Leggiamo “Jihad:le radici” di Luciano Pellicani

Copertina di "Jihad:le radici" di Luciano PellicaniIl 27 dicembre è morto Samuel Huntington, uno dei più influenti politologi statunitensi; aveva 81 anni ed era professore all’Harvard University. Conosciuto dappertutto come un saggio, ha pubblicato molti libri, il più famoso di tutti, tradotto in oltre quaranta lingue, dal titolo “Lo scontro delle civiltà”. Con queste pagine aveva posto al centro delle sue riflessioni l’idea “che, nel mondo successivo alla dissoluzione dell’Urss, i conflitti violenti non vedranno più contrapporsi nazioni o gruppi di nazioni, ma nasceranno dalle differenze culturali e religiose fra le grandi culture”.

Il professor Giovanni Sartori, nella prefazione del volume di Luciano Pellicani “Jihad: le radici”, edito dalla Luiss University Press (12 €) lo cita nelle primissime righe per evidenziare questa sua acuta osservazione, che a quasi vent’anni dalla pubblicazione induce ad una profonda riflessione. Conflitto di civiltà? Huntington ritiene ed argomenta per il si, mentre “i politici rispondono quasi tutti di no”. Perché mai così? Sartori , come sempre ironico, li assimila con quella “vasta schiera di lieto pensanti, che vive sperando e muore cantando”.

E’ indubbia la verve umoristica del noto professore toscano, ma questa stroncatura non poteva offrire miglior presentazione per il professor Pellicani, titolare della cattedra di sociologia politica presso la Luiss, già direttore di “Mondoperaio”, ed autore di questo volume edito alla fine del 2004.
Si tratta di una ricca lettura, senz’altro capace di indurre molte riflessioni. Si presenta con un agile volumetto di meno di 100 pagine (altre 20, utilissime, sono di bibliografia) pubblicato nella collana “Agorà”. Giovanni Sartori chiude la sua presentazione con queste incisive parole: “ Vorrei che questa raccolta diventasse un testo <classico> di riferimento”.

Pellicani indica in apertura alcuni suoi lavori di riferimento per la materia: su Mondoperaio due scritti del 1990 e del 2001 e poi altri due studi pubblicati nel 2002 (Dalla società chiusa alla società aperta, Rubettino) e nel 2004 (Enciclopedia del Novecento, Il terrorismo Islamico).
Ineludibile è la con nettezza con cui si evidenzia come la “civiltà occidentale” abbia “letteralmente assediato le altre civiltà e le ha poste di fronte ad una sfida di immani proporzioni”.

Luciano PellicaniCiò appare evidente anche nel titolo del primo capitolo “La guerra culturale fra Occidente ed Oriente” dove si spiega ripetutamente, con esempi e citazioni, come di fatto la moderna civiltà industriale abbia in se un “bacillo letale per la religione”. Infatti “ uccide ovunque s’installa il senso del sacro”. Di conseguenza i fondamentalisti si sentono chiamati a proteggere l’Islam dal Grande Satana. A loro dire ne consegue che la guerra santa dovrebbe essere condotta “senza quartiere sino all’instaurazione del governo di Dio”.

Davvero stimolante appare anche il secondo capitolo laddove diverse citazioni di Claude Lévi-Strauss ci portano a conclusioni lapidarie. Ad esempio quando scrive : “… di colpo, mi sento etnologicamente e fermamente difensore della mia cultura”. Chi lo scrive ora noi ben sappiamo che ci ha spiegato per primo e per tanti anni che non esiste una cultura che sia ontologicamente superiore alle altre. Oggi questo assunto è divenuto terreno comune per tutti gli etnologi.

Nel terzo capitolo viene sviluppato sempre il tema dell’Islam e dell’Occidente partendo dalla rivoluzione di Khomeini che, come ricorderete, aveva cercato di arrestare, prima che fosse troppo tardi, il processo di “intrusione” della civiltà moderna. Ciò era avvenuto eliminando tutto ciò che inquinava la Umma, e Khomeini predicava ossessivamente ai suoi che non poteva esserci “altro partito che il partito di Dio”. Questa fu una operazione devastante per tutti gli intellettuali del mondo mussulmano: distruggendo il principio base della libertà individuale, negava di fatto la possibilità di raggiungere sicurezza e prosperità e quindi anche la felicità su questa terra.

Il lavoro del professor Pellicani termina con il capitolo quarto, sul terrorismo islamico. Questo è incentrato, come subito s’intuisce, sulla “guerra santa”, il jihad. Trattasi di una grande ed assoluta battaglia concepita da Maometto come “un dovere religioso”. “Il jihad è il monachesimo dell’Islam” recita un hadith; così quelli che “combattono sulla via di Dio” saranno destinati ad entrare immediatamente in paradiso. In quanto “martiri della fede, non muoiono veramente; essi continuano a vivere; cambiando solo forma di vita”: questa è la promessa del Profeta.
Così anche la chiamata alle armi, finalizzata ad uccidere i politeisti che “Dio punirà per mano vostra”, come recita sempre il Corano, non è che la lettura puntuale del messaggio del Profeta. Il tutto finalizzato a distruggere i valori e le istituzioni della civiltà occidentale in quanto dominata da “forze sataniche”.

52 pensieri riguardo “Leggiamo “Jihad:le radici” di Luciano Pellicani”

  1. Evidentemente ho un conto in sospeso che mi è difficile onorare:La religione ,quella che noi conosciamo perchè impostaci,le altre-tante- e dolenti note per me L’Islam.
    Per quanto chiaro e paziente sia l’amico Mazzufferi io proprio non riesco ad “entrare” nel mondo sì ben spiegato dell’Islam.
    Sono sempre sul chi va la,sarà la mia pochezza od altro non so,sta di fatto che essendo tanto prevenuto fatico e non poco a credere nell’obbiettività quando si parla di Islam.
    Ogni religione la trovo-sento-violenta ,vedo constato la furia islamica come quella ebraica,non so spiegarmi allora anche il perchè subisco anche dolcemente il costume della donna islamica,quassù di ragazze “coperte” ne vedo parecchie ed an che a Leningrado anni fa conobbi una ragazza magrebina,perchè allora sento che loro proprio provano magari un sadico piacere nel “sentirsi schiave?”.Ed io credo abbiamo misteri ed un fascino che non conosco che mi sembra intuire.
    La confusione è tanta forse come la mia ignoranza,comunque complimenti per la scelta e la recensione dell’opera.
    Ti ricordo con stima caramente,
    dario.

  2. Scusa l’intrusione,
    Gianluigi,
    la mia amica e potrebbe essere anche tua,Prof. Anna Zoppelleri dell’Università di Trieste,la coordinatrice del Blog Sguardi d’Altrove, mi ha telefonato chè se conosco qualcuno dell’Unità o giù di li chè ha scritto un’articolo sull’attualità dell’indifferenza,io avevo pensato a Gianni Tamino ma non riesco a trovarlo.Tu saresti l’ideale come serietà e capacità,io per telefono poco ci ho capito essendo appena uscito dall’ospedale per problemi di stomaco e se tu potessi contattarla potrei essertene grato.Puoi sentirla?
    Intanto grazie e scusa,credo tu abbia già avuto un contatto con la medesima chè ha la passione del Maghreb.
    Ciao
    scusa il disturbo,
    dario

  3. PUBBLICITA’ PROGRESSO BARBUTA & INTABARRATA:-)
    (così Mazzufferi la smette – lo spero ma ci credo poco:-) – di accusarmi di diffondere in questo blog solo il Ritvanpensiero, corredato ogni tanto dalla Sacra:-) Wiki e di non scrivere commenti a questo post)

    Il “Corriere della Sera” del 03/02/2009 (p.39) ci informa che è uscito in Italia, edito da Tropea e tradotto da Roberto Ciccarelli, il saggio di Youssef Courbage ed Emmanuel Todd “L’incontro delle civiltà” (pp.159, €14,90).
    Secondo Antonio Carioti – che sul Corsera ne cura la recensione – il lavoro dei due studiosi (demografi, per la precisione) “capovolge la tesi che diede la notorietà al politologo americano (Huntington-ndr.)”.
    Riassume ancora Carioti le conclusioni dei due studiosi:“…il nostro continente non è terra di conquista per le minacciose mire dei seguaci di Maometto….ma, al contrario, tende a contaminare le nazioni musulmane che finiranno per assomigliargli sempre più. La stessa immigrazione di massa dalla sponda meridionale del Mediterraneo ha l’effetto di europeizzare l’Islam assai più che di islamizzare l’Europa”
    Sembra che i due autori non siano precisamente appartenenti a quella che lo sghignazzante Sartori (che pare si sia stufato di mordere ogni santo giorno sul collo Berlusconi – suo passatempo preferito fino a poco tempo fa – e adesso cerca altre vittime della sua senescente furia verbale e verbosa) definisce “vasta schiera di lieto pensanti, che vive sperando e muore cantando”. Perché Carioti chiosa:“Potrebbe sembrare un ottimismo incauto, ma Todd ha dei precedenti positivi in fatto di profezie. Nel saggio “Il crollo finale”, edito da Rusconi nel 1978, previde il collasso del blocco sovietico…Mentre i suoi saggi di alcuni anni fa “Dopo l’impero” e “L’illusione economica”, pubblicati sempre da Tropea, annunciavano la crisi dell’unilateralismo americano e “un panico borsistico di un’ampiezza mai vista”. Conviene prenderlo sul serio.”.

    Buona lettura a chi ne è interessato….

    P.S. Mazzufferi, non ci provi a chiedermelo in regalo, magari in cambio del compendio di frescacce targate Pellicani Del Mondoperaio, eh! Le biblioteche le potrebbe frequentare anche lei!:-) ).

