E’ vero: in questa benedetta penisola è possibile dire tutto e l’esatto contrario, anche su un tema caldo, caldissimo come le intercettazioni telefoniche. Forse perché non si ha mai la voglia o la passione di andare alla caccia delle fonti ufficiali, di quelle che per loro stessa natura e fino a prova contraria, dovrebbero essere le più qualificate.

Così dopo la conferenza di Marco Travaglio a Senigallia (il podcast si può ascoltare qui su Popinga)  alcuni nostri amici sono partiti lancia in resta cavalcando la versione del giornalista. Un racconto il suo che ha tutte le caratteristiche storiche e caratteriali dell’autore e che, a mio avviso, porta la cifra di una netta parzialità e denota un giustizialismo forcaiolo della più rozza maniera.

Per un cittadino, un cittadino qualsiasi, non è facile farsi un’idea di come e dove pescare i dati ufficiali. A me è sembrato logico chiederli al Ministro competente, al deputato Angelino Alfano.

Pensando che i parlamentari siano al servizio degli elettori, ho scritto sulla sua casella di posta elettronica che la Camera dei Deputati mette a disposizione di tutti gli eletti. Sorte assai frequente per questo tipo di messaggi (un’altra volta vi elencherò chi tra deputati e senatori risponde e chi non lo fa mai!) la mail è restata senza alcun riscontro. Con il beneficio che l’avvocato abbia traslocato “baracca e burattini” in quel di via Arenula (e così anche il suo portaborse), senza disturbare il capo della segreteria Dr. Baldassare Di Giovanni, ho scritto al segretario particolare Dr. Giovannatonio Macchiarola. Passa una settimana e tutto tace; invio un sollecito e ne trascorre una seconda. Ancora silenzio. Alzo quindi il telefono e chiamo il Ministero, ma già dall’inizio il contatto si mette male: la linea cade 5 volte di seguito, non appena il centralino risponde. Povera giustizia, se dovesse intercettare quei telefoni sarebbe nei guai! Comunque insisto e riesco a raggiungere un anonimo interlocutore, che sembra del giro. Eureka.

Faccio un cenno su quanto sto cercando, ed appena evidenzio che la finalità è di tipo giornalistico vengono subito dirottato all’Ufficio Stampa. In una frazione di secondo mi “sputano” un numero telefonico. Riprendo il telefono e subito appare difficile, se non al momento impossibile, farsi rispondere da chi dovrebbe essere vigile ai telefoni dell’Ufficio Stampa del Ministro. Prima che la disperazioni mi aggredisca decido di scrivere una mail di poche righe, con copia delle precedenti. Spedisco il tutto al generico indirizzo di posta elettronica dell’ufficio stampa del ministero. Non ci crederete, ma due ore dopo m’era giunta anche la risposta; non senza però una lieve ammonizione, per il futuro, a non disturbare più direttamente il sancta-sanctorum.

La risposta mi offre questo link, peraltro alla portata di tutti, lo apro e dispongo subito dei dati ufficiali che cercavo da tanti giorni. Sono limitai al biennio 2006 – 2007 ma la fonte certa è questa: Direzione generale di Statistica del Ministero. Provenienza: uffici giudiziari dei distretti di corte di appello.

Nel frattempo, un paio d’ore solo ironia della sorte!, m’è capitato in mano il n° 28 di Panorama (10 luglio 2008). Il settimanale si chiude, a pagina 194, con l’articolo di un collaboratore di tutto rispetto, Luca Ricolfi. Il titolo è senza incertezze: Intercettazioni, ecco i numeri veri, mentre il testo sviluppa, con rigore logico ed osservazioni stringenti, come nelle abitudini di Ricolfi, tre stringate conclusioni. Mi sembrano assolutamente condivisibili e per questo motivo ve le sottopongo:

1. Le Procure intercettano oggi molto più che in passato;
2. Le differenze tra distretti giudiziari sono enormi;
3. Durante l’anno 2007 è stato toccato il massimo numero.

E proprio su quest’ultima considerazione nasce un collegamento con altri dati sul fronte intercettazioni, con questi dati numerici recenti resi pubblici dai difensori del famoso don Pierino Gelmini (nel frattempo ridotto allo stato laicale). Questi raccontano che il loro assistito, com’è noto indagato per molestie ed abusi sessuali nei confronti di alcuni ospiti della struttura, è stato oggetto delle “attenzioni” del PM di Terni, titolare dell’inchiesta giudiziaria, che ha disposto di intercettare per tre mesi consecutivi il centralino della comunità “L’Incontro”. Qui esiste un centralino con 12 linee telefoniche. Sembra che questa operazione abbia costituito “l’ossatura fondamentale dell’inchiesta” (per fortuna assieme alle testimonianze di dieci persone!).  Gli inquirenti hanno registrato per tre mesi, raccogliendo un malloppo di 45.000 (si, quarantacinquemila!) telefonate.  Queste sono state poi trasferite su ben 50 CD-rom.  Con la solita leggerezza di molti investigatori del nostro paese però hanno poi cancellato i dati originali sui server, rendendo quindi, a termini di legge, non più utilizzabili le prove nel relativo procedimento penale.

