Qualche tempo fa scrissi un articolo qui su Popinga che riguardava il neonato Partito Democratico, nel quale mi riservavo di compiere valutazioni future su quello che succedeva nel centro destra.

Gli avvenimenti degli ultimi giorni, da ultimo il fuori onda di Gianfranco Fini “captato” da Repubblica tv mi inducono a scrivere quello che, da semplice persona interessata alla politica, penso.

Inizio con un elogio al Presidente della Camera Gianfranco Fini: le sue parole sono state chiare, dirette e soprattutto vere; qualcuno potrà aver gioito dopo quel discorso per delle possibili ripercussioni politiche all’interno del Pdl e non ci vedo nulla di male: io sono tra quelle persone.

Non posso nascondere la delusione per un partito che si dichiara di centro destra e trascura tutta una serie di valori che un vero centro, se vuole essere aggettivato come “destra” dovrebbe avere come stella polare della propria azione politica: legalità, giustizia, attenzione al sociale in un’ottica di libero mercato tanto per citare i principali.

L’azione del governo, diviso tra i problemi del paese e quelli prettamente personali del Presidente Berlusconi è contraddittoria: l’interesse comune non va confuso con l’interesse personale, non essendo nè tale nè la somma degli interessi dei singoli, bensì la loro sintesi.

Quando si inizia a parlare e si inizia a spacciare un interesse egoistico e personale per interesse comune il danno è già fatto, la confusione è già avvenuta; tornare a distinguere i due concetti rischia di essere molto difficile.

Le differenze tra destra e sinistra si sono assottigliate a livello di valori, come inevitabilmente doveva succedere non essendo più applicabili certe categorie politiche di fine Ottocento, inizio Novecento; quella distinzione è però stata mantenuta un po’ da tutte le forze politiche perchè ha sempre fatto e continua ancora oggi a fare comodo: si mantiene il proprio bacino elettorale e si mantengono i propri interessi.

In un paese dove le infiltrazioni mafiose e la corruzione nei partiti, nello Stato e nelle sue articolazioni è ormai non solo dilagante ma tristemente accettata, c’è poco da stupirsi: nessuna parte politica può avere un sincero interesse a cambiare questa situazione, in quanto per farlo dovrebbe rinnegare se stessa, quello che oggi di fatto è.

Come possiamo pensare di rifondare una politica “vera”? Per prima cosa, ritengo sia necessario rifondare le concezioni politiche: destra e sinistra non sono più quelle di una volta ma possiamo e forse dobbiamo trovare delle differenze, perchè un paese ha bisogno di concezioni diverse che tuttavia riescano a parlarsi, a collaborare.

Limitando il discorso al centro destra, l’operazione è decisamente radicale: bisogna avere il coraggio di recidere nettamente questo modo di fare politica riportando i valori di centro destra, quelli veri e non quelli proclamati tali, al centro dell’azione politica.

Non si può che essere sfiduciati e sconfortati davanti ad un’operazione di sostituzione dei valori in cui tante persone, ingenuamente ma giustamente, credono.

Non si può che essere sfiduciati e sconfortati davanti a provvedimenti come quello sul cosiddetto “processo breve” che, per ragioni strettamente personali di un singolo, vanno a schiacciare completamente quei valori e, ancor più grave, determinano un danno ingiusto all’intera collettività.

Un vero centro destra, forte dei suoi principi non può giustificare simili scelte, non è tollerabile la sostituzione dell’interesse personale a quello comune, non è accettabile che vengano presi degli ideali e li si usi come delle prostitute.

E’ desolante osservare una situazione in cui c’è una parte politica che, forte dei suoi numeri, ben potrebbe mettere mano ai problemi veri e risolverli, come ha dimostrato di saper fare in altre situazioni; quella parte politica che oggi si dirige troppo spesso in tutt’altra direzione.

Tante sarebbero le questioni da affontare, tanti i problemi di cui parlare e di oggetti da analizzare ne abbiamo a volontà: potremmo parlare di quali provvedimenti presi lo siano stati per un fine oggettivamente comune e quali per uno personale; non tutti certo appartengono a quest’ultima categoria ma il fatto che ve ne siano anche della prima mi basta per essere deluso.

I valori possono essere calpestati, tirati, maltrattati.

I valori non possono essere usati come uno scudo.

I valori sono trasparenti non possono coprire.

E’ ora che i valori riemergano.