  4. Mah, le tesi di Garbage e Tont mi sembrano abbastanza strampalate, mentre ho trovato molto interessante e rispondente alla realtà il saggio di Huntington.

    LOL sulle previsioni di Tont: sono profezie generiche come quelle delle zingare che ti leggono la mano nei tendoni dei circhi!!!

    Seguendo questa logica anche Nostradamus sarebbe un ottimo saggista!

    Ritvan, si applichi, può fare di più!!!

  5. Benvenuto dalle parti degli infedeli a Mr. Shehi. Mi spiego perché scrivo così: fino a poco fa sembrava che su questo post il noto commentatore non volesse assolutamente scrivere nessun commento. Vedo invece con piacere, che magari monitorando quel che sembra portar acqua al mulino delle sue tesi, ha trovato del buon materiale e lo mette in contrapposizione, com’è giusto fare, con quanto da noi letto e commentato. Pertanto non posso che rallegrarmi.
    Purtroppo pare che il professor Shehi si sia accontentato soltanto della lettura recensioni. Questo non è il massimo e quindi sottoscrivo l’opinione, come sempre molto puntuale, del nostro Gaspa. Se non si offende ne sottoscrivo anche il consiglio: “Ritvan, si applichi, può fare di più!!!
    Proprio su questa linea, sperando di non allargare di troppo gli argomenti in discussione, mi permetto di riportare quanto ho da poco letto su un quotidiano (Il Mattino del 5 febbraio 2009, pag. 14) quindi per l’esattezza due giorni fa.
    Ecco di seguito:
    No alla tortura infibulazione” via gli spot tv
    «Le mutilazioni genitali femminili sono fra le più gravi violazioni dei diritti umani, dell`integrità fisica dell`individuo e dei diritto alla salute di donne, ragazze, bambine. Ed è un fenomeno, culturale non religioso, molto più diffuso di quanto si pensi, interessando finora 150 milioni di donne e con 35-40mila casi che riguardano anche l`Italia». Lo ha detto ieri il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, presentando a palazzo Montecitorio – assieme a Emma Bonino, Isabella Rauti e Souad Sbai – la campagna di spot tv predisposta dal dipartimento, che da oggi sarà trasmessa sulle reti Rai. «Si tratta di una tortura, di una barbarie inaccettabile, in nome di una pretesa tradizione culturale contro la volontà femminile», ha affermato la Carfagna. «Abbiamo già finanziato 21 progetti per 3,5 milioni di euro mentre altri saranno finanziati con ulteriori risorse per 4 milioni di euro», ha aggiunto Isabella Rauti.Per la Bonino, «le mutilazioni genitali femminili sono autentiche violazioni dei diritti umani che non si possono derubricare al solo problema sanitario». «La legge del 2006 è un modello – ha affermato- perché finanzia campagne informative per le famiglie e corsi di formazione per medici e mediatori culturali».
    Non le sembra interessante professor Shehi?

  6. —–Mah, le tesi di Garbage e Tont mi sembrano abbastanza strampalate, mentre ho trovato molto interessante e rispondente alla realtà il saggio di Huntington. Gaspa—–

    Poffarbacco, Mazzufferi, come mai non scatta il suo sdegno equo&solidale ?! Forse nel “Manuale Di Conversazione Mazzufferi Per Giovani Educande” storpiare ad minchiam i nomi di studiosi stranieri è considerato lecito? Beh, allora, a ‘sto punto, per pav condicio anch’io mi permetto di dire che mi ci pulisco il cu… no, meglio il “deretano”, fa più “Manuale”:-), con i papiri islamofobi di Strunzington e Pella-cani (quest’ultimo prefatto dall’Illustrissimo Politologo Sarkazzi:-)).

    —–LOL sulle previsioni di Tont: sono profezie generiche come quelle delle zingare che ti leggono la mano nei tendoni dei circhi!!!—–
    Intanto non si dice “zingare” ma “rom”: non vorrai beccarti un’accusa di “razzismo” da parte del tuo idolo Mantellini, vero?:-). E, come già detto da Carioti – forse le occorre cambiare oculista – le previsioni SCIENTIFICHE di Todd si sono rivelate esatte in diversi casi.

    —-Seguendo questa logica anche Nostradamus sarebbe un ottimo saggista!—-
    Si, ma da equiparare, semmai al tuo amato Strunzington: anche Nostradamus prevedeva solo sciagure!

    —-Ritvan, si applichi, può fare di più!!!—-
    Oh, si Egregio Annoiato-Perché-Qui-Finisce-A-Chi-Ce-L’ha-Più-Lungo, si vede che lei è espertissimo nella Nobile Scienza Del Predicarbenerazzolarmale….

  7. OK Ritvan le faccio altre due previsioni scientifiche:
    ci sarà un terremoto in California ed una eruzione dell’Etna nei prossimi 10 anni.

    Ora sono al livello di Tont e posso scrivere un trattato di geologia.

    Strunzington almeno lo legga prima di criticarlo!

  8. ———Purtroppo pare che il professor Shehi si sia accontentato soltanto della lettura recensioni. Questo non è il massimo e quindi sottoscrivo l’opinione, come sempre molto puntuale, del nostro Gaspa. Se non si offende ne sottoscrivo anche il consiglio: “Ritvan, si applichi, può fare di più!!! “Gianluigi Mazzufferi——–
    Oh, Egregio Ex Assessore, lo so che a vosotros la pappa piace già pronta. Ma siccome il libro è uscito solo il 5 febbraio, temo che per il momento si dovrà accontentare di quello che ho scritto io sulla base della recensione del Prof (ebbene sì, pure isso è prof!) Carioti sul Corsera. Se non le basta, evidentemente il limite mentale è tutto suo: a quel punto si compri il libro e se lo legga. Mica vorrebbe fare come il Don Ferrante di mantellinesca memoria che leggeva solo libri che gli davano ragione, no?:-). Sì, a me basta la recensione e sa perché? Perché- diversamente da vosotros – conosco l’esempio dell’Albania e della Bosnia, in cui l’islam scimitarruto “importato” a forza dai deserti dell’Anatolia ha prodotto un islam EUROPEO, moderno – pur nel rispetto della fede – e rispettoso dei diritti umani. Non so se i due illustri demografi questo l’abbiano scritto nel loro papiro, ma temo di no…..
    Ah, a proposito di Gaspa, la prego, non chieda la sua epurazione per aver egli minchionescamente storpiato i nomi dei due studiosi, in flagrante violazione delle norme del Manuale Mazzufferi di Conversazione Per Educande! Mi si spezzerebbe il cuore!:-)

    ——–Proprio su questa linea, sperando di non allargare di troppo gli argomenti in discussione, ——-
    Ecco, bravo, sennò un certo Mazzufferi potrebbe chiedere la sua testa ai gestori del blog!

    ———mi permetto di riportare quanto ho da poco letto su un quotidiano (Il Mattino del 5 febbraio 2009, pag. 14) quindi per l’esattezza due giorni fa.
    Ecco di seguito:
    “No alla tortura infibulazione” via gli spot tv…….
    Non le sembra interessante professor Shehi?———
    Molto. Le cose che hanno a che fare con la passera (si può dire nel Suo Manuale?) m’interessano molto:-).
    Parlando seriamente, mi sembra che il testo da lei citato offre un ulteriore argomento alla tesi dei due studiosi. Perché mentre in certe regioni di provenienza degli immigrati, dimenticate da Dio (e dagli uomini), la barbara pratica tribale continuerà indisturbata per chissà quanto tempo, in Europa ci si mobilità contro di essa. E chissà se quella gente, una volta imparata la “lezione” europea, quando torna nel proprio paese non si faccia portatrice laggiù di un’altra visione della dignità femminile. Oh, a meno che lei non sia del parere – confortato in ciò dall’illustrissimo Huntington – che di sicuro saranno “loro” a imporre a “noi” di infibulare le nostre bambine a “casa nostra”:-)

  9. ——OK Ritvan le faccio altre due previsioni scientifiche:
    ci sarà un terremoto in California ed una eruzione dell’Etna nei prossimi 10 anni. Gaspa——
    Bene. Ne prendo atto. Ma non per questo le dò del “rom”, del “Nostradamus” o del “Tont”. E nemmeno storpio il suo nick in chessò, “Cazpa”:-). Questione di diversità di stile, probabilmente, oltre che di diversa lunghezza del cosiddetto…..

    —-Ora sono al livello di Tont e posso scrivere un trattato di geologia.—–
    Credo, invece, che sarebbe molto adatto a scriverne uno di “minchionologia”.

    —–Strunzington almeno lo legga prima di criticarlo!——
    Credo che “Garbage e Tont” l’abbiano letto prima di criticarlo. Peccato che Strunzington si sia dovuto presentare al cospetto di Allah (dici che Allah l’avrà affidato – per dirla con la vostra icona Sabina Guzzanti – alle cure di due diavoloni frocioni attivissimi e non passivissimi?:-) ) prima di poter replicare a Garbage&Tont. Ne avremmo viste delle belle….

  10. LOL, io non le ho dato dello zingaro, ho detto solamente che le previsioni di Tont sono talmente generiche da sembrare quelle delle zingare, o rom se devo essere politicamente corretto anche se la parola zingara non è necessariamente dispregiativa, che leggono le mani nei circhi.

    Inoltre i nomi li storpio perché lei fa tanto il simpaticone quando parla degli altri e quindi mi volevo mettere al suo livello, ma evidentemente è una di quelle persone per cui l’ilarità va bene solo quando è fatta verso gli altri.

