Quando si ha un input, per le materie e per gli oggetti che ricadono più vicino alla nostra esperienza e sensibilità, credo sia segno di maturità civica approfondire. A me stavolta l’input è venuto per il latte ed altri prodotti della Granarolo, che da anni entrano nella nostra casa.

È successo che mia figlia ha assistito all’ultimo spettacolo di Beppe Grillo, nel quale il comico genovese presenta allarmanti risultati scientifici comprovanti, sembra, seri rischi per la salute. Il problema attiene alle cosiddette nanoparticelle, nella fattispecie particelle inorganiche della dimensione dell’ordine del miliardesimo di metro. Tali nanoparticelle sembra siano prodotte anche dai moderni inceneritori.

Nei suoi spettacoli e nel suo blog, Grillo presenta il lavoro di due ricercatori dell’Università di Modena che sembra abbiano provato la presenza di tali nanoparticelle in molti prodotti alimentari di largo consumo, tra i queli figura, ad esempio, la mozzarella Granarolo, che noi consumiamo da anni in famiglia. Ho chiesto quindi spiegazione alla Granarolo, che mi ha appena risposto. Ecco la mia e la loro lettera.

Spett.le Granarolo,

la mia famiglia consuma da anni, e con soddisfazioni, i vostri prodotti.

Di recente mia figlia, di ritorno da un show del comico Grillo, ha riportato notizie (confuse, ma allarmanti!) sulla qualità della Vostra mozzarella.

Vi sarei grato per informazioni al riguardo, certo che sappiate di tale non “buona” campagna pubblicitaria!

In attesa ringrazio ed invio i migliori saluti

Dr. Gianluigi Mazzufferi
Senigallia (AN)

Gentile Sig. Mazzufferi,Le invio la presente per rispondere alle Sue e-mail del 07/03/06 e del 14/03/06. Desidero, inoltre, ringraziarLa dell’interesse dimostrato nei confronti della nostra azienda. La sua preoccupazione accomuna tanti consumatori che, come lei, hanno assistito allo spettacolo di Beppe Grillo o frequentano il suo blog.Credo che valga la pena riflettere su alcuni punti, partendo da ciò che ad oggi conosciamo sull’argomento.Il tema delle nanoparticelle di metalli è stato sollevato proprio da Grillo in un articolo pubblicato qualche mese fa nel suo sito, nel quale veniva stilato un lungo elenco di prodotti alimentari di marca che, secondo fonti che hanno preferito restare anonime, conterrebbero nanoparticelle di metalli; tra questi prodotti, anche una mozzarella a marchio Granarolo.Poi, qualche giorno fa anche il settimanale Il Salvagente ha affrontato l’argomento, con un servizio molto interessante (che allego per sua conoscenza), nel quale finalmente viene rivelata la fonte dell’informazione: un laboratorio specializzato di Modena, diretto da una ricercatrice che, per ragioni di opportunità, al momento non rende disponibili i risultati della ricerca compiuta.

Per quanto ci riguarda, pur con tutto il rispetto che l’impegno di Beppe Grillo merita, riteniamo che – in assenza delle informazioni basilari circa la ricerca condotta, le metodiche utilizzate e il campione esaminato – non sarebbe serio, da parte nostra, esprimere delle valutazioni di merito. Granarolo deve attenersi ai fatti. In questo senso, possiamo affermare con certezza che tutti i prodotti della nostra azienda vengono realizzati in conformità non solo alle procedure di autocontrollo previste dalla legge, ma anche ad altre che il nostro gruppo si è dato volontariamente, per garantire ai consumatori prodotti controllati e sicuri. Tali procedure prevedono, tra le altre, analisi periodiche volte a verificare l’eventuale presenza di residui di metalli pesanti (che ad esempio potrebbe determinarsi, come la cronaca putroppo ci ha dimostrato, nel caso di pascoli inquinati da discariche abusive o altro).

