Intervenuto al convegno “Palazzo Gherardi: quale futuro?“, Donato Mori, dottore in Lettere e storico dell’Arte, ha presentato la figura di Adolfo Gherardi nonché la struttura e la storia dell’omonimo palazzo.

Proponiamo qui la registrazione integrale del suo intervento, e un riassunto redatto dallo stesso Mori.

L’elegante isolato annesso al primo blocco dei Portici, costruito nel 1746-50 durante la Prima Ampliazione di Senigallia, nel 1818 risulta suddiviso in varie unità abitative con ingressi separati, appartenenti rispettivamente al Comune, alla Curia Vescovile, all’Ospedale, ad una ditta pesarese ed al conte Ludovico Gherardi, membro di un’illustre famiglia di Montalboddo (Ostra).

Il figlio di quest’ultimo, Nicola, dopo il matrimonio con la marchesa torinese Clementina D’Angennes, dagli anni trenta dell’Ottocento alternava la residenza nel palazzo senigalliese affacciato sul porto a periodi di villeggiatura nella lussuosa residenza campestre del Ghiretto presso Ostra.

Tra i loro figli, Luigi, Filomena, Alessandro, Anna e Adolfo, dell’ultimo (1847-1870) conosciamo la vita quotidiana e la filosofia grazie ai diari, nonché l’aspetto fisico da quattro ritratti (argomenti, questi, già trattati dal sottoscritto Donato Mori in due saggi, corredati dalla bibliografia precedente sul conte, pubblicati nei numeri 3 e 4 della raccolta di studi “Quaderni del [Liceo] Perticari” di Senigallia).

Adolfo (morto di tisi il 22 agosto 1870) lasciò tutti i beni al Municipio senigalliese, perché li utilizzasse per creare sussidi  a favore degli studenti poveri ma volonterosi, esclusi quelli di medicina e chirurgia (volontà soddisfatta egregiamente per circa un secolo).

Per quanto riguarda l’ala del palazzo posseduta da Gherardi, il Comune, dopo aver comprato pure l’altra parte dalla Curia, nel 1877-1878 trasformò il tutto il “Albergo Roma”.

In seguito al disastroso terremoto del 1930, dopo ingenti lavori di demolizione e ricostruzione, l’edificio ospitò, al piano nobile, il Liceo Classico “Perticari” dal 1934 al 2001 e, nei mezzanini, la Biblioteca “Antonelliana” fino al 1999, nonché il gabinetto scientifico e la biblioteca storica del Liceo.

Donato Mori

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