Sui Pacs, le unioni di fatto, il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha invitato il centrosinistra a «non scomunicare chi la pensa diversamente: lasciamo la libertà di dire ai cattolici che non sono d’accordo». «Oggi c’è il diritto […] di essere d’accordo con i Pacs come c’è il nostro di non esserlo. Deve prevalere la logica della libertà di coscienza, come avvenuto per il referendum per la procreazione assistita».

A chi dice che il ragionamento di Casini non fa una piega, consiglio di leggere la favola di Fedro del lupo e dell’agnello.
A parte il fatto che nessuno vuole scomunicare nessun altro e già il lessico è inappropriato, Casini confonde l’equivalenza tra due diritti d’opinione con la reciprocità tra due situazioni di fatto.
La dignità delle due opinioni personali – pro o contro i Pacs, pro o contro la fecondazione assistita – è ovvia e nessuno (tranne Giovanardi e pochi altri) l’ha mai messa in discussione. È la reciprocità delle due situazioni di fatto che contesto.

Il punto non è essere personalmente d’accordo o meno sui Pacs (così come ieri sulla fecondazione assistita); il punto è consentire o meno di avvalersene ad altri che la pensano diversamente da noi. È una questione di facoltà.
Tradotta in norma civile, la posizione “no Pacs” vieta a chiunque di avvalersene; la posizione “sì Pacs” consente a qualcuno di avvalersene e lascia liberi di non avvalersene tutti gli altri.
Lo stesso è accaduto con la fecondazione assistita: con la legge 40 abbiamo oggi un divieto per tutti di fare qualcosa che è peccato per qualcuno: io non lo farei, dunque nessuno lo deve fare.
Nella situazione opposta avremmo avuto la facoltà per tutti di fare qualcosa che qualcuno, per sua convinzione, non farà mai: io non lo farei, ma chi vuole può farlo.
Sono situazioni reciproche? A me pare ci sia una bella differenza!
E la logica della libertà di coscienza, invocata da Casini, a quale delle due appartiene?
Voi che ne pensate?

11 Commenti

  • 1. silviamarcos (16 settembre 2005, 3:40 am) :

    Ragazzi, ma voi se Ragazzi, ma voi se continuate a invitarmi ai dibattiti non lavoro più…sapete che non posso resistere, tanto la mia la devo dire sempre…
    Dirò allora la mia opinione sul discorso dei pacs, di cui so pochino, a dire il vero…
    Avrei qualcosa da obiettare su quanto afferma Andrea, per cui faccio un esempio per spiegarmi meglio.
    Consideriamo il discorso dell’aborto: io sono categoricamente contraria, per cui avessi potuto votare a suo tempo avrei votato no. Mi viene obiettato questo: ma se tu sei personalmente contraria, per quale motivo devi vietare agli altri di farlo?
    Se una mia amica mi dicesse che ha intenzione di abortire, io non me la sentirei affatto di dirle: io sono contraria, ma tu fai quello che ti pare. Non è giusto, è un lavarsene le mani, è stare un po’ con i piedi in due staffe. Io sono indistintamente contraria, per cui non sono affatto d’accordo a votare sì per permettere agli altri di fare quello che vogliono contro la mia coscienza. Io voto no, poi è ovvio che se vince il sì, essendo in una democrazia,( anche se qui c’è di mezzo la vita, la legge va a farsi friggere!)devo accettare quello che la maggioranza ha deciso. E accettare non vuol dire adeguarsi, ma poter fare poco o niente per evitare che qualcosa venga fatto. Io rimango della mia idea comunque.
    Per quanto riguarda i pacs il discorso è un po’ diverso ma allo stesso tempo simile. Se io ritengo che la famiglia – intesa come fatta da due persone di sesso diverso con o senza figli – non possa essere equiparata alla convivenza di due persone che hanno deciso per diversi motivi di andare a vivere sotto lo stesso tetto, io voto no in quanto contraria. Come si fa Andrea ad essere contrari ad una cosa e votare nel senso opposto alla propria idea? é anche una questione morale, non mi sentirei tranquilla. Poi è ovvio che ognuno fa come vuole e della mia idea non se ne frega niente, non la voglio certo imporre, ma ho il diritto di dirla.
    Se voto sì dicendo "fai come ti pare", il mio essere contraria dove viene fuori?
    Comunque adesso non si parla di voti, mi pare che si sia fatto riferimento a scomuniche. Tutte balle.
    Scusa Andrea se te lo dico, ma questo a me sembra il solito discorso di chi, in quanto non credente, vede quelli che lo sono come un branco di bigotti. Ma chi è così presuntuoso da dire: chi vive sotto lo stesso tetto senza un matrimonio religioso o un matrimonio civile va scomunicato? Mica siamo ai tempi di Noè! Mi sembra che nel Vangelo stesso qualcuno avesse chiarissimamente detto: chi è senza peccato scagli la prima pietra…
    Nessuno di noi comuni cittadini ha il diritto di scomunicare nessuno, solo chi ha la presunzione di sentirsi perfetto. Ma tutti noi sappiamo che la gente presuntuosa e bigotta c’è in ogni settore e in ogni campo, quindi basta non dargli retta e non fare di tutta un’erba un fascio. Cerchiamo di discernere tra sentire e ascoltare: alcune cose vanno solo sentite e dimenticate perchè non vale la pena perderci tempo, altre vanno ascoltate perchè meritano di esserlo.
    Per ora mi fermo, anche se devo dire che preferisco i dibattiti dal vivo, nello scrivere mi perdo e non sempre riesco a dire quello che vorrei. La mia testa è troppo piena di idee, riorganizzarle per metterle su carta è un’impresa ardua.
    A presto, colleghi di discussioni…

