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Non tira una bella aria se, col pretesto di difendere la privacy, si limita la libertà di stampa, si fanno leggi che vietano la pubblicazione di atti pubblici e si mandano in galera i giornalisti che li pubblicano. Se, imbavagliando l’informazione, si mina uno dei pilastri d’una democrazia liberale, l’einaudiano “conoscere per deliberare”.
E soprattutto, non tira una bella aria se tutto questo cade nella (quasi) indifferenza generale, dove non si riescono più a distinguere gli ignoranti, i complici e i rassegnati. Se ciò che in altri Paesi richiederebbe i carri armati, da noi scivola via come acqua fresca.

Di quel che è successo ieri mattina al Caterraduno in piazza Roma, ci sarebbe tanto da dire.
Ho notato la totale assenza dei giornalisti, cioè la categoria direttamente coinvolta. È un po’ come se, per legge, si vietasse il bisturi ai chirurghi e nessuno di loro trovasse da ridire.
Ho visto gli occhi curiosi ma distaccati della gente in piazza, che ci guardava come si guardano i pesci in un acquario.
Ho sentito l’atteggiamento di sufficienza di qualche “contestatore di professione”. Non serve protestare per queste cose generiche, fumose, che non stanno né in cielo né in terra, dicono le anime belle che ne sanno sempre una più di te: bisogna farsi sentire per cose concrete, per le strade, le case, la roba che tocca direttamente le gente. E per farsi sentire tocca urlare più degli altri.

Ma non è questo che m’interessa.
Voglio parlare di noi, quattro gatti in silenzio, con un bavaglio e un cartello al collo, arrampicati sotto il sole tra il Monco e le impalcature del Caterraduno. Voglio parlare di Luciano, Serena, Laura, Roberto, Anna, Andrea, Simone, Elena, Lorenzo. Voglio parlare di Alberto che, a diciannove anni, la domenica mattina avrebbe avuto tante buone ragioni per dormire e invece era lì con noi; di Stefania incinta all’ottavo mese, che di buone ragioni per non stare ore in piedi sotto la canicola ne avrebbe avute anche di più.
Voglio parlare di loro, perché sono la prova vivente che, in questo incredibile Paese, su qualcuno ancora l’anestetico non ha avuto effetto.

120 Commenti

  • 1. Gianluigi (26 giugno 2009, 4:48 pm) :

     
    Questo è troppo! Va bene argomentare anche in totale dissenso con chi, rispetto a Gabriele, ha idee se non opposte almeno assai differenti dai commentatori più forcaioli in materia di intercettazioni, ma paventare la possibilità di una querela (…basta con queste opinioni veramente ridicole sui magistrati e il loro modo di operare. Tu potresti beccarti una querela, altro che quilly… ) è una vera sciocchezza.
    Ad esempio io vorrei pubblicare una recensione dell’ultimo scritto di Stefano Livadiotti, giornalista de “L’Espresso” (quindi non al soldo del Cav.!) che per oltre 200 pagine, nel suo recentissimo libro:”Magistrati l’ultracasta” ne racconta di tutti i colori sugli “impuniti”, sulla “malagiustizia”, sui “signori delle tessere”. Che rischi corro? Nessuno, in quanto la durissima e sconvolgente verità di quanto accade nel nostro paese è, come scrisse Montanelli nel 1998, che fuori dal “dieci per cento di autentici eroi” nella Magistratura c’è soltanto “un coro di gaglioffi… mossi soltanto da smania di protagonismo”.

  • 2. Gabriele (26 giugno 2009, 8:20 pm) :