Ma i residui di metalli pesanti non hanno nulla a che vedere con le “nanoparticelle di metalli”, il cui studio è recente ed appartiene ad ambiti estremamente specializzati della ricerca scientifica, ancora molto lontani dalle applicazioni pratiche. Non ci risulta, infatti, che ad oggi siano stati pubblicati studi sulle nanopatologie, applicati all’alimentazione umana.
Questo non deve sorprenderci: il cammino delle cosiddette “nanoscienze” è ancora all’inizio e i lavori scientifici di riferimento sono scarsi o in via di pubblicazione e comunque effettuati solo da laboratori universitari.

Inoltre, se venisse confermata l’ipotesi sviluppata da quel laboratorio di Modena, il problema, purtroppo, riguarderebbe non solo i prodotti citati da Beppe Grillo, ma tutti quelli realizzati con attrezzature metalliche, comprese le torte in teglia fatte in casa o, andando oltre l’ambito alimentare, le protesi dentarie. Il problema, quindi, sarebbe riconducibile non tanto a una negligenza nei controlli (che sono tantissimi, specie nell’industria alimentare), quanto a un filone della ricerca scientifica che sta compiendo ora i suoi primissimi passi.

Attendiamo, quindi, che le Università e i centri di ricerca convalidino l’importanza dello studio delle nanoparticelle e la loro correlazione con patologie umane e lasciamo che Beppe Grillo continui la sua opera di sensibilizzazione, con il linguaggio paradossale che gli è proprio (“Ferramenta ambulanti” è il titolo dell’articolo) e che oggi non possiamo leggere alla lettera.

Ringraziandola dell’attenzione, la saluto cordialmente

Granarolo S.p.A

Patrizia Postiferi
Direzione Ricerca Sviluppo e Assicurazione Qualità
Tecnico Assicurazione qualità
Tel. 051/4162585 – Fax. 051/4162629
e.mail patrizia.postiferi@granarolo.it

7 Commenti

  • 1. simo (29 luglio 2007, 9:29 am) :

    Volevo approfondire il tema leggendo l’articolo de il Salvagente, ma cliccando sul link non c’è.

  • 2. mescalino (30 luglio 2007, 2:21 pm) :

    Dopo l’aggiornamento del sito, l’allegato si è “perso”; ora è nuovamente disponibile a questo indirizzo.
    Ci scusiamo per l’inconveniente.

  • 3. Alessandro G. (4 maggio 2008, 11:57 pm) :

    Il problema delle nanoparticelle e’ essenzialmente legato alla loro INALAZIONE, l’ ingestione non crea alcun problema se non intossicazione dovuta a composti chimici e metalli pesanti ma per sostanze ed elementi chimicamente innocui ,per esempio quali il Ferro, piccole nanoparticelle che vengono ingerite sono immediatamente attaccate dall’ acido cloridrico dissolvendosi e reagendo chimicamente con altre sostanze a formare altri composti… in genere vengono comunque METABOLIZZATE.

  • 4. Gianluigi Mazzufferi (5 maggio 2008, 8:46 am) :

    Infatti anche dal mio punto di vista il problema potrebbe essere legato a “composti chimici e metalli pesanti”. Alcuni di questi hanno, come noto, effetti piuttosto preoccupanti. Certo sull’esempio del Ferro sono più che d’accordo con Alessandro, che ringrazio per i commenti!

  • 5. Piero (7 settembre 2010, 12:32 pm) :

    Io intanto per sicurezza non compro piu’ latte Granarolo !

  • 6. Gianluigi (7 settembre 2010, 10:18 pm) :

    Se Piero argomentasse un po’ la sua drastica affermazione magari potrebbe convincermi. Questa frase, così come scritta, a me sembra che non abbia fondamento; anzi m’appare come vagamente minatoria e pertanto non la condivido.

  • 7. Gabriele (8 settembre 2010, 4:17 pm) :

    Col discorso c’entra e non c’entra, comunque questo è un esempio lampante di come la diffusione di alcune informazioni non certe (e magari erronee) ingenerano conseguenze assolutamente negative…
    Per questo ho sempre sostenuto che ci vuole la massima cautela nel pubblicare le notizie, siano relative ad indagini o meno.

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