  • 2. ellie (16 settembre 2005, 7:45 am) :

    Caspita, che Caspita, che bell’argomentone delicato che si è scelto di dibattere, qui!

    Vorrei rispondere a Silvia, dicendole che secondo me il fatto di permettere ad altri di fare qualcosa che noi non condividiamo non significa lavarsene le mani, ma consentire a chi la pensa in modo diverso di esercitare un diritto che gli/le è stato attribuito dalla nostra Costituzione. Tu hai portato l’esempio dell’aborto: anch’io sono contraria, ma non per questo credo sia giusto costringere un’altra donna, con motivazioni e trascorsi di vita totalmente diversi dai miei, ad adeguarsi ad una coscienza che non è la sua. E anch’io mi aspetto di ricevere lo stesso trattamento, voglio dire, essere lasciata in grado di fare le mie scelte, secondo la MIA coscienza. Tutto qui.

    Per quanto mi riguarda, comunque, ritengo valido lo spunto di Andrea. Non conosco le sue inclinazioni "spirituali", ma non credo che in questo articolo attacchi così veementemente tutti i cattolici. Saprà benissimo, credo, che molti cattolici sono più "progressisti" di quanto sembri.

  • 3. mescalino (19 settembre 2005, 10:43 am) :

    Cara Silvia, ai PACS e

    Cara Silvia,

    ai PACS e all’aborto io non applicherei lo stesso "principio"; anzi, in genere io vado cauto sui "Principi" e guardo invece alle pratiche conseguenze delle nostre scelte.

    Ad esempio tutti, in linea di "principio", sono contrari all’aborto (me compreso) ma molti (me compreso) sono favorevoli alla sua legalizzazione: l’affermazione non e’ contraddittoria, ma semmai, concedimi un’ambizione spirituale, misura la distanza tra Dio (onnipotente) e l’uomo (dal potere sempre limitato).

    I PACS sono molto meno ambiziosi, sono "contratti" (ed in questo laicamente uguali al matrimonio) aventi l’umile pretesa di semplificare la vita a due persone conviventi e particolarmente unite. Perchè se una muore l’altra possa concorrere nell’eredita’. Perchè se una ottiene una casa popolare, l’altra abbia il diritto automatico di entrarci. Perchè se una si ammala l’altra abbia il diritto di decidere delle cure. Perchè se una se ne va l’altra abbia il diritto di subentrare nel contratto d’affitto.

