Contenitori per rifiuti per raccolta differenziata

Chi l’ha detto più o meno lo sappiamo, anche perché oggi è voce di tutti. Niente opinioni controcorrente: la verità è questa: basta.
Noi vorremmo sapere, scusate l’ardire, possibilmente con dati alla mano, numeri, cifre, misure certificate quant’è effettivamente onerosa questa raccolta differenziata. Alla fine vorremmo capire se conviene davvero.


Per “essere convenienti” i termini economici, i passaggi di tutte queste operazioni dovrebbero essere assolutamente chiari, quindi anche questi “certificati”. Si potrebbe concludere subito che va bene se è una scelta obbligata per il presente, ma è troppo chiedersi se è la scelta vincente in futuro?
Soprattutto sarebbero graditi quei dati che dimostrassero come il bilancio energetico presenti aspetti convincenti sul piano del consumo energetico. L’energia, per dirlo in parole povere, è la vita. Non solo la nostra, ma ogni forma di vita sul globo terracqueo è null’altro che un “flusso d’energia”.

Nel tentativo di farla ancora più “semplice e breve”, come s’usa dire, vorremmo che qualcuno degli esperti, dei tecnici, dei consulenti, dei molti professionisti e non che sono impegnati e coinvolti nel grande businness della raccolta, della gestione e dello smaltimento dei rifiuti, ben s’intende sempre con dati e misure alla mano, ci dicessero se il costo finale del riciclaggio, o meglio della attuale raccolta differenziata così com’è e come viene fatta da noi, può dirsi o meno accettabile.
Il “bilancio energetico” è un dato che abbisogna di misure rigorose. Nessun opportunismo e nessuna approssimazione sono ammesse.

Proviamo a spiegarci con un esempio: se per raccogliere un chilo di carta, plastica o vetro il costo è X, non s’accetta che questo sia contabilizzato come X/2, solo perché la metà dell’energia spesa non è stata erogata, cioè conferita direttamente dal gestore finale, ma invece messa a disposizione da chi si sobbarca l’onere del primo stadio, quello della raccolta.
Non è accettabile che l’amministratore di turno, illuminato ed ecologista, ci assicuri che l’operazione conviene. A lui forse si, magari anche al bilancio della sua azienda, ma il costo per la collettività è effettivamente questo? Non ci sono per caso flussi occulti che vengono appioppati sulle spalle dell’ignaro cittadino?

Esiste sempre più un “cittadino modello” che, per coscienza e per educazione intrinseca, segue pedissequamente le regole che gli sono state imposte. Per di più credendoci ciecamente, come se fossero verità rivelate.Centro per l’Ambiente, Senigallia (AN)
Quando esisteva a Senigallia il Centro per l’Ambiente, luogo deputato alla raccolta di carta, vetro, plastica, metalli, inerti, sfalci e potature, noi si procedeva così: per diversi giorni, alle volte anche più settimane, si separavano in casa le diverse classi dei rifiuti. Separazione accurata, quasi maniacale, in quanto non doveva accadere, pena un grave rimorso di coscienza e talvolta anche un severo rimprovero da parte dell’addetto alla ricezione, che un sacchetto di polietilene finisse per una banale svista tra i giornali. Così accumulando cose su cose, di giorno in giorno si raggiungevano dei bei volumi. Pervenuti alla massa critica, critica sia per lo spazio dove stoccarla in casa sia per il trasporto in auto (visto l’obbligo di conferire con il proprio mezzo e l’assoluto divieto di usare magari il furgone dello zio imbianchino!) si arrivava al giorno del “grande viaggio”. Un paio di chilometri per i più vicini, ma anche una decina o più (andata e ritorno) per molti altri cittadini. Arrivati al centro di raccolta poteva accadere i tutto (ne scriveremo in altre occasioni). Qui la bilancia ad esempio sentenziava : 8 kg di carta; 1, 5 di plastica; 4 kg di vetro, 0,6 kg di metalli; diciamo così, tanto per fare un esempio. Orbene a questo punto, dopo lunga e faticosa pesata, compilata la modulistica a risparmio di carta (rigorosamente in A4!), ci si ritrovava con lo scontrino in mano. Questo era il documento “incentivante”; con tre centesimi scarsi al chilo da detrarre dalla tassa (e mai, mai tariffa) degli RSU del prossimo anno.

