Pointe Noire (Congo) – L’africa nera di notte vista dall’alto è veramente nera, le luci a terra si confondono con le stelle, sembra quasi di stare su un astronave immersa nello spazio. Invece non si tratta di un astronave ma di un volo Air France che mi riporta a casa dopo 25 giorni trascorsi a Pointe Noire (Repubblica del Congo) per motivi di lavoro.

Squadra di rugby a Pointe Noire

Bastano poco più di 22 ore per passare da Senigallia a Pointe noire; grazie all’aereo si può provare il cambiamento repentino della realtà che ci circonda, si passa quasi anestetizzati sopra distanze immani e si viene catapultati quasi come in un sogno in un ambiente che ci viene incontro quasi come un film. Sembra quasi di essere degli spettatori. Poi l’anestesia passa e si inizia ad misurare la realtà con il metro usuale, che impreciso, non ci fornisce le misure corrette e così si giudica una realtà diversa con uno strumento inadatto. Automaticamente si inizia a modificare lo strumento di misura e si cerca di capire ciò che ci circonda. Ma 25 giorni sono pochi, si ha appena il tempo di iniziare a modificare il punto di vista che già si riparte verso un mondo apparentemente noto e confortante e si dimentica il sogno.

Scrivo ora che ancora sono fresco di viaggio per evitare di scordare qualcosa, a partire dal bambino a sinistra nella foto sopra, oppure la mattina, che dopo parecchi tentativi di incontrarlo andati a vuoto, Paolo Familiari mi viene a prendere con la sua Yaris bianca a casa una domenica mattina, ma chi è il bambino della foto? chi è Paolo Familiari? Il primo è un futuro giocatore professionista di rugby mentre il secondo è un giocatore di rugby che per 26 anni ha portato le maglie del Treviso,Novara, Milano, Piacenza e Parma e che ora per motivi di lavoro si è trasferito a Pointe Noire con moglie e quattro figlie. Già prima di andare giù mi ero informato per sapere se esistesse qualche associazione religiosa o ONG che potesse avere bisogno di qualcosa dall’Italia. Da un intervista sul sito del sole24ore trovai l’indirizzo e-mail di Paolo. La storia è semplice, ho contattato Paolo via mail e poi l’ho incontrato a Pointe Noire, ecco un racconto dal diario di quel giorno.

“Il giorno più bello da quando sono venuto è stato ieri, ovvero domenica mattina. Paolo Familiari, mi è passato a prendere con la sua toyota yaris alle 9 e poi siamo andati in una parte della città che non avevo mai visto, la città dove vive il 98% della popolazione. Lo stadio dove si allena la squadra voluta e formata da Paolo è quello dell’agip ed è intitolato a Enrico Mattei. Erba tagliata all’inglese e tutto in buon aspetto. Sul campo da pallone ci sono una sessantina di ragazzi locali di tutte le età, dai 10 ai 20 anni.Molti sono scalzi, altri corrono con i calzetti, altri hanno le scarpe. Paolo mi dice che mi devo sentire libero di seguire l’allenamento e poi si avvicina ai suoi e inizia ad insegnare. Corrono come pazzi e si danno un sacco di spintoni, alla lontana sembra rugby a sprazzi. Quasi tutti i ragazzi hanno ottenuto un’ adozione a distanza dall’Italia che gli permette di studiare presso una scuola privata dove sono seguiti meglio rispetto alla scuola pubblica, molti parlano anche italiano. Infatti si avvicinano per parlarmi, e per fare i fighi con i compagni per far vedere che parlano con lo sconosciuto con occhiali da sole e cappellino da baseball con la scritta”Banca di Credito cooperativo di Corinaldo”.Mi sembra di essere un allenatore di rugby venuto dalla ricca europa per selezionare giovani talenti, e secondo me per una manciata di secondi non l’ho pensato solo io ma anche qualche ragazzo.Poi Paolo mi presenta e dice che ho trovato la loro storia su internet e che ho portato dei medicinali, tutti mi ringraziano..opera umanitaria compiuta. Ho portato solo 6 pomate e due confenzioni di cotone e un flacone di disinfettante ma mi sembrava di essere la croce rossa internazionale che aveva appena scaricato 12 container di roba.Paolo è un tipo massiccio, ha i polpacci grossi come meloni e le gambe grosse come il mio torace, classico fisico da rugbista come quelli che si vedono in tv. Parla con un forte accento  milanese.

Quando smettevano di provare i placcaggi e a correre si sedevano sul prato attorno al coach e in quei casi anche io passavo dalla tribuna al prato e mi sedevo per terra come se fossi anche io un atleta, che figata giocare in una squadra!

Il coach spiega che il rugbista non è muscoli ma cuore, solo con il cuore si può giocare, un vero rugbista gioca con lo stesso impegno contro i grandi e i piccoli, e loro sono lì con la speranza un giorno che qualche talent scout che viene dall’europa o da qualche club africano li scopra. Adesso siamo rimasti che se fa altri allenamenti con i francesi, ovvero si allena lui stesso mi chiama, oppure l’appuntamento è per domenica prossima. Per rifarmi al titolo, ieri è stato come essere sul set del film momenti di gloria quando i ragazzi che vengono dai bassifondi si allenano per diventare un giorno campioni e famosi, speriamo che sia così per molti di loro.”

A parte la citazione errata del film, forse il film che volevo citare era “Saranno famosi” il resto è vero!

Una penultima informazione, c’è un libro scritto dall’allenatore della squadra che racconta come ha iniziato ad allenare i suoi “ragazzi” il libro si intitola “l’urlo oltre la meta” ecco i dati:

TITOLO: Un urlo oltre la meta. Con CD-ROM
AUTORE:Familiari Paolo
Prezzo: € 16,90
DATI: 160 pag, illustrato, brossura
Anno: 2003
Editore: Scritturapura
Collana:Zenzero

Inoltre è possibile adottare a distanza un ragazzo/a servono € 250 all’anno, per info sul team o come aiutare contattate pure Paolo all’indirizzo paolo.familiari@libero.it  …dal vostro inviato in Congo è tutto!

1 Commento

  • 1. Valeria (17 marzo 2006, 7:30 am) :

    Grazie Matteo Grazie Matteo per la bella testimonianza……

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