    Come vedi piccole grandi cose, non i Valori, non la Vita, insomma qui le lettere sono tutte minuscole, ma tutte insieme distinguono forse  un paese civile da uno clericale. E scusa se è poco.

  • 4. petto (20 settembre 2005, 1:57 am) :

    Mi sta benissimo che i PACS

    Mi sta benissimo che i PACS non siano confrontabili con l’aborto. Mi sta benissimo che i PACS siano visti come "contratti". Mi sta benissimo considerare i PACS ad un piano inferiore rispetto ai cosiddetti Valori con la V maiuscola.

    Ma allora parliamo di questi Valori con la V maiuscola.

    Ma come si fa a dire, Marco:

    "Ad esempio tutti, in linea di "principio", sono contrari all’aborto (me compreso) ma molti (me compreso) sono favorevoli alla sua legalizzazione"

    oppure, Eleonora:

    …l’esempio dell’aborto: anch’io sono contraria, ma non per questo credo sia giusto costringere un’altra donna, con motivazioni e trascorsi di vita totalmente diversi dai miei, ad adeguarsi ad una coscienza che non è la sua.

    Per me si tratta di pure contraddizioni.
    E’ come dire: la penso in un modo, ma agisco nel modo opposto.

    Se si e’ contro l’aborto, perche’ lo si giudica un omicidio di un essere umano (questo e’ quel che io penso), non si puo’ essere d’accordo se l’omicidio lo commettono altri.
    Io sono contro la legalizzazione di un omicidio.

  • 5. gaspa (20 settembre 2005, 7:08 am) :

    Re: Per me si tratta

    [quote=petto]Per me si tratta di pure contraddizioni.
    E’ come dire: la penso in un modo, ma agisco nel modo opposto
    [/quote]

    Per me questo non è assolutamente vero: uno può essere contrario a qualcosa -vorrei vedere chi può essere favorevole in maniera astratta a uccidere un bambino- ma può comprendere che in determinati casi, la disperazione possa portare a prendere decisioni così drastiche come l’aborto.
    Certamente lo Stato deve delimitare l’ambito entro cui questa scelta sia da considerare legale per evitare una completa anarchia.
    In questo senso la legge 194 mi sembra adeguata sia come principi, sia per i suoi effetti pratici.

    [quote=petto]Se si e’ contro l’aborto, perche’ lo si giudica un omicidio di un essere umano (questo e’ quel che io penso), non si puo’ essere d’accordo se l’omicidio lo commettono altri.
    Io sono contro la legalizzazione di un omicidio.
    [/quote]

    Per me l’aborto, nei casi prescritti dalla 194, non è affatto da equiparare ad un omicidio e le donne che scelgono di ricorrere all’interruzione di gravidanza non sono da considerare delle esecrabili assassine, anzi penso che siano loro stesse delle vittime, perchè non deve essere facile decidere di privarsi di un figlio che cresce nel proprio grembo.

    Più in generale, in tutti i casi dove si aprono dei problemi legati all’etica o alla morale, lo Stato deve garantire il più possibile i diritti di tutti, perchè, volenti o nolenti, nella società non esiste un asolutismo etico o una ortodossia di pensiero (sebbene qualcuno le auspichi).
    Un caso per tutti è quello dell’eutanasia: personalmente sono convinto che in determinate situazione sia megio una morte dignitosa ad un accanimento terapeutico che non abbia alcuna possibilità di portare ad una guarigione.
    Sono altresì convinto che altri possano avere una visione completamente contraria alla mia, ma perchè io devo essere discriminato su una questione che riguarda la mia persona e la mia morale e sottomesso ad visione etica che non mi appartiene.
    Non sarebbe più logico che lo Stato permettesse ai cittadini di scegliere in piena consapevolezza e seguendo i propri principi cosa fare in alcuni casi limite?
    In fondo è quello che lo Stato ha fatto con la donazione di organi: ad ogni cittadino è stata consegnata una tessera in cui ci si dichiara favorevoli o contrari all’espianto in caso di morte cerebrale.