13 Commenti

  • 1. Daniele_Sole (2 dicembre 2009, 10:21 pm) :

    In senso generale trovo perfette le parole ed il comportamento del presidente Fini, e provo un forte senso di disagio e fastidio nel leggere invece i comunicati “monopensiero” (o senza pensiero) di gran parte del PdL.
    Spero che la politica del Paese non segua la china che ha preso, e spero anche che il Berlusconismo finisca prima di arrivare a danni irreparabili.
    Al momento la destra dovrebbe fare affidamento solo su Fini ed un suo asse con Casini.
    E in questo contesto, che sarebbe l’occasione giusta per il PD di smarcarsi un pò da Di pietro e sviluppare un ragionamento di vera politica, sento invece anche oggi che l’argomento che preme più a Bersani è mettere in evidenza le spaccature in seno al PdL: gran bella prova di savoir-fare politico, e nuova occasione persa dal PD, che in quanto a scissioni interne avrebbe solo da insegnare.
    Al momento, a sinistra…spero solo nelle giovani leve.
    Daniele_sole

  • 2. LorenzoMan (3 dicembre 2009, 5:11 pm) :

    Continuo ad avere, come unico conforto, la certezza della presenza viva e vitale di persone sia di destra che di sinistra, che credono davvero che si possa uscire da questa situazione di stallo e far crescere il nostro Paese. Le soluzioni possono e devono essere frutto di mediazioni ed il contrasto ci vuole. Ma, se l’obiettivo è comune, prima o poi si raggiunge.
    Ma le persone ci sono.
    Alcune scrivono qui.

  • 3. Andrea Scaloni (3 dicembre 2009, 10:16 pm) :

    Condivido il giudizio su Gianfranco Fini, che reputo uno dei pochissimi politici di oggi ad essere anche uomo di Stato nel vero senso della parola. Fini passa per “scheggia impazzita” avendo solo detto una banale verità, cioè che il consenso popolare autorizza a governare ma non a sentirsi immune alla legge. Ma in quest’Italia, chi dice la verità passa per eversivo.
    Condivido meno, invece, le conclusioni e la ricetta di Gabriele per uscire da questa situazione palesemente illegale e anti-democratica, pur rallegrandomi che finalmente qualcuno è giunto ad ammettere timidamente ciò che altri sostengono da anni.
    Il discorso sui valori è teoricamente giusto ma di difficile applicazione pratica. Chi li decide i valori? Chi è in grado di dare giudizi valoriali? Berlusconi si proclama difensore dei “veri valori” di centro-destra, al pari di Fini, Casini e magari Bossi. Chi ha ragione?
    Sarebbe come pretendere che in Parlamento sieda solo gente onesta: ognuno ovviamente dichiara di essere onesto e di lavorare per l’interesse collettivo.
    E allora? Se puntiamo su non meglio definiti “valori morali” per rinnovare la politica non andiamo lontano.
    A mio parere, per fare un po’ di pulizia, bisogna applicare quello che in altri Paesi funziona benissimo e che non a caso da noi si tenta di limitare: il controllo democratico sulla politica. Un controllo che si esercita attraverso due attori fondamentali: la magistratura e l’informazione.
    Il malaffare e le “mele marce” esisteranno sempre, non si può fare un filtro a monte. Ma il controllo democratico permette di filtrare a posteriori, eliminando i politici disonesti.
    Perché, come in America, deve valere la legge del saloon: tu puoi barare finché vuoi, puoi essere disonesto quanto ti pare, ma quando ti scoprono ti becchi una pallottola in fronte.
    Allo stesso modo, basterebbe che gli amministratori disonesti fossero “eliminati” non appena scoperti, anziché riconfermati in un eterno gioco di poltrone.
    Il criterio è solo uno: non la Morale, ma la Legge.

  • 4. Gaspa (4 dicembre 2009, 12:11 am) :

    It’s the end of the world as we know it, and I feel fine!
    Mi verrebbe da dire alleluja, anche se ci sono volute le uscite di Fini per far aprire gli occhi a parecchia gente che fino ad oggi se li era tappati per non vedere ciò che è sempre stato palese.
    Sincerità x sincerità, mi verrebbe da dire che se oggi mi chiedessero di votare un premier, io darei senza dubbio il mio voto a Gianfranco Fini.
    Io direi di fare basta di parlare di destra e di sinistra e di incominciare a fare qualle riforme liberali che l’Italia, divisa tra comunisti, socialisti, democristiani e fascisti, non ha mai avuto.
    Riforme che sono come il segreto di pulcinella, ovvero tutti sanno cosa andrebbe fatto, ma nessuno ha il coraggio di farlo rischiando l’impopolarità a breve termine, ma non agendo si ipoteca il futuro dell’Italia nel lungo periodo!