    PS i libri li legga personalmente invece di farli leggere dagli altri!

  11. ——LOL, io non le ho dato dello zingaro,Gaspa——
    E io non ho mai scritto che lei abbia dato dello “zingaro” A ME. Urge cambio di oculista!

    —–ho detto solamente che le previsioni di Tont sono talmente generiche da sembrare quelle delle zingare,—–
    E ha detto un’emerita frescaccia. Se lei conosce una zingara che nel 1978, in piena era Breznev, le abbia predetto l’implosione dell’URSS – quando tutti i suoi amichetti rossastri qui ne osannavano le Magnifiche Vittorie del Sol Dell’Avvenir – me la faccia conoscere.

    —–o rom se devo essere politicamente corretto anche se la parola zingara non è necessariamente dispregiativa, che leggono le mani nei circhi.—–

    Da http://it.wikipedia.org/wiki/Zingari (buono Mazzufferi!):
    “tutti i gruppi di popolazioni romanì (questo sarebbe il nome “politicamente corretto”-ndr.); questi, sia kalè, sinti e rom ritengono, da parte loro, che il termine “zingaro” sia offensivo”.(Bibliografia: “Rom e sinti in Piemonte” a cura di Sergio Franzese e Manuela Spadaro, e c’è pure il link, se Mazzufferi – che non s’accontenta mai delle “Garzantine”- lo volesse leggere per intero, tié).

    ——Inoltre i nomi li storpio perché lei fa tanto il simpaticone quando parla degli altri e quindi mi volevo mettere al suo livello,——
    Fare il “simpaticone” e storpiare i nomi sono due cose ben diverse. Pertanto, veda un po lei a “livello” di chi – diverso da me – si è abbassato in quell’occasione.

    —–ma evidentemente è una di quelle persone per cui l’ilarità va bene solo quando è fatta verso gli altri.—–
    L’ “ilarità” va bene quando diretta verso fatti, opinioni e affermazioni. Quando si riduce a storpiatura di nomi propri diventa ben altro. E non dico cosa, per non offenderla.

    —–PS i libri li legga personalmente invece di farli leggere dagli altri!—-
    E chi le ha detto che non lo leggerò, quando avrò tempo? Le ricordo ancora una volta che il libro è uscito il 5 febbraio. Oppure lo devo fare entro un preciso e stringatissimo termine da lei insindacabilmente stabilito?

  12. Si dice che la forma sia metà della sostanza. Forse è un’esagerazione, ma fossi in Lei sig Shehi (e non lo sono!)ridurrei tante parole inutili e curerei di più la sostanza.
    Mi riferisco ad esempio alla “tortura dell’infibulazione” (commento 6, in fondo)al quale non ha dato alcun cenno di riscontro. Ovviamente non si limiti solo alla sua fonte prevalente, Wikipedia in quanto sappiamo clikkare anche noi!

  13. ——Si dice che la forma sia metà della sostanza.Gianluigi Mazzufferi——
    Sì, e anche chi ben comincia è già a metà dell’opera. E anche rosso di sera-bel tempo si spera…faccia lei.

    —–Forse è un’esagerazione,——
    Più che altro mi sembra una fissazione. Maniacale.

    ——ma fossi in Lei sig Shehi (e non lo sono!)——
    Ecco, appunto, perciò si occupi di sé stesso, che è meglio.

    —–ridurrei tante parole inutili—-
    Inutili per chi? Per i suoi “amici silenti”?

    —–e curerei di più la sostanza.——
    Badare alla “sostanza” e sopprimere le “parole inutili” immaggino sia stato il suo passatempo preferito quando faceva l’assessore verde e ne ha nostalgia. Purtroppo per lei in un blog non c’è “sostanza”. Solo parole. E stabilire in modo inappellabile che siano “inutili” non è – fino a prova contraria – di sua competenza.

    —–Mi riferisco ad esempio alla “tortura dell’infibulazione” (commento 6, in fondo)al quale non ha dato alcun cenno di riscontro.——

    Consiglio anche a lei di cambiare oculista. Nel frattempo le incollo anche qui il mio “cenno di riscontro” in merito, tratto dal mio precedente commento 9:
    “…Parlando seriamente, mi sembra che il testo da lei citato offre un ulteriore argomento alla tesi dei due studiosi. Perché mentre in certe regioni di provenienza degli immigrati, dimenticate da Dio (e dagli uomini), la barbara pratica tribale continuerà indisturbata per chissà quanto tempo, in Europa ci si mobilità contro di essa. E chissà se quella gente, una volta imparata la “lezione” europea, quando torna nel proprio paese non si faccia portatrice laggiù di un’altra visione della dignità femminile. Oh, a meno che lei non sia del parere – confortato in ciò dall’illustrissimo Huntington – che di sicuro saranno “loro” a imporre a “noi” di infibulare le nostre bambine a “casa nostra”:-)…

    —-Ovviamente non si limiti solo alla sua fonte prevalente, Wikipedia in quanto sappiamo clikkare anche noi!—–
    Oh, che lei sappia cliccare non lo metto in dubbio, altrimenti non l’avrebbero messo a fare l’assessore:-). Vuole qualche ulteriore “cenno di riscontro” non da Wikipedia? MSN Encarta (http://it.encarta.msn.com/encnet/refpages/RefArticle.aspx?refid=981537318 )le garba o il biechissimo paperone Gates le sta sui cosiddetti? Beh, io lo metto lo stesso e semmai con Bill Gates al soldo del mullah Omar:-) se la veda lei.(grassetto mio-ndr.)
    “L’infibulazione, come le altre forme di mutilazione genitale femminile, è diffusa principalmente in Egitto, nell’Africa centrorientale (con la Somalia al primo posto) e subsahariana; tuttavia, si calcola che attualmente vi siano più di 120 milioni di donne infibulate in tutto il mondo, e che ogni anno si registrino 2 milioni di nuovi casi. Essendo operata soprattutto in territori a prevalenza islamica, è opinione diffusa che l’infibulazione sia prescritta dalla legge coranica; in realtà, subiscono mutilazioni anche donne africane di religione animista e cristiana, e la pratica dell’infibulazione sembra avere origine nell’antico Egitto, quindi in epoca preislamica.”

    —–La domenica Ritvan Shehi è rigorosamente a riposo!—–
    Ma anche Allah che è Allah la domenica si riposò, no?:-)

  14. —–forse sta leggendo Huntington…Gaspa—-
    Non ci penso proprio: a farmi venire i travasi di bile mi basta la tua e quella dei tuoi sodali qui, di islamofobia. Sai, non vorrei pesare troppo sul SSN dei “padroni di casa”:-).

  15. Anche qui è questione di pazienza. Spero che a breve ci sia possibile pubblicare qualcosa di più specifico per quanto attiene l’infibulazione. Non ci accontenteremo di cambiare enciclopedia come fa il sig. Shehi; spero che potremo attingere ad un buon testo di legislazione islamica. Ovviamente essendo questo in lingua araba il professor Shahi si dovrà accontentare della traduzione!

  16. Si, egregio ex assessore, spulci pure – magari con l’aiuto del suo sodale Mantellini, che in quanto a spulciamenti arabeggianti è un vero maestro -l’opera omnia del…mullah Omar per dimostrare la sua castroneggiante pretesa sull’infibulazione imposta dal Corano: sa, un paio di sane risate mi farebbero bene…..

    P.S. Quello di storpiare i nomi dei suoi interlocutori pare sia un suo vizio. Non mi chiamo Shahi ma Shehi: fare copia incolla le risulta troppo faticoso? Si vede che quando faceva l’assessore verde delegava la bisogna a qualcun altro. Le piacerebbe se io la chiamassi, chessò…Cazzufferi?:-)

  17. Beh, Mazzufferi, vogliamo darci una mossa? A quando i link di Bukhari, Muslim &Co dimostranti senza ombra di dubbio che l’infibulazione è – alla faccia di MSN Encarta, Wikipedia e altre biekissime pseudoenciclopedie al soldo del mullah Omar:-) – una pratica imposta dal Feroce Saladino?:-)

    P.S. (serio): Il suo Notorio Sapere Enciclopedico è in grado di dirmi chi è stato il primo caduto italiano in una Missione Internazionale di Pace nel XX secolo, nonché chi lo uccise e perché? E non mi risponda che è una domanda fuori tema: c’entra la religione.

  18. —–forse sta leggendo Huntington
    Non ci penso proprio: a farmi venire i travasi di bile mi basta la tua e quella dei tuoi sodali qui, di islamofobia

    LOL, e dove sarei stato islamofobo?

    PS lo stato in cui Huntington ha avuto più successo è la Repubblica Islamica dell’Iran…

  19. —-LOL, e dove sarei stato islamofobo?Gaspa—–
    Un po’ dappertutto: se vuole un’antologia esaustiva di tutto quel che di sapore islamofobo ha scritto, non ha che da chiedermelo e vedrò di accontentarla, con calma. Anche se forse basterebbe lo storpiamento sarcastico dei nomi dei due studiosi che confutano Huntington per “certificarlo”. Comunque – a scanso d’equivoci – io credo che ognuno sia libero di non amare l’islam (e anche l’Islam) ed essere considerato lo stesso una brava persona. L’importante è – sempre a mio immodesto:-) avviso – non vilipendere ad minchiam l’islam (e anche l’Islam), come ha fatto qui certa gente (non lei, sia chiaro). Altrimenti si rischia che anche un paese civile, nonché culla della democrazia europea, ti chiuda le porte in faccia. Come è successo ieri a un certo Wilders, appena sbarcato in Gran Bretagna.

    —–PS lo stato in cui Huntington ha avuto più successo è la Repubblica Islamica dell’Iran…—–
    Appunto. Non mi sembra un bel biglietto da visita.

