Continua l’intervista che Popinga ha realizzato con Lanfranco Pace, giornalista de Il Foglio e La 7.


Una domanda su “8 e ½” ed in particolare su Giuliano Ferrara. Ferrara due anni fa girava l’Italia con Buttiglione per cercare di difenderlo dalla cacciata dalla Commissione Europea. Poi si è schierato per l’astensione al referendum sulla fecondazione assistita. Ultimamente se l’è presa anche con divorzio e aborto, ed ha avuto a che fare con le teorie neocreazioniste: lui è per l’insegnamento del neocreazionismo.
Ho letto l’intervista che rilasciasti
a Sabelli Fioretti qualche tempo fa, in cui dicesti che, se avessi votato, avresti scelto Rosa nel Pugno. Come convivi con Giuliano Ferrara?

Ferrara è uno bulimico, curioso ed assolutamente ondivago, però ha dei principi ferrei. Ferrara è rimasto comunista, ne sono intimamente convinto. E’ rimasto comunista per il moralismo, per il fatto che detesta l’inessenziale, le “smutandate”, le volgarità dei consumi. E’ uno sobrio, che ama molto il lavoro. Si sveglia alla mattina presto, e fa una quantità di lavoro che se la facessi io sarei già morto! Ferrara è così, Ferrara è uno che crede nella famiglia, crede nei valori antichi, anche perché lui è stato formato ed educato così dal padre e dalla madre, comunisti tolleranti ma non libertari. Certo il padre di Ferrara non ha insegnato al figlio come fare gli spinelli. Ciò nonostante Giuliano è uno tollerante, gli piacciono le battaglie culturali, gli piacciono le battaglie di idee e tra queste battaglie di idee la Chiesa da’ di cui parlare. Ma io penso che sulla Chiesa lui voglia ascoltare tutti.

Non ci interessa una Chiesa che ci dica le stesse cose di un professore di filosofia oppure di un consigliere qualunque, abbiamo bisogno di una Chiesa che stia con la tradizione della sua storia, della sua cultura. Di un Papa che dica no, perché un Papa che dica si, mettetevi i preservativi, fate del sesso anale, di un Papa così non c’è bisogno, questo già lo dice la Palombelli. Tanto vale avere un Papa che sia pieno del suo ruolo e dei suoi duemila anni di storia. Io la penso così.

Ovviamente su alcuni temi Ferrara mi ha fatto riflettere. Lo confesso, io ero uno scientista puro, nel senso che sulla ricerca biomedica, le cellule staminali ecc., ho sempre creduto fermamente alla scienza. Lui m’ha messo qualche dubbio.
Anche se devo dire che quella volta che andai per Il Foglio ad intervistare Mons. Fisichella – poi diventato rettore dell’Università Lateranense, uno che sulla morale del corpo è abbastanza dirompente, e che mi spiegò appunto perché la Chiesa era contro l’amore con il preservativo, dicendo che fra l’unione dei corpi non ci può essere una barriera di plastica, insomma dando delle spiegazioni forti, non banali, ed io le riportai tali e quali, in un modo assolutamente imparziale – quella volta Ferrara mi disse: “ma gli hai fatto un pompino! potevi dirgli che c’è più vita in una cellula staminale riprodotta che in tutta la Bibbia”.
Poi lui cambiò idea, ed in qualche in modo ha instillato anche in me questo dubbio.

Siccome la scienza i confini non se li mette allora dove andiamo a finire se noi facciamo delle cose in un modo e poi ad Hong Kong ti fanno il clone di Berardo. Berardo s’incazza (s’incazza più la moglie). Allora chi può impedire che Berardo venga clonato? C’è un problema di limiti che sono limiti della specie umana, e che in qualche modo andrebbero regolati.

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