Ci si può concedere poi un attimo di riflessione: allora ci si accorge che per questo dovere civico sì è dilapidato oltre un’ora di tempo e magari che abbiamo percorso anche 12 chilometri. Caspita che affare! Vogliamo stimare un costo di 15 o 20 euro per il disturbo? Senza ricordare che in quella plastica c’erano anche 6 bottiglie del latte, lavate con acqua calda affinché non fossero sporche e maleodoranti. Altra energia sprecata.
Ebbene si, abbiamo risparmiato energia? Il materiale non è finito in discarica: è vero. C’è però qualcuno tra voi che avendo letto, con pazienza, queste righe è ora disponibile a darci cortesemente qualche spiegazione. Soprattutto a dirci come siamo messi con il bilancio energetico totale in questo frangente quotidiano della nostra vita?

Centro per l’Ambiente, Senigallia (AN)Centro per l’Ambiente, Senigallia (AN)

15 Commenti

  • 1. Gelo (31 gennaio 2010, 11:44 pm) :

    Io spesso, anzi quasi sempre, butto le varie cartacce per terra perché tanto passa la macchinina con le spazzole rotanti e se c’è la cartaccia o no passa lo stesso e io risparmio un sacco di energia e tempo per cercare il bidone più vicino che magari poi neanche vedo e andrei a conferire la cartaccia in un bidone più lontano con un ulteriore spreco di tempo e di energia.
    Io guardo sempre al bilancio energetico più favorevole, a me.

  • 2. Ali Baba (1 febbraio 2010, 6:44 am) :

    Aspettiamo il tuttologo ritvan
    ci spiegherà che non solo conviene ma anche come in albania la praticassewro già da 6 secoli, grazie all’intuizione di un sui antenato. Poi per colpa del commmmunismo l’idea venne abbandonata.

  • 3. Gabriele (1 febbraio 2010, 2:15 pm) :

    Gelo immagino che la tua sia solo ironia.
    A me piacerebbe capire, con precisione, tutti i meccanismi che stanno dietro al nostro sistema di raccolta dei rifiuti.
    Partiamo dalla raccolta che viene fatta nelle nostre case e arriviamo a vedere chi, alla fine di tutto, acquisisce quei materiali che noi abbiamo separato, capendo quanto paga per quelle materie e a chi paga.
    Quello che a me sembra strano, è il fatto che passando dal vecchio sistema al nuovo non ci sia stata una diminuzione delle tariffe, anzi solo aumenti: il nuovo sistema dovrebbe creare degli introiti rispetto al vecchio che aveva solo costi, quindi mi piacerebbe capire come mai oggi si paga addirittura di più e non di meno.
    Probabilmente la gestione del servizio è inefficiente, non so darmi altra spiegazione.

  • 4. Francesco Duca di San Costanzo (1 febbraio 2010, 3:04 pm) :

    Avrei voglia di dire la mia, non come “tuttologo” ma come cittadino. Ma i rifiuti e il riciclaggio di essi, sia pure in alcuni casi apparenti sembra aver trovato la buona strada, mi pare che sia solo un gran bussines, tanto che quei rifiuti ancorchè riciclati, torneranno ad essere rifiuti. Ricicliamo la carta per fare carta da stampa? ma non sarebbe meglio piantare qualche milione di ettari di pioppi lungo le rive dissestate dei nostri fiumi? che la loro funzione in vita sarebbe anche utile per aria, paesaggio, regimazione, ecc? per poi farne buona carta da stampa?

  • 5. Gelo (1 febbraio 2010, 10:29 pm) :

    Si ero ironico perché sebbene credo che il miglior modo possibile per risparmiare energia e riciclare vada cercato e che giustamente ci si debba interrogare su quale sia questo modo e se le amministrazioni lo stanno cercando, credo che ci siano cose, tra le quali il riciclo dei materiali, che deve andare oltre a freddi calcoli.

  • 6. Gaspa (2 febbraio 2010, 1:40 pm) :