    P.S. Scusi, ma lei non era compreso nella lista – stilata da Mazzufferi – di quelli che se n’erano fuggiti inorriditi, rifiutandosi di dialogare ulteriormente col Barbaro Albanese Sul Gommone?:-)

  20. @Ritvan: criticare alcuni aspetti dell’Islam significa essere islamofobo?
    Io fatto diverse critiche, che possono essere giuste o sbagliate, ma non ho mai insultato nessuno, anzi ho sempre sostenuto la libertà religiosa, così come prevista dalla nostra Costituzione, e la libertà di non essere religiosi.
    Se ho storpiato dei nomi è solamente perché volevo essere ironico, ma posso facilmente chiedere scusa per questo atteggiamento sarcastico.

    Però Ritvan si chiarisca le idee, se pretende di essere liberale, deve accettare anche il diritto di critica alla religione senza insultare o tacciare di islamofobia chi critica.

    Il suo concetto di liberalismo è alquanto strano.

    —–PS lo stato in cui Huntington ha avuto più successo è la Repubblica Islamica dell’Iran…—–
    Appunto. Non mi sembra un bel biglietto da visita.

    mah, secondo me significa che molti auspicano lo scontro di civiltà che in realtà esiste, così come esistono le “guerre di faglia”, l’aspetto del libro che più mi ha convinto perché facilmente riscontrabile nella pratica.

  21. ——@Ritvan: criticare alcuni aspetti dell’Islam significa essere islamofobo?
    Io fatto diverse critiche, che possono essere giuste o sbagliate, ma non ho mai insultato nessuno…Gaspa——

    Appunto, e io che ho detto? Cito dal mio precedente commento (grassetto mio di adesso): “L’importante è …. non vilipendere ad minchiam l’islam (e anche l’Islam), come ha fatto qui certa gente (non lei, sia chiaro).”
    Di aspetti criticabili esistono in TUTTE le religioni. Chi critica SOLO ED ESCLUSIVAMENTE quelli dell’islam è un islamofobo. E – come già detto e non penso sia il caso di reincollare:-) – non per questo non possa essere considerato ugualmente da me una brava persona. Come lei.

    ——–anzi ho sempre sostenuto la libertà religiosa, così come prevista dalla nostra Costituzione, e la libertà di non essere religiosi.——-
    E io mica l’ho accusata di attentato alla Costituzione, eh!:-). Però, purtroppo:-) la Costituzione Italiana Democratica, Antifascista, Nata Dalla Resistenza (che ieri qui a Roma quel caro schiaffeggiatore di donne in decolleté “esagerato” chiamato Oscar Luigi Scalfaro ha eroicamente difeso dall’assalto del Cavaliere nero Di Arcore:-) ) non condanna l’islamofobia.

    —–Se ho storpiato dei nomi è solamente perché volevo essere ironico, ma posso facilmente chiedere scusa per questo atteggiamento sarcastico.—–

    Ma no, non è quello, mica sono l’agente letterario di quei due, io!:-). Quello che volevo dire è che se lei crede al POLITOLOGO Huntington, uno che scrive “”Le frontiere dell’Islam grondano sangue” (sì, perché le altre frontiere, invece, grondano latte e miele:-)) e se ne frega di quel che scrivono in confutazione i due insigni DEMOGRAFI, in lei c’è quel “wishful thinking” proprio dell’islamofobo.

    ——-Però Ritvan si chiarisca le idee, se pretende di essere liberale, deve accettare anche il diritto di critica alla religione senza insultare o tacciare di islamofobia chi critica.——

    Come già detto, io le idee le ho chiarissime: rispondo con insulti solo a chi insulta e con critiche a chi critica. “Islamofobo” non mi risulta sia un insulto, bensì una critica. “Pedofilo” p.es., invece è indubbiamente un insulto, pertanto a chi dà del “pedofilo” ad minchiam a Maometto, da liberale a 24 carati quale mi reputo:-) mi ritengo autorizzato a dare dello “STRONZO”, in nome e per conto di una lunga fila di mei defunti antenati galantuomini che veneravano il Profeta dell’islam.

    —-Il suo concetto di liberalismo è alquanto strano.—–

    Se il mio liberalismo non le piace, la Costituzione di cui sopra la autorizza a scegliere per sé un altro tipo di liberalismo:-).

    —–mah, secondo me significa che molti (in Iran-ndr.) auspicano lo scontro di civiltà che in realtà esiste, così come esistono le “guerre di faglia”, l’aspetto del libro che più mi ha convinto perché facilmente riscontrabile nella pratica.—–

    Che gli ayatollah iraniani auspichino lo scontro di civiltà (e fanno stampare a iosa Huntington e i poveri iraniani, che non mi pare abbiano abbondanza di scelte letterarie, pertanto, lo leggono in massa) non mi sembra un buon motivo per avvalorare le tesi di Huntington. E visto che parliamo di iraniani, a me risulta che una buona parte della popolazione (soprattutto donne e giovani) in quel paese auspicano uno “scontro di civiltà” in forma di immense squadriglie aeree statunitensi che bombardano a tappeto i rifugi degli ayatollah, li fanno fuori (l’unico modo, pare, per potersi liberare di loro) e instaurano finalmente la democrazia in quel Paese dal glorioso passato.

  22. Concordo con quanto ha scritto Gaspa; lei Shehi ha tacciato troppe persone come “islamofobe” (me compreso) quando in realtà chi scrive non è assolutamente islamofobo.
    Esercito quel diritto di critica che non deve mai essere negato; tacciare qualcuno come islamofobo serve per delegittimarlo preventivamente e in un dialogo che cerca di essere costruttivo non è affatto utile.
    Io non sono religioso, quindi mi sento libero di criticare (sempre col necessario rispetto) o se ritengo elogiare ogni religione, anzi lo pretendo.
    Così come pretendo che gli altri siano liberi quanto me.
    Perciò se aderisco a delle idee che criticano alcuni aspetti della religione islamica, non penso per ciò solo di dover essere additato come “islamofobo”.
    Saluti

  23. —–Concordo con quanto ha scritto Gaspa; lei Shehi ha tacciato troppe persone come “islamofobe” (me compreso) quando in realtà chi scrive non è assolutamente islamofobo. Gabriele——
    Beh, come diceva tempo fa quel tale piantatore dell’Alabama “Io non sono assolutamente razzista: semmai sono loro ad essere negri”:-).
    Non mi faccia rigirare il coltello nella piaga che abbiamo deciso insieme di rimarginare:-), ma paragonare gli islamici ai mafiosi non è che fosse precisamente segno di struggente islamofilia:-).
    “Troppe”, poi, mi sembra un tantino esagerato.Siete solo in quattro a potervi legittimamente fregiare del grazioso appellativo: Mantellini, Mazzufferi Gaspa e lei. O che per caso appartiene anche lei alla “scuola” statistica di Mazzufferi?:-)

    ——-Esercito quel diritto di critica che non deve mai essere negato;——
    E chi glielo sta negando??!!

    ——tacciare qualcuno come islamofobo serve per delegittimarlo preventivamente——-
    Perché “delegittimarlo”??!! E’ una posizione come un’altra e serve a chiarire le posizioni di ognuno. Se qualcuno mi dà dell’ “islamofilo” io mica mi sento “preventivamente delegittimato”. E – mi scusi il paragone blasfemo:-) – nemmeno Berlusconi, credo, si sente “preventivamente delegittimato” a sedersi al tavolo con Veltroni se qualcuno gli dà, chessò, dell’ “anticomunista”. O no?

    >e in un dialogo che cerca di essere costruttivo non è affatto utile.<
    Di costruttivo ci vedo poco in un “dialogo” iniziato col dare dell’assassino, genocida e pedofilo a Maometto. Sarebbe come cercare di imbastire un “dialogo costruttivo” con cattolici e cattolicofili, premettendo però che Maria era una puttana che andava coi soldati romani (lo sostiene un certo Talmud ebraico, eh, non io), di conseguenza Gesù era solo un bastardo figlio di NN.

    —–Io non sono religioso, quindi mi sento libero di criticare (sempre col necessario rispetto) o se ritengo elogiare ogni religione, anzi lo pretendo.—–
    Beh, allora sarebbe buona norma d’educazione cominciare da quella dei suoi genitori. Poi, semmai, si potrebbe anche allargare a quelle degli altri.

    —–Così come pretendo che gli altri siano liberi quanto me.—-
    Ma mica ho messo mano al blocchetto delle fatwe, io (scusa malih se ti copio la splendida battuta!:-)).

    ——Perciò se aderisco a delle idee che criticano alcuni aspetti della religione islamica, non penso per ciò solo di dover essere additato come “islamofobo”.—–
    Veda sopra.

    —-Saluti—
    Ricambiati.

    P.S. Pure lei, però, si dissocia dall’elenco mazzufferiano dei terrorizzati fuggitivi al mio cospetto! Povero Mazzufferi, così nell’elenco restano solo lui e Mantellini: non sarà perché – in accordo col “lodo Mazzufferi” – non sanno, invece, cosa rispondere?:-)

  24. Additare qualcuno come islamofobo solo perchè esprime una propria idea è, a mio avviso, un modo per delegittimarlo (e legittimare ciò che dice).
    Quando Mazzuferi dice che alcuni commentatori evitano di commentare, forse un fondo di verità c’è; in questi post ci son state troppe polemiche sterili e dopo un po’ stancano.
    Secondo me la sola cosa che si deve fare è riprendere tutto dall’inizio, ammesso che sia possibile (e si voglia) ancora farlo.
    Oppure prendere atto che siamo giunti ad una qualche conclusione e le posizioni sono inconciliabili.
    Saluti
    P.s. la storia del paragone, ripeto ancora una volta, l’ennesima, non mi appartiene; se poi qualcuno ci dovesse aver letto un paragone o una mancanza di rispetto me ne scuso, visto che non era affatto ciò che intendo.

