Il Municipio di Tel Aviv è una grossa scatola di cemento e acciaio, sobria al limite del buon gusto. I criteri dell’edilizia socialista degli anni ’60 la voleva spartana e funzionale. Proprio di fronte, sopraelevata, sorge una piattaforma che domina la piazza antistante: già Piazza dei Re di Israele ed ora Piazza Rabin. Da qui Yitzhak Rabin tenne il suo ultimo discorso, e proprio ai piedi del gigantesco palco il suo assassino gli sparò alle spalle.

Sul luogo dell’evento ora una scultura lo ricorda: un pavimento sconquassato, alcune grandi pietre mosse come da un terremoto: da sotto emerge una luce; dietro è rimasta una scritta sul muro: “perdonami”.

Usciti dall’aeroporto di Tel Aviv il primo impatto per noi tutti, che accusiamo la stanchezza di un viaggio in piena notte e senza riposo, è comunque assai gradevole.

Giaffa (Yafo, che in arabo significa “la bella”) è la parte meridionale di Tel Aviv e ne rappresenta il “centro storico”, con le sue strette stradine su un promontorio che si affaccia sul mare. Continua a leggere…