Francesco CossigaOscar Luigi ScalfaroCarlo Azeglio Ciampi

Il 16 Ottobre il giornale “L’espresso” riportava un articolo sul tema della riduzione dei costi della politica. In particolare si richiamava l’urgenza di applicare tagli anche ai trattamenti degli ex Capi dello Stato.
Loro, gli ex inquilini del Colle più alto della Repubblica, il Quirinale, hanno subito espresso disappunto, lamentandosi per questi ingiustissimi provvedimenti.

Io, appena letto l’articolo, in qualità di ex Presidente della Sagra della Quaglia, ho contattato subito l’ex Presidente della Festa della Trippa di Vallone e l’ex Presidente della Società Sportiva Borgo Galluzzo, e insieme abbiamo inviato un telegramma di solidarietà ai nostri colleghi ex Presidenti. In questi momenti il nostro pensiero va a Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi, e il nostro grido di protesta e sdegno è diretto al Governo, che vuol operare questi insani e ingiusti tagli nei loro confronti.

Pensate che a questi nostri colleghi ex presidenti non è stato concesso nemmeno quell’Una Tantum di 300 euro che l’ultima finanziaria ha elargito, nella pensione di Ottobre, a moltissimi Ex (cioè a chi non raggiunge un importo lordo annuo di 8.500 euro).

Se proviamo a fare i conti in tasca ai nostri illustri Ex Presidenti, vediamo che avrebbero difficoltà ad arrivare a fine mese nel (male augurato) caso in cui le loro pensioni e gli altri benefici diminuissero. Si tenga conto del fatto che i contributi pensionistici da loro versati non sono molti, avendo avuto, costoro, incarichi solitamente precari e a tempo determinato.

Francesco Cossiga è stato eletto per la prima volta Deputato nel 1958, poi è stato Sottosegretario e Ministro dell’Interno. Non si fidò mai troppo dello Stato, tanto che per anni non versò un soldo di contributi; se li teneva invece chiusi in una borsa nera che portava sempre con se. Purtroppo un giorno dimenticò questo prezioso oggetto nell’auto di Aldo Moro, e andò perso. Per la disperazione diede addirittura le dimissioni da Ministro dell’Interno.

Nel 1985 venne assunto a tempo determinato (solo 7 anni) presso la Presidenza della Repubblica. La qualifica non fu quella di semplice manovale, perché fu assunto come “picconatore”. A causa del basso inquadramento e del suo stato di precario, i contributi versati sono pochi ed oggi l’importo della sua pensione è di “modesta” entità.

Oscar Luigi Scalfaro, ex Magistrato, lasciò la carriera abbastanza giovane. Dal 1946 al 1992 è stato in Parlamento, ma sempre come precario, con contratti da due, tre, massimo cinque anni continuativi. Buona parte dei compensi che ricevette in quel periodo li spese per risarcire le vittime delle sue “manie”, si perché era più forte di lui: quando vedeva una donna con vestiti succinti la prendeva a schiaffi!

Dal 1992 al 1999 ottenne faticosamente un contratto di sette anni per presiedere il Quirinale. L’incarico era a tempo determinato. Lo stipendio non era male, ma in buona parte lo volle versare alla figlia, che era disoccupata e nubile. Così anche il suo assegno mensile, oggi, è abbastanza “modesto”.

Carlo Azeglio Ciampi ha sempre lavorato, pure lui, con contratti a termine. Il più lungo è stato quello di Governatore della Banca d’Italia, dal 1979 al 1993. Quel periodo, per lui, fu veramente duro e stressante: 14 anni passati alla catena di montaggio della Zecca di Stato, a firmare, una per una, tutte le banconote che uscivano dalla stampa. Quello si che era un lavoro usurante, altro che il muratore appollaiato sulle impalcature anche d’inverno a respirare aria fresca e pura, oppure il fortunato operaio delle fonderie, sempre al calduccio del forno.

Nel 1999 Carlo Azeglio venne nominato Presidente della Repubblica, con un contratto in scadenza già nel 2006. La paga era buona e il lavoro molto più leggero del precedente, e lui pensava che fosse finalmente giunto il tempo di riposarsi un po’. Invece si sbagliava. La moglie, Franca Donna, aveva la mania dei viaggi, e così ogni notte era costretto a dormire, con lei, in un letto diverso, in una città o in un Paese diverso. Oltre a riposare pochissimo e ad affaticarsi, spese tutti i soldi dello stipendio in aerei, treni e taxi. (… continua)

1 Commento

  • 1. Popinga&hellip (1 febbraio 2008, 5:51 pm) :

    […] (… segue) Finito il loro mandato i nostri Presidenti, in quanto ex, pensavano finalmente di riposare e godersi la loro modesta pensione. E invece no! Erano obbligati a fare i Senatori a vita. Tutte le mattine buttati giù dal letto e di corsa, a sirene spiegate con tanto di scorta, portati al Senato ad assistere a tutte le sedute, a votare secondo le indicazioni date. Gli viene detto che il loro voto è di vitale importanza per la Nazione. Che ricatto! […]

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