  25. —–Secondo me la sola cosa che si deve fare è riprendere tutto dall’inizio, ammesso che sia possibile (e si voglia) ancora farlo. Gabriele—–
    Sarebbe un’ottima idea. E io sarei pronto a dare il mio contributo.

    ——Oppure prendere atto che siamo giunti ad una qualche conclusione e le posizioni sono inconciliabili.—–
    Purtroppo con un paio di persone qui (inutile specificare quali:-) ) le mie sono assolutamente inconciliabili.

    —-Saluti—–
    Ricambiati

    P.S. Tenga conto della cronologia, please: le avevo dato dell’ “islamofobo” a seguito di quell’infelice paragone, ma ciò non vuol dire che io sia rimasto della stessa idea fino ad oggi (e anche dopo i suoi chiarimenti che ribadisce – e non ce n’era bisogno – ancora qui), eh!

  26. Nell’ambito del suddetto “progetto Gabriele”:-), Ritvan In Veste Di Moderato:-) segnala il solito articolo del solito Antonio Carioti sul “Corriere della Sera” di ieri, venerdì 13/02, dal titolo “Esportare la laicità, sogno impossibile”. E’ una presentazione dell’opera dello studioso americano Mark Lilla “Il Dio nato morto” (pp.351, € 18, edito da Baldini, Castoldi,Dalai) in libreria dal 17 febbraio. Dalla recensione emerge che Lilla è più vicino alle posizioni di Huntington, piuttosto che a quelle di Fukuyama o Todd. Però, scrive Carioti: “Questo docente della Columbia University (Lilla-ndr.) è favorevole al dialogo con intellettuali islamici anche in odore di fondamentalismo, come Tariq Ramadan….Non bisogna credere, però, che Lilla si faccia delle illusioni su una rapida evoluzione democratica del mondo musulmano. Al contrario, nel saggio “Il Dio nato morto”….denuncia “la persistenza della teologia politica”, cioè dei sistemi di pensiero, generalmente liberticidi, per cui la risposta ai problemi della convivenza umana va cercata facendo appello a Dio….”
    In conclusione della sua recensione, dopo aver descritto le valutazioni di Lilla sul percorso dell’Occidente verso la “laicità” (che pare sia l’oggetto principale dell’opera), Carioti scrive (grassetto mio, su una frase che chi scrive qui sul tema dovrebbe sempre tenere a mente, a mio immodesto:-) avviso-ndr.):“Insomma, la Grande Separazione (fra religione e politica in Occidente-ndr.) è stata forse meno netta di quanto potrebbe sembrare. Non ha torto, comunque, Lilla nel rammentarci che noi occidentali non possiamo elevarci a modello unico del mondo. Anzi, a suo dire “viviamo un esperimento” per quanto felice, e “non abbiamo ragione di aspettarci che altre civiltà seguiranno la nostra insolita strada”. Piuttosto, quei popoli dovranno trovare le risorse della modernizzazione politica “all’interno delle loro tradizioni religiose”. E’ un invito a deporre l’arroganza e a comprendere il diverso da noi.Uno sforzo che, secondo Lilla, dovrebbe spingersi fino al punto di accettare il dialogo anche con chi ci ispira una gran diffidenza”.

  27. —-La domenica Ritvan Shehi è rigorosamente a riposo!Gianluigi Mazzufferi (8 febbraio 2009, 10:36 pm)—-

    ——…Spero che a breve ci sia possibile pubblicare qualcosa di più specifico per quanto attiene l’infibulazione. Non ci accontenteremo di cambiare enciclopedia come fa il sig. Shehi; spero che potremo attingere ad un buon testo di legislazione islamica…..Gianluigi Mazzufferi (9 febbraio 2009, 10:29 pm)——

    Viste le date susscritte, delle due l’una: o il sig. Mazzufferi, oltre che la domenica, è rigorosamente a riposo anche il lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì e sabato, oppure dal MEMRI non gli sono ancora pervenuti i Sacri Testi Islamici che prescrivono l’infibulazione ai devoti di Allah.
    Nella seconda ipotesi, Mazzufferi, visto che il dialogo con lei ci manca, possiamo sollecitare presso il MEMRI?:-)

  28. Siempre x Mazzufferi (in attesa che ci scovi – con comodo:-) – l’origine maomettana delle mgf)

    Hanny Lightfoot-Klein in “Prisoners of Ritual: An Odyssey into Female Genital Circumcision in Africa”, New York, Harrington Park Press, 1989 racconta di come in Kenya spieghino alle ragazze cristiane che – se non accettano la mutilazione in pubertà – periranno tra le fiamme dell’inferno. (da http://www.kelebekler.com/occ/infibulazione.htm).
    La Solita Sacra:-) Wiki al soldo del mullah Omar:-) (http://it.wikipedia.org/wiki/Infibulazione) ci informa, inoltre, che “Il padre del Kenya moderno, Jomo Kenyatta, difese l’infibulazione come una pratica culturale importante.” (orrore e abominio, Kenyatta, mi pare fosse un mito per vosotros Verdi-Rossi-Arcobaleni!!!!:-) ).

    Marilyn French in “La guerra contro le donne” (Rizzoli 1993, pp. 121-123) racconta: “La clitoridectomia era una pratica diffusa in Europa e negli Stati Uniti, soprattutto durante la seconda metà dell’Ottocento.
    Il dottor Isaac Baker Brown, fra i più prestigiosi chirurghi-ginecologi d’Inghilterra, sembra averne introdotto l’uso in quel paese, principalmente per “curare” la masturbazione.
    Dopo aver scoperto l’infondatezza delle sue affermazioni, la maggior parte dei medici britannici abbandonarono l’operazione dopo il 1867. Ma i medici statunitensi continuarono a praticarla e vi acclusero l’ovarectomia (ablazione delle ovaie).
    E. Wallerstein scrive che migliaia di donne subirono questa operazione negli anni 187O.I dottori affermavano che l’escissione curava le “deviazioni sessuali” quali la masturbazione e la “ninfomania” (“era impensabile che una donna perbene potesse trovare piacere nei rapporti sessuali”). Dichiaravano che “l’eccitazione sessuale suscitata dall’avviamento della macchina [da cucire a pedale]” poteva far ammalare le donne. (Trovavano probabilmente pericoloso anche il fatto che le donne montassero a cavallo a gambe larghe.)
    Dopo il 1880 l’ablazione chirurgica delle ovaie diminuì, ma la clitoridectomia veniva ancora largamente praticata, soprattutto per eliminare il lesbismo, sia che fosse reale, oppure sospettato come tendenza, o che si trattasse soltanto di un’avversione per gli uomini. Nel 1897, affermando che “la sessualità della giovane donna non risiede nei suoi organi sessuali”, un chirurgo di Boston dichiarava che l’orgasmo femminile era una malattia e l’ablazione degli organi erettili quale la clitoride una necessità. Venne spesso eseguita negli ospedali psichiatrici fino al 1935. Ancora nel Novecento i medici americani erano disposti a praticare persino l’infibulazione per impedire alle femmine di masturbarsi. Il libro di Holt, “Diseases of Infancy and Childhood” (Malattie della prima e della seconda infanzia, 1936) consigliava la cauterizzazione o l’ablazione della clitoride per curare la masturbazione nelle ragazze. Fran Hosken, che è stata la prima a rivelare le dimensioni del fenomeno della mutilazione genitale femminile, cita un numero del 1982 del “New National Black Monitor”, un supplemento domenicale in cui l’editoriale proponeva di utilizzare la clitoridectomia e l’infibulazione per eliminare l’attività sessuale prematrimoniale delle adolescenti negli Stati Uniti. La studiosa Lilian Passmore Sanderson scrive che entrambe le operazione sono tutt’ora praticate negli Stati Uniti e in Europa.”
    (da http://www.kelebekler.com/occ/usamutilaz.htm )

  29. Il beneamato Mr. R.S. purtroppo non ha nessun altro interesse oltre questi commenti. Me ne dispiaccio per lui. Si, anche perchè commenta sempre senza fare mai alcun riferimento al testo di cui abbiamo pubblicato la recensione.
    Quanto ad interpellare il MEMRI meglio soprassedere: potrebbe sempre uscir fuori qualche riferimento tra il nostro ospite e la SECURIMI!

  30. ——–Il beneamato Mr. R.S. purtroppo non ha nessun altro interesse oltre questi commenti. Gianluigi Mazzufferi——

    Beh, chiedermi di appassionarmi alla politica delle vostre parti mi sembra francamente troppo.

    ——-Me ne dispiaccio per lui. Si, anche perchè commenta sempre senza fare mai alcun riferimento al testo di cui abbiamo pubblicato la recensione.——

    Sarà perché non sono un sommelier di merda io! E l’argomento mgf lo ha introdotto lei qui.

    —–Quanto ad interpellare il MEMRI meglio soprassedere: potrebbe sempre uscir fuori qualche riferimento tra il nostro ospite e la SECURIMI!—–

    Si chiamava SIGURIMI e non SECURIMI, Egregio Enciclopedico Alle Vongole. Ed era composto da gente avente suppergiù i SUOI colori politici, non i miei. Ed è defunto da tempo. Il Mossad, invece, è vivo e vegeto: per caso, durante i suoi viaggi in Israele, uno dei suoi membri le ha forse promesso qualcosa per aprire su questo blog uno spazio islamofobo?

