Ieri sera ho assistito al bellissimo dibattito tra i candidati alla poltrona di Presidente della Repubblica Francese.

I due pretendenti all’Eliseo hanno dato vita ad una sfida appassionante, al contrario dello show ingessato a cui abbiamo assistito solo un anno addietro tra Prodi e Berlusconi, nella quale Segolene Royal e Nicolas Sarkozy hanno cercato di convincere i 30 milioni di francesi che non hanno votato per loro al primo turno solamente 10 giorni fa.

Era interessante vedere come il “macho” Sarkozy avrebbe affrontato la “madame” Royal e come questa avrebbe reagito per cercare di convincere il popolo francese a ribaltare tutti i sondaggi che la danno perdente con almeno 5 punti di scarto.

Segolene è partita subito all’attacco, sempre con il sorriso sui denti e gli occhi che fissavano l’ avversario, ed ha cercato di mettere Sarkozy all’angolo ricordando i suoi fallimenti da ministro dell’interno, le sue promesse non mantenute ed incalzandolo sui temi che lo mettevano più in imbarazzo: la riduzione dei funzionari pubblici, la detassazione degli straordinari e le 35 ore lavorative settimanali.

Sarkozy non è riuscito ad imporre il suo solito carattere ed a tratti è sembrato un pugile spomapato, sempre con la testa bassa e quasi balbettante (e l’impressione era aggravata anche dal pessimo traduttore di Sky).

  • sulla riduzione della funzione pubblica, il membro del partito gollista ha elencato vari settori in cui tagliare, ma la Royal l’ha subito contestato dicendo che nel settore della sicurezza, della sanità, della scuola, non si può tagliare, ma anzi bisogna aumentare il numero di dipendenti
  • per quel che riguarda la detassazione degli straordinari, Sarkozy ha cercato di spiegare che è un’iniziativa fondamentale per aumentare gli stipendi dei lavoratori che hanno un reddito basso e vogliono poter lavorare anche oltre l’oraro normale per far quadrare i bilanci familiari, mentre Segolene ha ribattuto che questa iniziativa porterà solo ad un aumento della disoccupazione dato che le imprese saranno invogliate a richiedere più ore di straordinario invece che assumere nuovo personale
  • sulle 35 ore settimanali, Sarkozy ha fatto capire che questa legge è stata una maledizione per il mondo dell’impresa e per la funzione pubblica francese, ma quando Segolene Royal gli ha chiesto di dire se da presidente avrebbe fatto una legge per ripristinare le vecchie 40 ore, lui ha nicchiato dando l’impressione di non voler fare annunci impopolari

Insomma Sarkozy non è stato molto convincente nel presentare le proprie proposte, e ha cercato di essere un pò populista non calcando la mano sui temi più cari ai francesi.
E’ stato dunque un pò cerchiobottista e sicuramente non ha mostrato il carattere di una Tatcher o di un Reagan.

La Royal ha svolto egregiamente il suo compito, andando subito all’attacco e cercando di mettere in difficoltà il suo avversario pressandolo ad ogni sua minima esitazione.
Certo il suo programma neo-socialista ha poco di neo e molto di socialista, vista che si erge a paladina della funzione pubblica, dei ceti più deboli e dei lavoratori con bassi stipendi, ed al contempo dice di voler diminuire il debito pubblico.

Più che a Blair o Zapatero la Royal può essere paragonata ad un Romano Prodi; con lei la Francia avrebbe un buon presidente, ma sicuramente non uno statista destinato ad entrare nei libri di storia per la sua politica coraggiosa ed innovativa.

Alla fine di questi dibattiti la domanda più ricorrente è sempre “chi ha vinto”?

Televisivamente, e come impatto “a caldo”, direi che la Royal ha vinto nettamente la sfida, anche se il suo programma potrebbe non aver convinto la maggioranza degli indecisi a votarla.
Sarkozy è stato forse troppo imbarazzato per il fatto di doversi scontrare con una donna, ed ha perso la sua proverbiale durezza, sembrando a volte un pò troppo impacciato, quasi insicuro, cosa che non depone a favore di chi si appresta al governo quasi monarchico della Francia.
Se avesse difeso con più convinzione, e senza paura di risultare impopolare, le sue idee, avrebbe fatto una figura migliore presentandosi come un vero statista.

