Il dibattito sull’“intolleranza del fondamentalismo laico”, dove sono sfilati in parata tutti i mostri del nostro tempo (laicismo, relativismo, edonismo, modernismo, ecc.), mi ha fatto tornare alla mente un articolo di Massimiliano Parente su Il Riformista dello scorso 4 aprile.
Jonathan Swift l’avrebbe chiamata una “modesta proposta”. Buona lettura.

[…] Prendiamo atto anche noi libertari della “Nota” della CEI rivolta ai legislatori cattolici, e prendiamo atto che il Parlamento italiano è a larga maggioranza cattolica. Che siano laici clericali, atei devoti, credenti non praticanti, praticanti non credenti, neocreazionisti travestiti da evoluzionisti, teocon o teodem poco importa.
[…] Poiché ormai i disegni di legge per i diritti civili passano per il Vaticano, poiché il principio è l’unità della famiglia, il mio desiderio sarebbe […] una proposta di legge per abrogare l’aborto e il divorzio, la quale sarà immediatamente appoggiata dal Papa, dal clero nonché da quasi tutto l’arco costituzionale.
Per scrupolo raccogliamo, in aggiunta, nel caso come spesso succede dovessero dormire o fare orecchie da mercante, anche le firme per due referendum abrogativi delle suddette schifose leggi laiciste […]. Poiché se l’embrione è persona, se l’aborto è omicidio già dalla pillola del giorno dopo, pochi avranno da obiettare, e se questa posizione cattolica è lo specchio del paese, significa che gli italiani sono cambiati da quando, trent’anni fa, votarono a favore delle proprie libertà e contro la Chiesa e quindi anche contro la famiglia.
Stessa cosa per il divorzio, che distrugge le famiglie e la loro sacralità e indivisibilità, e non è ammesso, anzi condannato dalla Chiesa: se il Parlamento è lo specchio del paese, se ne è la sua rappresentanza democratica, questa proposta sarà appoggiata all’istante da gran parte del governo e dalla CdL in toto, e dalla CEI, e dai grandi quotidiani e telegiornali, e incontrerà pochissime resistenze, da bollare mediaticamente come anticlericali, moderniste, edoniste e laiciste.
Non dovremmo faticare molto, basterà dare il la e sarà un concerto, un tripudio, un alleluja corale.
No ai dico, no al matrimonio civile, no al divorzio, no alla ricerca sulle cellule embrionali, no all’aborto: coerenza e cattolicità su tutta la linea.
Con il tempo arriveremo anche a vietare i rapporti sessuali non unitivi e procreativi, ma per ora concentriamoci su aborto e divorzio. Lo dice, finalmente, anche l’ateo devotissimo Giuliano Ferrara:
«se il matrimonio è una promessa definitiva, e altro non può essere per definizione, perché c’è il divorzio?».
Hanno ragione, stare a discutere non serve, dire dico o non dico, Dio o non Dio, è una partita persa, diamogli una risposta altrettanto definitiva, facciamoli scendere in campo. Non potendo far prevalere princìpi liberali, lasciamo che prevalgano i princìpi loro, religiosi.
Non potendo due amanti avere un dico perché un cattolico non può acconsentire, battiamoci perché due cattolici non possano divorziare, e vediamo cosa succede, o cosa ci rispondono. Col tempo aboliremo anche il matrimonio civile, e tana libera tutti, omosessuali e eterosessuali. Dovrebbero fare i salti di gioia.
Noi siamo convinti, è vero, che all’elettorato italiano freghi poco dell’embrione e della ricerca, noi pensiamo che sulla questione fecondazione e cellule embrionali non siano andati a votare perché dovevano andare al mare e pensano che chi deve abortire abortisce e chi non deve abortire pensa lo si debba fare in libera coscienza e le altre sono cose astruse (la legge 40 chi la conosce?). Come fregherà poco ai cittadini di questo paese menefreghista delle unioni civili eterosessuali o omosessuali se non si sentono toccati da vicino.
Ma se li portiamo alle urne su qualcosa di reale, sulla conseguenza, in termini di diritto, dei sacri princìpi branditi dalla Chiesa e dalla maggioranza dei politici postcrociani che non possono non dirsi cattolici, otterremo due risultati, entrambi migliori della situazione attuale: o scopriremo di vivere in una succursale geografica e politica dello Stato Vaticano, o viceversa, come è presumibile, avremo democraticamente abolito il parlamento cattolico.

1 Commento

  • 1. Francesco Gasparetti (23 aprile 2007, 12:45 pm) :

    Io direi anche di indire un referendum che metta il Papa a capo dello Stato italiano.
    In fondo servirebbe solo a sancire legalmente ciò che è già un dato di fatto (vista anche l’ultima nota di Bagnasco).
    Così invece di ritornare a soli 30 anni fa, torneremmo in un sol colpo al 1870!
    Scherzi a parte, direi che la proposta è provocatoria, ma servirebbe non poco a chiarire la situazione politica attuale in cui i nostri rappresentanti democratici non hanno altri punti di riferimento identitari e culturali se non il Papa.

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