    P.S. Chi era quello che in passato imponeva al prossimo di rispondere alle domande? Ah, già, un certo Mazzufferi. Gli consiglierei di (ri)leggersi il mio commento 20 (del 12/02): c’è una domanda per lui che aspetta una risposta.

  31. —–Dicono infatti che alla SIGURIMI fossero così pignoli da non farsi mai sfuggire nemmeno un’errore di battitura. Però non è bastato!——

    Già. Il povero Mossad, invece, oggigiorno si deve accontentare di quel che passa il convento. Ovvero di gente che non sa nemmeno contare fino a due: infatti gli “errori di battitura” erano ben DUE: SECURIMI invece di SIGURIMI, ossia una “E” al posto della “I” e una “C” al posto della “G”. Sicuro di non averlo, invece, nella Sua Suprema Sapienza Enciclopedica, confuso con la SECURITATE del buon Ceausescu?(anche di cui, ovviamente, io ero agente in trasferta e sotto copertura:-) ).

  32. Sfuggire io??!! Mazzufferi, o che per caso lei era assessore regionale alla Fregnaccia In Libertà?
    Beh, visto che io – diversamente da lei – rispondo, si becchi quest’articolo di quel barbuto, intabarrato, scimitarromunito e seguace del mullah Omar:-) che risponde al nome di Daniel Pipes, il quale, credo, sia un pochino più accreditato a livello mondiale rispetto al suo caro Pellicani.(grassetti miei)

    Il jihad nella storia
    di Daniel Pipes
    New York Sun
    31 maggio 2005

    http://it.danielpipes.org/2666/il-jihad-nella-storia

    Nel suo avvincente e magistrale libro fresco di stampa, intitolato Understanding Jihad (edito dalla University of California Press), David Cook della Rice University abbandona il dibattito di basso profilo che imperversa dall’11 settembre in merito alla natura del jihad – sia che si tratti di una forma di guerra offensiva ovvero (in modo più gradevole) di un tipo di miglioramento personale di natura etica.
    Cook respinge come “patetico e ridicolo” quanto asserito da John Esposito, vale a dire che il jihad riguarda “il tentativo di vivere bene”. Nel corso della storia e al presente, Cook sancisce fermamente che il termine significa sostanzialmente “guerra con valenza spirituale”.
    La sua impresa consiste nel tracciare l’evoluzione del jihad da Maometto a Osama, cercando di comprendere come il concetto sia mutato nel corso di quattordici secoli. Questo compendio non rende giustizia alla ricerca estensiva di Cook, agli esempi prolifici e all’analisi profonda, ma perfino una descrizione sommaria rivela l’evoluzione del jihad.

    Il Corano invita i musulmani a dare la vita in cambio del paradiso.
    L’Hadith (racconti delle azioni e delle asserzioni personali di Maometto) circostanzia meglio il Corano, fornendo specifici dettami in merito ai trattati, al riscatto, al bottino, ai prigionieri, alle tattiche e a molte altre cose. I giuristi musulmani hanno poi inserito questi precetti in una raccolta di leggi.

    Le conquiste di Maometto. Negli anni in cui fu al potere, il profeta ingaggiò circa nove campagne militari l’anno ovvero una ogni 5-6 settimane; così il jihad dette una mano a delineare l’Islam a partire dai suoi veri albori. Conquistare e umiliare i non-musulmani era uno dei principali tratti distintivi del jihad del profeta.

    Le conquiste arabe e il periodo successivo. Nei primi secoli dell’Islam “l’interpretazione del jihad fu invariabilmente aggressiva ed effervescente”. Dopo che le conquiste cessarono, i non-musulmani non vennero affatto minacciati e furono sviluppate delle nozioni sufi di jihad, inteso come miglioramento personale, a complemento della sua accezione marziale. Le Crociate, l’annoso tentativo europeo di controllare la Terra Santa, dettero al jihad una nuova sollecitazione e indussero a ciò che Cook definisce la teoria “classica” del jihad. Stare sulla difensiva portò a un irrigidimento da parte dei musulmani.

    Le invasioni mongole del XIII secolo soggiogarono gran parte del mondo musulmano, una catastrofe solo in parte mitigata dalla teorica conversione all’Islam dei mongoli. Alcuni pensatori, specie Ibn Taymiya (morto nel 1328), arrivarono a distinguere tra i veri e i falsi musulmani; e a conferire al jihad una nuova valenza, con il giudicare la validità della fede di una persona in base alla sua propensione a condurre il jihad.
    In alcune regioni ebbero luogo “i jihad di purificazione” del XIX secolo contro gli stessi musulmani. Il jihad più radicale e importante fu quello wahhabita dell’Arabia Saudita. Attingendo al pensiero di Ibn Taymiya, questi jihadisti stigmatizzarono la maggior parte dei musulmani non-wahhabiti come infedeli (kafirs) e mossero jihad contro di loro.

    L’imperialismo europeo ispirò i tentativi di resistenza jihadista, soprattutto in India, in Caucaso, in Somalia, in Sudan, in Algeria e in Marocco, ma essi finirono per fallire. Questo disastro stette a significare che era necessario un nuovo pensiero.

    Il nuovo pensiero islamista ebbe origine in Egitto e in India negli anni Venti, ma il jihad acquisì la sua coeva caratteristica di radicale guerra offensiva solo con il pensatore egiziano Sayyid Qutb (morto nel 1966). Qutb sviluppò la distinzione operata da Ibn Taymiya tra i veri e i falsi musulmani al punto di giudicare i non-islamisti come dei non-musulmani, per poi dichiarare jihad contro di loro. Il gruppo che assassinò Anwar El-Sadat nel 1981 aggiunse in seguito l’idea di jihad come la strada per arrivare al dominio mondiale.

    La guerra antisovietica in Afghanistan condusse alla fase finale (finora) di questa evoluzione. Per la prima volta, i jihadisti provenienti da tutto il mondo si radunarono in Afghanistan per combattere in nome dell’Islam. Negli anni Ottanta, Abdullah Azzam, un palestinese, divenne il teorico del jihad globale, attribuendogli un ruolo centrale senza precedenti, giudicando ogni musulmano esclusivamente in base al contributo da egli dato al jihad e ravvisando in questo ultimo la salvezza dei musulmani e dell’Islam. Questa teoria si sviluppò rapidamente in terrorismo suicida e bin Laden.

    L’erudito e opportuno studio di Cook presenta parecchie implicazioni, incluse le seguenti:

    L’attuale visione del jihad è più drastica di quanto lo sia stata nei precedenti periodi della storia islamica.
    Questo estremismo sta a indicare che il mondo musulmano sta attraversando una fase – una di quelle che va affrontata e superata – paragonabile ad analoghi orribili periodi vissuti in Germania, Russia e Cina (NdT nazismo, stalinismo e maoismo).
    Poiché il jihad si è evoluto stabilmente fino ad oggi, senz’altro continuerà a farlo anche in futuro.
    L’eccessiva forma di jihad attualmente praticata da al-Qaeda e da altri potrebbe, come preconizza in parte Cook, portare al suo “netto rifiuto” da parte della maggior parte dei musulmani. In seguito, il jihad potrebbe trasformarsi in un concetto non-violento.
    La grande sfida per i musulmani moderati (e per i loro alleati non-musulmani) consiste nel far sì che quel rifiuto abbia luogo il più presto possibile e con la dovuta urgenza.

  33. Siempre per l’insaziabile curiosità enciclopedica mazzufferiana in materia di jihad e dintorni, stavolta – per pav condicio – un pezzo scritto da un vero barbuto intabarrato:-).

    Dal sito: http://www.arabcomint.com

    Jihad: Il suo significato reale ed i suoi scopi
    (Un termine che costituisce il cuore stesso della religione islamica.)

    Il termine jihad e’ uno dei piu’ abusati e meno compresi dagli stessi musulmani. Molti di essi non resistono alla tentazione di usarlo per obiettivi politici propri, mentre molti non musulmani misinterpretano il termine per ignoranza o per screditare l’Islam ed i musulmani.
    In realta’, e’ stato ben specificato dai piu’ eminenti studiosi della religione che il jihad rappresenta un mezzo di difesa contro l’aggressione e non e’ mai sinonimo di “attacco offensivo”.
    Il jihad non e’ uno strumento di guerra contro innocenti, ne’ un mezzo per mostrare i muscoli o tiranneggiare i deboli e gli oppressi. Il termine jihad e’ qualcosa di unico, che rivela il cuore stesso della religione islamica, e che implica il concetto di difesa del divino messaggio dall’aggressione dei suoi nemici.

    La parola “jihad” non significa “guerra santa”, come comunemente, ma erroneamente, si crede. Essa significa, piuttosto, “sforzo”, e piu’ precisamente sforzo interiore, lotta per raggiungere un determinato obiettivo, di norma spirituale. Il termine, nella sua accezione piu’ vasta ma anche piu’ semplicistica, indica uno sforzo serio e sincero che il credente compie in una duplice direzione, quella personale e quella sociale per rimuovere il male, l’indolenza e l’egoismo da se’ stessi, l’ingiustizia e l’oppressione dalla societa’. La giustizia, nell’ottica islamica, non si raggiunge attraverso la violenza o la prevaricazione ma attraverso lo sforzo interiore e personale di ciascuno, attraverso mezzi leciti ed istruttivi che possano spingere alla conoscenza, alla perfezione, per quanto e’ possibile ad esseri imperfetti quali gli uomini. Lo sforzo e’, dunque sociale, economico e politico. Jihad significa lavorare molto per realizzare cio’ che e’ giusto: il Corano lo nomina 33 volte, ed ogni volta esso ha un significato differente, ora riferito ad un concetto come la fede, ora al pentimento, alle azioni buone, all’emigrazione per la causa di Dio. Nell’accezione piu’ vera e completa, il jihad rappresenta lo sforzo intimo e personale che ogni credente deve compiere per riuscire a conformare il propro comportamento alla volonta’ di Dio. Il jihad, dunque non e’ una guerra, anche se, in determinate circostanze, esso puo’ assumere la forma di una guerra. L’Islam e’ una religione di pace, ma cio’ non vuol dire che accetti l’oppressione o che chieda la passivita’ o una generica presa di distanza di fronte all’ingiustizia. L’azione e’ importantissima, ma l’Islam ci insegna a fare il possibile per eliminare tensioni e conflitti, e per lottare contro il male e l’oppressione attraverso mezzi pacifici e non violenti fino a quando sia possibile.