Solo con questo dato numerico, la mia fiducia, quella di un cittadino qualsiasi nello strumento di inchiesta oggi più in voga, crolla.

Crolla in quanto credo che qualsiasi mezzo d’indagine possa essere utile, talvolta indispensabile, se non lo si assolutizza rendendolo un mito. In questa fattispecie, forse per le anomalie della giustizia che albergano numerose nel nostro paese, la piaga di un mostruoso gigantismo, l’ipertrofia patologica che paralizza anche l’acquisizione delle prove, ridurrà presto all’impotenza sia gli inquirenti che i giudicanti. Lasciatemelo scrivere: intravedo uno scenario che assomiglia tanto ad un mondo fuori controllo, tipo quello di Gulliver.

65 Commenti

  • 1. Gaspa (23 luglio 2008, 4:43 pm) :

    “Quindi per rispondere precisamente il fatto che in Italia sia diventato normale pubblicare intercettazioni pure e semplici, indipendentemente dal loro contenuto, prima che i processi (se poi vi saranno) abbiano fatto il loro corso è ben più grave di qualsiasi contenuto, secondo me, perchè significa semplicemente mettere alla gogna mediatica i diretti interessati”.

    LOL, questa che risposta sarebbe?

    Io non ho parlato in generale, ma di un caso in particolare in cui il processo si stava già svolgendo prima che soprangiugesse il lodo Alfano a dare l’impunità all’imputato.

    Se poi si parla in generale, non si capisce perché non ci debba essere una gogna mediatica per chi dice cose come quelle contenute nella telefonata in oggetto.

    Cosa bisognerebbe fare, tacere?
    Mi fai veramente ridere.

    Se poi le intercettazioni venissero pubblicate in modi non conformi alla legge, la colpa non è delle intercettazioni in sè, ma di chi fa uscire degli atti che non sono pubblici.

    Sarebbe come dire che non si può usare il coltello per tagliare il burro, perché qualcuno lo usa ammazzare le persone.

    Prendendo spunto anche dal post di Accurrimbono, mi fa riflettere la schizofrenia italiana: fino alle elezioni di aprile, il peggiore problema italiano sembrava fosse la sicurezza, con proposte di schedare gli extra-comunitari ed esercito nelle strade.

    Dopo 3 mesi, il problema sono diventate le intercettazioni con cui i giudici cercano di combattere il crimine in un paese in cui vi sono mafia, camorra, n’drangheta, sacra corona unita, politici ed amministratori mediamente più corrotti e corruttori rispetto al resto dell’Europa.

    Insomma le soluzioni sono due: o per sicurezza si intende solo ordine pubblico e caccia agli extra-comunitari, o la sicurezza non è un vero problema, se si vogliono spuntare le armi in mano a chi combatte il crimine.

    Basta vedere cosa succede in America, dove Bush ha proposto di aumentare il numero di intercettazioni in un paese dove non solo la magistratura può ordinarle, ma diversi enti pubblici come l’FBI, la CIA, la NSA e le polizie dei vari stati.

    Sembra un po’ paradossale emanare un pacchetto sicurezza in cui si mandano i soldati per le strade ed allo stesso tempo si limitano le intercettazioni.

    Tutto ciò sembra incongruente solo se non si considerano le vicende processuali del premier ed il modo in cui lo stesso è solito risolvere i suoi problemi con la giustizia.

    Infatti appena è stato approvato il lodo Alfano è stata subito ritirata la norma blocca processi, un’altra coincidenza solo per chi porta le fette di mortadella davanti agli occhi.

    Ma si sa, Gabriele saprà di certo trovare delle spiegazioni per tutte le stranezze italiane: è colpa della sinistra, di Travaglio, di Di Pietro e dei pappagalli…

  • 2. gabriele (23 luglio 2008, 5:27 pm) :

    Cerco di spiegarti meglio; parlare in generale significa, per me, parlare anche di questo caso.
    Le intercettazioni vanno limitate ai casi strettamente necessari; se poi rileggi attentamente quanto ho detto il vero problema è la pubblicazione e non l’intercettazione (autorizzata e utile) in sè.
    Chiudo dicendo che un tono leggermente più pacato e meno offensivo non sarebbe fuori luogo da parte tua; spero che almeno per questo io non ti faccia ridere.
    Qualche esempio? “anche questa volta non hai avuto l’onestà di rispondere. Complimenti… Ma si sa, Gabriele saprà di certo trovare delle spiegazioni per tutte le stranezze italiane…Mi fai veramente ridere…ti faccio una domanda a cui vorrei una risposta sincera (se ce la fai)…Ti ho chiamato Perry perché sei certamente un ottimo avvocato che cerca sempre di girare la frittata e di negare anche l’evidenza…”.
    Se stessi più calmo forse potremmo arrivare alla conclusione per cui penso che siamo d’accordo entrambi, più o meno, sul fatto che le intercettazioni sono utili e non vanno limitate per proteggere chicchessia (Berlusconi, Fassino o altri); vanno limitate per proteggere la riservatezza di soggetti che spesso con le indagini non hanno nulla a che fare i quali magari si vedono sbattuti nelle prime pagine dei giornali.
    Se qualcuno estrapolasse qualche frase da una mia o una tua telefonata potrebbe far venire fuori una realtà che esiste solo nel suo progetto editoriale.
    Questo significa che le intercettazioni dovrebbero essere usate dai magistrati laddove servono e non dai giornalisti.
    Poi ognuno la pensa come vuole.

