ovvero come ancora una volta i nostri politici eludono leggi e regolamenti

Da troppo tempo seguo la questione delle dichiarazioni pubbliche dei redditi e dei patrimoni dei consiglieri regionali per dire che mi ricordi alla perfezione i passaggi, i tentativi, le richieste, le segnalazioni e le denunce fatte. Sempre per ottenere il rispetto delle leggi in vigore: null’altro.

Se non ricordo io, almeno i lettori di Popinga potranno agevolmente ricostruire, cliccando su questo link, la cronistoria della vicenda grazie alle pagine che con il passare del tempo vi abbiamo dedicato, ed alle opportunità offerte dalla memoria del sito.

L’ultimo atto, dopo i sofferti adempimenti che hanno ripescato, per quanto possibile, i dati relativi ai consiglieri di due intere legislature (la VI^ e la VII^), sarebbe stato quello di veder pubblicata la situazione patrimoniale di presidenti, direttori, amministratori, consiglieri etc. di nomina regionale, come dice chiaramente la Legge Regionale n. 4/84. Quanto a questi “colletti bianchi” però, nulla si trova! Come mai?

Per non far cadere l’argomento nel dimenticatoio, questo sempre più luogo simbolo del nostro amato paese, abbiamo fatto ricorso all’autorità morale ed alla penna del Difensore Civico regionale, avvocato Samuele Animali. L’11 di novembre dello scorso anno il Presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Marche, Raffaele Bucciarelli, è stato raggiunto da questa lettera. Leggendola vedrete che lo si mette nuovamente di fronte alle responsabilità che gli competono, quale garante delle istituzioni e quindi tenuto ad applicare le leggi ed i regolamenti che sono strumenti basilari per la convivenza democratica.

L’avvocato Animali, fingendo di non esser riuscito a rintracciare questi dati che avrebbero dovuto essere pubblicati, ha chiesto con educazione che gli venissero forniti “gentilmente gli estremi del B.U.R.”

Ieri mattina (12 gennaio 2010), a due mesi di distanza dall’invio “interno” di questa lettera, mi sono recati presso l’ufficio del Difensore Civico in via Oberdan, ad Ancona.

Applicando il “metodo San Tommaso”, vedere per credere, non ho potuto giungere ad altra constatazione che a questa: alla lettera dell’ombdusman regionale non è stata fornita nemmeno una risposta di convenienza.

Il fatto offre prima di tutto un’idea della qualità dei politici che siedono al vertice dell’assemblea regionale. La si desume dalla scarsa considerazione in cui loro stessi tengono la figura di questa “autorità morale”, tanto rispettata e considerata in paesi di ben altro livello democratico. Appare poi chiaro una specie d’insulto continuato nei confronti delle regole essenziali per la democrazia, che esigono il rispetto assoluto per la legislazione, onde evitare il materiale stravolgimento dei cardini della legalità.

Purtroppo esattamente questo sta accadendo, non solo in questi giorni, ma oramai da mesi, ad un livello amministrativo più basso: qui nel Comune di Senigallia. Si da il caso proprio sulla medesima materia, che è appunto la pubblicità dei redditi e dei patrimoni, ottenuta attraverso la pubblicazione degli stessi, da parte del Sindaco, dei consiglieri comunali e di quanti sono incaricati di funzioni pubbliche in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale.

Dietro tanta ostinata e pervicace volontà di elusione di regole nate per fare di certe assemblee un “palazzo di vetro”, non sarà il caso di chiedersi perché mai esista tanta sciatteria? Perché non anche un sostanziale interesse all’opacità, se non all’oscuramento di “dati sensibili”.

La materia non consente ipotesi di scuola senza scivolare nella maldicenza o nella calunnia; però qualche risposta lineare e civile dovremo pur trovarla. Avanti ragazzi.

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