    Quando si parla di raccolta differenziata non penso si possa puntare l’attenzione solo sul piano economico-energetico, altrimenti si rischia di cadere nel paradosso evidenziato da Gelo.
    Dal punto di vista energetico infatti, il miglior modo di smaltire la spazzatura è di mettere tutto in un unico bidone e buttare tutti i rifiuti in una discarica.
    Le persone fanno poca fatica, il comune spende pochi soldi e si spreca poca benzina.
    Considerando la questione solo da questo punto di vista non c’è proprio partita.
    La raccolta differenziata è certamente più costosa (non vedo come pensare il contrario), sia dal punto di vista delle famiglie, che devono spendere più tempo per attuarla e devono pagare una tassa più alta per lo smaltimento, sia dal punto di vista energetico, perché per la raccolta servono più camion, più personale e più attrezzature.
    Quali sono i vantaggi della raccolta differenziata? Essenzialmente sono ecologici, nel senso che riutilizzando i materiali di scarto non si debbono produrne di nuovi: non bisogna sprecare altro petrolio per fare la plastica quando ne abbiamo milioni di tonnellate sepolte sotto terra ed intere isole sparse in mare, non bisogna estrarre nuovi minerali come rame, ferro, alluminio, ecc…
    Non bisogna abbattere altri ettari di foresta per fare la carta e con il residuo umido si possono fare fertilizzanti senza dover ricorrere di nuovo al petrolio.
    Insomma, quando si affronta un argomento bisognerebbe avare una visione più globale e non limitarsi solo ad una angolazione.
    Certamente poi il bilancio energetico è importante, ma anche se la raccolta differenziata ne avesse uno negativo (il costo del riciclo fosse più alto di quello dell’estrazione o della nuova produzione) e costasse più della raccolta classica, sarebbe IMHO una spesa intelligente perché ci permetterebbe di avere un ambiente di vita sicuramente migliore senza tante discariche od inceneritori.
    La soluzione ottima sarebbe però quella di iniziare a produrre meno rifiuti, ripensando il sistema dell'”usa e getta” che ha creato danni ambientali ingenti in tutto il mondo.

  • 7. Gabriele Carbonari (3 febbraio 2010, 10:13 pm) :

    L’unica soluzione sarebbe non produrre i rifiuti o almeno limitarci solo all’organico. Sarebbe auspicabile lavorare sul riutilizzo dei prodotti per esempio nelle città come Senigallia dove abbiamo un ottima l’acqua che viene giù rubinetto e che non ha niente da invidiare con quella che si trova in commercio,al limite per i masochiusti che preferiscono la minerale che almeno si limitino ad usare la bottiglia di vetro. Altra cosa il gran numero di cartone polistirolo buste e bustine varie che avvolgono gli elettrodomestici i computer e soprattutto i cellulari che viste le dimensioni veramente spropoprzionati rispeto alle scatole che li contengono andrebbero confezionati a decine dentro un unica scatola e venduti sciolti magari dentro un sacchetto di stoffa che diventerà poi la sua custodia.

  • 8. maddeche (4 febbraio 2010, 12:13 pm) :

    Trasformare il rifiuti in risorsa energetica è una soluzione che non mi trova d’accordo. Si crea un’economia di scala basata su un residuo di cui dovremmo liberarci e che dovremmo produrre in minima quantità.
    Trasformandolo in energia avremmo un bilancio energetico sfavorevole (produzione > trasporto > stoccaggio > uso > raccolta> lavorazione > termovalorizzazione) che non può entrare in attivo. Ogni watt prodotto quanti altri watt ci costa?
    La soluzione del problema rifiuti sta nella loro eliminazione, sta nell’incartare una penna con una strisciolina di cartone per il codice a barre, non in un blister da 20 grammi in PVC.
    Sta nell’usare contenitori facilmente riciclabili al posto della plastica. Sta nel produrre un solo (e facilmente riciclabile) tipo di plastica, non 5 tipi diversi a seconda della multinazionale che c’è dietro.
    Sta nel legislatore che deve obbligare il produttore a togliere gli orpelli e vendere all’acquirente IL PRODOTTO e non IL RIFIUTO.
    Nei duecento anni che saranno necessari ad ottenere queste conquiste di civiltà io continuerò a sostenere la raccolta differenziata, ma facendola pagare cara, un tot al chilo, in modo da convincere il consumatore a scegliere un sistema commerciale con meno rifiuti.

    In ogni caso apprezzo l’iniziativa di Popinga.

  • 9. Gabriele (4 febbraio 2010, 2:30 pm) :

    Ci sarebbe bisogno di conoscere costi e guadagni dell’attuale sistema di raccolta differenziata perchè se è vero che, da un lato, all’inizio si sostiene un costo maggiore per attuare il sistema, poi si ha anche un riscontro positivo, in termini di guadagni, dalla vendita dei materiali riciclati, mentre con il sistema della discarica a fronte di un costo inziale minore non si ha poi alcun guadagno ma solo danni ambientali.
    Ogni metodo di smaltimento dei rifiuti presenta aspetti positivi e negativi, valutare il sistema migliore è complesso anche perchè le variabili da prendere in considerazione sono molteplici.
    A mio avviso il principio fondamentale è quello della tutela ambientale, perchè una volta distrutto questo pianeta un altro non possiamo crearne, mentre sostituire al business dei rifiuti un altro tipo attività economica è possibile.
    Ripeto, non conosco i costi dei vari sistemi, ma penso che con un sistema veramente efficiente di differenziata i costi possano essere forse minori rispetto allo smaltimento in discarica.
    Perciò dal punto di vista energetico è sicuramente più vantaggioso l’utilizzo scriteriato delle discariche o dei termovalorizzatori, mentre dal punto di vista economico forse la differenziata (sempre gestita in modo efficiente) ha qualcosa da dire.
    Detto ciò, non si può, secondo me, che essere favorevoli alla riduzione dei rifiut, partendo dagli imballaggi.

