Gaspa ha sollevato una questione interessante: il presunto razzismo ideologico (io lo chiamerei primato) della cultura scientifica su quella umanistica.

Il presunto primato della cultura scientifica su quella umanistica – forse dovuto a un’idea distorta della professionalità e della spendibilità del sapere sul mercato del lavoro – è storicamente infondato. Tralasciando i danni delle ultime riforme Berlinguer-Moratti, l’ultima riforma seria dell’istruzione – quella di Giovanni Gentile, nel solco di una tradizione millenaria – assegnava la parte “nobile” del sapere ai Licei, mentre toccava agli istituti tecnici “sporcarsi le mani”.

Del resto, mentre m’è capitato di sentire qualche professore o letterato dichiarare di non saper nulla di algebra e vantarsene pure, non ho mai sentito matematici o ingegneri confessare con orgoglio la propria ignoranza della grammatica. In altre parole, uno che scrive squola con la q è un somaro; uno che non sa il teorema di Pitagora, se alza le mani e dice di essere negato in matematica, viene subito perdonato.

Ciò detto, siccome non mi piace rimpallare le accuse, per far capire come la penso vi racconto una scena cui assistetti all’università, durante una lezione di analisi matematica.
Trattando le equazioni di Volterra, il professore si fermò un attimo e aprì una parentesi.
«Vedete», disse all’uditorio, «ciò di cui abbiamo parlato è il prodotto del genio di un vostro conterraneo, Vito Volterra. I suoi lavori rimarranno in eterno, sopravvivendo al loro autore e regalandogli fama imperitura. Fra duemila anni queste equazioni saranno ancora valide, fresche come il primo giorno. Chissà invece, tra duemila anni, quanti si ricorderanno di un altro vostro conterraneo come Giacomo Leopardi?».
Ecco: in quel momento quel professore, peraltro bravo nella sua materia, perse parecchi punti dal montepremi della mia stima.

Questo per dire che il sapere scientifico e umanistico non sono impermeabili l’uno all’altro, ma componenti irrinunciabili e inseparabili della conoscenza umana. Presi separatamente, risultano entrambi incompleti.

Faccio un altro esempio.
Poiché l’uomo è andato sulla Luna, immaginate che un giorno uno scienziato si alzi e proclami:
«Il trionfo della scienza e della tecnica sulla cultura umanistica è sotto gli occhi di tutti: un conto è cantare la Luna dal balcone di casa, come fa Leopardi nel “Canto notturno”; ben altra cosa è esserci atterrati con l’Apollo 11 e averci camminato sopra».
A questo punto, immaginate che un poeta replichi offeso:
«Ma quale trionfo? Volete forse mettere sullo stesso piano speculazione e pragmatismo? Un conto è andare a letto con Silvia per trombarsela; ben altra cosa è, invece di andarci a letto, scrivere e regalarci “A Silvia”».

Ecco: entrambi, scienziato e poeta, vedono solo metà dell’orizzonte, e la loro visione settaria del sapere non solo li porta ad esprimere giudizi affrettati su cose che non conoscono, ma a rendere ben poco onore a ciò che conoscono.

2 Commenti

  • 1. Leo Barucca (29 gennaio 2007, 2:36 pm) :

    Sono completamente d’accordo con Andrea Scaloni,in effetti quando dice: “Del resto, mentre m’è capitato di sentire qualche professore o letterato dichiarare di non saper nulla di algebra e vantarsene pure, non ho mai sentito matematici o ingegneri confessare con orgoglio la propria ignoranza della grammatica.” non fa che riportare un’esperienza che, a vari livelli, più o meno tutti abbiamo avuto occasione di fare. Dal saggio del ’59 di Charles P. Snow “Le due culture” http://magazine.enel.it/boiler/libri/libri0005.asp
    ci rendiamo conto che questo non è certamente un problemasoltanto italiano, anche se, come dice giustamente Scaloni, grazie alla riforma Gentile, certo meritoria per tanti altri motivi, questa vera e propria “jattura” in Italia ha messo radici profonde e difficili da estirpare. Una persona che io apprezzo molto che si è occupata in vari libri e articoli di questo fenomeno è Piergiorgio Odifreddi, logico-matematico con un “pedigree” accademico di tutto rispetto che sa scrivere bene e in maniera divulgativa, comprensibile ma non banale, di scienza e spesso di rapporti tra scienze e materie umanistiche. Chi non lo conoscesse può visitare il suo sito: http://www.vialattea.net/odifreddi/
    o ascoltare la presentazione che ne fa Umberto Eco:
    http://www.fondazionesigmatau.it/imagesFileMediaeco audio-1.wma

  • 2. gaspa (3 febbraio 2007, 12:51 pm) :

    Uffa, io volevo sollevare un vespaio, invece non c’è neanche un commento…

    Questi ingegneri, sempre a fare i conti…

    Due palle!!

    ^_______________*

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