    Sono rimasto indietro di alcuni commenti, quindi rispondo all’essenziale per i commentatori che si sono riferiti a me: Giuseppe tu hai tratto una conclusione decisamente troppo affrettata, quando hai detto che, secondo me, informare sarebbe “un male”.
    Informare è un bene, ma all’interno di un processo bisogna saper scegliere il momento giusto per informare; altrimenti l’informazione è pericolosa eccome!
    Pensa che ci sono delle indagini rispetto alle quali nemmeno gli stessi indagati sono informati (almeno fino ad un certo momento); quindi l’informazione nei processi va presa con le pinze; semmai, se credo di aver ben interpretato il tuo pensiero, sei tu Giuseppe a partire da un presupposto diverso e in parte esagerato: più si informa e meglio sarebbe; mi dispiace ma non è così.
    Credo comunque che parlando tranquillamente un punto di equilibrio possa essere trovato, perchè è questo ciò che secondo me serve in questa materia: equilibrio.
    Rispondo a Mirko: io non sono sempre d’accordo con quello che dice o fa il governo; insisto che ragiono con la mia testa e se un provvedimento lo ritengo opportuno, dovrei dire il contrario altrimenti passo per quello che è sempre d’accordo?
    A voler essere pignoli, io non ho mai detto che questo provvedimento è perfetto; sto commentando perchè l’argomento mi interessa, mi piace e ho qualche conoscenza in merito; ci sono comunque degli aspetti interessanti (punire davvero i giornalisti che divulgano informazioni che non dovrebbero è sacrosanto, visto che oggi non viene fatto).
    Se poi vuoi pensare che io sia di parte fai pure; non ho problemi a dire che in passato votavo An, e ora che è confluita nel Pdl ho votato questo.
    Anzi sono contento che me ne dai l’occasione, visto che in questo strano paese se non voti certi partiti, non sei libero di esprimere le tue idee politiche; guai a dirlo, viene etichettato come un coglione!
    Questa buffonata deve finire, quindi eccoti servito 🙂
    Ora rigiro la frittata se non ti spiace: come mai da te ed altri non ho mai letto una parola di apprezzamento verso un qualsiasi provvedimento del governo?
    Non è possibile che non ve ne piaccia almeno uno… attendo con ansia la vostra scelta (inizio io dicendo che alcuni aspetti delle liberalizzazioni del governo Prodi mi son piaciuti); poi torniamo a parlare di intercettazioni.
    Saluti

  • 3. Gaspa (27 giugno 2009, 9:23 am) :

    Come sosteneva il buon vecchio (e liberale?) Goebbels, ripetere 1000 volte una bugia la fa diventare verità.
    Siete arrivati a soli 100 commenti, datevi da fare un po’ di più!
    L’arte dell’arrampicata sugli specchi è ormai diventata uno sport nazionale (anche in paesi trans-adriatici), ma quel che spaventa è la completa mancanza di logica di certe argomentazioni.
    Cui prodest tutto ciò? Sicuramente non ai comuni cittadini, la cui privacy è costantemente ed impunemente violata senza ritegno (vedi 200.000 intercettati nei dossier Tavaroli) e che oggi non potranno neanche più sapere se il vicino di casa svaligia le banche.
    Non ci resta che sperare nella stampa estera.
    Certo in un paese in cui la corruzione regna sovrana ed in cui spadroneggiano le varie mafie, togliere agli investigatori gli strumenti più efficaci ed imbavagliare l’informazione, mi sembrano i giusti metodi per garantire la sicurezza.
    Si già, la sicurezza dell’impunità!

  • 4. Ritvan Shehi (27 giugno 2009, 11:27 am) :

    Caro kompagno Gaspa, dal profondo transadriatico ti ricordo che il buon vecchio “liberale” Goebbels fu per un certo periodo molto amico ed alleato di quell’altro campione di liberalismo:-) che fu Giuseppe Stalin, detto “Baffone”: come si dice, chi si assomiglia si piglia e, infatti, in fatto di bugie ripetute migliaia di volte la “Pravda” non aveva nulla da invidiare al “Volkischer Beobachter”. Ah, poi, ti prego di informare i tuoi cari kompagni “comuni cittadini” timorosi del vicino possibile svaligiatore di banche che un altro “liberale”:-) chiamato Bertold Brecht diceva – cito a memoria – che è peggiore colui che fonda una banca di colui che la svaligia e visto che i nomi dei fondatori di banche sono pubblici…:-).

