Panorama da Masada

Domenica, giorno di festa, si è tutti in casa e così passiamo dal lavoro d’ufficio a quello domestico.

C’è chi passa l’aspirapolvere, chi mette a lucido il bagno e chi riporta in ordine il terrazzino.
Due scatoloni con le bottiglie di vetro e di plastica aspettano qualcuno vicino alla porta per essere portate giù nei bidoni. Mi tocca!

“Già che ci sei porta la valigia in cantina! – mi grida dalla camera la moglie.

Giusto, la valigia.

E’ da giorni che se ne sta vuota là in un angolo con la lunga striscia di carta che penzola dalla maniglia. Ostenta quel MXP e il codice a barre che ci riportano al viaggio di rientro da Tel Aviv.

Oh, mamma, sono già passati undici giorni, ma proprio non si ha voglia di togliercela davanti, quasi ad esorcizzare il nostro rientro al quotidiano.

Ci ricorda quelle levatacce per andare in aeroporto, quelle notti in bianco sull’aereo, quelle lunghe attese davanti all’ascensore che non arrivava mai; quel caricare e scaricare dal pullman sulla strada mentre le auto, impietose, ci sfrecciavano accanto, e poi il nostro arrivo a Milano sotto la pioggia.

Ma anche giorni straordinari, persone, momenti, sensazioni indimenticabili.

“Dai, vieni qua che ti porto a riposare per qualche mese – la sollevo e dietro compaiono i due zainetti dell’Easy Israel “Certo che sono proprio venuti comodi”, penso e afferro pure loro, “lasciami però vedere che non abbiamo dimenticato dentro qualcosa, che poi diventiamo matti a cercarla”. Sfilo la corda, apro e metto dentro la mano, un paio di depliant, una cartolina mai spedita e della sabbia, o forse terra. Pochi granelli che mi restano sui polpastrelli delle dita a farsi osservare.

“Saranno di Ein Gedi, Masada, o forse no, del Mar Morto? No, no, lì erano solo sassi, Magari l’ho presa su a Qumran. No, credo proprio che sia della spiaggia di Cesarea, l’ultimo giorno” – mi domando. E’alquanto improbabile indovinare da dove provengono.

Anna si è frattanto avvicinata, mi osserva mentre giro quei granellini tra le dita:

“Magari è terra del Golan, quando ti sei fermato vicino alle trincee.
“Sì, forse viene proprio da lì. Testimone di lotte, di battaglie, di umane sofferenze. Terra attesa e agognata da generazioni, combattuta, difesa – non esito – Ovunque l’abbiamo raccolta è terra d’Israele!
“Pensa che c’è gente che affronta un viaggio dall’altro capo del mondo per poterla stringere tra le mani.
“Dai Anna, lasciamo stare, i bagagli li porto in cantina un altro giorno.

Commenta l'articolo

XHTML: Puoi usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <blockquote cite=""> <code> <em> <strong>