Dopo l’aborto nazista,
la deriva laicista,
il pacifismo terrorista,
la minaccia brigatista,
Renato Farina giornalista,
Giuliano Ferrara capolista,
il maturando vittimista,
la giunta stalinista,

Roberto Paradisi l’anticonformista ci indica la nuova frontiera del dibattito pubblico, il tema che appassionerà i senigalliesi quest’estate: il matrimonio maoista.
La questione è seria: s’inizia dal matrimonio maoista e magari fra un po’ ci ritroviamo il funerale fascista, la cresima comunista o il battesimo socialdemocratico.

Qui su Popinga lanciamo subito una proposta: istituire il Comitato Liberale per la Moratoria del Matrimonio Maoista. Si raccolgono firme e adesioni.
Contro l’invasione maoista (in effetti dalle mie parti è già pieno di cinesi), la parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola ed accende i cuori dalla Marzocca al Cesano: vincere! E vinceremo.

Peppino CaldarolaViviamo a Tel Aviv l’ultima serata del nostro viaggio. L’albergo è sulla spiaggia e quindi, durante la cena, ci siamo goduti un bel tramonto sul mare. Spettacolo inusuale per chi come noi marchigiani gusta il sole sulle acque soltanto all’alba.

Il ritorno in patria, previsto in piena notte, aveva comunque riportato la nostra attenzione ai temi italiani. In particolare risaltava un argomento d’attualità, legato al vertice della FAO; questo si collegava molto bene alla nostra esperienza di viaggio. Giunto a Roma per questa assise internazionale il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, non aveva perso l’occasione della eccezionale visibilità di questa tribuna internazionale per ribadire una delle sue più terribili idee. Letteralmente: “Israele sarà cancellato dalle carte geografiche“.

Mentre in attesa dell’imbarco si gironzolava tra i bagagli girava sulla bocca di molti tra noi una battuta, che tale voleva essere: ” Speriamo che ci diano almeno il tempo di prendere l’aereo per Milano“. Non so se qualcuno abbia mai pensato che i nostri amici israeliani li sono e li restano, sempre, qualunque follia passi per la testa ed esca dalla bocca di Mahmud! Giunti a Milano, poche ore dopo, abbiamo aggiornato (anche grazie ai soliti ritardi delle ferrovie) le informazioni su quanto avvenuto scorrendo i giornali del 4 giugno, nonché quelli dei giorni precedenti che non avevamo visto. Continua a leggere…

Fortificazione sulle alture del Golan
Fortificazione israeliana sulle alture del Golan

Le vecchie fortezze sulle alture del Golan della guerra dello Yom Kippur sono vuote e ospitano decine di curiosi. Dalle feritoie che permettono una vista eccezionale su tutta la zona di confine tra Israele e Siria ora non spuntano le canne di mitragliatrici, ma fotocamere e videocamere digitali dei turisti, soprattutto israeliani. Da quei magnifici punti di osservazione circondati da mura e trincee di cemento si può vedere sino a Quneitra, nelle giornate particolarmente limpide anche fino a Damasco. Non stiamo parlando di storia antica, non delle vestigia di un conflitto dell’epoca dei romani o dei crociati. Ma delle tracce di una guerra conclusa militarmente solo 35 anni fa, ripresa nel 1982 e pronta a riaccendersi in ogni momento. Con la Siria non si è mai concluso un trattato di pace. Tra Israele e il suo vicino arabo militarmente più forte permane uno stato di guerra fredda permanente, intervallata da episodi di guerra calda. Continua a leggere…

Soldati dell'IDF
Soldati dell’IDF (Israel Defence Force)

Le scolaresche sono appena uscite dalle classi e affollano i locali nelle piazze, dove possono mangiare pizza, falafel e shawarma. I turisti passano loro accanto, affollando gli spazi angusti delle vie della città vecchia e fotografano tutto quello che possono.
Sono scene di vita normale. Ma non stiamo parlando di una città “normale”: questa è Gerusalemme. E la pace che si può vedere per le strade, la serenità nei volti della gente, è un qualcosa di straordinario. “Siamo molto diversi da come ci descrivono i media in Europaci conferma Giordana Roseman, un’ebrea romana che lavora nell’ufficio europeo del ministero del Turismo. “Il turismo negli ultimi mesi ha avuto un incremento del 71%. La gente è naturalmente attratta da questo Paese: offre tutto in così poco spazio. E adesso che sanno che viviamo una vita normale, che non siamo un Paese in guerra, vengono in massa”. Continua a leggere…

