Senigallia: i giornalisti manifestano contro la legge Alfano

Facevano pena, sabato scorso davanti alla Rotonda, quei quattro gatti che rincorrevano i passanti per lasciargli un volantino. I quattro gatti erano i giornalisti marchigiani FNSI – SIGIM – UNCI, sul volantino c’erano due righe sulla prossima vergogna che si va apparecchiando: il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni.

Non è solo una questione tecnico-giudiziaria: intercettazioni limitate a tre mesi, e solo per reati puniti con più di dieci anni di reclusione, più mafia e terrorismo.
È anche e soprattutto una devastazione del diritto di cronaca e del diritto all’informazione: galera per i giornalisti che divulgano il contenuto delle intercettazioni e multe salatissime per gli editori.
È un’assurdità logica e una mostruosità giuridica, perché si impedisce la pubblicazione di atti pubblici, cioè notizie non più coperte da segreto perché già depositate alle parti. Nulla a che vedere con la violazione del segreto istruttorio.

Con questa legge, ci saranno notizie pubbliche ma non pubblicabili. Il diritto di cronaca e la libertà di espressione andranno a farsi benedire, sostituiti dall’arbitrio degli editori e dai ricatti incrociati sulla diffusione delle informazioni. Un bavaglio ai giornalisti che diventa anche una benda sugli occhi dei cittadini, privati del diritto a essere informati.

Ebbene, che di fronte a questa porcheria, davanti alla Rotonda insieme ai promotori ci fossero solo 2 giornalisti senigalliesi, quattro passanti distratti e un ciclista che si abbeverava alla fontanella, e che la stampa locale si sia limitata a qualche trafiletto per riempire mezza colonna all’ultimo momento, è vergognoso.
Ormai siamo ridotti così. L’indifferenza e il disimpegno la fanno da padroni, ci fanno ingoiare qualunque cosa e noi la buttiamo giù. Quello che in altri paesi e in altre epoche avrebbe richiesto i carri armati, da noi scivola via come acqua fresca. Certe volte viene da pensare che ce lo meritiamo.

6 Commenti

  • 1. quilly (29 luglio 2008, 10:08 pm) :

    Taja e cug(e)

  • 2. Paolo Belogi (30 luglio 2008, 9:19 am) :

    Facevano pena? Su viveresenigallia Tiziana, credo fosse una dello staff, rispondendo ad un mio commento m’aveva dato l’idea di essere rimasta soddisfatta. Mi sento cordialmente confuso.

  • 3. Massy (31 luglio 2008, 10:59 pm) :

    Io mi trovo d’accordo con Andrea ma impantanato in questa inerzia sociale che nostro malgrado la mia generazione si porta dietro. Sono d’accordo che sia una vergogna (il lodo Alfano, non mi esprimo sulla manifestazione alla quale non ho assistito). Va detto che qualche voce di giornalisti si leva anche a livello nazionale e non solo locale (Rai 3 ad esempio), ma a parte qualche timida reazione mi pare prevalga la castrazione…saranno passati 15 anni da quando Piero cantava…”e se un dittatore da un nuovo balcone spaccia in TV la gioia”…ma mi pare che ancora…

  • 4. Franco Giannini (2 agosto 2008, 11:19 am) :

    “Rubo” da un blog amico, può sempre essere utile a sapersi:

