Ricerca Aie, rapporto diretto con capacità di crescita (ANSA) – MILANO, 18 LUG – Se l’Italia avesse i tassi di lettura di Francia o Germania, sarebbe molto, molto più competitiva e più produttiva. Questa la conclusione di una dettagliatissima ricerca socio-economica commissionata dall’AIE ad un gruppo di lavoro delle Università di Bologna e Trento. Dalla ricerca emerge questo dato: c’è un rapporto diretto tra la capacità di lettura propria di un Paese e la sua capacità di crescita (…)

Ho letto ieri il lancio ANSA sopra riportato. Vorrei rendere partecipi i colleghi di “Popinga”. Magari anche per innescare una riflessione (non oso scrivere un dibattito, sapendo della timidezza di non pochi dei nostri lettori) in quanto se questo dato mi pare comprensibile, non altrettanto riesco a pensare per una notizia di pochi giorni fa. Avrete letto tutti, dopo la conclusione dei mondiali di calcio, che il paese vincente, in questo caso l’Italia, trarrà un consistente beneficio per il suo PIL dall’aver portato a casa la coppa. L’argomento a me risulta di difficile, di ardua comprensione. Spero che qualcuno voglia scrivere due righe semplici, semplici di banale divulgazione per convincermi della bontà di questa tesi.

Per intanto resto dell’avviso invece che un alto tasso di lettura porterebbe non pochi benefici ad uno stuolo di concittadini che invece vivono animalescamente.

3 Commenti

  • 1. gaspa (20 luglio 2006, 3:53 am) :

    Le mie due righe…

    Banalizzando un pò il concetto, si può dire che la vittoria della coppa del mondo ha portato sicuramente un clima di maggiore ottimismo.

    Questa situazione fa sì che la gente tenda a spendere una parte maggiore del suo reddito aumentando di conseguenza i consumi ed il PIL.

    Siccome veniamo da anni di incertezza e di pessimismo, oltre che di perdita di potere reale d’acquisto di salari e stipendi, ogni ventata positiva è comunque di aiuto.

    I libri sono invece una questione più delicata perchè riguardano lo stile di vita della popolazione, che non può essere facilmente modificato con misure esogene.

    Certo che magari abbassare i prezzi dei libri potrebbe essere una delle soluzioni, come accadde anni addietro con il boom dei libri a 1000 lire, ma la lettura deve essere invogliata fin dalle scuole minori e non per costrizione, ma rendendola piacevole.

    Non è una cosa facile e in questo senso ha molta importanza il ruolo di maestri e professori.

  • 2. Gianluigi (20 luglio 2006, 1:35 pm) :

    concordo ed aggiungo

    Puntuale il tuo commento, caro Gaspa.

    Non è solo un problema di costi del libro (qui in Italia altissimi), ma direi che ciò dipende molto – come scrivi tu – dal "ruolo di maestri e professori". Aggiungerei anche da quello dei genitori in quanto non credo che un bambino, poi ragazzo cresciuto in una casa senza libri, trovi poi facilmente lo spunto per cercarli. 

    Infine aggiungo un dato visto in questi giorni: solo 5 italiani su 100 leggono un libro al mese. Tra me e me penso quanti diplomati e laureati (che purtroppo conosco) non ne leggono nemmeno uno l’anno! 

  • 3. Valeria (13 settembre 2006, 6:35 am) :

    I libri e la lettura…

    rispondo " un po’ " tardi a questo post….

    e mi trovo d’accordo con voi, la lettura è importante, un libro può cambiarti la vita! E spesso è un ottimo compagno.

    In Italia però c’è l’abitudine a non leggere o leggere poco… e questo purtroppo è un problema di educazione, di abitudine appunto: siamo abituati male!

    Sicuramente sono sia genitori che insegnanti ad avere un ruolo importante, proprio perché dovrebbero trasmettere ai ragazzi il piacere della lettura. Ecco, io credo che questo sia mancato, forse perché la letteratura e la cultura in genere sono sempre state viste come fenomeni elitari, per pochi "eletti", roba da "letterati", "accademici"….ecc. e ancora purtroppo è così.

    Invece di ritenere la cultura, e insieme lettura e letteratura, un bene di tutti, da condividere insieme, questa è stata a lungo concepita, ma in parte credo lo sia ancora, come bene esclusivo (in tutti i sensi, anche nel senso di "escludere") di pochi, i quali non raramente se ne sono serviti come strumento di sopraffazione…

    Mi spiego, in passato c’è stata una concezione autoritaria della cultura (anche e soprattutto nella scuola italiana), considerata appannaggio di pochi eletti, che non ne ha certo favorito la diffusione, anzi, per reazione, ha favorito una certa ostilità nei suoi confronti, tale per cui ancora molte persone nutrono una certa diffidenza e manifestano una certa resistenza o fastidio verso tutto ciò che è cultura.

    Un presupposto dunque negativo, invece che positivo.

    Un vizio orginario che credo sia ancora rimasto nel dna degli italiani, nonostante i profondi cambiamenti sociali.

    (contiua….)

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