  • 5. Gianluigi (4 dicembre 2009, 12:58 pm) :

    Dai commenti che leggo mi sembra un  dibattito così felpato da scivolare  sull’asettico. Meglio così comunque dei toni inutilmente aspri  di cui ho spiacevole memoria per altri confronti, tra i medesimi attori.
    Ciò premesso non vorrei rompere l’incantesimo, ma devo pur scrivere quello che penso.
    Per ora mi limito alla magistratura, lasciando per altre occasioni l’informazione.
    Quando Andrea si pronuncia sul “controllo democratico della politica” forse si riferisce a tutt’altri paesi rispetto a questa Italia, di cui siamo cittadini.
    E’ qui la prima emergenza quotidiana: la magistratura.
    Condotta alla normalità, in linea con le democrazie di mezzo mondo, tutto il resto degli altri mali della nostra società li si vedrebbero rientrare nella media fisiologica del bene e del male.

  • 6. LorenzoMan (4 dicembre 2009, 5:42 pm) :

    In effetti di questi tempi non c’è cosa più noiosa di quattro persone che si trovano d’accordo.
    Personalmente sono anni che, con un mio amico, mi diverto a vedere come ogni problema dell’Italia possa essere ricondotto alla mancanza di una giustizia certa e rapida.

  • 7. Gabriele (4 dicembre 2009, 6:15 pm) :

    Per Andrea: la mia non è tanto una ricetta per ripulire la politica ma è, chiamiamola così, un’incazzatura verso chi (ti frego un modo di dire così ci capiamo) prende valori che in realtà non gli appartengono e ci si vuole pulire il culo; poi possiamo discutere di quali valori debba avere un centro destra sano.. di sicuro non quelli che oggi vengono spacciati come tali.
    Tu hai detto che c’è un limite dato dalla legge, io ho parlato di legalità, quindi diciamo la stessa cosa.
    Per Gaspa: le uscite di Fini mi hanno solo rallegrato un po’, le stesse cose le ho dette già da un po’ di tempo ad altre persone, quali Marco o Lorenzo, quindi non mi ero tappato gli occhi è solo che discutere a volte era diventato abbastanza difficile; comunque l’importante alla fine è capirsi e scoprire che alla fine (stavolta frego una frase di Lorenzo) se in tanti diciamo che una cosa da fare è giusta, questo mi fa pensare che effettivamente sia la cosa giusta.
    Andando oltre: le mele marce esisteranno sempre? Sicuro, mi piacerebbe vedere un filtro all’interno dei partiti, cosa che sicuramente non possiamo chiedere a questo centrodestra nè agli avversari.
    In merito alla magistratura sono decisamente di parte: è indecente che ogni giorno si dia la colpa di tutto ai magistrati; non voglio dire che non ci sono problemi causati anche da loro (l’ho sempre detto e sono pronto a farne un elenco) ma questa generalizzazione è ridicola e senza senso.
    Se ci son 5 magistrati politicizzati, tutti gli altri non lo sono e non vanno tirati in mezzo.
    Io ho delle idee abbastanza chiare su come andrebbe riformata la giustizia, anche da un punto di vista tecnico e sono completamente diverse da queste stronzate che spacciano per riforme urgenti.
    Sono incazzato anche perchè qualcosa intelligente ad esempio per il processo civile è stato fattom quindi come è ovvio capacità e conoscenze ci sono.
    Se fosse possibile farla arrivare a chi di dovere, lancerei una bella provocazione: la giustizia non funziona per colpa dei magistrati? Bene, dagli la possibilità di scrivere una riforma e dagli ciò che chiedono, se dopo questo rimangono i problemi allora la colpa sarà solo loro.
    E pensare che alcune modifiche sarebbero a costo zero ma velocizzerebbero di molto i processi.
    Giusto per dare un’indicazione: i processi sono troppi? Forse è ora di farne meno.

  • 8. Gianluigi (4 dicembre 2009, 11:37 pm) :

    Questo proprio no Gabriele!
    Scrivi infatti:” dagli la possibilità di scrivere una riforma e dagli ciò che chiedono “.
    Purtroppo è sempre avvenuto e si verifica ancora che i magistrati scrivano le leggi che poi il Parlamento supinamente approva.

