Già studente del Liceo Classico “Perticari” di Senigallia, Lanfranco Pace, giornalista de “Il Foglio“, è intervenuto al convegno “Palazzo Gherardi: quel futuro?“, di cui abbiamo già pubblicato alcuni interventi.
Pace considera lo spostamento della scuola il vero errore compiuto. La chiusura di Palazzo Gherardi come Liceo è stata per lui una notizia catastrofica.

La sua prima reazione è stata innanzitutto una mozione degli affetti. “In quel liceo ci ho studiato bene, e ho incontrato persone eccezionali“. Aver saputo della chiusura di quella “sua” scuola, che gli ha dato tantissimo e ha contribuito a formarlo più di ogni altra, gli ha provocato un risentimento rancoroso (“forse un vezzo“), anche per la mancata gratitudine a coloro che hanno reso, quella, una scuola di eccellenza.

Ma non solo per motivi personali, affettivi, Lanfranco Pace considera una “fesseria” l’aver spostato il Liceo. “Se vogliamo essere d’eccellenza, e quel Liceo lo era e in parte lo è rimasto, ebbene l’eccellenza non si costruisce distruggendo le cose vecchie ma rafforzando quelle che funzionano. Oxford è Oxford da secoli“. “Non si può fare l’eccellenza inventandosi una scuola nuova. Nella storia, nella cultura, nella tradizione, l’eccellenza viene conservata meglio“.

Qui puoi ascoltare integralmente l’intervento di Lanfranco Pace, o puoi scaricarlo a questo indirizzo.

7 Commenti

  • 1. Gaspa (27 ottobre 2008, 9:55 am) :

    Una notizia catastrofica?

    Ma basta con queste balle! Una notizia catastrofica è quella riguardante un terremoto, una inondazione, l’eruzione di un vulcano, non lo spostamento di una scuola da un palazzo fatiscente!

    Misuriamo le parole per favore.

    E poi, francamente, la vicenda di palazzo Gherardi mi ha stancato: è un palazzo fatiscente ed inadeguato, secondo gli standard attuali, per ospitare una scuola.

    Deve essere restaurato? Qual’è il costo? E’ sopportabile per un comune? E’ giusto togliere fondi ad altre opere necessarie per Senigallia, per investirle su palazzo Gherardi?

    Per me no, ma forse la mia visione è influenzata dal fatto di non aver frequentato il Liceo Classico come il 99% dei senigalliesi.

  • 2. Gabriele (27 ottobre 2008, 12:11 pm) :

    Anche io penso non sia una tragedia l’aver spostato una scuola da un palazzo ad un altro; anzi le scuole andrebbero spostate quanto più possibile dai centri storici per creare dei campus che siano quanto più possibile razionali anche da raggiongere (come ho visto ad esempio in Germania); su Palazzo Gherardi l’importante è che non si compia l’ennesima speculazione di cui Senigallia non ha davvero più bisogno.

  • 3. Gaspa (27 ottobre 2008, 1:08 pm) :

    Si, OK abbasso la speculazione, ma l’intervento dei privati non è sempre da demonizzare.

    In fondo viviamo in una economia liberale di mercato, non nell’Unione Sovietica di Stalin o nell’Italia di Mussolini.

    Non mi sembra che l’iniziativa privata sia il male assoluto o si configuri sempre come speculazione!

  • 4. Serena (28 ottobre 2008, 6:13 pm) :

    In qualità di ex studente del Classico, non posso che… concordare con Gaspa e Gabriele! Un conto è rammaricarsi a livello personale (per considerazioni puramente nostalgiche), un altro è affrontare la questione dal punto di vista pratico.
    Già ai miei tempi (e parliamo di 15 anni fa) il palazzo era ormai inadatto ad ospitare una scuola: non c’erano le più elementari misure di sicurezza, e la struttura era fatiscente (mi ricordo un paio d’aule in cui regolarmente “pioveva”); con l’aumento degli iscritti nuove aule erano state ricavate “tagliando” vani più grandi (con notevoli problemi di illuminazione e riscaldamento), eccetera eccetera. La biblioteca sottostante forse si salvava dalle infiltrazioni, ma era buia come una cripta: di certo non il massimo per chi deve leggere (e soprattutto leggere astrusi e minutissimi caratteri greci!).
    A parte l’aspetto prettamente economico del costo per la riqualificazione del palazzo, tutto sommato io avrei preferito studiare in un edificio più funzionale e possibilmente in un campus ospitante anche gli altri istituti, in modo da creare un polo d’istruzione e aggregazione fra gli studenti di tutte le scuole. Insomma Oxford sarà anche Oxford, ma probabilmente non ci piove dentro, e non è certo riservato solo agli amanti delle materie umanistiche.
    Inoltre, questa presupposta “eccellenza” del Liceo Classico a confronto degli altri istituti mi ha sempre dato fastidio: secondo me ogni scuola deve essere una scuola di eccellenza, gestita da insegnanti appassionati delle proprie materie (che sia Filosofia o Programmazione), che permetta agli studenti di acquisire quelle nozioni e quella famosa “forma mentis” che spettano loro per “diritto studentesco”.

  • 5. Cesare (4 novembre 2008, 10:57 am) :

    E’ veramente stupefacente che si continui a sostenere che la qualità di una scuola dipende dalla sede in muratura che la ospita e che i ricordi personali debbano diventare i criteri per la scelta di quella sede. A essere davvero onesti occorre dire che, quale che sia stato (e sia ancora) il livello di eccellenza del Liceo Classico “Perticari”, certamente esso veniva limitato e abbassato dal restare in una sede del tutto inidonea e che gli impediva di stare all’altezza dei tempi. Lasciamo stare i ricordi personali, le nostalgie, la retorica dei muri che trasudano cultura…. o, peggio ancora, lasciamo stare le strumentalizzazioni politiche. Credo che per chi volesse fare polemica politica o attaccare l’amministrazione comunale gli argomenti seri e importanti per la città non manchino, certo ivi compreso quello del futuro utilizzo di Palazzo Gherardi (che, però nulla ha a che fare con la sede del Liceo).

  • 6. Popinga&hellip (6 novembre 2008, 9:32 pm) :

    […] per rispondere a Lanfranco Pace, non ritiene che la cultura appartenga ai muri, ma semmai ai maestri che l’hanno animata, e […]

  • 7. Dario Petrolati (11 novembre 2009, 5:10 pm) :

    Conoscevo Lanfranco Pace
    Rideva sempre
    Appariva sempre più che affidabile
    Poi sentendo e leggendo ho creduto ad una omonimia
    Macchè è proprio lui
    Solo fisicamente
    Cambiare così farsi vedere e ridere
    Non concepisco
    Eppure è proprio lui.
    dario.

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