Oggi viviamo in quella che alcuni sociologi definiscono come “società del rischio”; è questa un’espressione che può sembrare “innocua” e scontata ad una prima vista ma che, se rapportata alla realtà concreta, assume tutt’altra veste.
Sostanzialmente questa espressione vuole dire che giustifichiamo alcuni rischi che corriamo, in nome dei benefici che ci derivano dallo svolgimento di alcune attività potenzialmente pericolose, appunto quelle che producono tali rischi.
L’esempio principale che mi viene in mente (molti altri se ne potrebbero fare) è quello della circolazione stradale.

Prima di spendere qualche parola voglio far parlare i numeri, che molto meglio di come potrei fare io e chiunque altro, rendono bene l’idea della gravità della situazione: apprendo dal sito del Ministero della Salute che in Italia ogni anno gli incidenti provocano circa 8000 decessi, il 2% del totale, circa 170 mila ricoveri ospedalieri e 600 mila prestazioni di pronto soccorso non seguite da ricovero; rappresentano inoltre la prima causa di morte tra i maschi al di sotto dei 40 anni.

A qualcuno questi dati potrebbero non fare particolarmente effetto; essendo ormai ben noti tendono a non essere oggetto di profonda riflessione: è proprio questa la vera gravità del problema; siamo in presenza di un’emergenza e non ce ne rendiamo minimamente conto.
Ci preoccupiamo di qualche guerra che causa alcune migliaia di morti, oppure creiamo allarmismi per potenziali pericoli per la salute pubblica come nel caso della mucca pazza o dell’influenza aviaria, i cui morti arrivano dopo alcuni anni forse a una decina.

Da qualunque prospettiva lo si voglia guardare, sia essa economica, umana o sociale, il problema degli incidenti stradali e delle vittime della strada è intollerabile: nell’attuale società del rischio questo problema viene tollerato senza che ci si interroghi sulla sua tollerabilità.
Per me la conclusione è semplice: non possiamo far finta di nulla in un paese civile. Perché?

Visti i dati veramente impressionanti e le relative misure che, ex post, debbono essere adottate, il rapporto tra costi e benefici della circolazione stradale non è più in equilibrio.
Possiamo solo immaginare quanto costino al sistema sanitario nazionale le 600 mila prestazioni annue di pronto soccorso e i 170 mila ricoveri; per non parlare poi degli invalidi e delle relative pensioni che dovranno essere erogate.
Tralascio l’aspetto umano ancor prima che sociale della questione, perché non ritengo di dover spiegare ad alcuno cosa significhi avere ogni anno tutte queste vittime (per fortuna in calo negli ultimi anni), spesso del tutto innocenti per l’accaduto; soprattutto non penso di doverlo spiegare a chi ha subito la perdita di un caro.

Cosa si fa per tentare di limitare il fenomeno?
Ancora una volta la politica e i soggetti preposti dimostrano di saper spendere delle belle parole ma si dimostrano incapaci materialmente, e forse per volontà propria, di elaborare una strategia vera ed efficace.
Le proposte, anche giuste, che vengono fatte son sempre le stesse, che hanno dimostrato la loro limitatezza; per di più non si riesce a vedere il problema da un punto di vista organico, sistematico, per poi trattarlo come tale.
Così vediamo adottate misure di vario tipo anche da enti diversi senza che vi sia quel coordinamento necessario. Le divisioni, di competenze e politiche, su questo tema proprio non servono.

Bisogna dunque capire quali sono le misure veramente adatte a porre un freno vero al problema: le idee che circolano in questo ultimo periodo hanno profili di serietà e di ridicolezza, come spesso dimostrano di saper fare i nostri politici: in particolare mi viene in mente la proposta del ministro Livia Turco, che parla di stampare sulle bottiglie di alcolici immagini di incidenti stradali; non so se la signora Turco pensi veramente che questa possa essere una soluzione anche minima al problema; mi ricorda tanto le scritte presenti sui pacchetti delle sigarette che non penso abbiano ridotto i danni derivanti dal fumo e il numero dei fumatori.
Ancora una volta parlano tanto per parlare.

Ma questo non è tema sul quale attaccare questa o quella parte politica, salvo prendersela con i politici preposti che dimostrano di essere poco sensibili o inadatti a dare risposte al problema.
Questo è un tema su cui tutti, dal cittadino al politico, passando per l’agente di polizia, sono chiamati a dare un contributo in termini di impegno e di proposte.
Ritengo che siano già presenti delle ottime iniziative e proposte che potrebbero arginare o quantomeno limitare il problema, avendo dimostrato qua e là di essere valide: penso ad esempio all’introduzione del cosiddetto “braccialetto”: riassumendo si tratta di fornire ai ragazzi, specie fuori dalle discoteche o dai locali notturni, un apposto braccialetto, che sarà indossato da un ragazzo o una ragazza che per la sera si impegnerà a non bere alcolici; in questo modo potrà portare a casa i suoi amici con maggiore tranquillità.

