Discutendo amabilmente sui massimi sistemi, insieme ad alcuni amici tra cui molti frequentatori di Popinga, è emerso un tema che mi ha lasciato allibito mentre a tutti gli altri è sembrato talmente normale da farmi sembrare un ingenuo.
Si parlava delle paghe dei politici e del fatto che alcuni partiti (o forse tutti, ma non ne sono certo) costringano gli eletti nelle loro fila a versare il 25% del loro stipendio al partito stesso, in una sorta di finanziamento occulto della politica da parte dello Stato.

A me sembra un fatto abbastanza grave, dato che le paghe emesse dallo Stato ai politici dovrebbero servire come compenso ai politici stessi, per la loro attività svolta al servizio della Pubblica Amministrazione e non come finanziamento ai loro partiti di provenienza.

Qualcuno mi ha fatto notare che questa prassi è normalissima e che io non posso sindacare sulle regole interne di associazioni come i partiti politici, ma, secondo me, questo comportamento è fortemente discutibile e forse neanche tanto lecito.
E’ discutibile perché i finanziamenti pubblici ai partiti sono determinati tramite leggi dello Stato e questa modalità non è di certo prevista (almeno se il versamento è obbligatorio).

Il fatto che il 25% di tutte le paghe emesse dallo Stato vada ai partiti determina conseguenze aberranti come il fatto che le cariche pubbliche aumentino esponenzialmente.
Non lamentiamoci se aumenta il numero delle province, dei vari assessorati, dei membri dei vari consigli regionali, provinciali, comunali, ecc…
E’ chiaro che se per ogni posto in più i partiti si mangiano il 25% dei soldi statali, ci sarà una assoluta convergenza bipartisan per fare accrescere il numero delle poltrone!
Altro che abolizione delle province!

Inoltre, il fatto che in certi partiti sia obbligatorio, mi fa sorgere il dubbio che questa prassi non sia legale, e se c’è qualche esperto di diritto che possa chiarire i risvolti legali della faccenda si faccia assolutamente avanti e prenda la parola!
Insomma se per voi questa prassi è normale, per me non lo è affatto, ma vorrei sentire altri pareri su questo argomento.

2 Commenti

  • 1. Gabriele (30 luglio 2007, 1:34 pm) :

    Per quanto ne so io non tutti i partiti chiedono il 25% ma chiedono comunque una percentuale; non dovrebbero esserci esclusioni.
    An chiede una percentuale ma è più bassa del 25%; i ds dovrebbero chiedere il 25% (se non ricordo male sono state le parole della presidente della provincia di ancona pronunciate nell’incontro di qualche tempo fa).
    Se riesco chiedo a persone più esperte di me se sia lecito o meno… qualche dubbio dal punto di vista giuridico effettivamente c’è ma non essendo un rapporto di lavoro quello che hanno gli eletti, bisognerebbe approfondire.
    Dal punto di vista politico anche io non lo trovo assolutamente corretto; ancor più scorretti sono i finanziamenti oscuri che arrivano ai partiti da certi personaggi o da certe imprese; però questo è un paese in cui gli stessi esponenti dei ds dicono che è normale il connubio tra partito e unipol, cooperative ecc.
    Dovrebbero essere moralmente condannate le infiltrazioni politiche nell’economia o viceversa, da qualunque parte provengano.
    Bisognerebbe prendere come esempio in questo caso la Germania: non appena c’è il sospetto di qualche collusione tra politici e imprese subito scatta l’indignazione dell’opinione pubblica e quei politici hanno vita breve.
    Da noi invece i nostri politici non sono mai in grado di dire “si scusate ho sbagliato” ma dall’alto della loro posizione se ne fregano di ciò che è moralmente scorretto e continuano a fare i loro affari.
    Concludo dicendo “w quei giudici che fanno il loro lavoro onestamente e iniziano ad indagare a 360 gradi”

  • 2. Gianluigi Mazzufferi (30 luglio 2007, 10:55 pm) :

    Io ci sono stato. Seppur al basso livello del Consiglio Regionale, e quindi posso testimoniare. Il discorso sarebbe lungo, ma in genere funziona così, per i partiti classici c’è una tangente fissa che va al partito, con tanto di delega firmata in anticipo. Almeno per l’allora PCI. Ho anche visto, il nome cognome è ben chiaro in memoria, chi correva in banca a ritirare la delega perché era in atto un dissidio con il “partito”.
    Va però detto, per quel che so io, che in molti casi poi il partito pagava e rifondeva tante, tutte le spese senza indugio. Ricordo un collega della provincia di Macerata che aveva acquistato una Lancia, notoriamente costosa anche per i consumi. All’epoca avevo una Fiat Uno. Il collega mi disse con grande franchezza che non aveva problemi: tanto a lui il “partito” passava per intero il rimborso del costo della cavalcatura!
    Quanto alla mia esperienza del tempo posso dire che a quello che non avrebbe dovuto essere un “partito” ho dato per intero il malloppo del rimborso elettorale. Allora non avevamo un partito; si da il caso che poi fu speso accuratamente contro di me, dissidente sulla linea politica dagli albori del mandato. Quanto allo stipendio a me è sempre servito tutto per l’attività istituzionale. Non ho accumulato risparmi, ma l’ho gestito io di persona. Conservo ancora accuratamente la lista spese di quegli anni, soprattutto per i primi: dai semplici caffè ai pranzi, dalle colazioni agli alberghi per amici e collaboratori, dai manifesti alle “mance” per “aiutare la causa”. Sempre cercando di annotare nomi e cognomi.

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