Non me la sento di condannare il tizio che, sul suo tavolinetto ripiegabile e magari con l’aiuto d’un paio di complici, spilla cento euro a qualche passante con il gioco delle tre carte: lui è un treccartaro, quegli altri sono dei babbei.
Per la stessa ragione, non me la sento di condannare Moggi per le conversazioni telefoniche con qualche arbitro.

Io non ce l’ho con Moggi. Ce l’ho con voi:

– con voi che andate allo stadio;
– con voi che comprate schede prepagate per vedere ventidue miliardari dare calci al pallone in TV;
– con voi che non vi perdete una puntata di “Novantesimo minuto”;
– con voi che siete disposti a saltare la cena per pagarvi l’abbonamento a SKY;
– con voi che non sapete manco da che parte si apre un libro, ma guai a chi vi tocca la Gazzetta e quelle trentacinque pagine piene di aria fritta.

Moggi e quelli come lui capiscono solo il linguaggio dei soldi. Ma in fondo fanno il loro mestiere, fin quando ci saranno gli idioti come voi, disposti a foraggiare il loro sistema.     

1 Commento

  • 1. duff (7 maggio 2006, 2:48 am) :

    Condivido pienamente, eccetto il punto sulla gazzetta 😉

    Moggi magari sarà uno dei tanti problemi del calcio, chi lo sa, non é stato ancora condannato. La cosa scandalosa é sentire altri personaggi importanti sventolare le bandiere della sacra inquisizione più che altro per pararsi il culo.

    Mi sa tanto di quei discorsi “meglio a te che a me” ma alla fine Moggi e figlio non sono certo gli unici con le mani sporche in questo mondo.

    Chissà se ci saranno conseguenze o finirà tutto come al solito nel dimenticatoio… 

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