Vanno nella direzione giusta anche gli inasprimenti di pena che si vogliono introdurre; sono misure che hanno una funzione repressiva, ma dal punto di vista preventivo sollevano qualche dubbio.
Un punto che ritengo fondamentale è quello relativo al trasporto pubblico: se viene fornita un’alternativa all’uso dell’auto privata ai giovani che vogliono recarsi ad esempio presso le discoteche, sicuramente il livello di sicurezza aumenta in maniera notevole; in questo senso poco viene fatto e molto potrebbe essere fatto, con risultati importanti se consideriamo come molti incidenti avvengono nei week end proprio tra i giovani.

Questo articolo vuole essere spunto per un momento di riflessione ma non solo: dobbiamo impegnarci per dare una risposta seria e concreta al problema: risposta che ritengo sia possibile; per questo scriverò ancora qualcosa in merito e invito tutti coloro che sono interessati a formulare le loro proposte, le loro idee e i loro dubbi.

Per non dimenticare che il problema ci tocca da vicino più di quanto crediamo, faccio parlare ancora una volta i numeri, ora relativi alla nostra provincia di Ancona.
Questa volta mi è di aiuto il sito dell’istat, dal quale apprendo che nel 2005 nella nostra provincia si sono verificati 2203 incidenti di cui 46 mortali; 50 sono state le vittime e 3271 i feriti.

8 Commenti

  • 1. mescalino (25 luglio 2007, 9:24 am) :

    Gabriele, ottimo articolo. Rispondo sull’ultimo punto (iniziative pratiche, presenti future).
    Se il problema sono i ragazzi all’uscita delle discoteche, forse è sufficiente mettere pattuglie nelle vicinanze dei locali da ballo, semplice ma non semplicistico, credo. Io, in diversi anni di frequentazioni di questi locali (che non sono così tanti e diversi, poi) non ne ho mai incontrata una.

  • 2. Gabriele (25 luglio 2007, 10:53 am) :

    Hai ragione, questo può essere un freno; mi capita di andare ogni tanto in discoteca e devo dire di vederne davvero poche; a volte le trovo davanti al casello dell’autostrada ma non tutti poi vanno in autostrada, molti percorrono ad esempio la statale o strade molto pericolose come questa.
    Rafforzare veramente i controlli e introdurre il “braccialetto” potrebbe essere un’ottima iniziativa, magari abbinata a qualche incentivo per coloro che decidono di guidare e non bere, come un ingresso gratis o a prezzo ridotto in discoteca.
    Non sono tutte mie idee queste, ovviamente, ma le pesco qua e la… penso che se le si abbinasse in un quadro organico ne uscirebbero ottime soluzioni.
    Ciao e grazie dell’interessamento

  • 3. Gianluigi Mazzufferi (25 luglio 2007, 11:03 pm) :

    Lo scrivo subito, prima che magari Andrea Scaloni, dal suo splendido, perdurante isolamento faccia lo spiritoso: non vorrei essere scambiato per il “cappellano di Popinga“.
    L’accenno che mi pare utile correlare all’eccellente scritto di Gabriele e che forse qualcosa si muove, non solo sul piano della repressione più severa delle infrazioni con le norme in discussione in questi giorni in Parlamento, ma anche “OltreTevere”.
    Mi riferisco al recente documento che ha pubblicato il Vaticano sugli “orientamenti pastorali della strada” che riepiloga e circostanzia tutti i doveri del conducente, di chi si trova sulla strada o a bordo di un veicolo. Certo raccomandazioni e riflessioni di una logica stringente e nient’affato elucubrazioni teologiche, ma una volta tanto quindi prescrizione chiare ed inequivoche.
    Da anni non facevo altro che chiedere agli amici preti, per la verità senza molte soddisfazioni, se per caso qualche volta ricordassero ai fedeli praticanti che si poteva peccare fortemente anche violando il solo codice della strada! Adesso è più facile: le istruzioni vengono dall’alto.

  • 4. Francesco Gasparetti (27 luglio 2007, 8:12 pm) :

    Finita la mia assenza forzata da internet e quindi da Popinga voglio fare solo un appunto:

    BASTA PARLARE DI EMERGENZA!

