Mario Capecchi                      Camillo RuiniPaola BinettiGianni Riotta

A sinistra, a debita distanza, c’è quello che ha vinto il Nobel per la medicina con la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Per ora di topo, in futuro umane: è inutile prendersi in giro.
Lui in America è libero di farla, e l’ultraconservatore Bush – checché ne dica qualcuno – mai si sognerebbe di vietarla.
Il secondo è un esponente politico italiano, un legislatore, un capo-fazione, che s’è battuto in campagna referendaria affinché la ricerca sulle staminali embrionali umane fosse vietata.
La terza è una scienziata e senatrice italiana, militante nel partito del secondo. Per lei “sulla vita non si vota”, lei è per “la buona scienza alleata dell’uomo” (come se ci fosse anche la cattiva scienza). Ultimamente la signora è impegnata in arrampicate sugli specchi.
L’ultimo è il direttore del primo tiggì del servizio pubblico, e si ispira al giornalismo anglosassone. Ieri sera la notizia del Nobel era perfetta: la guerra, l’infanzia disagiata in Italia, l’emigrante con le valigie di cartone, il sangue italiano, l’orgoglio nazionale, gli spaghetti, il mandolino e tutto il resto. Mancava solo un particolare: in Italia ricerche del genere sono emarginate e senza fondi, e le prospettive che esse aprono sono semplicemente proibite.

Card. Camillo Ruini

«Non so chi si è inventato questa piccola favola di un nostro attuale o programmato intervento contro la legge 194. Siamo contro l’aborto ma non vogliamo modificare la normativa. Auspicheremmo soltanto che nella sua applicazione si tenga conto il più possibile della importanza di favorire la vita».
(cardinale Camillo Ruini, all’epoca presidente C.E.I., all’indomani del referendum sulla fecondazione assistita, 13 giugno 2005)

La legge 194 « per un credente sarebbe meglio che non ci fosse», però «non ci sono le condizioni culturali e politiche [sic] per abrogarla». Ciò non vuol dire che non si possa sottolineare un fatto: la normativa ha quasi 30 anni e «risente delle grandi trasformazioni del progresso medico-scientifico». Una «interpretazione che l’aggiorni a questi progressi, che la migliori e non la peggiori, è non solo lecita ma anche doverosa».
(cardinale Camillo Ruini, 5 settembre 2007)

Ruini se ne è andato, si è dimesso dal ruolo di presidente della Conferenza Epsicopale Italiana (CEI) ed è stato sostituito dall’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, pur rimanendo accanto a Benedetto XVI, di cui è stato grande elettore, nel ruolo di cardinale vicario.
La figura di Ruini è stata molto controversa: un uomo ed un prelato di rottura, che non ha mai cercato il compromesso ed ha ridato alla Chiesa Cattolica una importanza preminente nella politica e nella società italiana, dopo molti anni di grigiore e di battaglie di retroguardia.
Ruini ha rafforzato l’influenza dei cattolici, proprio quando sembrava che la secolarizzazione della società avesse chiuso la Chiesa in un angolo, con una lotta che ha messo anche in crisi il rapporto con lo Stato repubblicano. Continua a leggere…