Qualche giorno fa leggendo, su Il Resto Del Carlino, l’articolo sul rapporto del Censis, quello che ha definito l’Italia attuale una poltiglia o mucillaggine, mi imbatto nel commento di un giornalista-editorialista che a fianco dell’articolo scrive:

…gli Italiani si percepiscono più poveri di quanto in realtà lo siano… dicono di essere poveri, ma aumentano le spese per beni voluttuari quali telefonini, viaggi, computer….

Come leggo quest’ultima frase mi cascano le braccia ed escono fuori dalle mie ginocchia fiumi di latte che nemmeno nella Valle dell’Eden…

Lasciando da parte il discorso sui viaggi – anche se tempo fa Ascanio Celestini notò argutamente come un volo low cost Roma-Barcellona costi meno che una cena in una pizzeria romana (scherzi della globalizzazione!) – immagino che il giornalista in questione viva ancora nell’Italia risorgimentale, e non si sia accorto che oggi, ventunesimo secolo, non possedere un telefono cellulare ed un computer con collegamento ad Internet significa essere tagliati fuori dal mondo del lavoro!!! O forse sarebbe meglio dire dal mondo tout court

Ormai la tecnologia, soprattutto computer ed internet, è arrivata anche nei più sperduti villaggi dell’India, dove hanno inventato computer palmari che “parlano” tutti gli innumerevoli idiomi e dialetti di quel Paese, computer utilizzabili anche dagli analfabeti, cioè da coloro che non sanno leggere né scrivere, ma che forse tecnologicamente parlando sono molto più alfabetizzati del giornalista di cui sopra…!

Immagino, infatti, che il soggetto in questione, che magari si aggira per le campagne emiliane vestito come Giuseppe Verdi, non usi un computer ed un programma di videoscrittura per scrivere i suoi articoli da mandare al giornale per cui lavora… ma noooo, certo che no!
Per scrivere i suoi articoli usa le tavolette di cera e una lapis amatita come al tempo degli antichi Romani.
Tavolette che, una volta incise, vengono caricate su un asino diretto alla volta di Bologna, sede centrale del Resto del Carlino.

Oppure il giornalista in questione è talmente arrogante, come del resto non pochi della sua categoria, da ritenere che computer e programmi di videoscrittura siano necessari solo per i giornalisti… mentre per tutte le altre persone sono solo gingilli con cui divertirsi, oggetti da collezione che incalliti feticisti comprano per metterli sotto chiave o nella vetrinetta in salotto, per poi esibirli con orgoglio a parenti e amici in visita.

Che si arrangino gli altri, cosa vogliono la posta elettronica per comunicare…?? Ma usino il piccione viaggiatore!

È veramente incredibile, e ogni volta rimango esterrefatta dell’ignoranza dei giornalisti, non tutti, ma molti sì, soprattutto dei “grandi media” nazionali, carta stampata e telegiornali, riguardo al tema computer-internet-nuove tecnologie-nuovi mezzi di comunicazione.
Spesso mi chiedo: “ma ‘ndo vive ‘sta gente????”
Sulla luna? Rinchiusa nella grotta del Monte Nerone a scaldarla per l’arrivo di Montalbini…???

Perché spesso ho la sensazione che chi scrive sui giornali o commenta i telegiornali non abbia la più pallida idea del mondo in cui viviamo, specialmente quando si tratta di nuove tecnologie.

Oggi SIAMO OBBLIGATI ad usare telefoni, cellulari, computer, internet…
Nell’economia “della conoscenza”, come dovrebbe essere quella dei Paesi occidentali (ma forse l’Italia è su un altro pianeta), volenti o nolenti l’uso delle nuove tecnologie è inevitabile!

Se poi diamo un occhio ai costi, oggi si può comprare un telefono cellulare con 20 euro, anzi, tra un po’ i negozi e le catene di elettrodomestici te li tirano dietro!
Altra cosa è comprare l’ultimo modello super avveniristico di cellulare con forno a microonde e piastra per capelli incorporati… per le esigenze fondamentali è sufficiente un “modello base”.

Più meno lo stesso si può dire per i computer, il cui prezzo negli ultimi anni si è abbassato considerevolmente; un discorso a parte va fatto per il software, in merito al quale c’è il monopolio di una grande azienda, che applica prezzi scandalosi… altro che multa della Comunità Europea per il programma multimediale… il presidente di questa azienda andrebbe frustato sulla pubblica piazza…!