  • 5. Ritvan Shehi (27 giugno 2009, 11:42 am) :

    —–….paventare la possibilità di una querela (…basta con queste opinioni veramente ridicole sui magistrati e il loro modo di operare. Tu potresti beccarti una querela, altro che quilly… ) è una vera sciocchezza. Gianluigi——
    Concordo. E aggiungo che è pure un falso. Come chiunque potrebbe leggere nel mio commento 82 – a cui Carteny si riferisce- la mia era solo un’ipotesi PROBABILISTICA su cosa possano pensare i PM – come ogni altro professionista nell’ambito della propria professione, del resto – dei limiti e vincoli posti alle loro attività e non un’affermazione sul loro  EFFETTIVO “modo di operare”. Pertanto, se Carteny va a fare un corso serale accelerato di diritto penale da Gabriele:-) forse apprenderà che le ipotesi probabilistiche – specie sui pensieri:-) – non sono soggette a querela per diffamazione.

  • 6. Gabriele (27 giugno 2009, 12:07 pm) :

    Sarebbe interessante capire quali sono le bugie che, se ripetute mille volte, diventano realtà; a me sembra che a forza di urlare la volontà di imbavagliare l’informazione qualcuno ci stia credendo; quindi hai ragione.
    Sto ancora aspettando la famosa chiusura dei blog da parte del regime; penso sia imminente visto che se ne parla da anni ormai…
    Comunque spero che, da ora in poi, ci sia un limite alle intercettazioni (e relative pubblicazioni) facili.
    E’ comunque interessante quello che emerge dal documento che Ritvan ha linkato; mi sembra che sia il sistema inglese nel quale l’idea di fondo è quella di ricorrere alle intercettazioni se non si può fare altrimenti, visto che violano la privacy.
    Non bisognerebbe poi mai dimenticare che la Costituzione difende la “libertà e segretezza delle comunicazioni”, oggi impunemente violata come se fosse un gioco.

  • 7. Andrea Scaloni (27 giugno 2009, 12:16 pm) :

    Ricordo sommessamente ai vari Spidermen commentatori di questo post che l’unico ad aver portato elementi concreti di dibattito e non chiacchiere è il sottoscritto: vedasi il link al post con il testo del DDL approvato alla Camera.
    Inoltre, vorrei suggerire a Gianluigi d’applicare al dibattito quella che in termini ingegneristici si chiama separazione degli effetti. Sono state infatti introdotte due variabili che esulano dal merito della questione, e cioè la legislazione estera in merito alle intercettazioni e il giudizio sulla magistratura (protagonismo dei magistrati, toghe rosse, bianche o nere, CSM, correnti ecc.). A me in prima approssimazione nemmeno interessa quel che succede negli altri Paesi, così come non interessa il giudizio sulla magistratura. La magistratura è un’associazione di galantuomini o una congrega di delinquenti politicizzati? Per il momento non m’importa, e in ogni caso quel che c’è scritto nel DDL è indipendente dal giudizio sulla magistratura.
    Atteniamoci dunque al merito della questione e leggiamo quel che c’è scritto nel DDL.

    – Art. 2, comma 5: “è vietata la pubblicazione […] degli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico o telematico, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare.”
    Se gli atti non sono più coperti da segreto sono pubblici. Come mai, non modificando i termini del segreto istruttorio, si vieta la pubblicazione di atti pubblici?

    – All’art. 9 si fa l’elenco dei reati per cui sono consentite le intercettazioni. Si può intercettare per reati di mafia ma non si può intercettare per reati collaterali alla mafia e che molto spesso sono spia dell’attività mafiosa (estorsione, danneggiamenti, minacce, ecc.). Come mai?

    – All’art. 10 si fissano i limiti massimi di tempo per intercettare: 40 gg + 20. Se le esigenze investigative richiedono più di 60 gg di intercettazioni, perché si deve staccare tutto e vanificare mesi d’indagine? Ciò rende la lotta al crimine più efficiente o meno efficiente? Qualcuno sostiene che se non si scopre nulla in 60 gg, o i sospettati sono innocenti oppure gl’inquirenti non sanno fare il loro lavoro. E se invece, semplicemente, il lavoro richiedesse più di 60 gg?
    – Sempre all’art. 10 si dice che “l’autorizzazione è data con decreto […] quando vi sono evidenti indizi di colpevolezza”, e non più “evidenti indizi di reato”. Ma se ci sono evidenti indizi di colpevolezza, a che serve intercettare?