    “Così il Governo accoglie le proposte di Grillo

    Pubblicato da Matteo Cesaretto nella categoria Politica

    Qualcuno si ricorda la polemica innescata da Beppe Grillo qualche mese fa? Dai… quella che denunciava l’ignominia dei finanziamenti ai giornali che Gillo proponeva di eliminare. La stessa che comprendeva l’abolizione dell’albo dei giornalisti poiché istituzione nata nel “ventennio”, e l’applicazione delle sentenza della Corte Europea che impone a Rete4 di abbandonare gli spazi eterei che non le sono mai appartenuti.
    Sapete come è andata a finire? L’ho scoperto per caso leggendo l’editoriale di Riccardo Quintili dal titolo Così si uccidono le voci libere di questo paese, pubblicato nel numero 31 del settimanale «Il Salvagente».
    In Italia ci sono troppi giornali che pretendono di sapere troppo e per giunta grazie ai soldi pubblici. Pertanto, si diceva, ci pensi il Governo a sfoltirne la lista. Così è stato. Sono bastati 7 minuti di «una seduta show del Consiglio dei ministri» per decidere di tagliare 83 milioni per il 2009 e 100 per il 2010. Intanto che, per altro verso, con l’articolo 44 del decreto 112/08 si cancellava il diritto soggettivo a ricevere tali fondi: un altro taglio di circa 170 milioni. «Contenimento della spesa pubblica necessario, lo hanno definito tanto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, che il direttore per il dipartimento per l’Editoria, Mauro Masi. Un atto di razionalizzazione, insomma, che per di più tocca la “casta” dei giornalisti». Si può obiettare?
    Credo di no se i tagli colpissero tutti in maniera proporzionale. Ma, per puro caso, e probabilmente a causa della fretta con cui è stato preso il provvedimento, i gruppi più grossi non sono stati colpiti. Mondadori che è il gruppo più sovvenzionato con 20 milioni di euro, non è stato toccato. Come pure non è stato sfiorato il gruppo Sole 24 Ore, quotidiano della Confindustria che ogni giorno si fa portabandiera del libero mercato ad oltranza, e che a fine anno invece si becca 17 milioncini (qualcuno intravede una contraddizione?). Lo stesso è accaduto per Rcs e per il Gruppo Espresso.
    Personalmente, credo sia difficile dare torto a Quintili quando scrive: «con sette minuti a disposizione, non c’è da stupirsi che le forbici di Tremonti abbiano scelto di tagliare la parte più debole e – guarda caso – più indipendente dell’informazione. In una manciata di secondi si poteva pretendere di fare pulizia e distinguere tra chi il giornale lo porta davvero in edicola senza “padroni” economici e politici (come fa da 17 anni il Salvagente) e chi si limita a stampare qualche pagina e a fare finta di venderla ad acquirenti di comodo? No, non si poteva, non siate severi.
    E così possono tirare un sospiro di sollievo i giornali del gruppo sanitario Angelucci (“Libero” e “Il Riformista”), quelli di Ciarrapico (anche se sono finte cooperative), perfino quella di società quotate in Borsa che si spacciano per coop (Class editore). Con buona pace di Grillo e della sua campagna moralizzatrice che paradossalmente lascerà in piedi solo i grandi padroni del’informazione. E i più furbi».
    Concludo con una riflessione. Cosa c’insegna il caso Grillo? C’insegna che le parole altisonanti in ultima analisi fanno il gioco dei potenti. Grillo fa bene a proporre certe tematiche alla gente, ma tralascia il fatto che le espressioni usate per accattivare la folla divengono poi il chiavistello che i potenti usano per aprire le loro porte se a mancare è una consapevolezza politica matura e costante. Occorre un’opposizione organizzata che sappia sì denunciare questi misfatti, ma che allo stesso tempo proponga alternative concrete sulle quali attrarre consenso. Dove sono ora tutte quelle persone che hanno firmato le proposte di Grillo? È davvero questo quello che volevano?
    Nel frattempo Rete 4 rimane al suo posto: qualcuno pagherà la contravvenzione imposta dell’Ue così come l’indennizzo a Europa7. Mediaset invece si prende lo sfizio di fare causa a Google perché mostra troppi dei suoi filmati. Se tutto questo non è libertà d’informazione, ditemi voi cos’è…”.

    Il blog è http://www.movimento97.com/

  • 5. Paolo Belogi (3 agosto 2008, 4:51 pm) :

    Visto che è stata tirata in ballo la tv e considerato che non dispongo delle stesse fonti a cui può attingere il Cesaretto (salvo prenderle dalla rete e considerarle buone) io vorrei mettere sulla stessa lista (ma anche farne una a parte e solo per) Rai3 Marche. Dispone, coi soldi derivanti anche dal canone (presumo che gli spazi pubblicitari se li faccia pagare come fà qualsiasi altra televisione commerciale), di inviati e giornalisti capaci di misurare la diuresi, delle 24/h e oltre, per qualsiasi esponente in area PD ma latita, secondo me pericolosamente, in tutte quelle occasioni dove le bandiere esposte non sono proprio in sintonia coi pur Democratici dirigenti, o padroni, della rete. O almeno io l’ho vista raramente presente. Farà parte della libertà d’informazione…boh.

    Canonicamente cordiale

  • 6. Dario Petrolati (17 agosto 2008, 9:36 am) :

    Da la Repubblica , oggi Scalfari:
    L’opinione pubblica è rimasta senza voce.
    Riporta amarissimamente quanto Nanni Moretti al Festival di Locarno si è lasciato sfuggire.
    “IN ITALIA L’OPPOSIZIONE NON ESISTE PIU’, MA C’E’ UN’ALTRO FENOMENO PEGGIORE, NON C’E’ PIU’ UN OPINIONE PUBBLICA,IL MODO DI PENSARE DEGLI ITALIANI E’ SPOSTATO E DEVASTATO.”
    La sera , il pomeriggio,constato anche io per l’ennesima volta:
    Dubbi più amarezze e delusioni.
    Si ripetono voce per voce le cose indispensabili da comprare,si toglie questo e questo e questo;la nota della spesa si è fatta corta.
    Si fa e rifà la somma: beh. per questo i soldi bastano.
    Si ritorna a casa e qualcosa manca,ma allora c’è stato ancora un aumento e cosa?.
    Alla ” festa della ex. unità ” si suda meno,poca birra, poco vino,bottigliette di acqua al posto loro.
    Perchè insistere nel chiamare ” festa ” se la gente non può,questa generale silenziosa umilizione non porta bene.
    Molti dovrebbero vergognarsi e smetterla di promettere,raccogliere firme per salvare ……?
    Non c’è serietà, onestà(cosa era?).
    dario.

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