  • 9. Gaspa (5 dicembre 2009, 12:26 pm) :

    Il problema della invadenza della magistratura dipende principalmente da due fattori: 1-la politica è debole e fa di tutto per indebolirsi ancora 2-la corruzione, la connivenza con il malaffare, il nepotismo sono i tratti distintivi della classe politica italiana.
    E’ chiaro che partendo da questi due assunti si arriva al risultato che i giudici tentino di assumere una posizione suppletiva che costituzionalmente non hanno, ma che nei fatti sembra quasi necessaria.
    Tangentopoli non se la sono inventata i giudici di Milano. Se il sistema politico era diventato talmente corrotto ed inefficiente da portare il paese sull’orlo della bancarotta (ed ancora paghiamo il dazio di quagli anni scellerati), non è colpa di Di Pietro e del Pool.
    I rapporti tra la politica e le mafie al mezzogiorno non se li sono inventati i giudici, tanto che la lotta alla criminalità è ben strana in un paese in cui ci sono alcune città con quartieri off-limits per le forze dell’ordine, se non provviste di blindati.
    Parti di paese in cui l’illegalità è diffusa e tollerata, in cui non puoi andare perché hai paura che ti rubino la macchina se non la parcheggi dal parcheggiatore abusivo; parti in cui si preferisce pagare il pizzo ai mafiosi che non pagare le tasse ad uno stato assente o connivente coi mafiosi.
    Altre parti in cui si assiste ad uno spoil-sistem maccheronico in cui in Lombardia i medici sono tutti di Comunione e Liberazione, mentre in Emilia sono tutti Rossi, alla faccia della tanto auspicata “meritocrazia”.
    In un paese come questo, non si può certo addossare la colpa ai giudici se tentano di ripristinare un poco di legalità.
    Certo gli abusi ci sono ed il sistema della giustizia andrebbe riformato, ma i commenti di GL e Lorenzo mi ricordano il dibattito sulle intercettazioni: siccome ci sono degli abusi sul loro uso, sembrava che ogni colpa ricadesse sullo strumento invece che sugli artefici dei reati.
    Per la magistratura è lo stesso: che molte inchieste siano strane è vero, ma se i politici fossero credibili, onesti e più interessati a risolvere i problemi del paese piuttosto che i propri, i giudici non avrebbero un così ampio spazio di manovra.
    Se Berlusconi avesse fatto la riforma della giustizia che proclama da 15 anni, invece di fare una miriade di leggi ad personam per coprire i suoi comportamenti non certo irreprensibili, forse il sistema funzionerebbe meglio già oggi.
    Se la sinistra avesse realizzato la riforma, che sbandiera ai quattro venti da decenni, ed avesse reso più veloci i processi civili e penali, invece di usare la magistratura come grimaldello per scalzare Berlusconi, forse il sistema funzionerebbe già oggi.
    Invece destra e sinistra parlano a vanvera e non concludono nulla (e non solo riguardo alla giustizia), ma poi si viene a sapere che Berlusconi corrompe Saccà per ottenere la maggioranza parlamentare (finalità altamente eversiva); si viene a sapere che Fassino e D’Alema gioiscono perché finalmente “hanno una banca”, ecc…
    Mi viene il dubbio, ma la colpa è dei giudici, o di questa classe politica inetta, farabutta e completamente autoreferenziale?

  • 10. Andrea Scaloni (5 dicembre 2009, 1:55 pm) :

    A differenza di Gianluigi, io credo che le mele marce, l’inefficienza, l’inettitudine e la corruzione siano uniformemente distribuite in ogni settore della vita pubblica: pertanto la magistratura va considerata al pari della scuola, della sanità ecc.
    Ma ammettiamo che, per ragioni che mi sfuggono, la magistratura sia la vera emergenza nazionale. Può darsi che sia vero, ed è senz’altro vero che l’Italia viene continuamente condannata dalla Corte Europea per la inaccettabile lunghezza dei processi e la poca certezza del diritto. Quindi è senz’altro vero che la Giustizia vada migliorata.
    Ma mi chiedo e vi chiedo:
    – Mandare in prescrizione centiaia di migliaia di processi dovendo cestinare quelli di Mr. B. significa fare quelle riforme strutturali per rendere più veloce la Giustizia?
    – Fare una legge come il Lodo Alfano significa rendere un buon servizio allo stato di diritto in questo Paese?
    – Depenalizzare di fatto il reato di falso in bilancio e varare lo scudo fiscale significa combattere i reati finanziari e i profitti della criminalità organizzata?
    – Dimezzare i termini di prescrizione (legge ex-Cirielli) significa velocizzare i processi?

