Nella prima pagina dell’ultimo libro di Mauro Mellini, in quello spazio laddove troviamo dediche e ringraziamenti, si leggono queste poche, ma significative parole:

A tutti coloro che non leggeranno questo libro, con l’augurio che non abbiano ragione di pentirsi per non averlo fatto.

Avendolo letto posso dire che sono entusiasta.

Qui faccio riferimento al secondo capitolo dove si trova una puntuale e severa analisi del “mito” della Costituzione. Meglio sarebbe dire dei suoi “equivoci”, e così si giunge alla “questione dei contenuti ambigui ed equivoci delle disposizioni costituzionali relative alla giustizia e di quanto da esse sia derivato e stia derivando…“.

Oggi uno dei casi più eclatanti è quello dei “pentiti”. L’esplosione incontenibile del fenomeno, sviscerato già dagli anni ’80 – con diversi libri – da Mauro Mellini, viene ripreso, con un inciso, nel capitolo XII (Il partito “ripulisce” la corporazione). Qui, a pag. 168, è narrata l’audizione in Commissione Antimafia di un noto pluriassassino: un signore responsabile di 40 omicidi. Il pentitismo è tutt’ora una gravissima piaga del sistema giudiziario. Si origina come un fenomeno inteso addirittura a “difendere l’ordinamento costituzionale”, ma nei fatti porta a dilagare una prassi perversa, anomala, del tutto rischiosa per il sistema democratico. Basti pensare alla cosiddetta “legislazione premiale”, che oggi sembra rientrare, quasi inavvertitamente, nella normalità giudiziaria.

L’occasione della presenza a Jesi, il mattino dello scorso 3 dicembre, dell’avvocato Mellini, in quanto relatore al convegno organizzato dal Centro Calamandrei su “PROCESSI, PENSIERI e AZIONI – riflessione sui reati associativi da fine ‘800 ad oggi” (riascoltabile su RadioRadicale.it), ci ha dato la possibilità di ascoltare, fuori programma dalla viva voce di chi ne era stato testimone, il racconto di questo incredibile fatto.
Ecco quindi che abbiamo il piacere di pubblicare un brevissimo filmato, ripreso alla fine del convegno.

Qui sotto invece, troverete il brano del racconto, cosi come si legge sull’ultimo libro di Mauro Mellini, ancor fresco di stampa “Il Partito dei magistrati, storia di una lunga deriva istituzionale”, edito nell’ottobre del 2011 dall’editore Bonfirraro.

La persecuzione nei confronti di Carnevale fu proseguita con i mezzi più sconcertanti. Si arrivò a portare in Parlamento, alla Commissione Antimafia, per un “audizione”, un celebre assassino perché, in sostanza dichiarasse che il “pentimento” era stato per lui una scorciatoia, per tornarsene, più rapidamente, a casa, avendo un bambino che molto soffriva per la sua assenza, perché altrimenti avrebbe avuto la possibilità, con un po’ di pazienza, di ottenere lo stesso risultato, ma dopo alquanto tempo, potendo contare “su una determinata sezione della Corte di Cassazione” (!!!) E quell’assassino, dopo aver dato consigli sulla lotta alla mafia, concluse dicendo “… allora, se il Parlamento è d’accordo…. si può fare così…” Violante, che presiedeva, non ebbe da profferire una parola per reagire a quell’impudenza. (“Il Partito dei Magistrati, storia di una lunga deriva istituzionale”, Bonfirraro Editore, 2011, pagina 168)

1 Commento

  • 1. Fernando Pallotti (5 maggio 2014, 6:58 am) :

    Caro Gianluigi.
    Non ho la tua e.mail.
    Possa inviarmela?
    Un abbraccio per te e tuoi cari
    Fernando (da Santa FE-Argentina)

Commenta l'articolo

XHTML: Puoi usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <blockquote cite=""> <code> <em> <strong>