Bell’intervento, quello di Fabrizio Chiappetti su Vivere Senigallia del 28 giugno, a proposito della tragica scomparsa di Maria Nilde Cerri. Ho trovato però del tutto fuori luogo l’accenno alla politica, seppur con lo stile usato.

Dire che «se la politica ha un senso, esso è dato dal farsi carico della fragilità umana, […] questo bisogno di accoglienza e di tenerezza, invece di prendere sul serio solo se stessa» significa tutto e niente. Soprattutto oggi. Le vicende civili e politiche di queste ultime settimane dovrebbero far riflettere proprio sulla capacità della politica di accogliere e dar risposte ai problemi della vita, dell’amore, della malattia e della sofferenza. Se la politica (cioè l’amministrazione della polis) deve dare risposte ai problemi della vita, non riesco a concepire altro modo per farlo che quello di far entrare questi problemi nell’agorà, nella discussione pubblica, e in ultima analisi affidarli alla responsabilità e alla decisione di ciascuno. E, se la responsabilità si manifesta col voto, sulla vita e sulla fragilità umana è massimamente importante votare: su cosa varrebbe la pena farlo, se non sulla vita? Nelle ultime settimane, che a Chiappetti piaccia o no, questo Paese ha dimostrato di non saper cogliere l’immensa opportunità che gli è stata offerta.

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