Riserva naturale di Ein Gedi e, sullo sfondo, il Mar Morto
Riserva naturale di Ein Gedi e, sullo sfondo, il Mar Morto

Dopo i primi giorni interamente dedicati alla storia ed all’arte, sabato ci siamo spostati verso il Mar Morto. Dai circa 800 metri di quota delle colline di Gerusalemme siamo discesi rapidamente quasi 400 metri sotto il livello del mare ed abbiamo visitato la Riserva Naturale di Ein Gedi, area inclusa e gestita nella rete dei parchi e delle riserve della apposita “authority” che gestisce oggi 64 zone di valore ambientale. Maggiori informazioni si trovano al sito www.parks.org.il Continua a leggere…

Siamo tornati a casa dopo un viaggio di 8 giorni in Israele. Ci attendono momenti di riposo, e tanti ricordi da raccogliere in nuovi post, che stiamo scrivendo o che scriveremo. Metteremo mano ai brevi filmati ed alle video-interviste che i nostri compagni di viaggio ci hanno gentilmente concesso, così come alle centinaia di foto che dobbiamo adesso organizzare, catalogare, condividere.

Intanto facciamo nostri i ringraziamenti che Gaspa ha riservato a tutto il gruppo di partecipanti, ed in particolare a Vittorio Di Cesare, la nostra guida, e ad Eyal Mizrahi, capogruppo e principale organizzatore del viaggio. A voi i nostri complimenti!

Kibbuts Lavi: ingresso dell'hotel
Kibbuts Lavi: ingresso dell’hotel

Abbiamo alloggiato al kibbutz Lavi, in bassa Galilea, per due giorni, sufficienti per gustarne le comodità e la bellezza. Davvero un posto consigliabile.
Unico italiano a Lavi, Guido Sasson è responsabile commerciale dell’annesso hotel; proprio lui ci guida alla scoperta del kibbutz e ci spiega la storia della comunità in cui vive da 30 anni. Storia che nasce nel 1949, 40 anni dopo la creazione del primo kibbutz in Israele, sempre nei pressi del Lago di Tiberiade. Oggi Lavi ha 250 membri, e fonda la sua economia sull’hotel e su una fabbrica di mobili per sinagoghe.

Cos’è un kibbutz? Quali sono le regole principali che lo amministrano? Come si entra e si esce da un kibbutz? Continua a leggere…

Salendo a nord, da Gerusalemme verso la Galilea, abbiamo attraversato la valle del fiume Giordano, ed in particolare i cosiddetti “territori occupati” (per alcuni più semplicemente “amministrati”) da Israele. La maggior parte di quest’area, chiamata anche “west bank”, non è stata mai annessa allo Stato ebraico ma viene da esso controllata, a partire dalla sua conquista durante la “guerra dei 6 giorni” (1967). Continua a leggere…

All'ingresso di Mea She'Arim

Giovedì siamo andati dagli ebrei ortodossi, anzi ultra-ortodossi. Una piccola modifica del programma, appena terminata la visita ai luoghi santi (la Via Dolorosa e la Basilica del Santo Sepolcro) ci porta al quartiere limitrofo dove, da tanti elementi, ci si accorge subito d’essere in un altro mondo. Continua a leggere…

Ferve in questi giorni in Italia un dibattito serrato sulla riforma del modello contrattuale finalizzato ad una nuova capacità produttiva volta allo sviluppo del Sistema Paese.

Confindustria chiede un costo del lavoro più basso e livelli contrattuali decentrati; il Governo detassa gli straordinari, noi sindacato chiediamo stipendi netti volta ad aumentare la capacità di guadagno, non solo del salariato, ma della classe media, pesantemente penalizzata in questi ultimi dieci anni. Tutto questo non solo è giusto dal punto di vista sociale, ma dovrebbe aiutare la ripresa dei consumi interni e il rilancio dell’economia dell’Italia. E’ veramente questo il nodo da sciogliere? Continua a leggere…