    Insomma, questo DDL renderà le intercettazioni, e la conseguente lotta alla criminalità, più efficiente o no? Leggendo il DDL io credo che la renderà meno efficiente, qualsiasi sia il giudizio sulla magistratura.

  • 8. Gabriele (27 giugno 2009, 12:29 pm) :

    Vedi Andrea, l’articolo 2 è chiarissimo nel dire che la pubblicazione non è vietata, ma lo è fino alle indagini preliminari; dopo si può pubblicare tutto ciò che è pubblicabile; a me sembra giusto.
    Per il resto il discorso è sempre lo stesso; sai come si valutano quelle clausole del tipo “evidenti indizi, gravi indizi” e roba simile?
    Sulla base della discrezionalità del magistrato di turno (sono clausole elastiche); quindi sta ai giudici applicarle.

  • 9. Ritvan Shehi (27 giugno 2009, 2:06 pm) :

    —–Se gli atti non sono più coperti da segreto sono pubblici. Come mai, non modificando i termini del segreto istruttorio, si vieta la pubblicazione di atti pubblici? Andrea Scaloni—–

    Scusa Andrea, ma qui, come diceva il buon Wittgenstein – noto parente di Spiderman:-) – per non fare il solito dialogo fra sordi dovremmo metterci d’accordo sul significato REALE dei termini usati. Io non sono un leguleio, pertanto vorrei che qualcuno che ne sa più di me in materia mi spiegasse per bene cosa significa “atto pubblico”. Perché se significa, chessò, che io, Ritvan Shehi, di professione navigatore sul gommone:-) entro in un ufficio pubblico e chiedo di farmi -a pagamento, s’intende:-) – fotocopia di quell’atto da portarmela via e me lo lasciano fare senza tante storie, allora credo che quello che ho fotocopiato sia un vero e proprio “atto pubblico”, nel senso che comunemente si dà all’aggettivo “pubblico”. Ma io non credo, caro Andrea, che se tu entri in una Procura e chiedi di fotocopiarti un fascicolo – intercettazioni telefoniche comprese e riguardante il sig. Mario Rossi, indagato per qualsiasi reato, fascicolo anche se non più coperto dal cosiddetto “segreto istruttorio” – te lo lascino fare. Pertanto, ho il lievissimo:-) dubbio che anche adesso non basta che una scartoffia non sia più coperta da “segreto” per diventare ipso facto fruibile al primo che passa. E, in questo contesto, a mio immodesto:-) avviso da profano, il ddl in questione non fa che sancire un’usanza già in vigore. Solo che ci aggiunge delle nuove sanzioni per chi pubblica. E, da pubblicista quale sei, credo sia questo che ti brucia. Diciamocelo, senza fare lo Spiderman:-)

    —- All’art. 9 si fa l’elenco dei reati per cui sono consentite le intercettazioni. Si può intercettare per reati di mafia ma non si può intercettare per reati collaterali alla mafia e che molto spesso sono spia dell’attività mafiosa (estorsione, danneggiamenti, minacce, ecc.). Come mai?—–

    Esempio sbagliato. Nel sullodato art.9 , comma a)  del sullodato ddl vengono definiti “intercettabili” i sospetti di delitti per cui la pena massima comminata dal Codice sia superiore a 5 anni. E se vai a vedere il CP alla voce “estorsione” trovi questo:
    “Art. 629 Estorsione
    Chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a se’ o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, e’ punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da lire un milione a quattro milioni”.
    —– All’art. 10 si fissano i limiti massimi di tempo per intercettare: 40 gg + 20. Se le esigenze investigative richiedono più di 60 gg di intercettazioni, perché si deve staccare tutto e vanificare mesi d’indagine? Ciò rende la lotta al crimine più efficiente o meno efficiente? Qualcuno sostiene che se non si scopre nulla in 60 gg, o i sospettati sono innocenti oppure gl’inquirenti non sanno fare il loro lavoro. E se invece, semplicemente, il lavoro richiedesse più di 60 gg?——

