La mostra delle fotografie di Mario Carafòli è stata per me un’occasione importante; spero lo sia anche per quanti la visiteranno. E’ in pieno svolgimento al chiostro del convento di Santa Maria delle Grazie, a due chilometri da Senigallia, dove si trova la sede del Museo di Storia della Mezzadria. Il Museo è dedicato a Sergio Anselmi, che ne è stato in fondatore ed il brillante animatore per tantissimi anni.

Mario Carafòli alle Grazie: esposizioneMario Carafòli alle Grazie: le immagini vengono protette dall’esposizione diretta al sole


Mario Carafòli, nato a Corinaldo, è stato un uomo di grandi risorse e di profonda cultura. Instancabile ed operoso, aveva avuto una iniziale formazione scientifica frequentando per alcuni anni i Politecnici di Milano e Torino. Abbandonati però questi studi ha scelto per la sua vita le lettere ed il giornalismo.

Già negli anni ‘30 scriveva su famose testate, da quella prestigiosa de La Stampa, a La Gazzetta del Popolo, a Il Resto del Carlino ed altri quotidiani. Nel dopoguerra, vivendo a Milano, ebbe la ventura anche di lavorare per la più importante industria fotografica nazionale del tempo, la Ferrania. In questo periodo inventò e realizzò i cosiddetti “film ad immagini fisse”. Questi prodotti ebbero un grande successo all’inizio degli anni ’60 con l’impiego delle prime diapositive a colori.

Carafòli ebbe allora l’intuizione e la capacità di realizzare quelle “Guide per il Turista Fotografo” che furono una vera anticipazione di nuovi strumenti, soprattutto un nuovo linguaggio per il turista colto. Ho qui tra le mie mani quella dedicata sull’edizione per “Le Marche”: aprirla e rileggerla fa intendere subito con quale spirito arguto e garbato il giornalista, lo scrittore riuscisse a condurre per mano in questi viaggi “l’amatore fotografo”. Un’occasione, come da lui stesso dichiarato, per “non privarsi del piacere di scoperte inattese”.

Conobbi Mario Carafòli più di quarant’anni fa attraverso la “Società degli Amici dell’Arte e della Cultura” e “La Famiglia Marchigiana”. Ebbi modo di incontrarlo sempre più spesso e di essere in contatto con lui quando si ritirò a Corinaldo, alla metà degli anni ’70, quando viveva alla “Morosina”, la graziosa villetta di campagna. Ricordo che fui colpito da alcune sue forti intuizioni, da una straordinaria capacità di vedere, leggere, sentire, descrivere il territorio. Oggi, con rimpianto, sono convinto di averlo frequentato troppo poco; infatti rileggendo i suoi scritti riscopro sempre più le eccezionali qualità dello scrittore, del profondo cultore della storia e delle tradizioni.

Di certo era anche un “gran signore”, come s’usa dire tra gente comune; amante del bello, capace di cogliere il buono, ma altrettanto pronto ad indignarsi di fronte a quei concittadini “vandali” che, allora come oggi, distruggevano alberi e siepi, scaricavano rifiuti, aravano in malo modo i campi quindi offendendo e danneggiando le risorse, la vita, la storia e le potenzialità del paesaggio agrario delle Marche.

Dall’archivio del Museo di Storia della Mezzadria Ada Antonietti che lo dirige ha estratto ed esposto, con l’aiuto dei suoi collaboratori, 35 fotografie di Mario Carafòli. Foto che furono donate a Sergio Anselmi, all’epoca per illustrare qualche pubblicazione e che poi furono raccolte e conservate nell’archivio del Museo.

L’esposizione suddivide le opere, tutte in bianco e nero, in cinque temi (paesaggi, ritratti, mare, lavoro contadino e case coloniche). Con ampio passepartout sono esposte sulle tre pareti del chiostro; l’ambiente certo le valorizza ancor più quando, il mattino sotto gli archi, la luce si diffonde soffusa. Utilissime sono anche le note relative alle immagini, di pugno dell’autore, riprodotte e collocate al fianco. Note che per quanto scarne fanno trasparire subito il carattere e la metodicità di lavoro dell’uomo, del giornalista fotografo.

Regalandomi la sua presenza a Senigallia, per il 2° Corso di Fotografia Naturalistica, il 20 febbraio 1984, Mario Carafòli cosi scriveva

Chi fotografa vive di più!
La vita corre veloce. La memoria è labile e lacunosa. Il prodigio della fotografia è di fermare nel tempo – nelle loro concrete linee visibili – momenti di vita altrimenti destinati a sfumare nei dissolvimenti, nelle lacune, nei tradimenti della memoria. Essa così ci permette di riviverli nella loro realistica cornice, cui il sentimento aggiungerà i suoi colori.
Chi fotografa vive di più.

Si può visitare la mostra da martedì a domenica, dalle 8.30 alle 12.00; il giovedì ed il venerdì anche dalle 18.00 alle 20.00.

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