Tornando al discorso da cui siamo partiti, il fatto è che non viviamo più nell’Italia rurale degli anni ’50 !!!
A quell’epoca, beh, certo che telefoni cellulari e computer potevano essere considerati beni voluttuari (che poi nemmeno esistevano ancora…)
Siamo nel 2007, Ventunesimo secolo, anche se molti continuano ancora a dire Ventesimo….
Probabilmente molti giornalisti, a cui aggiungerei anche i politici, non se ne sono accorti….
Svegliatevi!!!!

Tempo fa, per la precisione all’inizio degli anni ’90, mi pare fosse il ’93/’94, vidi un film con Bruce Willis e Andie MacDowell ambientato in Italia: la bellissima Andie (quella che si vede in questi giorni in televisione a pubblicizzare una crea “anti-age”) interpretava una suora in borghese (non molto credibile per la verità…) e Bruce Willis un ladro appena uscito di galera, coinvolto in un progetto criminale internazionale per la ricerca di alcuni prismi, nella finzione inventati da Leonardo da Vinci, che uniti insieme potevano trasformare qualunque metallo in oro. Il titolo del film mi pare fosse “Hudson Hawke”, ma non sono sicura…. a cui era aggiunto un sottotitolo in italiano.

Nella scena finale, quando i protagonisti brindano con un cappuccino italiano (!) alla loro vittoria, sullo sfondo la rupe di San Leo, gli americani hanno pensato bene di dare un’immagine rappresentativa dell’Italia mostrando un contadino che trascina un mulo legato ad un carretto…. negli anni ’90, perchè il film era ambientato ai giorni nostri di dieci quindici anni fa.
Alla vista di quell’immagine mi sono sentita indignata… perchè di muli che trainavano carretti nelle nostra campagne io non ne avevo più memoria… ho pensato: i soliti americani… con i loro stereotipi e pregiudizi…
Invece, ora, leggendo certa roba, mi viene da pensare che avessero ragione….
Ce lo meritiamo proprio il mulo!

10 Commenti

  • 1. Michele Pinto (17 dicembre 2007, 4:10 am) :

    Brava!

  • 2. Valeria (17 dicembre 2007, 1:45 pm) :

    Grazie…. 🙂
    (a Michele)

    Marco, ti chiedo ancora venia per gli errori di battitura.. nella fretta….
    Volevo solo scrivere, tra parentesi, “crema anti-age”, non “crea anit-age”
    Grazie.

    Ecco la scheda del film Hudson Hawk

    su Internet Movie DataBase: http://www.imdb.com/title/tt0102070/

    e su Yahoo! Cinema: http://it.movies.yahoo.com/h/hudson-hawk-il-mago-del-furto/index-129809.html

    In italiano si trova poco…

  • 3. Davide Patregnani (19 dicembre 2007, 7:12 pm) :

    Allora…concordo con quanto scrive Valeria.
    Però…c’è sempre un però.
    Mio fratello, 14 anni, ha cambiato telefonino…quello di prima non aveva il bluetooth…beh fondamentale! Ma siamo matti? Altrimenti come fa a passare la nuova suoneria al suo compagno di banco?…logicamente quel telefonino costa una botto, perchè non ha solo il bluetooth…diciamo che volendo ti porta anche la colazione a letto…ma lui questo non lo sa….come non lo sa la maggior parte delle persone. Ecco…magari l’articolo (che non ho letto) puntava su questo.
    Le persone pagano tecnologie che non usano, che non conoscono.
    Diciamo che la tecnologia non viaggia di pari passo con la conoscenza…ma i portafogli si…non so se mi sono spiegato.
    Ciao

  • 4. Davide Patregnani (19 dicembre 2007, 7:18 pm) :

    Aggiungo: qualche anno fa era uscita una classifica diverente, sui guasti piu buffi ai pc. Mi pare di ricordare che una signora aveva portato in assistenza il computer perchè si era rotto il “porta tazza da the”…tradotto…lo sportellino del lettore cd…pensa un po’ quanto era globalizzata quella signora e quanto comunicava col mondo… 🙂

  • 5. Francesco Gasparetti (20 dicembre 2007, 12:33 pm) :

    Vabbè, in America un signore ha telefonato all’assistenza perché sul manuale c’era scritto “press any key” (tradotto in “premi un tasto qualsiasi”) e lui non aveva il tasto “any” sulla tastiera…

    Da questo non si può però desumere che gli americani siano dei trogloditi informatici.