    Beh, qui si potrebbe tentare una mediazione nel più puro spirito del suk arabo:-). Però, ho il forte sospetto che anche se il limite massimo fosse addirittura raddoppiato, salterebbe su un altro Andrea Scaloni a tuonare:” E se invece, semplicemente, il lavoro richiedesse più di 120 gg?”:-)…E, siccome non si può intercettare all’infinito – specie se coi soldi del contribuente ed a tariffe da strozzini – un limite lo vogliamo mettere oppure si può proseguire all’infinito? Dì tu la cifra, allora!:-)

    — Sempre all’art. 10 si dice che “l’autorizzazione è data con decreto […] quando vi sono evidenti indizi di colpevolezza”, e non più “evidenti indizi di reato”. Ma se ci sono evidenti indizi di colpevolezza, a che serve intercettare?—-
    Beh, dal basso del mio gommone:-) io la differenza fra “evidenti indizzi di colpevolezza” ed “evidenti indizi di reato” la capisco così: Ad Andrea bruciano l’auto (facciamo gli scongiuri, eh!). Questo è un evidente indizio (anzi, più che indizio, è una certezza) di reato. Sulla tanica di benzina trovata vicino all’auto vengono trovate le impronte digitali di Mazzufferi:-). Questo è un “evidente indizio di colpevolezza”. Allora, siccome Mazzufferi potrebbe, però, dire che quella tanica gli era stata semplicemente rubata dal garage e farla così franca:-), si mette sotto controllo il telefono di Mazzufferi. Elementare Watson!:-)
    ——Insomma, questo DDL renderà le intercettazioni, e la conseguente lotta alla criminalità, più efficiente o no?——

    Non ho la palla di vetro per prevedere il futuro. Vogliamo aspettare le statistiche sulla lotta alla criminalità nel periodo seguente all’entrata in vigore del ddl?

    —–Leggendo il DDL io credo che la renderà meno efficiente, qualsiasi sia il giudizio sulla magistratura.—-
    Beh, qui il tuo più che giudizio mi sembra un PREgiudizio:-)

  • 10. Andrea Scaloni (27 giugno 2009, 3:07 pm) :

    Ok Gabriele, siccome si tratta di clausole elastiche e il giudice le applica con discrezionalità, i “gravi indizi di colpevolezza” equivalgono ai “gravi indizi di reato”.
    Allora, se è equivalente, mi spieghi perché hanno cambiato la legge?
    Se non è equivalente, mi spieghi perché si dovrebbe intercettare qualcuno per il quale ci sono già gravi indizi di colpevolezza?

  • 11. Gabriele (27 giugno 2009, 3:18 pm) :

    Non sono equivalenti, altrimenti si chiamerebbero allo stesso modo; come ho già scritto in un commento precedente, si cambia la formulazione di una norma quando si vuole invitare il giudice ad un’applicazione più o meno stretta; siccome in Italia, sembra, vi sia un numero di intercettazioni notevole e disposte con molta facilità, dare una stretta non penso sia sbagliato.
    Resta il fatto che la scelta concreta spetta ai giudici; nessuno può dire a priori quando c’è un evidente indizio o un grave indizio, per questo serve quanto più possibile il buon senso di chi le norme deve applicarle.
    Se il legislatore avesse elencato dei casi tassativi in cui le intercettazioni possono essere usate, quella sarebbe stata una vera intromissione assurda.
    Il provvedimento può non essere il migliore dei possibili, però son convinto di una cosa: se ci fosse stata più attenzione nell’uso delle intercettazioni, forse non ci sarebbe stato bisogno di riformulare, in maniera più restrittiva, le norme in materia.
    Quello che, secondo me, è il vero lato positivo del provvedimento, è la previsione di pene vere per chi pubblica notizie quando non deve; troppo spesso i giornalisti si prendono delle libertà che non dovrebbero prendersi.

