Virgin Atlantic Boeing 747-400

Parliamo di olio di cocco e di raggi solari.
No, non si tratta di un nuovo ritrovato ecologico, da spalmare sulle nostre epidermidi sottoposte ai raggi del sole canicolare dell’imminente stagione estiva.
L’olio di cocco, unitamente a quello di Babassu, è stato usato per “allungare” (diciamo volgarmente) la miscela di carburante, per far volare un Boeing 747 da Londra ad Amsterdam.
Le notizie di agenzia hanno specificato che il Boeing era privo di passeggeri e che la miscela era costituita per l’80 % da comune kerosene e per il restante 20 % da olii di piante esotiche tropicali.

Il patron della compagnia aerea, certo Richard Branson proprietario della Virgin Atlantic Airways, ha tenuto a sottolineare che esistono serie possibilità di poter incrementare il combustibile ecologico fino ad arrivare ad un 40%.
Il carburante, neppure a dirlo, è sì molto più ecologico e più rispettoso dell’ambiente ma, guarda caso, anche più costoso.
A questo punto, mi chiedo, solo un maggiore costo economico?

Non sono un tecnico e quindi non posso fare calcoli matematici ma sarei curioso di conoscere da chi può farli:

  • Quant’è il consumo di carburante (una stima, beninteso) di un aereo, per il numero degli aerei in circolazione, per il numero dei giorni che intercorrono tra una maturazione e l’altra dei frutti con cui si realizzano questi carburanti ecologici?
  • Quanta superficie verrebbe votata a queste produzioni, per rispondere a questo fabbisogno?
  • Quanto disboscamento si opererebbe per guadagnare di più, in quanto questo nuovo “oro ecologico” verrebbe pagato in maniera più remunerativa?
  • Quale prezzo dovrebbero pagare le produzioni destinate all’alimentazione, a livello quantitativo e qualitativo?
  • Quale impennata negativa avrebbero la carestia e la fame nei paesi già in sofferenza?

Ecco allora che, memore di tutti questi interrogativi, giorni fa, leggendo casualmente un articolo inerente la progettazione di un nuovo aereo, mi sono sentito di doverlo analizzare fino in fondo con la massima attenzione e, devo dire, anche con simpatia.
Un aereo, forse sproporzionato e non bello da vedersi, ma che se funzionasse potrebbe costituire una pietra miliare della nuova aviazione ecologica, non inquinante.
Del resto neppure quello dei fratelli Wright era bello come gli attuali Boeing, ma volava!

Questo prototipo ha un’apertura alare di 61 m, completamente ricoperta da 12000 celle solari al silicio distribuite in 200 mq. L’energia assimilata viene immagazzinata in batterie al litio che mettono in movimento 4 motori ad elica, con una potenza di 8 cavalli ciascuno e che permettono di volare a 45 Km/h ad un’altezza massima di 12000 m (nelle ore di luce) e minima di 3000 m (nelle ore notturne).
Quindi nessun carburante se non i raggi solari.

Il progettista è Bertrand Piccard, un uomo che porta per tradizione il nome di una serie realizzata di imprese che Verne mise in atto solo sulla carta.
Il nonno di Bertrand nel 1932 conquistò (dentro una sfera metallica) il record di altezza in pallone, arrivando a 16201 m; il padre si immerse nella fossa delle Marianne, conquistando quello delle profondità marine toccando gli 11490 m all’interno di un batiscafo.
Bertrand poteva far di meno? Eccolo allora compiere il giro del mondo in pallone, impresa questa che non è riuscita al Sig. Branson, quello di cui ho parlato sopra relativamente al combustibile ecologico.

Bertrand oggi sta lavorando in Svizzera su questo prototipo, con cui intende fare il giro del mondo, senza consumare una sola goccia di carburante.
Due casualità, ma non so poi fino a che punto: l’apertura alare di 61 m per il prototipo contro i 59,6 del Boeing, la potenza di 8 hp del prototipo, identica a quella del primo aereo costruito dai fratelli Wright.
Per il primo volo dovremo però attendere il 2011.