    In Italia siamo sempre in emergenza tanto che l’emergenza è diventata normalità: incidenti, rifiuti, energia, acqua, ecc…

    Ci si accorge dei problemi solo quando ci sono delle fasi acute, ma in realtà si tratta di mali endemici della nostra società che non riusciamo a scorgere per via di una miopia congenita che ci fa guardare solo al contingente e mai in un’ottica di lungo periodo.

    Così ci sembra di essere costantemente in emergenza perché il TG dice che a Taranto non arriva l’acqua (ma nessuno sapeva che l’acquedotto pugliese è un colabrodo?), perché nessuno vuole comprarsi l’ Alitalia, che continua a produrre solo debiti, perché la caduta di un albero in Svizzera lascia 60 milioni di persone senza elettricità o perché in un week end ci sono 50 morti sulle strade.

    La cosa buffa è che lo “stato di emergenza” dura quanto la copertura giornalistica dell’evento e poi tutti si scordano tutto tornando alla vita di “normale emergenza”.

    Inoltre spunta sempre qualche “cervellone” che emana una legge draconiana per limitare un determinato problema -fra un po’ metteranno la pena di morte per un parcheggio fuori dalle strisce- sapendo già che la suddetta legge non potrà essere applicata a causa della mancanza di personale o per un indulto qualsiasi.

    Aboliamo questo maledetto termine e diamoci da fare per risolvere i problemi per tempo, senza dover star sempre ad aspettare le “emergenze”!

    Pessimismo e fastidio.

  • 5. Gabriele (28 luglio 2007, 11:22 am) :

    Caro Francesco,
    capisco quello che vuoi dire ma la questione è un altra. Secondo me le parole a volte hanno un loro significato preciso e si tende a non dargli peso; ho voluto giocare con queste 2 parole “emergenza tollerata” proprio per mettere in luce la contraddizione di cui parli tu: l’emergenza è un fattore temporaneo e, in teoria, non può divetanre fisiologica, quindi tollerata.
    Oggi, stranamente ma non troppo, avviene invece il contrario.
    Se un terremoto causa 20 o 30 vittime subito si parla di emergenza; se pensiamo che ogni fine settimana, per certo ormai, ci saranno 30 o 40 vittime per la circolazione stradale, per me si deve fare altrettanto.
    Ma parole a parte, quello che si dovrebbe fare è cercare soluzioni concrete; purtroppo non è quello che fanno i politici e i preposti (adesso Napolitano Prodi e altri ministri, tra cui Bianchi, vogliono farsi testimonial di alcuni spot in radio per dire di guidare con prudenza, quando sarebbe meglio mettessero mano a qualche riforma vera in materia o destinassero qualche soldo alla prevenzione!).
    Concludo dicendo che per me questa è e rimane una vera emergenza; non penso lo siano invece quelle relative ai rifiuti o all’acqua o all’energia come dicevi tu; quelli sono solo errori strutturali di un paese che non ha interesse a risolverli.
    Ciao

  • 6. Francesco Gasparetti (28 luglio 2007, 1:13 pm) :

    Il problema delle strade italiane è annoso e strutturale:
    abbiamo un sistema stradale ridicolo per le esigenze del mondo moderno tanto più che in Italia la stragrande maggioranza delle merci viaggia sulle strade insieme al traffico normale.

    E’ chiaro che l’alcool, la droga, la stanchezza (che è la maggiore causa di morte sulle strade) sono fattori che acutizzano il problema, ma, IMHO, mettere delle pattuglie alle discoteche, o cose del genere, non farebbe altro che spostare il problema da qualche altra parte.

    Mi sembra anche una soluzione anacronistica visto che al giorno d’oggi molti superano il livello di tolleranza dell’alcool già dopo l’Happy Hour, cioè alle 19:00!

    Mettiamo una pattuglia davanti ad ogni bar?

    Facendo seguito al ragionamento fatto nel mio primo post, sono dell’idea che non servano neanche delle leggi speciali.
    Basterebbe dare gli strumenti alle forze dell’ordine per effettuare dei controlli seri sulle strade e di garantire la certezza della pena, senza fare più indulti o leggi che portano la durata della prescrizione mediamente al di sotto della durata dei processi.

    Anche la tecnologia viene incontro alle forze dell’ordine: non sarebbe difficile piazzare le telecamere fisse che misurano la velocità nei punti più pericolosi e non sarebbe nemmeno difficile fare una legge che tolga la patente (le multe pecuniarie non le capisco e sono discriminatorie) a chi commette gravi violazioni del codice della strada.

    In fondo se uno è pericoloso alla guida non bisogna prosciugargli il conto in banca, ma solamente proibirgli di circolare, ma non per due o tre giorni!