    Il termine jihad, in questo contesto, indica anche lo sforzo materiale teso a difendere se’ stessi, la propria famiglia, il proprio paese da attacchi esterni e lo sforzo morale per rafforzare il proprio carattere ed essere pronti anche al sacrificio estremo pur di raggiungere quell’obiettivo. La guerra e’ permessa, nell’Islam, ma solo quando i mezzi pacifici quali dialogo, trattati e negoziati siano falliti: essa deve essere evitata con tutti gli strumenti possibili. Il suo scopo non e’ convertire con la forza, ne’ colonizzare o rubare terre e risorse altrui. Essa e’, essenzialmente, di difesa: difesa della vita, della proprieta’, della terra, dell’onore e della liberta’, per se’ stessi e per coloro che ingiustamente sono oppressi. “Combattete coloro che vi combattono, ma non siate gli aggressori, perche’ Dio non ama coloro che aggrediscono” (Corano, 2:190)

    “Il migliore jihad”, disse il Profeta, “e’ dire una parola di condanna contro un governante ingiusto”.

    “Il concetto di jihad è uno dei più fraintesi in Occidente e, da solo, esprime l’insieme degli equivoci che esistono tra Occidente ed Islam. Del resto si ha la tendenza in Occidente a comprendere la terminologia delle altre culture alla luce della storia e dei riferimenti della propria civiltà. Cosi’ il jihad sarebbe per l’islam quello che le crociate sono state per il cristianesimo, la guerra per Dio, la guerra santa. Ebbene, nulla, né nel concetto, né nella storia della civiltà islamica si trova che si apparenti all’idea di una guerra santa fondata sull’autorità della Chiesa e del dogma e sul fondamento del proselitismo coatto.

    Torniamo all’etimologia della parola. La radice del termine è ja-ha-da che vuol dire letteralmente “fare uno sforzo”. Grandi sapienti hanno sottolineato che questa parola si trovava in circa ottanta accezioni negli insegnamenti dell’islam. Il primo ambito è quello dell’individuo. Ogni essere umano sente in sé delle forze che si potrebbero definire negative come la violenza, la collera, la cupidigia, ecc. Lo sforzo che egli o ella compie per lottare contro dette forze si chiama jihad: questo jihad, chiamato comunemente jihad an-nafs, lo “sforzo dell’essere”, è al centro della spiritualità islamica perché rappresenta lo sforzo continuo che ciascuno deve fare per dominare il proprio essere, per donargli accesso alla sfera superiore dell’umano che cerca Dio con la costante preoccupazione della dignità e dell’equilibrio.

    Un’altra occorrenza è quella che riguarda il jihad nel senso dell’impegno in guerra e che in questo caso particolare si chiama al-qital. Tutto cio’ che abbiamo detto sul jihad an-nafs è fondamentale perché il principio è lo stesso: proprio come un essere fa lo sforzo e resiste alle tentazioni di violenza e di collera, allo stesso modo una comunità umana deve resistere agli atti di aggressione dei quali essa potrebbe essere oggetto.

    Durante i primi tredici anni della rivelazione, i musulmani hanno resistito alla persecuzione in modo determinato ma passivo. E’ con il loro arrivo a Medina, quando l’aggressione continua e le collusioni si moltiplicano, che i musulmani ricevono il permesso di difendersi. La formulazione coranica è chiara: A coloro che sono stati aggrediti è stata data l’autorizzazione di difendersi e più avanti il versetto precisa: …a coloro che senza colpa sono stati scacciati dalle loro case, il solo perché dicevano: ” Allah è il nostro Signore “.

    A partire da questi ed altri versetti, e certamente sulla base del comportamento del Profeta si sono tratti alcuni principi fondamentali riguardanti la guerra. Difficile farne in questa sede un’analisi esaustiva, ma si possono mettere in evidenza almeno tre direttive:

    1. La guerra è autorizzata in caso di legittima difesa, quando tutti i mezzi pacifici non hanno potuto fermare l’aggressione; il Corano dice: Se essi sono inclini alla pace, siatelo anche voi;

    2. Si è autorizzati a difendersi in caso di oppressione, quando le libertà d’opinione e di espressione non sono rispettate, quando la case o la proprietà vengono violate.

    3. Si è autorizzati ad entrare in stato di resistenza per appoggiare coloro che vengono sottoposti agli stessi trattamenti ingiusti: è il diritto di ingerenza concesso solo se un patto di non aggressione non ci lega all’aggressore del popolo terzo.

    Da qui si comprende chiaramente che il jihad è una resistenza. E’ proibito a musulmani di entrare in guerra per acqusire ricchezze, territori o potere. Impossibile anche far guerra a fini di proselitismo; il testo coranico è chiaro: Non c’è costrizione nella religione. Se nel corso della storia cio’ è potuto accadere, quelli sono stati dei casi ma non la regola ed ad ogni modo queste pratiche erano in contraddizione con gli insegnamenti islamici.

    Due cose ancora a questo proposito: il Corano, ed anche le tradizioni, ci invitano costantemente alla pace. Tra le prime parole del Profeta al suo arrivo a Medina, dopo aver vissuto tredici anni di persecuzione, troviamo: Diffondete la pace, offrite da mangiare a chi vi sta intorno, mantenete i legami di famiglia, pregate quando la gente dorme, entrerete in paradiso nella pace! La Pace è uno dei nomi di Dio ed anche del paradiso. Tuttavia, l’islam ci insegna a non essere naif: gli esseri umani sono inclini al conflitto al punto che l’equilibrio del mondo sembra passare attraverso l’equilibrio delle forze: “Se Iddio non respingesse gli uni per mezzo degli altri” la terra sarebbe perversa , spiega il Corano. Vuol dire che bisogna restare vigili e sapere che gli uomini sono capaci di fare il peggio se nulla si oppone alla loro volontà di potenza. Nell’avversità, il Corano ci incoraggia a rivaleggiare in bontà, ma ci intima di non confondere la pace e la bontà con la rinuncia ed il lassismo di fronte all’ingiustizia. Non c’è pace senza giustizia e non c’è giustizia senza resistenza agli oscuri disegni della volontà di potenza e di potere. Di fronte all’invasione culturale dell’Occidente ed al famoso “scontro” di civiltà, la maggior parte dei movimenti islamici non risponde con le armi e non pensa in termini di guerra armata. Per loro c’è ovviamente il jihad, ma questa resistenza passa attraverso la promozione dei loro valori, della loro identità, attraverso l’educazione, l’impegno sociale, l’iniziativa economica. Nel cuore delle nazioni soffocate dal peso della dittatura e del sottosviluppo, resistono lottando continuamente per il pluralismo, la libertà d’espressione e la solidarietà. Essi parlano veramente di jihad ed è proprio di questo sforzo e di questa resistenza che si tratta”. [Tarek Ramadan]

    Il jihad non e’ terrorismo. L’aggressione verso civili innocenti e’ illecita nell’Islam e non rappresenta jihad ma fasad, un’azione proibita e grave. Anche in guerra, i non-combattenti e gli innocenti hanno il diritto di essere salvaguardati nella vita, nell’onore e nella proprieta’.
    L’Islam vuole stabilire un ordine mondiale in cui tutti gli esseri umani – musulmani e non musulmani – possano vivere con giustizia e pace, armonia e buona volonta’. Esso da’ al credente delle linee guida in grado di stabilire relazioni umane, sociali e familiari, basate su principi altamente spirituali. Su tali principi, i musulmani hanno permeato per secoli la loro esistenza e popoli di differenti fedi sono vissuti con loro e tra loro.

    E’ nostro preciso dovere, come musulmani, sforzarci di comprendere di piu’ la nostra religione per poterla trasmettere agli altri in forma positiva. Nel contesto delle societa’ occidentali in cui viviamo, e’ oggi questo il nostro jihad.

  34. Leggo e constato che grazie alla mia “insaziabile curiosità” Lei è divenuto addirittura alfiere di Daniel Pipes!
    Apprendo anche, con indubbio piacere, che ” il concetto di jihad è uno dei più fraintesi in Occidente “, fino al punto che ” significa, piuttosto, “sforzo”, e piu’ precisamente sforzo interiore, lotta per raggiungere un determinato obiettivo, di norma spirituale “.
    Se così è da parte mia non posso che essere davvero molto felice. Per Lei, che lo ha spiegato con tanta immediatezza, l’unico rischio è quello di contendere la cattedra al professor Pellicani alla LUISS. Niente male!

