Allora, se ho ben capito, la Rosa Nel Pugno è finita sott’accusa dopo le minacce di morte a monsignor Bagnasco, quasi fosse un covo di «collusi con i violenti».
Al cosiddetto ministro della Giustizia Mastella non è parso vero poterne sparare un’altra delle sue:

Si è arrivati «a una soglia di intolleranza incredibile, frutto di un elemento culturale che tenta di anteporre le proprie questioni non tollerando, non rispettando i problemi e i principi che altri pongono, che vengono contestati con atteggiamenti e gesti che sono incomprensibili e da consegnare alla più bieca idea anticlericale che esiste da anni nel nostro Paese».

Idiozia per idiozia, mi piacerebbe vedere come reagirebbero Mastella, la Binetti e tutti i teodem-teocon se, mettiamo, Bagnasco fosse additato a responsabile morale del suicidio di quel ragazzo di Torino, che s’è buttato dalla finestra perché non ne poteva più di essere discriminato in quanto gay.
O se, sempre per ipotesi, il Papa fosse considerato il mandante morale degli omicidi di medici che in USA praticano aborti.

È comodo buttare tutto nel medesimo calderone: imbecilli con la bomboletta spray e delinquenti che mandano lettere minatorie e proiettili, insieme a chi, da decenni, argomenta puntualmente le proprie posizioni, senza indulgere ad alcun tipo di violenza.

Quanto alle minacce a Bagnasco, mi dispiace per il fatto in sé ed anche perché il fanatismo di qualcuno offre a qualcun altro l’occasione per recitare un ruolo che non gli appartiene, quello della vittima. Ma non me ne sorprendo.
La Chiesa rivendica, giustamente, un forte ruolo pubblico, incluso il diritto di indirizzo sulle scelte politiche ed elettorali dei cittadini:

«Il fedele cristiano è tenuto a formare la propria coscienza confrontandosi seriamente con l’insegnamento del Magistero» [e pertanto] «non può appellarsi al principio del pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società»

Ovviamente il ruolo pubblico si porta dietro anche queste cose.
Altrimenti mi si dovrebbe spiegare perché le minacce a Bagnasco sono intollerabili e invece si considera quasi fisiologico che uno come Pietro Ichino sia sotto scorta per quel che scrive sui giornali.

Una via d’uscita ci sarebbe, per affrontare in maniera seria la questione del ruolo pubblico della Chiesa: fare a meno di quella foglia di fico che si chiama Concordato.
Ma è come parlare al vento. D’altra parte, quella foglia di fico, per Bagnasco e colleghi, vale parecchi miliardi di euro.

2 Commenti

  • 1. Valeria (1 maggio 2007, 3:11 pm) :

    LA VERITÀ

    La Verità, che stava in fonno ar pozzo,
    una vorta strillò: – Correte, gente,
    ché l’acqua m’è arrivata ar gargarozzo ! –
    La folla accorse subbito
    co’ le corde e le scale: ma un Pretozzo
    trovò ch’era un affare sconveniente.
    – Prima de falla uscì, – dice – bisogna
    che je mettemo quarche cosa addosso
    perchè senza camicia è ‘na vergogna!
    Coprìmola un po’ tutti: io, come prete,
    je posso da’ er treppizzi; ar resto poi
    ce penserete voi…

    – M’associo volentieri a la proposta:
    – disse un Ministro ch’approvò l’idea –
    pe’ conto mio je cedo la livrea
    che Dio lo sa l’inchini che me costa;
    ma ormai solo la giacca
    è l’abbito ch’attacca… –
    Bastò la mossa: ognuno,
    chi più chi meno, je buttò una cosa
    pe’ vedé de coprilla un po’ per uno;
    e er pozzo in un baleno se riempì:
    da la camicia bianca d’una spósa
    a la corvatta rossa d’un tribbuno,
    da un fracche aristocratico a un cheppì.

    Passata ‘na mezz’ora,
    la Verità, che s’era già vestita,
    s’arrampicò a la corda e sortì fòra;
    sortì fòra e cantò: – Fior de cicuta,
    ner modo che m’avete combinata
    purtroppo nun sarò riconosciuta!

    (Trilussa)

  • 2. Gianluigi Mazzufferi (1 maggio 2007, 10:48 pm) :

    Il 12 maggio andrei a Piazza Navona per dire «no». Un no profondo, convinto, globale a quanto ho vissuto sulla mia pelle in questi ultimi anni. Esattamente come feci nel lontano maggio del 1974 per il referendum sul divorzio; io cristiano e per di più allora sposo da pochi mesi. Una decisione consapevole in nome della libertà e della responsabilità delle scelte personali.
    Oggi però, come scriveva qualche giorno fa Marco Cappato su Il Riformista “i vertici ecclesiastici, dal pulpito delle chiese, possono incitare impunemente i fedeli a boicottare le urne aperte per un referendum di civiltà, arrivano a paragonare una umana legislazione su aborto ed eutanasia al terrorismo, identificano nella libertà di coscienza il nemico da battere “. Pochi si scandalizzano e se lo fanno, anche da nonviolenti come da sempre i radicali, vengono messi all’indice.
    Vorrei dire che questa non è solo una questione legata al Concordato, anche se la “robba” conta. Qui, a mio avviso, si tratta della libertà di coscienza e quindi della figura dei pastori, della qualità degli stessi. In questo caso mi sentirei di affermare che la loro bontà si misura più che sulle attitudini dei cani che li aiutano a custodire il gregge, sulla inesistenza di figure che vadano alla ricerca di “pecorelle smarrite”. Ho l’impressione che oramai queste restino solo uno sbiadito ricordo, di lontanissime letture evangeliche.
    Poi magari gli stessi cattolici, incapaci di argomentare le loro convinzioni di fede, fingono di ignorare – scandalizzati – i non pochi evangelizzatori improvvisati che bussano ogni giorno alla loro porta. Così si tira avanti alla giornata, per questioni di fede o di morale, un po’ come per il resto delle piccole vicende quotidiane.

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