    Non serve un genio per capire queste cose, basta avere la volontà di affrontare seriamente il problema.

    Accanto alla punizione serve però un’opera di prevenzione che affronti soprattutto il problema delle strade italiane: ci sono dei tratti autostradali che sono pericolosi di per sé, senza bisogno di doversi drogare o di ubriacarsi.

    Percorrere indenni la Salerno-Reggio Calabria è come vincere un terno al lotto, la statale “Romea” fa più vittime della guerra in Iraq, tutti gli svincoli più importanti sono ormai obsoleti e inadatti a reggere l’odierno volume di traffico.

    Sulla A14 bastano due camion a creare un ingorgo.

    C’è poi una legge ridicola che regola i limiti di velocità: se il limite in una strada è 50 Km/h, puoi andare fino a 55 per la tolleranza dei tachimetri; se vai da 55 a 60 ti fanno solo una piccola multa, se vai da 60 a 90 ti fanno una multa più salata e ti tolgono qualche punto.
    Per farti togliere la patente per qualche giorno devi superare i 90 Km/h.

    Quindi è come se il limite effettivo fosse di 90 Km/h e non dei 50 indicati!

    Così succede che per fare andare la gente a 50 Km/h devono mettere dei limiti assurdi come i 30 Km/h che si vedono in molte strade di Senigallia.

    Chiunque guidi una automobile sa che si superano i 30 solo passando dalla prima alla seconda e quindi si tratta di un divieto idiota.

    A questo punto si dovrebbero multare anche le biciclette che superano facilmente tale limite (senza considerare che alcune persone riescono a superarlo anche di corsa)!

    Ma ci vuole tanto a mettere dei limiti seri e a farli rispettare senza tante tolleranze?
    Boh, all’estero ci riescono e comincio veramente a pensare che in molti paesi siano più intelligenti di noi!

    Insomma, non focalizziamoci solo sull’alcool, droga legale spacciata dallo Stato che provoca molte più vittime di quelle spacciate dalla mafia, o sulle discoteche, ma cerchiamo di analizzare il problema in generale.

    IMO si eviterebbero molte vittime solamente spostando il traffico merci su rotaia, cosa che viene detta da decenni ma ancora non si riesce ad attuare, o ampliando e rendendo più sicure le principali arterie di traffico.

    Come al solito i problemi strutturali sono superiori all’emergenza specifica e soprattutto evitiamo i comportamenti schizofrenici che ci fanno passare dalla tolleranza 0 per dieci giorni (magari dopo un week end con 50 morti) alla tolleranza 100% per tutto il resto dell’anno!

  • 7. Gabriele (28 luglio 2007, 3:34 pm) :

    Il problema principale che secondo me è anche di più agevole soluzione, sempre che vi sia la volontà necessaria, è proprio quello che riguarda le giovani vittime e gli incidenti nei week end.
    E’ ovvio che questo non rappresenti tutto il problema, ma è una parte molto rilevante (il fatto che gli incidenti siano la prima causa di morte per gli uomini sotto i 40 anni deve far riflettere).
    Del resto i dati parlano chiaramente: spesso è al ritorno a casa dalle discoteche o comunque a tarda notte che si consumano gli incidenti per le cause che tutti conosciamo (alcool, droghe, eccesso di velocità ecc).
    L’ora in cui c’è il tasso di mortalità più alto è compresa tra le 5 e le 6 del mattino, prevalentemente dei fine settimana.
    E’ partendo da questi dati che bisogna elaborare qualche proposta concreta.
    Mi trovi pienamente d’accordo sulle questioni dei problemi strutturali di questo paese (stato indecente di alcune strade, trasporto su gomma eccessivo, non certezza della pena ecc) ma son questioni che forse meritano un altro e diverso approfondimento e purtroppo di più difficile soluzione.
    Ciao

  • 8. Francesco Gasparetti (28 luglio 2007, 8:48 pm) :

    Forse non mi sono spiegato, ma io sono quasi completamente d’accordo con quello che hai scritto.

    Ho solo fatto delle puntualizzazioni sulla “emergenza” che in realtà è uno stato perdurante e sul fatto che il problema degli incidenti sulle strade va visto in maniera più ampia.

    E’ chiaro che nei week end si sommano tutti gli effetti di pericolo come alcool, droga, stanchezza, strade pericolose e da questo cocktail escono gravi incidenti con morti soprattutto tra quei giovani che escono per andare a divertirsi.

    Imo però mettere delle pattuglie solo davanti alle discoteche non serve a nulla.

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