    Mi sembra veramente una questione di buon senso, ma la Chiesa Cattolica, nella sua santa crociata contro il relativismo etico, vuole imporre il suo punto di vista anche ai non credenti.

    Anche sui PACS, la reazione della Chiesa alla proposta di Prodi mi sembra largamente spropositata all’effettiva portata delle norme in discussione.
    Innanzitutto nessuno ha parlato di legalizzare i matrimoni gay, inoltre una legislazione simile è stata già introdotta in Spagna non dall’anticristo ZApatero, ma dal cattolicissimo Aznar.
    Infatti i PACS non sono altro che delle norme amministrative che regolano principalmente i rapporti economico-patrimoniali delle coppie di fatto.
    Ergo non c’è nessun attacco alla famiglia convenzionale, ma solo il riconoscimenti di diritti elementari per una forma di convivenza che ormai in Italia è sempre più diffusa.
    Invece che fare la guerra ai PACS i vescovi e Ruini farebbero meglio a chiedere delle frome di aiuto alla famiglia tradizionale e magari dei sussidi per i figli, visto che in Italia ne nascono semopre meno.

  • 6. petto (21 settembre 2005, 3:35 am) :

    Tengo a precisare che anche

    Tengo a precisare che anche io per casi disperati non sono contrario all’aborto (es.: nel caso di pericolo di vita per la madre o nel caso di gravissime malformazioni del nascituro che implicherebbero una intera vita di sofferenze per lo stesso). Lo stesso vale per l’accanimento terapeutico.
    Sono pertanto d’accordo con te sulla necessita’ di una regolamentazione da parte dello stato.

    Tuttavia credo che, statisticamente, la maggior parte degli aborti tutt’oggi praticati non rientri in quella casistica "estrema".
    Ho personalmente conosciuto una sola persona che ha abortito e, ti assicuro, si e’ trattato di una scelta di puro egoismo. E non mi e’ sembrata affatto una vittima, come tu la definisci.

    E’ per questo che non mi sento di legalizzare quello che, ripeto, ritengo un omicidio e dire "io sono contrario, ma ben venga che lo facciano altri".

    Lungi da me volere una ortodossia di pensiero.
    Ma chiameresti ortodossia di pensiero un mondo che cancella in tutti gli stati la pena di morte?

    Prova solo un attimo a metterti nei miei panni. Se per me l’aborto e’ omicidio, potrei approvare che altri lo mettano in pratica?
    Da cittadino italiano posso solo adeguarmi alla scelta degli italiani, pur non condividendola (dura lex sed lex).

    Sui PACS sono d’accordo con te.
    E anche non fossi stato d’accordo non mi sarebbe costata alcuna fatica dire: "Non li condivido, ma approvo che altri ne beneficino", dal momento che non intaccano quel che ritengo il bene piu’ prezioso, cioe’ la Vita.

  • 7. gaspa (4 ottobre 2005, 7:21 am) :

    Re: Ma chiameresti ortodossia

    [quote=petto]Ma chiameresti ortodossia di pensiero un mondo che cancella in tutti gli stati la pena di morte?[/quote]

    Io no, ma magari uno statunitense potrebbe pensarla diversamente da noi…

  • 8. mescalino (20 settembre 2005, 7:15 am) :

    Daniele, rispondi per favore

    Daniele, rispondi per favore a questa domanda: quale’e’ l’obiettivo finale (tuo e mio) sul problema aborto? E’ attaccare il fenomeno oppure punire i soggetti coinvolti?
    In altre parole, lo scopo e’ ridurre gli aborti o mettere in galera chi fa o procura aborti?