  • 12. Ritvan Shehi (27 giugno 2009, 3:37 pm) :

    x Andrea (commento 110)

    Mi sa che l’esempio di Mazzufferi che brucia la tua auto:-) non ha fatto effetto. Da Vice Gabriele Non Autorizzato:-)  posso rispondere alle domande che poni? Credo che dietro la nuova formulazione non ci sia alcun Komplotto Berlusconiano per fregare i PM: semplicemente un miglioramento nel linguaggio tecnico. Siccome l’intercettazione telefonica viene fatta a una o più persone è giuridicamente (e anche grammaticamente) più corretto dire che a suo/loro carico ci sono “indizi di colpevolezza”, piuttosto che “indizi di reato”. Come detto da Gabriele, la sostanza non cambia. Perché si intercettano se ci sono già “gravi indizzi di colpevolezza”? Ma come già detto, ridetto e stradetto, per poter convertire – se non si può fare altrimenti – GLI INDIZI in PROVE, perbacco! Perché vedi, caro Andrea, nei sistemi giuridici degli Stati di diritto, spesso e volentieri IL TRIBUNALE esige delle PROVE, non dei semplici INDIZI (per quanto “gravi” siano) per condannare. Oh, se poi vogliamo cambiare il sistema e stabilire che uno DEBBA essere per forza condannato anche solo in base a INDIZI (seppur “gravi”), accomodati!:-)

  • 13. Giuseppe Carteny (28 giugno 2009, 1:10 am) :

    “Questo è troppo! Va bene argomentare anche in totale dissenso con chi, rispetto a Gabriele, ha idee se non opposte almeno assai differenti dai commentatori più forcaioli in materia di intercettazioni, ma paventare la possibilità di una querela (…basta con queste opinioni veramente ridicole sui magistrati e il loro modo di operare. Tu potresti beccarti una querela, altro che quilly… ) è una vera sciocchezza.”
    La mia era una provocazione per dire che ci si attacca ad una citazione (ok messa in modo inopportuno da quilly che poteva risultare offensiva) di mourinho tirando fuori accuse del calibro di “miserabile bugiardo/diffamatore”quando invece, sommessamente e regolarmente, ci sono persone, quali il caro Ritvan, che lanciano calunnie (in accezione generale, visto che qua siamo pieni di esperti penalisti è meglio specificare) continue contro la magistratura ed in particolare i PM in quanto tali, persone che, secondo il nostro navigante immaginario, non vedono l’ora di operare al di fuori delle norme.  
    “Concordo. E aggiungo che è pure un falso. Come chiunque potrebbe leggere nel mio commento 82 – a cui Carteny si riferisce- la mia era solo un’ipotesi PROBABILISTICA su cosa possano pensare i PM – come ogni altro professionista nell’ambito della propria professione, del resto – dei limiti e vincoli posti alle loro attività e non un’affermazione sul loro  EFFETTIVO “modo di operare”. Pertanto, se Carteny va a fare un corso serale accelerato di diritto penale da Gabriele:-) forse apprenderà che le ipotesi probabilistiche – specie sui pensieri:-) – non sono soggette a querela per diffamazione.”
    “Infatti, i magistrati in questione – o meglio, buona parte di essi, i PM – probabilmente vorrebbero che fosse loro permesso di spiare chiunque, per un tempo indefinito e senza dover render conto ad alcuno.”  “Mai detto – e né pensato – che “i magistrati siano dei ficcanaso che usino le intercettazioni per puro godimento personale”” No infatti non pensi questo; pensi che non vedano l’ora di operare al di fuori della legge e delle regole quando in realtà, fatti alla mano, sono i magistrati (scomodi) a subire (spesso e volentieri) pene/sanzioni costruite artificiosamente e fuori da qualsiasi fondamento giuridico (vedi l’ex procuratore capo e i due ex sostituti procuratori di Salerno).
    Comunque Caro Ritvan, c’è differenza tra il PROBABILE ed il POSSIBILE e, logica vorrebbe, che la probabilità di un evento possa essere desunta da fatti e dati di qualche tipo. Cioè su cosa fondi la tua ipotesi probabilistica? Sul nulla. Cioè la tua è, né più né meno, un’opinione, a mio parere, gratuitamente offensiva. Le tue “ipotesi probabilistiche” sono opinioni fondate sul nulla. Quindi evitiamoci masturbazioni mentali di carattere giuridico su cosa sono o cosa non sono le ipotesi probabilistiche. Qua viaggiamo su asserti infalsificabili derivanti da tuoi pregiudizi (intesi come “precompresione”, bagaglio culturale e di opinioni, insomma ci siamo capiti.). 
    Gabriele :”siccome in Italia, sembra, vi sia un numero di intercettazioni notevole e disposte con molta facilità, dare una stretta non penso sia sbagliato.” “se ci fosse stata più attenzione nell’uso delle intercettazioni, forse non ci sarebbe stato bisogno di riformulare, in maniera più restrittiva, le norme in materia.” Balla colossale, si vedano i dati del Ministero della Giustizia del 2005 (credo) e scoprirete che questo numero esorbitante non esiste.
    “Quello che, secondo me, è il vero lato positivo del provvedimento, è la previsione di pene vere per chi pubblica notizie quando non deve; troppo spesso i giornalisti si prendono delle libertà che non dovrebbero prendersi.” Sarà ma io la vedo in modo diverso. Inoltre la giurisdizione in materia da parte della Corte di giustizia europea degli ultimi anni va in tutt’altra direzione. Il giornalista se riceve una notizia di valenza pubblica (quale che sia la sua natura) la pubblica e fa bene. Il problema sta a monte, cioè sono le fughe di notizie (spesso pilotate, spesso inesistenti, cioè si spacciano per tali notizie assolutamente legittime sotto ogni profilo). RIbadisco il concetto secondo cui se si vuole una libertà bisogna postularne i lati negativi ed accettarli; vogliamo la libertà di stampa? Benissimo, partiamo dal presupposto che vi potrebbero essere abusi (diciamo legati alla funzione di giornalista) e che per evitarli bisogna partire dai presupposti dai quali essi si evolvono. Sarà poi un organo di controllo interno al sistema di cui si sta parlando (quale ad esempio un ordine dei giornalisti realmente funzionante) ad infliggere pene di natura deontologica. 

