Ruini se ne è andato, si è dimesso dal ruolo di presidente della Conferenza Epsicopale Italiana (CEI) ed è stato sostituito dall’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, pur rimanendo accanto a Benedetto XVI, di cui è stato grande elettore, nel ruolo di cardinale vicario.
La figura di Ruini è stata molto controversa: un uomo ed un prelato di rottura, che non ha mai cercato il compromesso ed ha ridato alla Chiesa Cattolica una importanza preminente nella politica e nella società italiana, dopo molti anni di grigiore e di battaglie di retroguardia.
Ruini ha rafforzato l’influenza dei cattolici, proprio quando sembrava che la secolarizzazione della società avesse chiuso la Chiesa in un angolo, con una lotta che ha messo anche in crisi il rapporto con lo Stato repubblicano.

L’offensiva è iniziata con l’ottenimento dell’8 per mille, che rappresenta anche oggi una delle maggiori entrate della Chiesa, e si è poi sviluppata soprattutto dopo il terremoto di “mani pulite”, che pose fine al partito dei cattolici, la Democrazia Cristiana, e diede inizio alla loro diaspora nel nuovo sistema bipolare.

Questa occasione fu colta più come una opportunità che come un disastro: la Chiesa infatti si è ritrovata con i suoi referenti nei posti chiave di entrambi gli schieramenti, e con la possibilità pratica di influenzare ogni governo repubblicano, di destra o di sinistra.

La linea interventista è durata fino ai nostri giorni ed ha toccato il suo apice con il Referendum sulla procreazione assistita del 2005. In quella occaisone il Vaticano e Ruini sono scesi in piazza in una maniera senza precedenti invitando il popolo italiano a disertare una consultazione democratica senza nessuna remora, tirandosi fuori dall’ombra in cui la Chiesa si era sempre tenuta negli eventi più importanti della democrazia italiana.

Ruini ha quindi innescato una lotta aperta tra la Chiesa e i laici, sempre più in crisi di identità, dopo la fine delle ideologie e dopo l’ascesa prepotente del fondamentalismo islamico.

Su queso tema, la nuova strategia del Vaticano è apparsa fin troppo chiara già al tempo dell’omelia tenuta da Ruini durante la messa per i defunti di Nassiriya dove disse: “noi non fuggiremo davanti ai terroristi, li fronteggeremo”.

Una direzione completamente opposta a quella indicata più volte da Papa Giovanni Paolo II che aveva sempre spinto in direzione della pace e della convivenza tra i popoli di diversa religione.

Se l’Islam attacca, la Chiesa avalla una risposta anche militare.

Ma l’offensiva più grande, Camillo Ruini l’ha fatta sui temi etici e sociali:

  • Sulla famiglia, messa in contrapposizione con qualsiasi altra forma di convivenza di cui la Chiesa vuole negare persino l’esistenza.
  • Sulla bioetica, con la battaglia contro la fecondazione assistita e contro la sperimentazioni sugli embrioni.
  • Sull’eutanasia, negando persino il funerale cattolico a Piergiorgio Welby.

Ruini ha dunque lottato per ridare forza alla Chiesa Cattolica senza temere di creare dissenso attorno ad essa.

“Meglio ciriticati che irrilevanti”, soleva dire.

Certo la sua battaglia è stata legittima, ma vista dal punto di vista di un laico non credente è molto inquietante, soprattutto se messa in contatto con la lotta di Papa Benedetto XVI contro il relativismo etico.

Per il Chiesa il pensiero deve essere Unico (un pò come sostenevano Stalin e Hitler) e su certi temi non c’è possibilità di discussione con chi la pensa diversamente.

Un atteggiamento tutt’altro che democratico!

La Chiesa sotto Ruini è diventata un Partito Politico finanziato dai soldi di tutta la collettività e questo fatto è intollerabile.

Nessuno nega che la Chiesa possa esprimere il suo parere sui temi che ritiene più importanti, ma certamente non può mettersi a fare campagna elettorale con i soldi presi dall’8 per mille (con cui si sono pagati anche i volantini contro il referendum del 2005). In questo caso lo Stato dovrebbe interrogarsi e ripensare il Concordato firmato da Craxi, anche se, con i ruiniani sparsi in tuitti gli schieramenti, questa sarà una mera utopia.

In definitiva a me Ruini non è mai piaciuto e quindi certamente non lo rimpiangerò, anche se sappiamo già che il suo sostituto, Angelo Bagnasco, è un ruiniano di ferro ed è stato scelto proprio per continuare nella strada intrapresa dal suo predecessore.

Staremo a vedere; per ora non ci resta che salutare con gioia l’addio di Ruini.

2 Commenti

  • 1. Andrea Scaloni (7 marzo 2007, 10:55 pm) :

    Caro Gaspa, hai tracciato un quadro abbastanza chiaro e realistico. Però le conclusioni che traggo io da questa situazione sono opposte alle tue.
    Tu dici: «Ruini ha dunque lottato per ridare forza alla Chiesa Cattolica senza temere di creare dissenso attorno ad essa. […] Certo la sua battaglia è stata legittima, ma vista dal punto di vista di un laico non credente è molto inquietante, soprattutto se messa in contatto con la lotta di Papa Benedetto XVI contro il relativismo etico».
    Io invece credo che la battaglia di Ruini:
    – da un punto di vista oggettivo, non è stata legittima, in quanto si è posta spesso fuori dei paletti fissati dal Concordato;
    – da un punto di vista soggettivo, è molto inquietante non per il laico non credente (che può soggettivamente, appunto, ignorare Ruini), bensì per il credente, per colui che si sente figlio di questa Chiesa. Quanto più la Chiesa ingerisce quotidianamente in tutte le sfere del privato e del pubblico, trasformando la Fede in un menù di precetti e prescrizioni, tanto meno può esercitare il suo magistero morale e tanto più si relega nell’insignificanza.
    Ad esempio, come fa un credente a riconoscere autorità morale ad un Ruini che, come un qualunque capo-partito, all’indomani del referendum sulla procreazione assistita, disse che “sono possibili piccole modifiche alla legge in Parlamento”?

  • 2. Francesco Gasparetti (8 marzo 2007, 7:14 am) :

    Beh, condivido alcune tue osservazioni, ma, se permetti, per me è più inquitante per un non-cattolico o non-credente sapere di essere governato da una teocrazia cattolica per mano di referenti sparsi in tutto il quadro politico.

    Almeno ai tempi della DC c’era più chiarezza e la legge sull’aborto è stata fatta proprio da un governo mono-colore democristiano.

    C’era dunque più autonomia dei cattolici 30 anni fa che oggi, dove i DICO, legge pessima perchè troppo annacquata, vengono descritti più o meno come la fine del mondo.

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