Parte delle abitazioni di Borgo Bicchia, antica frazione di Senigallia, sorge su zone prossime al fiume, a quote basse, pertanto a rischio allagamento. Se piove più del solito, esse possono seriamente rimanere sott’acqua. Così è stato in passato; oggi il rischio è addirittura aumentato, perché a valle della borgata, quelli che un tempo erano ottimi terreni agricoli pianeggianti, oggi ospitano diverse costruzioni: una caserma dei Vigili del Fuoco, qualche attività produttiva, molte villette a schiera. Con tutto ciò il terreno si è alzato, creando così una barriera al deflusso dell’acqua piovana.

Per decenni gli abitanti della borgata hanno fatto pressione sugli amministratori locali perché prendessero provvedimenti. Circa 10 anni fa l’amministrazione comunale finalmente intervenne, facendo costruire un collettore di raccolta delle acque piovane, parzialmente interrato.

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Partendo dalle zone più basse del Borgo, la conduttura costeggia per un tratto e poi attraversa la Strada Provinciale Arceviese, fino al piede esterno dell’argine destro del Fiume Misa, per poi proseguire a cielo aperto per circa 500 metri. Complessivamente essa riversa l’acqua nel fiume in tre punti.

Chi ha progettato l’opera, ingegneri esperti in idraulica, ha calcolato tracciato e pendenze in modo da permettere al canale di scaricare il proprio carico d’acqua anche con un fiume in piena. Tuttavia, inaugurata all’epoca dalle solite autorità, il condotto non è stato ancora messo alla prova da Dio Pluvio, giacché fortunatamente, da quando è stato costruito, non ci sono stati allarmi inondazione.

Ora, come saprai, vale in Italia, e dunque anche a Senigallia, il principio secondo cui un’opera si inaugura appena possibile, ma per la manutenzione c’è sempre tempo. Così è stato anche per il collettore di Borgo Bicchia: costruito da più di dieci anni, nessuno ha mai controllato le portelle in metallo nei punti di scarico al fiume, quelle che dovrebbero assicurare che l’acqua vada dal collettore al fiume, e non viceversa.

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Ci si è scordati del taglio dell’erba, dei rovi, e delle varie altre piante che crescono rigogliose nei tratti dove il collettore è scoperto. La folta vegetazione, insieme ad altri detriti, creano una barriera che impedisce il regolare deflusso dell’acqua, specie quando questa trasporta rifiuti abbandonati.

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Circa un anno fa, tra il collettore scoperto e l’argine del fiume Misa è stata costruita una pista ciclabile. La Provincia di Ancona sta istallando, proprio in questi giorni, la recinzione del percorso ciclabile, costituita da pali in legno e rete metallica alta due metri. Una siffatta barriera rende impossibile, di fatto, qualunque manutenzione al canale collettore, che invece andrebbe fatta periodicamente.

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Mi chiedo, e ti chiedo, se era indispensabile una recinzione cosi alta, e se non sarebbe stata sufficiente una protezione più bassa (un metro, al massimo), che permettesse l’intervento con macchine idonee alla pulizia del fosso (escavatori e trincia-erba).
C’è forse qualche disposizione di legge che lo impone?
E soprattutto, chi si occupa, e si preoccupa, della manutenzione del collettore?

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7 Commenti

  • 1. Gianluigi Mazzufferi (25 dicembre 2008, 3:49 pm) :

    Un plauso a Franco, autore di questo post.
    I motivi, a mio avviso, sono più d’uno e provo ad accennarli.

    Il primo quello di averci riportato ai temi della vita di tutti i giorni, che condizionano, e non poco !, la nostra esistenza. L’ha fatto benissimo traendo da uno spunto del tutto particolare una lezione generale. Una lezione sempre valida perché i tempi passano, ma la moda delle inaugurazioni, delle cerimonie, delle bandierine piantate dappertutto non è affatto in declino.