  • 14. quilly (28 giugno 2009, 8:38 am) :

    Ogni commento di Gabriel e Ritvan mi spinge sempre di più a dimostrare in favore delle intercettazioni…..
     

  • 15. Gabriele (28 giugno 2009, 12:22 pm) :

    Sono assolutamente a favore di sanzioni di tipo deontologico, ma a queste deve pensare l’ordine dei giornalisti e non il legislatore; comunque Giuseppe resto dell’idea che essere intervenuti con pene vere per chi pubblica ciò che non deve sia giusto; non possiamo accettare il rischio che, per garantire un diritto possano esserci degli abusi.
    Dobbiamo partire da un presupposto fondamentale: i diritti vanno tra loro bilanciati e se ci sono 2 diritti di valenza costituzionale, bisogna vedere quello più rilevante e tutelarlo con maggiore misura, senza sacrificare del tutto l’altro; ma non tutti i diritti pesano allo stesso modo.
    Questo almeno insegna la Corte costituzionale.
    Per Quilly: anche questa è una citazione di Mourinho che mi sfugge? Comunque manifestare è un diritto sacrosanto, fai pure; molti non sanno nemmeno per cosa manifestano ma manifestano; contenti loro.

  • 16. Ritvan Shehi (28 giugno 2009, 12:52 pm) :

    —-ci sono persone, quali il caro Ritvan, che lanciano calunnie (in accezione generale, visto che qua siamo pieni di esperti penalisti è meglio specificare) continue contro la magistratura ed in particolare i PM in quanto tali, persone che, secondo il nostro navigante immaginario, non vedono l’ora di operare al di fuori delle norme. Giuseppe Carteny—– 
    Affermi il falso (e querelami pure per diffamazione:-) ). Mai detto che i PM vogliano  “operare al di fuori delle norme”. Ho detto che i PM – come TUTTI i professionisti, di TUTTI i settori – PROBABILMENTE vorrebbero meno vincoli legislativi possibili al loro operato professionale in materia d’intercettazioni. Se non riesci a cogliere la differenza fra il mio assunto e la tua interpretazione FALSA e TENDENZIOSA, il problema è tutto tuo.
    —-Comunque Caro Ritvan, c’è differenza tra il PROBABILE ed il POSSIBILE—–
    Grazie, lo so, ho insegnato aal’Università Statistica Applicata alla Medicina Veterinaria. Confermo il “probabile”. 

