Francesco De Gregori al Mamamia (Senigallia)(… segue) Il successo di “Alice” e dell’intero album “Alice non lo sa” è notevole, ma alcuni (soprattutto i critici) hanno un appunto da rivolgere a De Gregori: “Ok, le canzoni sono belle, ma… non si capisce cosa vuoi dire!”.Come risponde De Gregori a quest’accusa di “ermetismo”? Pubblicando, nel 1974, un nuovo album intitolato “Francesco De Gregori” (difficile non capire…!), la cui prima canzone si intitola… “Niente da capire”, in cui il cantautore ripete, nel ritornello, la frase “e non c’è niente da capire“.

Si tratta di un vero e proprio “manifesto”, di una canzone in cui De Gregori risponde a chi gli dice che non si capisce quello che scrive; ma risponde senza alcuna invettiva o senza alcuna orgogliosa rivendicazione di intenti, usando piuttosto solo l’arma dell’ironia, espressa nelle parole ma anche nella costruzione stessa del brano, che racconta diverse situazioni senza nessun legame tra loro. Ciò è chiaro già dal primo verso della canzone “Le stelle sono tante / milioni di milioni” che riprende in tutto e per tutto una pubblicità allora imperante, quella dei salumi Negroni; insomma, sia la canzone che l’album sono una specie di risposta ironica e divertita a tutti quelli che gli rendono conto di ogni verso scritto.

“Niente da capire” è anche stata vittima della censura, che modifica l’impensabile (per il 1974) verso “Giovanna io me la ricordo / faceva dei giochetti da impazzire / è non c’è niente da capire” con un… molto più “soft” “Giovanna io me la ricordo / ma è un ricordo che vale dieci lire / e non c’è niente da capire”.

Altra canzone di questo album che merita almeno una citazione è “Cercando un altro Egitto”, la prima canzone con espliciti riferimenti a Dylan (“Talkin’ World War III Blues” del 1963) e la prima canzone di De Gregori in cui il sogno (qui, piuttosto, l’incubo…) diventa luogo di raccolta delle sue storie cantate: mentre Dylan, nella sua canzone, “sogna” la III guerra mondiale, l’ossessione che non abbandona De Gregori neanche nel sogno è quella del nazi-fascismo (“l’ufficiale uncinato / che mi segue da sempre…”).

Infine due note sull’album: “Francesco De Gregori” è noto come “l’album della Pecora“, perché in copertina campeggia l’immagine di questo animale, tratta da un quadro di Gordon Faggetter (allora batterista e fidanzato di Patty Pravo, oggi invece importante designer). De Gregori, insieme a Venditti, aveva già fatto la stessa cosa con il primo album “Theorius Campus”, nel quale la copertina è un particolare del disegno “Ophelia” di John Everett Millais del 1851, e continuerà per tutta la sua carriera a prendere spunto, tanto per le copertine degli album quanto per i testi delle singole canzoni (vedi “Un guanto”, contenuta nell’album “Prendere e lasciare” del 1996), da disegni e quadri.

La seconda nota sull’album riguarda i musicisti: tra gli altri, alle tastiere, compare anche Antonello Venditti. (continua…)

2 Commenti

  • 1. Popinga&hellip (19 marzo 2008, 5:17 pm) :

    […] Più avanti arriveranno “Le storie di ieri” ed “Il cuoco di Salò” (sul Fascismo), “Cercando un altro Egitto” e “Rumore di niente” (sul Neo-Nazismo), “San Lorenzo” ed “Hiroshima” (sulla II Guerra Mondiale), “Stelutis Alpinis” (dedicata al fratello del padre, anch’egli Francesco De Gregori, morto sulle montagne del Friuli insieme ad altri partigiani, tra i quali Guido Pasolini, fratello di Pier Paolo), “La ballata di Spiro Agnew” (sulla Guerra del Vietnam), “La leva calcistica della classe ‘68” (sul ‘68), “Scacchi e Tarocchi” e “Viva l’Italia” (sugli anni di piombo), fino, naturalmente, alla bellissima e conosciutissima “La Storia“. (continua…) […]

  • 2. irene (23 aprile 2008, 3:55 pm) :

    per me il cosiddetto album della pecora è uno dei più belli del principe..giorno di pioggia..bene..dolce amore del bahia..un de gregori ispirato e emozionante come pochi 😀

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