  • 10. resi randelli (4 febbraio 2010, 8:24 pm) :

    Hai ragione,hai centrato il problema, ma come ben sai la ragione che è propria delle minoranze,non ha mai avuto successo….di fronte ai soldi

  • 11. Gianluigi Mazzufferi (4 febbraio 2010, 11:15 pm) :

    Caro Maddechè, anch’io non ero dell’idea di “trasformare i rifiuti in risorsa energetica”. Cos’ fino a quando non ho visto, tanto per fare l’esempio del THOR, che questo impianto riesce ad offrire un prodotto “pulito”, fino alla separazione molecolare. A questo punto, fatti per bene i conti di quanta energia serve per questo lavoro, vorrei che tu mi spiegassi che differenza passa con chi brucia per ottenere energia o riscaldamento gli scarti del legno, il nocchio dell’oliva o le bucce delle mandorle.
    Un commentatore (Francesco) poco sopra scriveva che per produrre la carta, piuttosto che riciclarla, sarebbe meglio piantare pioppi nelle golene dei fiumi o nei terreni abbandonati. Se non altro si avrebbero effetti positivi sui terreni e sul clima.
    Proprio oggi leggevo che “ i rifiuti della carta riciclata sono spesso difficili da smaltire”. Leggevo anche, ma questo si sa da una vita, che per “disinchiostrare la carta riciclata sono necessarie più sostanze chimiche di quelle che servono per produrre l’equivalente di carta da fibra vergine”.
    In conclusione insisto sul fatto che vorrei essere informato bene sul riciclaggio. Vorrei sentire le campane di tutti i fronti e magari avere anche l’opportunità di cambiare opinione.

  • 12. Gaspa (5 febbraio 2010, 1:39 am) :

    @Gianluigi: condivido in pieno quello che dici; l’unico appunto che ti facevo è che nel post iniziale consideravi l’argomento solo dal punto di vista economico ed energetico e questo, IMO, è sbagliato.

    Allego un documento che ho trovato in rete dall’ufficio federale dell’ambiente svizzero sul riciclaggio della carta:
    http://www.bafu.admin.ch/abfall/01495/01498/01502/index.html?lang=it

    1. Il riciclaggio della carta straccia è ecologicamente sensato?

    I bilanci ecologici mostrano chiaramente che il riciclaggio di carta straccia in termini ecologici è più conveniente rispetto alla fabbricazione di fibre fresche.

    2. La carta straccia è sempre recuperabile?

    Una fibra in carta può essere riciclata più volte. Dal ciclo sempre più chiuso delle fibre consegue però un peggioramento della qualità della carta straccia. Le fibre sono meno fresche e resistenti. Le spese di depurazione sono più elevate e la perdita di fibre è maggiore, poiché quelle più corte devono essere eliminate.

    3. La carta straccia permette di fabbricare prodotti di carta e cartone di alta qualità?

    Le possibilità di trattamento tecniche e le qualità della carta hanno subito dei continui miglioramenti, cosicché si è potuta aumentare la quota di carta straccia nelle diverse varietà di carta e cartone.

    4. Il recupero di carta straccia è oneroso?

    Solitamente recuperare è meno oneroso che incenerire. Infatti se l’incenerimento di una tonnellata di rifiuti, a dipendenza dell’impianto, costa tra 150 e 300 franchi, il trattamento della carta straccia costa tra 100 e 150 franchi a tonnellata (senza calcolare i costi di raccolta).

    5. Le graffette di metallo vanno tolte dai giornali prima di consegnarli alla raccolta della carta?

    No, graffette o materiali analoghi vengono separati nella fase di trattamento. Tuttavia i costi per il recupero di carta straccia aumentano con l’incremento delle sostanze estranee (colle, fogli in plastica, graffette di metallo, tessili, materiali sintetici, ecc.).