     ——e, logica vorrebbe, che la probabilità di un evento possa essere desunta da fatti e dati di qualche tipo. Cioè su cosa fondi la tua ipotesi probabilistica? Sul nulla. Cioè la tua è, né più né meno, un’opinione, a mio parere, gratuitamente offensiva. Le tue “ipotesi probabilistiche” sono opinioni fondate sul nulla.—–
    Beh, hai ragione, dovrei farmele pagare le mie opinioni:-). Sul “nulla” invece, sono fondate le tue elucubrazioni. Da cotanto amante della logica quale ti spacci, dovresti capire che la mia ipotesi probabilistica si basa sulla PSICOLOGIA UMANA, ramo “psicologia professionale”. Tu vorresti “fatti e dati di qualche tipo”? Vai in giro a raccoglierteli da solo, ecco, p.es. vai a chiedere a 100 medici scelti a caso se gradiscono che un ddl fissi chessò, quanto può durare al massimo una determinata terapia o se a determinare il famoso “distacco della macchina” dovrebbe essere un giudice o un medico. Vedrai che otterrai percentuali bulgare di “no” al primo caso e “un medico” al secondo. E questo non vuol dire che i medici  – come dici tu – “non vedono l’ora di operare al di fuori delle norme”, bensì perché loro – come ogni professionista che si rispetti – ritengono IN PERFETTA BUONAFEDE  di essere il soggetto più qualificato a decidere in perfetta autonomia nel migliore dei modi. Idem per i PM. E se non lo capisci anche stavolta vuol dire che sei proprio senza speranza:-).
     —–Quindi evitiamoci masturbazioni mentali di carattere giuridico su cosa sono o cosa non sono le ipotesi probabilistiche. Qua viaggiamo su asserti infalsificabili derivanti da tuoi pregiudizi (intesi come “precompresione”, bagaglio culturale e di opinioni, insomma ci siamo capiti.).—–
    I pregiudizi -nei miei confronti-sono tutti tuoi, fratello. E anche le masturbazioni mentali. 

  • 17. Ritvan Shehi (28 giugno 2009, 1:08 pm) :

    —-Per Quilly: anche questa <i>(Ogni commento di Gabriel e Ritvan mi spinge sempre di più a dimostrare in favore delle intercettazioni…..)</i> è una citazione di Mourinho che mi sfugge? Gabriele—–

    Probabile, anche se dubito che il buon portoghese si sia riferito in quell’occasione proprio a me e a te:-). Parafrasando un detto – ma depurandolo del contenuto vagamente razzistoide, in quanto generalizzante – di Churchill sugli italiani, gente come quilly considera la gestione della res pubblica alla stregua di un campionato di calcio. Con tanto di tifoseria irrazionale, in primis….

  • 18. quilly (28 giugno 2009, 1:28 pm) :

    No semplicemente vi state arrampicando sugli specchi per cercare di giustificare il vostro amato premier che come si sente dire da molte parti è ormai “indifendibile!”

  • 19. quilly (28 giugno 2009, 1:42 pm) :

    <gente come quilly considera la gestione della res pubblica alla stregua di un campionato di calcio>
    Ognuno fa il tifo per la squadra che si merita…….molta gente faceva il tifo convintamente per la Juventus ma poi si accorsero che corrompeva gli arbitri e la retrocessero.

  • 20. Ritvan Shehi (28 giugno 2009, 2:21 pm) :

    —–molta gente faceva il tifo convintamente per la Juventus ma poi si accorsero che corrompeva gli arbitri e la retrocessero.quilly—-

    Ah, non lo sapevo che la retrocessione della Juventus fosse stata decisa a seguito di un referendum fra i suoi tifosi!:-)

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