  35. —-Per Lei, che lo ha spiegato con tanta immediatezza, l’unico rischio è quello di contendere la cattedra al professor Pellicani alla LUISS. Niente male!Gianluigi Mazzufferi—–

    Non sono famoso e nemmeno figlio, congiunto, amante, nano o ballerina di baroni universitari italici per illudermi di poter aspirare a una cattedra qui, comunque la ringrazio dell’auspicio.
    E la LUISS, se fosse una cosa seria, potrebbe offrire, invece, a Tareq Ramadan – noto intellettuale a livello mondiale che l’islam lo conosce bene per esservi nato e vissuto – un corso sull’islam, piuttosto che sponsorizzare le elucubrazioni di uno che viene dal Mondo Operaio Italico.

    P.S. Alla mia domanda del commento 20 nessuna risposta, eh? Complimenti, lei si spezza ma non si spiega!:-)

  36. Caro Gianluigi, il “vostro affezionato commentatore” ti fa poco umilmente:-) presente che:
    1. Il sito “serbianna.com” a cui ti abbeveri “per caso”:-), non è – come lo stesso suo nome dice-il massimo per ottenere informazioni imparziali su Kosovo e dintorni.
    2. Lo stesso sito precisa che la demolizione del manufatto era stata decisa dalle autorità competenti, le quali come tu ben saprai:-) saranno anche composte in massima parte da gente di fede islamica – come la stragrande parte della popolazione ivi residente – ma non sono assimilabili a quelle dell’Iran o dell’Arabia Saudita:-). Inoltre, dovresti sapere che il caro Lazarus, prima di essere un “Christian saint” era un principe SERBO e vorrai capire – spero, ma non ci conto molto:-) – che gli albanesi del Kosovo, MUSULMANI, CATTOLICI, ATEI, AGNOSTICI o MISCREDENTI che siano:-)  ne hanno le palle piene di vedere le LORO città disseminate ad minchiam – e magari su terreni confiscati ad albanesi dal regime precedente? – per una sorta di “marchiatura del territorio” di manufatti risalenti all’epoca di Milosevic (come lo stesso “tuo” sito certifica) dedicati ai loro odiati nemici. Pertanto,” l’islam albanese” qui c’entra – per usare una metafora religiosa, seppur cattolica – come il culo coi 40 giorni:-). (però, incredibile dictu:-), concordo con l’osservazione del sullodato sito serbo sul fatto che le autorità potevano risparmiare ai serbi l’umiliazione di demolire il manufatto proprio nel giorno della commemorazione del principe Lazzaro, ma non ho mai preteso che nosotros albanesi fossimo perfetti, specie quando ci troviamo rivestiti di autorita:-) ).
    3. La vera “grande umanità dell’islam albanese” che citi tanto sprezzantemente, invece, la puoi vedere qui: 
    http://www.acs-italia.glauco.it/pls/acsitalia/v3_s2ew_consultazione.mostra_paginat0?id_pagina=1146
    Sito da cui ti cito quanto segue:
    “«E ancora siamo fiduciosi», spiega Mons. Dode Gjergji, vescovo cattolico di Prizren e di tutto il Kosovo. Parla di un grande cantiere edile nel cuore di Pristina e aggiunge: «Qui si erigerà la concattedrale “Madre Teresa”. È per molti un simbolo di nuovo slancio e di speranza e questo sia per i cristiani che per i musulmani». Il vescovo coglie immediatamente lo sguardo interrogativo del suo interlocutore: gli assicura che non c’è contraddizione tra il fatto che il Kosovo sia per il 95% musulmano e che è in corso la costruzione di una chiesa cattolica nel cuore della capitale. Monsignor Gjergji spiega: Ibrahim Rugova, filosofo e scrittore morto nel 2006, e presidente del Kosovo in seguito a diverse elezioni non ufficiali, ha incoraggiato i cattolici a costruire una chiesa rappresentativa nella capitale. Rugova, musulmano onorato dai kosovari come «Padre della Nazione», si è personalmente impegnato affinché un terreno sia messo a disposizione dei cristiani in una zona centrale. Per Rugova, questo era più di un gesto volto a operare insieme per la ricostruzione del Paese. «Secondo lui, una capitale doveva semplicemente avere la sua cattedrale» racconta monsignor Gjergji…..La costruzione, cominciata da monsignor Marko Sopi, predecessore di monsignor Gjergji, dovrebbe essere interamente completata nel 2010.  ”

    Cuntent?:-)

  37. Beh, caro Gianluigi, che facciamo? Dopo aver “riesumato” un post vecchio di mesi per istillarvi un po’ di islamoalbanofobia e aver ricevuto l’adeguata risposta ci arrendiamo forse? Ma non è da te, cribbio!:-)

  38. Tempo fa c’èra un gentilissimo collaboratore di questo blog che tacciava di maleducazione chi non rispondeva ai commenti altrui che lo riguardavano. Chissà che fine avrà fatto……:-)

  39. Solo per comunicare al nostro “assiduo lettore a tempo pieno” che  capita talvolta di poter scegliere le priorità . Così ho fatto e volentieri  dico il perchè: ho avuto di meglio in questi giorni!

    Il commento  dell’assiduo “lettore a tempo pieno” che segue la mia nota (una segnalazione nulla di più) mi ha lasciato perplesso. Ha criticato la fonte prima del contenuto. Pertanto mi sembra poco credibile.

    Non lascio però chi sa tutto e non ha mai alcun dubbio con il dispiacere che sia in fuga da questi temi. Metto una notizia da fonte che spero sia gradita: “La Repubblica.it” . Spero che il titolo che mi ha attratto non abbia fatto un brutto effetto soltanto a me. Eccolo:” Sei frustate per una birra donna condannata in Malaysia“.

  40. ——Solo per comunicare al nostro “assiduo lettore a tempo pieno” che  capita talvolta di poter scegliere le priorità . Così ho fatto e volentieri  dico il perchè: ho avuto di meglio in questi giorni!  Gianluigi Mazzufferi—-
    Oh, sì, ho visto, la faccenda delle lattine di birre nei distributori automatici:-)

    —-Il commento  dell’assiduo “lettore a tempo pieno” che segue la mia nota (una segnalazione nulla di più) mi ha lasciato perplesso. Ha criticato la fonte prima del contenuto. Pertanto mi sembra poco credibile.——

    Non ho “criticato la fonte”. Ho solo detto – e repetita iuvant, forse:-) –  che un sito che si chiama “serbianna”  non è il massimo per ottenere informazioni imparziali su Kosovo e dintorni. Esattamente come lo sarebbe – nel senso opposto – un sito denominato, chessò “kosovoallalbania.com”:-). Tutto qui. E faccio poco umilmente:-) presente che non ho contestato la veridicità della notizia riportata.

    —–Non lascio però chi sa tutto e non ha mai alcun dubbio con il dispiacere che sia in fuga da questi temi. Metto una notizia da fonte che spero sia gradita: “La Repubblica.it” . Spero che il titolo che mi ha attratto non abbia fatto un brutto effetto soltanto a me. Eccolo:” Sei frustate per una birra donna condannata in Malaysia“.—–

    Ah, ma sei fissato nel dare priorità alla birra!:-). Ti ricordo, però, siempre poco umilmente, che si stava parlando dell’islam albanese, non di quello malaysiano, iraniano, afghano o che so io. E l’islam malaysiano – paese dove vige la sharia – con quello albanese c’entra – siempre per usare una metafora della tua religione – come il culo coi 40 giorni!:-)

  41. —–Con chi parla di un “islam albanese” quando costoro rappresentano meno del due per mille dei musulmani è impossibile confrontarsi. Gianluigi Mazzufferi—-

    Oh, allora, Egregio, adesso sarebbe solo una questione di numeri? Ma chi era quello che risollevò il tema “islam albanese”- ovvero il 2×1000 dell’islam mondiale:-) – scrivendo qui sopra “Tempo fa c’èra un nostro affezionato commentatore che assicurava la grande umanità dell’Islam albanese” e come “argomento” confutatorio – seppur in seconda battuta, dopo aver visto andare a donne di facili costumi:-) il suo “argomento” principale del santo serbo “sfrattato” dai barbuti& intabarrati fondamentalisti:-) islamici kosovaroalbanesi – ci propina l’episodio di applicazione della sharia da parte del tribunale di uno stato…. malaysiano? Insomma, Esimio, si decida: o l’islam albanese – per piccino che sia – non ha mai avuto niente a che vedere con la sharia e le punizioni corporali, oppure la Malaysia è abitata da…albanesi!!!:-)

  42. —-Purtroppo resta che una donna, in Malesia, prenderà sei frustate per aver bevuto una birra. Gianluigi Mazzufferi—

    Gioisci fratello!:-)
    Da:  
    http://it.notizie.yahoo.com/9/20090825/twl-malaysia-condannata-a-fustigazione-r-e497199.html

    <i>(AGI) – Kuala Lumpur, 25 ago. – Sara’ sottoposta a revisione la sentenza con cui una corte islamica della Malaysia ha condannato a essere fustigata in pubblico la modella Kartika Sari Dewi Shukarno, colpevole di aver bevuto birra in un locale notturno. Lo ha annunciato Shahrizat Jalil, ministro malese per la Condizione Femminile, la Famiglia e lo Sviluppo Shahrizat Abdul, secondo la quale la decisione di riesaminare il verdetto e’ stata assunta dal giudice capo di secondo grado dello Stato centro-orientale di Pahang, dove fu consumato il ‘delitto’. Il ministro ha precisato che “la procedura e’ gia’ iniziata” e che, proprio in virtu’ di tale disposizione del magistrato, l’esecuzione della condanna e’ stata rinviata almeno fino a dopo la conclusione del Ramadan: il mese sacro islamico dedicato al digiuno e alla preghiera, iniziato sabato scorso nel mondo musulmano. “La condanna e’ troppo dura e non e’ proporzionata al reato”, ha commentato Abdul..”</i>

    Cuntent?:-)

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