    Quand’ero ragazzo si scherzava sugli aerei del Duce o sulle vacche di Fanfani. Ora è pur vero che le opere pubbliche non possono essere spostate a piacimento, ma è del tutto certo che vengono dimenticate in fretta. Così abbiamo la nemesi del totale abbandono, tra l’altro con costi che non erano preventivati e quindi del tutto inimmaginabili.

    Chi fosse convinto di quanto detto ora potrebbe da subito dimostrare un minimo d’impegno civile, dandoci una mano. Come? Basterebbe prendere in osservazione un’area determinata, magari solo qui nella nostra piccola città di provincia, per monitorare le opere “inaugurate” e poi abbandonate. Così facendo si potrebbero delineare le conseguenze di cui poi tutti noi paghiamo i costi. Li paghiamo in due modi: dapprima con una obsolescenza rapidissima dell’opera e poi con il rischio che la stessa non funzioni mai a dovere, com’era negli intendimenti di chi l’ha progettata e realizzata.

    Ecco che parte di queste pagine potrebbero essere, come con questo post sono, lo specchio dei nostri interessi contingenti.
    Occorrerà però sempre lo sforzo di mettere un po’ di nero su bianco ( = scrivere!); e poi, per quanto possibile, non dimenticare mai le possibili illustrazioni.

  • 2. Popinga&hellip (30 dicembre 2008, 10:06 pm) :

    […] di “Molte inaugurazioni, poche manutenzioni”, ho da poco percorso un paio di chilometri, nei pressi della mia abitazione, per fissare le […]

  • 3. Fabrizio Marcantoni (2 gennaio 2009, 4:24 pm) :

    Tutto quanto detto nei vostri commenti è rigorosamente vero e rientra nel modo di pensare e di agire della nostra classe politica. Inaugurare significa creare evento che attiva una comunicazione più o meno forte verso il proprio elettorato e non solo; manutenere non attiva nessun clamore e quindi non interessa nessuno. Da ciò si deduce che amministrare non significa fare e fare bene, ma solo apparire per poter perpetuare il proprio potere, piccolo o grande che sia.

  • 4. Gaspa (3 gennaio 2009, 11:25 am) :

    Invece le ronde estive ed incatenarsi davanti ai cancelli del classico a cosa servono?
    Oppure vogliamo parlare della furibonda battaglia contro il famigerato traliccio di “devastante potenza”?
    Come le chiamate queste iniziative, se non mere speculazioni propagandistiche?

  • 5. Gabriele (3 gennaio 2009, 3:38 pm) :

    Si ma la differenza è che da una parte c’è chi amministra la cosa pubblica e dall’altra c’è l’opposizione; i lavori pubblici a Senigallia sono quel che sono e questo è innegabile. Poveri noi!

  • 6. Gaspa (3 gennaio 2009, 3:55 pm) :

    E l’opposizione di Senigallia è quel che è, il nulla.

    Quali sono le proposte dell’opposizione che vorrebbe scalzare la giunta attuale?
    -Spendere milioni di Euro per restaurare Palazzo Gherardi?
    E poi con quali soldi si aggiustano le strade?
    -Le battaglie contro i mulini a vento o i tralicci di devastante potenza?
    -Le ronde civiche in spiaggia?

    Bisogna dire che fanno più denunce Popinga e Franco Scaloni che tutti i consiglieri di minoranza, i quali continuano a perdere tempo con iniziative di facciata e propagandistiche con il solo fine di arraffare qualche voto.

    Tutto legittimo chiaramente, salvo poi venire a lamentarsi delle stesse identiche cose fatte dalla maggioranza!

  • 7. Gabriele (4 gennaio 2009, 12:36 pm) :

    Certo l’opposizione potrebbe far meglio, ma sicuramente meglio un’opposizione non perfetta che una maggioranza allo sbando come quella che governa da decenni… almeno l’opposizione se sbaglia non spreca denaro pubblico, cosa che alla maggioranza riesce benissimo a quanto pare.

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