(…segue) La proposta dell’eutanasia, che non è assolutamente un atto medico, svela il suo vero volto: una scorciatoia per ridurre la spesa pubblica, un rifiuto dell’impegno umano e clinico a fianco del malato, e una fuga di fronte alla paura della morte, del dolore e della sofferenza.

Sta, inoltre, emergendo come, dietro la richiesta dell’eutanasia da parte di alcuni settori della società, vi sia anche una vera e propria ‘handifobia’, ovvero la paura e il rifiuto della disabilità. Si impone un modello culturale teso a rimuovere il dolore, la sofferenza e la morte, impedendo così di affrontarli in modo pienamente degno.

Seppure a parole contrari all’eutanasia, molti sono indotti ad accettarla o a praticarla nella sua forma indiretta o passiva, chiamata anche abbandono terapeutico o sospensione delle cure. Un esempio in tal senso è la proposta di sospendere le cure in epoca neonatale, per i bambini gravemente malati o prematuri, per i quali sia possibile la sopravvivenza ma con un rischio elevato di disabilità. Lascia ‘shockati’ la storia narrata da una mamma inglese:

Quando la mia bimba Daisy di nove anni con ritardo mentale è morta, un dottore mi ha detto: è quasi come perdere un bambino! Cosa pensava che fosse la mia bellissima bimba? Era entrata in ospedale per una infezione dentaria, e tre settimane dopo era morta. Nessuna pianificazione attiva fu fatta per salvarla. Fu solo documentato il suo declino. Dopo che Daisy morì, altri medici ci dissero che avevano mal giudicato la sua qualità di vita: se non avesse avuto un ritardo mentale, non sarebbe stata trattata così!

Dal governo al sistema sanitario passa un giudizio: che da un’età in poi il dovere del cittadino è di sedere paziente nell’anticamera della morte. Sono parole durissime, che vengono altresì da un Paese civilissimo e all’avanguardia.

La vita si allunga e pertanto ogni cittadino necessita di più risorse, ma, della spesa pro-capite annuale di circa 1400 euro, solo 40 euro sono dedicati alle cure domiciliari dei non autosufficienti. Il costo assistenziale medico dell’anziano, in casa di cura per riabilitazione o in lungodegenze mediche post-acuzie, è di 6000 euro al mese.

In epoca biblica, il vecchio veniva indicato al rispetto: leggiamo nel Siracide:

Non trascurare i discorsi dei vecchi, perché anche se essi hanno imparato dai loro padri, da essi imparerai l’accorgimento e come rispondere a tempo opportuno.

Secondo alcuni studi, i più recenti progressi della biogerontologia starebbero producendo elementi sperimentali in favore del sillogismo di Seneca e Giovenale: “in questo mondo finito ed imperfetto non c’è niente di perfetto; la salute è cosa di questo mondo: la salute non è perfetta!”.

Dunque, quando si afferma che una vita non è degna di essere vissuta o, perché sono vecchi, non servono più a niente… si fa strada la stessa obiezione in nome della quale il nazismo uccise 150-mila psicotici.

San Paolo scriveva ai Corinzi: “la fragilità è la nostra forza!“. E un drammaturgo, facendo riferimento al fatto che ogni opera teatrale finisce con il terzo atto, amava esclamare: “la vita non ha mai ‘un terzo atto’! “.

Nel suo ultimo Angelus del 26 marzo 2005, Giovanni Paolo II ha ribadito:

La vita umana è sacra: ciò vale per ciascun uomo e ciascuna donna, indipendentemente dalla situazione fisica, razziale, sociale, economica e culturale. Vale per ogni stadio della vita umana: per l’uomo già nato e per quello ancora nel grembo materno, per chi è sano e per il portatore di handicap o per il malato, per il giovane e per l’anziano. La vita umana è sacra: solo Dio ne è il Signore! Ogni breccia aperta sul fronte del pieno rispetto alla vita costituisce una mina posta alle fondamenta della umana convivenza, della sana democrazia e della vera pace.

E ancora , a proposito del valore della vita in ogni stato, mi piace ricordare anche le parole che il Papa Benedetto XVI ha pronunciato l’8 maggio di questo 2009, al Centro per disabili ” Regina Pacis”, in Giordania, dove cristiani e musulmani operano insieme. Ha detto Benedetto XVI , chiamandoli ‘maestri di vera umanità:

A volte è difficile trovare una ragione per ciò che appare solo come un ostacolo da superare o anche come prova… da sopportare. Ma la fede e la ragione ci aiutano a vedere un orizzonte oltre noi stessi per immaginare la vita come Dio la vuole. L’ amore incondizionato di Dio… arriva a un significato e a uno scopo per ogni vita umana. Il Suo è un amore che salva.

C’è una epidemia silenziosa: un caso di demenza ogni 7 secondi nel mondo, e si prevede che raddoppierà nei prossimi 20 anni. In Italia ci sono oltre un milione di casi di demenza (di cui 500 mila Alzheimer), malattia che non è solo della persona, ma anche della famiglia e della società. Spesso di fronte a questi malati si sente dire: ‘ è malato di Alzheimer, non c’è più nulla da fare’. Al contrario: è malato di Alzheimer, quindi c’è moltissimo da fare, ma forse non sempre siamo in grado di capire che cosa fare! (continua…)

1 Commento

  • 1. Popinga&hellip (13 febbraio 2010, 12:17 am) :

    […] (…segue) Se le persone chiedono l’eutanasia perché soffrono, la risposta al dolore non è l’eutanasia, bensì le cure palliative. Il termine deriva da ‘ pallium’, che vuol dire mantello, e fa riferimento al gesto di S. Martino di Tours, che non potendo fare altro, donò metà del suo mantello al bisognoso, e S. Martino è il Patrono delle cure palliative. Tali cure possono controllare il dolore nel 90% dei casi e oltre, e, nei pochissimi casi in cui non ci riescono, il dolore può essere eliminato mediante la sedazione. […]

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