Nel ballottaggio sarà molto curioso vedere come reagirà il popolo francese all’idea di avere una donna come presidente: in fondo dare in mano ad una donna le redini della quinta potenza mondiale ed una valigetta atomica, per qualcuno potrebbe essere imbarazzante, mentre ad altri potrebbe sembrare una gradita ventata di rinnovamento.

Chissà come potrebbe cambiare il mondo se dovessero vincere sia la Royal in Francia sia Hilary Clinton negli Stati Uniti, con Angela Merkel già da tempo alla guida della Germania?

Tre donne al comando di tre delle più grandi potenze mondiali, sarebbe senz’altro interessante!

2 Commenti

  • 1. Gianluigi Mazzufferi (3 maggio 2007, 6:21 pm) :

    dal solito “avvocato del diavolo”. Metto questo articolo integrale così c’è anche il passo che riguarda Mons. Bagansco ed i radicalterroristi, facendo riefrimento al precedente post.

    “Il nuovo è Sarkozy, la Royal rappresenta il vecchio”

    articolo di Dimitri Buffa tratto da L’Opinione del 1 maggio 2007, pag. 3

    «Io non voglio fare polemiche con Marco (Pannella, ndr). Ti prego di fare una cosa super serena e super tranquilla”. E’ questa la premessa all’intervista con Daniele Capezzone. Oramai infatti per l’ottimo presidente della commissione Attività produttive della Camera, reduce dalla recente approvazione da parte di un ramo del Parlamento della propria proposta di aprire un’impresa in una setti¬mana, la diatriba a distanza con il guru della galassia radicale sta trasformandosi in un incubo quotidiano. Quasi un mobbing politico che si ripete ogni volta che c’è da prendere una posizione su un qualsivoglia evento o aspetto della politica nazionale o internazionale. L’ultima cosa su cui si sono trovati in disaccordo è la valutazione sui candidati alle elezioni presidenziali francesi che sono passati al secondo turno. Per Pannella non ci sono dubbi nello schierarsi dalla parte di madame Royal mentre Capezzone ha dichiarato che lui il nuovo lo vede dalla parte di Sarkozy.

    Onorevole Capezzone, perché Sarkozy rappresenterebbe il nuovo nella politica francese ed europea?
    Mettiamola in questi termini, se devo fare una valutazione complessiva, credo che la parola chiave sia il termine ”continuiamo”, che per me ha un’accezione negativa. A mio avviso la Royal e il suo partito esprimono in questo momento un elemento di “continuiamo” e di conservazione rispetto agli elementi di una certa Francia, rispetto ai quali invece Sarkozy ha una caratteristica di rottura e innovazione, come lui stesso dice. Vale per la politica estera, io non dimentico che la Royal è andata in Cina a fare gaffe incredibili, addirittura esprimendo ammirazione per il sistema giudiziario cinese. Vale per l’economia, dove la ricetta Royal sembra quella di Rifondazione o dei Comunisti italiani, mentre Sarkozy parla di libero mercato, vale anche per i diritti civili, dove Sarkozy esprime i valori di una destra che mi piacerebbe fosse quella italiana invece che quella francese, mentre è la Royal ad avere introdotto nel dibattito la retorica sulla famiglia.

    Diciamo che a me piacerebbe potere scegliere tra una sinistra che assomigliasse a Tony Blair e una destra che a sua volta assomigliasse a Sarkozy, ma anche ad Aznar o a Rudy Giuliani. Se in Italia ci fosse questo vorrebbe dire che finalmente noi vivremmo in un paese molto più rassicurante.

    Queste continue divergerne tra lei e tutto il resto della sinistra, a cominciare dalla Rosa nel pugno, hanno delle conseguenze pratiche? Qualcuno le dice o con noi o contro?
    Io devo ricordare una cosa, come diceva Totò: ci sono uomini e caporali. Non metto in dubbio che ci sarà qualche caporale irritato. Ma gli uomini e le donne, i cittadini italiani, gli elettori della sinistra in genere, come anche alcuni sondaggi dimostrano, sembrano avere un’ottima considerazione della mia non faziosità. E della mia indipendenza di giudizio. A me non piace la logica delle “curve da stadio contrapposte” per cui chi sta in quella sinistra deve dire che quella di destra è cattiva e viceversa. Mi convince di più una logica in cui si ragiona sui contenuti e sulle cose concrete. E io credo che si debba analizzare senza sconti sia il deficit liberale che c’è nel centro destra sia quello altrettanto forte che esiste nel centro sinistra. Forse un centro sinistra che in un anno ha perso sedici punti qualche domanda se la deve fare. Il problema non è Capezzone che pone il problema. Altrimenti è come dare la colpa della feb¬bre al termometro.

