinato.
    Se costasse lo stesso o di più andrebbe a farsi friggere una delle due facce della stessa medaglia, cioè la flessibilità e con questa la competitività di un paese intero.
    Ovviamente questo non deve gravare sui lavoratori atipici.
    Insomma dire che la flessibilità è un vantaggio per il datore di lavoro e che per tale motivo questo la deve pagare di più è un controsenso.
    Gli aggiustamenti alle leggi vanno fatti, non solo perchè ogni legge non è perfetta, anche perchè oggi il mondo va veloce e la legge deve stare al passo con questi cambiamenti; la flessibilità è un’ottima cosa; abusare della flessibilità è una cosa pessima.
    Ma non mi sembra che Prodi and company abbiano fatto molto, diversamente da quanto avevano promesso.
    P.s. per quanto riguarda le assunzioni varie nel pubblico impiego è soprattutto una brutta abitudine della sinistra, almeno per quello che vedo io da quando mi interesso vagamente di politica (io la dc, siccome son ancora piccolino, nemmeno me la ricordo).

  • 29. Paolo Belogi (28 ottobre 2007, 11:17 am) :

    Torno “on line” dopo qualche problemino di cavetti telefonici e sull’invito del buon Gasparetti non posso fare altro che accodarmi al padre della legge in questione che l’ha definita “porcata”. A mia discolpa posso solo dire che ho partecipato in maniera “abbastanza” attiva al comitato trasversale, e inizialmente più variopinto (per colori politici), che a Senigallia s’è prodigato per la raccolta firme pro referendum elettorale. Io ho mancato solo a due dei pomeriggi che hanno visto il tavolo per le firme in Piazza Roma. Una delle due date “bucate” è stato proprio l’esordio: durante la conferenza stampa di presentazione del comitato ho visto, nelle parole del Sindaco, la voglia di farne uno strumento solo elettorale (si era vicini alla elezione della Casagrande) e, in quell’occasione, mi sono volutamente dedicato ad altro. In corso d’opera, e dopo i convintissimi “ni” di Veltroni, sono venute meno, stabilmente, altre anime diessine di seconda fila, sostituite degnamente, però, da personaggi ben più coerenti. Ancora dubbioso su ciò che si vorrà fare delle tante firme raccolte mi piace sottolineare che il partito a cui verso la quota per la tessera ha aderito senza se e senza ma al comitato promotore. Col tavolo delle firme andai pure alla Festa de l’Unità di Senigallia: tavoli strapieni di gente che mangiava e, in una serata,…..16 (sedici) firme raccolte!

    Cordialmente referendario

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