    Non mi pare che la Magistratura abbia mai chiesto leggi del genere.
    Mi pare invece che si stia facendo di tutto per sfasciare quel che c’è di buono nel sistema giudiziario, e tutto questo per salvare il culo di una persona.

  • 11. Gabriele (5 dicembre 2009, 3:17 pm) :

    Il problema della riforma dei processi ha 2 aspetti da prendere in considerazione: il primo riguarda i mezzi, le risorse ed il personale, quindi l’organizzazione degli uffici (di giri inutili ne ho visti fin troppi nelle cancellerie); il secondo riguarda una modifica della procedura che inevitabilmente va ad incidere sui principi (anche costituzionali).
    Andare a lavorare sui principi è necessario ma difficile, anche perchè si aprono sempre milioni di polemiche: in certi casi bisognerebbe tagliare intere fasi dei processi e prima ancora impedire alle persone la possibilità di avviare un processo; il Parlamento dovrebbe poi limitare i reati, depenalizzando tutta una serie di ipotesi ridicole che comunque implicano l’apertura di tutto il procedimento e ingolfano il sistema.
    Ha senso usare lo strumento processuale per dei reati minori per i quali puntualmente si dà come sanzione una semplice multa da qualche centinaio di euro? Credo proprio di no, e se pensate che ci sono interi uffici che si occupano solo di questi casi (e son diverse migliaia ogni anno) capite bene di cosa sto parlando.
    Faccio un esempio che ho visto quando sono stato in tribunale: ci sono 2 nostri cari concittadini senigalliesi, marito e moglie, che hanno presentato una querela abbastanza ridicola, che è poi stata archiviata per irrilevanza del fatto o perchè non sussisteva, non ricordo bene; mi sono messo a leggere quel fascicolo ed era quasi comico: quelle persone erano forse soggette a qualche forma di ossessione, querelavono tutti e tutto; allora ho fatto una ricerca per vedere se avevano sporto altre querele: tra quest’anno e l’anno scorso i coniugi ne avevano presentate… 12, una più idiota dell’altra e tutte puntualmente archiviate.
    Se ogni anno una procura come quella di Ancona ha qualcosa come 10000 archiviazioni di casi noti e forse altrettante di casi ignoti, un blocco preventivo è necessario.
    Per il resto sono d’accordo con Andrea e Gaspa

  • 12. Gianluigi (5 dicembre 2009, 11:48 pm) :

     Qualche osservazione sul fronte magistrati e magistratura oggi è fin troppo facile. Quasi come le evidenze che squalificano Berlusconi, ma a queste si sono applicati un po’ tutti e purtroppo a pappagallo. Forse al Cav. hanno anche fatto un favore.
    Osservo soltanto che mentre un Presidente del Consiglio passa (non so quanti ne avremo di eccellente fattura dopo Berlusconi che è già piuttosto vecchio!) la Magistratura resta. Anzi s’allarga, occupa spazi di potere e danneggia irrimediabilmente la democrazia.
    Forse sbaglio, ma da sempre ho creduto che le toghe avrebbero dovuto essere l’ultimo baluardo per la difesa del vivere civile. Certo qualche mela marcia sarà finita anche tra loro, ma la catastrofe giudiziaria (non saprei definirla altrimenti) è l’impronta più devastante che si coglie nel nostro paese.
    Tornando a quanto scrivevo qualche riga sopra oggi sabato 5 dicembre sono stati in molti a gridare contro Berlusconi; ancor di più perché ieri un bravo imbianchino, di nome Spatuzza, aveva fatto la sua recita in tribunale.
    Cari ragazzi chi s’è accorto però che ieri un PM di chiara fama, della Procura di Palermo, da una vita dedito a mafia e pentiti, Antonino Ingroia, era alla TV di stato a commentare e spiegare cosa succedeva a Torino? Mi dicono, io non l’ho visto, che abbia recitato meglio di un attore professionista, giungendo ad affermare, ma che coraggio !, che “siamo ad un passo dalla soluzione finale”.
    Rabbrividisco e quindi spero d’essere smentito da più precisi racconti.

  • 13. LorenzoMan (9 dicembre 2009, 5:36 pm) :

    @Gaspa: “i commenti di GL e Lorenzo mi ricordano il dibattito sulle intercettazioni: siccome ci sono degli abusi sul loro uso, sembrava che ogni colpa ricadesse sullo strumento invece che sugli artefici dei reati.” Se è così quel commento devo averlo scritto veramente male, perchè io la penso in maniera opposta.

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