Tra le tante carte finite in alcuni fascicoli della Procura della Repubblica, Procura che si da il caso avesse avuto a che fare con alcuni aspetti di questa strana e contorta vicenda, c’era anche questa fotocopia. Si la fotocopia “d’epoca” di un articolo del Corriere Adriatico del 7 gennaio 1998, un articolo firmato dall’allora giovanissimo biologo David Fiacchini.

“Il depuratore guarda al futuro”, di David Fiacchini

A distanza di dieci anni esatti riproponiamo letteralmente alcuni passi. A noi hanno dato spunto per riflettere. Scriveva all’epoca Fiacchini:

[…] è oramai in fase operativa l’innovativo progetto della fertirrigazione […] L’impianto di Senigallia fornisce oltre 10.000 metri cubi di acqua al giorno che attualmente servono per irrigare 200 ettari circa di terreni coltivati […] Se questa tecnica venisse attuata in tutti gli impianti di depurazione si avrebbe, come primo risultato positivo, una sensibile riduzione dei prelievi di acqua dai vari pozzi e dal fiume stesso, che nel periodo estivo presenta evidenti e prolungati fenomeni di secca enormemente dannosi per la fauna e la flora autoctona.

Abbiamo poi pensato di sottoporre tre semplici domande all’Autore. Eccole qui, con le risposte appena giunte. Grazie David. Lasciaci chiudere con un augurio: speriamo che le tue indicazioni e gli stessi auspici non restino solo parole sul web.

La fertirrigazione nella valle del Misa che hai descritto come “innovativo progetto” dieci anni fa è tutt’ora una valida soluzione?

La fertirrigazione era e rimane, e non solo a mio parere, una buona tecnica per riutilizzare la sempre più scarseggiante risorsa acqua a valle di depuratori funzionanti (ancora meglio se soggetta, oltre all’ossidazione biologica, anche al processo della fitodepurazione).

Il sistema funziona al meglio e non da grossi problemi soprattutto quando ci troviamo in condizioni un cui la rete fognaria che adduce l’acqua all’impianto di depurazione prevede una separazione dei reflui “industriali” da quelli “domestici” (con trattamenti separati).

Tornando al nostro caso specifico, credo che dal punto di vista tecnico uno dei problemi principali che ha avuto il progetto di fertirrigazione sia stato proprio quello di ritrovarsi con acque reflue che, a valle del processo di depurazione, contengono ancora sostanze in concentrazioni superiori a quelle ammesse per il riutilizzo in ambito agronomico.

Non essendo un tecnico del settore, però, qui mi fermo, anche perché non ho mai approfondito la questione né per motivi professionali, né per semplice conoscenza personale.

Hai per caso notizie e dati sulla “sperimentazione” che dovrebbe essere stata effettuata a Senigallia e che avrebbe consentito il recupero di 10.000 metri cubi di acqua al giorno?

Non ho dati certi sull’effettiva sperimentazione del progetto che, anche all’epoca del mio articolo divulgativo comparso sul Corriere Adriatico alcuni anni fa, doveva ancora partire in via ufficiale. In quel periodo avevo preso informazioni direttamente dall’Ing. Luigi Severi, dipendente comunale che seguiva il funzionamento del depuratore di Senigallia e che, con grande disponibilità e gentilezza, mi spiegò le caratteristiche tecniche dell’impianto.

Non ti sembra che la vicenda del costoso ed innovativo impianto per la fertirrigazione presenti comunque gravi responsabilità che andrebbero denunciate e perseguite?

Quando si spende denaro pubblico per opere la cui realizzazione o il cui effettivo utilizzo sono minate da una serie di problemi che in qualche modo potevano essere previsti e/o superati con specifici accorgimenti tecnici o una maggiore attenzione nella fase progettuale, chi ci rimette è sempre il cittadino-utente. Che in qualche modo ha pagato, con le proprie tasse, per un servizio o un impianto non funzionante.

Purtroppo non ho seguito la vicenda con la dovuta attenzione e, se si escludono alcuni articoli comparsi sulla stampa locale e più recentemente su Popinga, non ho avuto modo di approfondire la questione andando a reperire atti e documenti utili.

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