    Per il resto, caro Davide, viviamo in un mondo in cui il consumismo necessita di indurre dei bisogni nei consumatori, non importa se i prodotti siano più o meno utili.

    Che utilità ha in più un cellulare odierno rispetto a uno di 10 anni fa?
    Con entrambi si telefona.

    Che utilità ha un SUV più di una Fiat Mirafiori di 30 anni fa?
    Entrambe ti portano da casa al lavoro.

    Insomma la tua mi sembra una lotta contro i mulini a vento.

  • 6. Gabriele (20 dicembre 2007, 3:24 pm) :

    Si concordo con l’articolo ma come diceva Davide qualche spesadi troppo inutile la facciamo; il cellulare serve ma quante persone hanno il cellulare da 40 euro e quante l’ultimo modello?…

  • 7. Valeria (20 dicembre 2007, 4:14 pm) :

    Sono d’accordo con le vostre osservazioni, ma l’articolo com’era scritto era generico.
    Io di telefono cellulare ho ancora il modello base della Nokia e per adesso mi basta, perchè funziona, nonostante mia sia caduto in terra centinaia di volte….

    I bisogni superflui riguardano anche molti altri prodotti, non solo i cellulari e i computer….

    Tanto per fare un esempio: perchè molti sperperano soldi in locali alla moda a ingurgitare aperitivi e altre bevande alcoliche…?
    Quando poi quasi mai nessuno sembra avere soldi per comprarsi un cd o un libro…?

    Bisognerebbe riflettere anche su questo…

  • 8. Gabriele (20 dicembre 2007, 4:49 pm) :

    Penso che succeda per lo stesso motivo che porta molte persone ad indebitarsi per comprare macchine da 50 o 60 mila euro, che ovviamente non possono permettersi.
    Però poi possono permettersi di fare i fighetti con la porsche (la meno costosa spesso) o con l’x 5 della bmw o roba simile.

  • 9. Gianluigi Mazzufferi (24 dicembre 2007, 9:25 am) :

    Anche da parte mia un breve commento. Solo per sottolineare che la penso come Valeria quando scrive:…Altra cosa è comprare l’ultimo modello super avveniristico di cellulare con forno a microonde e piastra per capelli incorporati… per le esigenze fondamentali è sufficiente un “modello base”. A ciò si aggiunga però una caratteristica prevalentemente italica: la maleducazione. Questa porta di frequente ad un uso spropositato ed inopportuno del cellulare.
    Una volta eravamo in Germania, nel centro storico di una elegante cittadina. Non sentendo alcun telefonino credevamo che la zona non fosse coperta. Poi un trillo e la nostra esclamazione: “allora ci sono!“. Ad alta voce, rumorosamente la risposta, in italiano, chiariva tutto:” Ahoo so qui, che ffai?

  • 10. gabriele carbonari (26 dicembre 2007, 5:42 am) :

    Purtroppo in Italia siamo sempre gli ultimi a capire l’importanza della tecnologia, non è un problema di età ,e l’esempio del sarto di Senigallia ne è la prova.
    Se aspettiamo l’input dalle istituzioni e dalla scuola stiamo freschi!!Non resta altro che rimboccarci le maniche ed avere la stessa forza che mettevano i nostri avi quando andavano in America a trovar fortuna(l’esempio potra sembrare troppo audace)soltanto che in questo caso dovremo emigrare da un mondo(dell’analfabetismo tecnologico) ad un altro (quello della conoscenza) senza l’aiuto di nessuno restando seduti in poltrona.
    Una decina di anni fa potevamo ancora sfuggire all’uso dei computer , all’uso dei telefonini(chi sa usare il computer riesce automaticamente ad usare le funzioni del cellulare quelle della televisione ultima generazione ecc. visto che hanno in comune l’uso dei menù pertanto, basta iniziare…testoni!!!)e fare i puristi , i candidi,quelli sfuggiti agli untuori dell’informatica,ma ora il mondo sta cambiando e dobbiamo darci una svegliata.

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