    6. Si raccolgono soltanto i giornali o anche il cartone?

    Dipende dalle regole vigenti a livello locale. Di norma, i Comuni informano su come raccogliere la carta e il cartone (insieme o separatamente). La carta verrà recuperata da una cartiera, mentre il cartone verrà recuperato da una fabbrica di cartone o cartone ondulato. L’espressione di uso corrente “carta straccia” comprende giornali, carta di ogni tipo, opuscoli e cartoni come pure cartone ondulato.

    7. Si può mettere la carta straccia sporca nella raccolta della carta?

    In linea di principio carta e cartone dovrebbero essere puliti, poiché sporco e rifiuti ne ostacolano il recupero.

    8. La raccolta della carta si prepara in scatole di cartone o in sacchetti di plastica?

    La cosa migliore è legare la carta straccia con uno spago e non impachettarla in sacchetti, sacchi o scatole. Il cartone deve essere appiattito e legato. Consiglio: mettete in una scatola vuota due corde incrociate. Prima del termine di raccolta fate un nodo. Togliete il mucchio dalla scatola. Appiattite i cartoni e legateli.

    9. Qual è la quota di carta straccia in relazione alla quota complessiva di carta e cartone?

    La carta straccia è la materia prima più importante dell’industria della carta e del cartone locale. Quasi due terzi della materia prima provengono dalla raccolta di carta straccia.

    10. In futuro sarà possibile recuperare quantità ancora maggiori di carta straccia?

    Anche nei prossimi anni i fabbricanti di carta e cartone aumenteranno leggermente la loro capacità per il trattamento di carta straccia. Per determinati prodotti è già stato raggiunto il limite tecnico per l’impiego di fibre riciclate. Già oggi la carta greggia ondulata è composta unicamente da carta straccia. Più dell’80% della carta per giornali si compone di carta straccia. Per la fabbricazione di carta igienica si fa un uso crescente di carta straccia che deve essere di buona qualità, ma la cui offerta a livello nazionale copre appena il fabbisogno. Anche per quanto concerne il cartone e i fogli d’imballaggio l’impiego di carta straccia non può più essere raggiunto grazie a una miscela di fibre, bensì soltanto attraverso un aumento della quantità prodotta.

    Lavorando in una industria cartotecnica devo inoltre aggiungere che noi usiamo sia carta di prima qualità, sia carta riciclata (soprattutto per le produzioni di minor pregio e per i fogli all’interno del sacco), sia carta proveniente da foreste controllate secondo gli standard FSC (forest stewardship council).
    http://www.fsc-italia.it/

    In definitiva si possono piantare pioppi lungo i fiumi anche senza smettere di riciclare la carta.
    Sono comunque curioso di leggere del materiale sull’argomento, se puoi condividerlo in rete o indicarmi dove trovarlo.

  • 13. Gianluigi Mazzufferi (5 febbraio 2010, 10:19 am) :

    Grazie Gaspa. Potrei dire che in questo caso, parlare di “riciclo della carta” è stato come “toccar il culo alla cicala” (antico detto popolare).
    Non solo perchè tu lavori nell’industria cartotecnica (così studiando farai carriera!), ma perchè lo scopo del mio post era e resta quello di stimolare il dobattito e portare qualche concreto contributo di conoscenza. Purtroppo non sono in grado di assecondare la tua richiesta finale; sono fuori dal giro da 15 anni, ma anche con l’occasione del convegno di domani potremo chiedere informazioni a gente che si occupa del settore.
    Vorrei solo aggiungere, non tanto per informazione ma soprattutto come interrogativo a chi ne sa di più, se è vero che la carta termica (quella degli scontrini)e quella unta da residui di alimenti sono un grosso problema, anche in piccole quantità, per le successive operazioni di riciclaggio.
    Se si anche questo piccolo particolare mi fa riflettere su quanto sia difficile (non sempre alla portata di tutti) una seria ed efficiente raccolta differenziata.

  • 14. Gaspa (6 febbraio 2010, 3:24 pm) :

    @Gianluigi: certamente la raccolta è complicata perché si mettono insieme tante cose differenti. In fabbrica noi abbiamo almeno 4 tipi di raccolte differenti: carta normale, carta “politenata” (ovvero con un sottile strato di plastica che la rende impermeabile e termo-saldabile), cartone ed infine carta verniciata con sostanze particolari che non può essere riciclata in alcun modo e va nella spazzatura.
    Hanno appena fatto un corso a carrellisti e cpi turno solo per spiegargli come effettuare correttamente lo smaltimento!

  • 15. LorenzoMan (6 febbraio 2010, 7:53 pm) :

    In convalescenza post-intervento chirurgico, non potrò essere all’incontro di oggi, ma spero i miei amici bloggers mi terranno informato…

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