    Quale è la sua valutazione sull’atmosfera di contrapposizione che secondo alcuni ha portato a far recapitare un proiettile in una busta a monsignor Bagnasco?
    Premesso che l’episodio di domenica è bruttissimo e da condannare senza se e senza ma, nonché espressione di un clima preoccupante, io mi chiedo: che anno è? Siamo nel 2007 o nel 1957 o nel 1967 o nel 1974? Ho l’impressione che il paese sia inchiodato a dibattiti vecchi con da una parte un pezzo di ceto politico che si aggrappa alle gerarchie ecclesiastiche e dall’altra parte un deficit di cultura laica e liberale che poi lascia spazio a queste manifestazioni di intolleranza estremistica e di irrilevanza politica. La scritta sui muri prima che stupida è irrilevante. Se nessuno è in grado di fare qualcosa di politico gli estremisti si trovano il campo aperto e intervengono a modo loro, La pallottola inviata a Bagnasco denota un dibattito politico povero.

    E’ come dire che il centro sinistra italiano oscilla tra la Binetti e le Brigate Rosse e che è difficile tenere tutto insieme? Tendenza che si sta vedendo anche nella sinistra in Francia?
    Per l’Italia il problema è proprio questo e ne è esempio il manifesto per il Partito Democratico che è una specie di fiera dell’ossimoro, visto che su tutti i temi si scrive una cosa e nella riga sotto si mette il suo contrario nel tentativo verbale di rassicurare tutti. Nel caso francese vedo un elemento forte dì contraddizione e mi viene da sorridere quando qualcuno dice che la Royal ha sconfitto gli elefanti del suo partito visto che lei è l’elefantessa, moglie dell’elefante capo.

    Questa maniera tutta italiana di partecipare alle elezioni di altri paesi, in genere quelle americane ma anche quelle francesi a quanto pare, cercando in trasferta le vittorie che mancano in casa come va considerata? E’ roba da manuale di psichiatria?

    C’è una lettura italo-centrica in cui pensiamo di essere noi l’ombelico del mondo. Così, se vincerà la Royal Prodi dirà che ha vinto lui e viceversa c’è già pronto Fini ad accaparrarsi la vittoria di Sarkozy. Non solo, a me ha fatto tanto ridere il dibattito su quello che avrebbe dovuto fare, sulla posizione che avrebbe dovuto prendere Bayrou tra i due contendenti passati al ballottaggio. Dimenticando che tra un mese ci sono le elezioni legislative e che Bayrou ha tutto l’interesse a tenere i suoi voti, evitando di sbilanciarsi troppo e rischiando di perderli regalandoli a qualcuno. La cosa più sgradevole però è la demonizzazione di Sarkozy che è ancora più inspiegabile nel momento che una fetta del centro sinistra adesso applaude e apre a Berlusconi. Ora si sono travati un altro nemico e questo mi pare un segno di quell’immaturità che contraddistingue la sinistra italiana.

    Quest’atmosfera di “politically correct” che circonda il duello per le presidenziali francesi non ha risparmiato nemmeno la Rosa nel pugno e i Radicali italiani. Come se lo spiega?
    Giovanni XXIII, riferendosi alla Chiesa, diceva che bisogna essere uniti sulle cose necessarie mentre sulle altre ognuno dovrebbe essere libero dì dire la sua. Pannella ha espresso interesse per la politica di Bayrou e preferenza per un’intesa tra quest’ultimo e la Royal, contrapponendosi a Sarkozy. lo, per le ragioni appena spiegate, la penso in maniera diametralmente diversa e credo che rappresentando Sarkozy il vero elemento di innovazione e rottura nella politica francese noi radicali dovremmo aiutarlo. A maggior ragione quando noto che la pensano come me André Glucksmann e Bernard Tapie, cioè due radicali francesi, che stanno con Sarkozy nella stessa maniera con cui ci sto io – e che ho tentato di descrivere in questa intervista.

  • 2. Francesco Gasparetti (3 maggio 2007, 8:59 pm) :

    Dire che in Francia Sarkozy è “il nuovo” mi lascia alquanto perplesso…

    Certo il nuovo non è neanche Segolene Royal, mi sembra che in questa campagna presidenziale francese l’unico volto nuovo fosse Bayrou, il resto son tutti dei deja-vu.

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