Io sono convinto che ce la farà, anche perché il programma, il cui costo è di 70 milioni di Euro, è finanziato da sponsor che rispondono ai nomi di Omega, Solvay, Deutsche Bank. E questi non fanno nulla se non sono certi di avere un ritorno, se non sicuro, almeno certo.
Io mi unisco alla loro speranza, almeno per tre motivi: il primo perché cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno (soprattutto in ecologia), il secondo perché a me non costa neppure un euro, terzo perché è un autoaugurio a raggiungere il 2011 vista la mia carta d’identità.

3 Commenti

  • 1. Gabriele (1 marzo 2008, 11:50 am) :

    Molto interessante questo post.
    Un caso analogo ma sul quale a mio avviso bisognerebbe riflettere riguarda le autovetture diesel.
    Non è un luogo comune quello per cui si può sostituire il gasolio, non tutta ma buona parte, con il famigerato olio di colza (anzi ho sentito di persone che usano solo questo e non hanno avuto il benchè minimo problema).
    Ora mi chiedo: sostituire il carburante da quanto ho sentito è illecito; se fermati ad un controllo si rischia.
    Il problema nasce dal fatto che l’olio di colza viene venduto anche nei supermercati e se piuttosto che andarmene al distributore a fare diesel metto questo lo Stato non incassa un euro perchè, almeno per ora, su questo le accise non ci sono.
    Non voglio certo dire che così facendo si potrebbe sostituire integralmente la dipendenza dal petrolio, ma una riduzione di certo si realizzerebbe; soprattutto il pieno ci costerebbe leggermente meno, visto che tra un litro di quell’olio e un litro di diesel ci sono 50 centesimi di differenza.

  • 2. Franco Giannini (1 marzo 2008, 4:54 pm) :

    Importantissimo il lato economico, soprattutto in un paese come l’ Italia in cui si cerca di estrarre acqua dal pozzo, invece che con un normale secchio, con una rete a trama larga !!
    Ma il problema ecologico, è tutta altra cosa. Non deve avere mai come obbiettivo la punta del naso, ma ciò che c’ è più avanti di cento metri…
    Alcuni esempi : la Cina sta assorbendo tutta la produzione di soia del Cile, ed oltre alla propria è alla continua ricerca di nuovi fornitori. E questo solo per nutrire la sua immensa popolazione e malgrado questo ancora non gli basta…
    Il prezzo del grano, checchè ne dicano i produttori, è in continuo aumento. Il perchè sta nell’ offerta ridottasi notevolmente. Il perchè ?
    Esempio : il Brasile, uno dei maggiori sostenitori unitamente agli USA, dell’ Ecodisel, ha ridotto la produzione granaria per dedicarsi a quella più remunerativa di prodotti “benzo-ecologici”… ed altri paesi lo stanno facendo.
    Fra dieci anni, se non prima, non so se saremo nelle condizioni di poter esprimere ancora il desiderio di fare, il 1° Maggio, una scampagnata “fuori porta” ( con l’ auto ?) per mangiare un piatto di spaghetti alla carbonara.
    La soluzione, ritengo che sia più quella, di soffermarsi sul secondo prototipo di aereo, anche se ci sarà da attendere, soprattutto con fiducia, il fatidico 2011, senza tralasciare però tutte le soluzioni possibili, senza lasciarsi andare a facili entusiasmi ma valutando sempre prima, i pro ed i contro.
    Franco Giannini

  • 3. babel-zeta (1 marzo 2008, 7:18 pm) :

    “E questi non fanno nulla se non sono certi di avere un ritorno, se non sicuro, almeno certo.”

    In casi come questo il ritorno è di immagine, per poter scrivere nei bilanci sociali, quanto siamo bravi e quanto siamo verdi. Le energie rinnovabile prenderanno campo solo quando il prezzo delle fonti non rinnovabili salirà a tal punto da rendere competitive le rinnovabili.

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