    Se rispondi la prima, allora dobbiamo sostenere la legalizzazione, che ha lo scopo di ridurre il numero di aborti e ci sta riuscendo, e con altri sistemi (pillola del giorno dopo, maggiore informazione e formazione, …) potremmo ridurlo ancora e ancora.
    Se rispondi la seconda, allora si, hai ragione, dobbiamo essere contro l’aborto e anche contro ogni sua legalizzazione. Coerentemente.

  • 9. petto (21 settembre 2005, 4:37 am) :

    Ti rispondo: Gli unici aborti

    Ti rispondo:

    Gli unici aborti che accetto sono quelli per situazioni "estreme" (vedi risposta a Gaspa).
    Ogni aborto che non rientra tra questi casi "estremi" e’, a mio personalissimo avviso, comparabile ad un omicidio. Percio’ chi lo pratica andrebbe perseguito.

    La maggioranza degli italiani non la pensa cosi’ percio’… mi adeguo, ma non puoi pretendere che io condivida.

    Tu proponi 2 soluzioni:
    1. OBIETTIVO: ridurre gli aborti – MEZZO: legalizzare
    2. OBIETTIVO: punire le persone coinvolte – MEZZO: non legalizzare

    Io ti propongo:
    3. OBIETTIVO: ridurre gli aborti – MEZZO: non legalizzare

    Se lo si volesse davvero sarebbe praticabile. Come al solito (mi tornano in mente i discorsi sui limiti di velocita’ in Italia…) alle nostre latitudini il problema e’ avere chi fa rispettare le leggi e pene adeguate.
    E’ anche vero che bisogna una volta per tutte cominciare a ragionare in questi termini: "Questa e’ la legge migliore, facciamola rispettare" invece della solita italica indole al compromesso: "Questa e’ la legge che garantisce il male minore, perche’ tanto nessuno rispeterebbe e/o farebbe rispettare la migliore".
    Perdonatemi, ma un anno di Inghilterra, da questo punto di vista, mi ha radicalmente cambiato.

  • 10. Francesco Gasparetti (21 settembre 2005, 5:47 am) :

    Re: Ti rispondo: Gli unici aborti

    [quote=petto]E’ anche vero che bisogna una volta per tutte cominciare a ragionare in questi termini: "Questa e’ la legge migliore, facciamola rispettare" invece della solita italica indole al compromesso: "Questa e’ la legge che garantisce il male minore, perche’ tanto nessuno rispeterebbe e/o farebbe rispettare la migliore".[/quote]

    Bisogna capire quale è la "legge migliore"…
    IMO una buona legge è quella che garantisce i diritti della stragrande maggioranza delle persone senza far degenerare un determinato fenomeno.
    Magari non sarà una legge "perfetta", ma sarà sicuramente una legge "possibile".
    Di solito per fare leggi "possibili" si deve per forza ricorrere a dei compromessi visto che su alcune questioni le posizioni sono francamente inconciliabili.

  • 11. mescalino (21 settembre 2005, 6:16 am) :

    Io contesto che si possano

    Io contesto che si possano ridurre gli aborti non legalizzandoli. E’ come dire ridurre gli aborti senza fare praticamente nulla, cioe’ sperando (pregando) che la galera basti come disincentivo.
    Purtroppo storicamente non e’ stato cosi’: prima della legge 190 gli aborti c’erano (e molti piu’ di ora) ed erano clandestini, brutali, mietevano feti e madri, causavano nuovi dolori, senza toglierne alcuno.

    Certo che la legge va applicata tutta, ma non tutte le leggi possono sempre tutto, e questo per ragioni "naturali", non per mancata volonta’ degli uomini (italiani o inglesi che siano).

    Penso al principio di indeterminazione di Heisenberg: non sempre e’ possibile conoscere tutta la realta’, non sempre e’ possibile agire e controllarne ogni suo aspetto, non perche’ l’uomo non voglia (vedi diatriba Einstein – Bohr) ma perche’ semplicemente non puo’. Quello che ci resta da fare e’ cercare di risolvere i problemi date le capacita’ che abbiamo.

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