  • 3. Gaspa (23 luglio 2008, 9:02 pm) :

    Cerco di spiegarti meglio; parlare in generale significa, per me, parlare anche di questo caso.

    Certo, un bel modo per complicare una risposta semplice che non si vuole dare!

    [le intercettazioni] vanno limitate per proteggere la riservatezza di soggetti che spesso con le indagini non hanno nulla a che fare i quali magari si vedono sbattuti nelle prime pagine dei giornali.

    Le intercettazioni vanno usate per combattere il crimine in ogni sua forma e DEVONO essere pubblicate quando siano atti pubblici, al fine di farci conoscere quello che sta succedendo e chi ci sta attorno.

    Se una cosa è pubblica, non si capisce perché non debba essere pubblicata e perché chi fa cose esecrabili non debba essere messo alla gogna.

    Faccio un esempio: se uno dice che apre delle persone solamente per avere i rimborsi della regione, non bisogna farlo sapere a tutti?

    Altro è pubblicare atti non pubblici o riguardanti fatti che non siano reati.
    Su questo siamo d’accordo, ma non mi sembra che le proposte fatte dal governo andassero in questo senso, o sbaglio?
    Si parlava addirittura di limitarle solo ai reati associativi, quindi neanche nei casi di omicidio!

    Quello che sostengo, e che ho sempre sostenuto, è che le proposte fatte dai vari governi Berlusconi non siano organiche a delle vere riforme della giustizia e non siano atte a risolvere dei problemi reali degli italiani, ma servano soltanto a risolvere i problemi processuali di una persona.

    Se non si vuole riconoscere questo, mi arrendo, poi, come tu dici, ognuno la pensa come vuole.

    Vediamo se una volta approvato il lodo Alfano, garantendo l’impunità al premier, la destra sarà in grado di fare una vera e seria riforma della giustizia.

  • 4. Gianluigi Mazzufferi (24 luglio 2008, 9:11 am) :

    Forse scrivendo questo post ho preso un abbaglio in quanto non ho considerato sempre il Cav. come personaggio di primo piano.
    Lo spunto mi viene dalla lettura de “La Stampa” di ieri 23 luglio (inchiesta Telecom – Tronchetti – Tavaroli)quando apprendo che “…il continuo inceppamento della macchina fotocopiatrice e l’endemica mancanza di personale non permette agli avvocati di chiedere copia degli atti depositati dai PM…”. Fin qui quasi non ci ho fatto caso, poi le poche parole che seguono mi hanno suggerito di condividerle con i lettori di Popinga e gli appassionati di questo dibattito. Eccole: “Siamo in Italia ed il governo Berlusconi potrebbe anche fare a meno di votare leggi che impediscano la pubblicazione degli atti delle inchieste. Ci pensano da sole le macchine della giustizia e le ferie i cancellieri sotto organico”.

  • 5. gabriele (24 luglio 2008, 4:02 pm) :

    Io sono e resto contrario alla pubblicazione delle intercettazioni perchè ricostruiscono una realtà parziale e spesso fuorviante; è questo il problema.
    Vanno usate ma non vanno necessariamente pubblicate.
    Quando e se arrivano si pubblicano le condanne.

  • 6. Gaspa (24 luglio 2008, 6:08 pm) :

    Dal New York Times:
    http://tinyurl.com/5b2ssx

    The Senate approved a bill that effectively grants Prime Minister Silvio Berlusconi immunity from prosecution during his term, the ANSA news agency reported. The law grants immunity to Italy’s four most powerful elected officials, the prime minister, the president and the speakers of the two chambers of Parliament, while they are in office. The lower chamber had already approved it. The most immediate beneficiary is Mr. Berlusconi, who had been awaiting trial, accused of paying his British lawyer, David Mills, $600,000 to give favorable testimony in two trials.

  • 7. Gaspa (24 luglio 2008, 6:20 pm) :

    io sono e resto contrario alla pubblicazione delle intercettazioni perchè ricostruiscono una realtà parziale e spesso fuorviante; è questo il problema.
    Vanno usate ma non vanno necessariamente pubblicate.
    Quando e se arrivano si pubblicano le condanne.

    Si, in questo modo, visti i tempi della giustizia italiana, avremmo saputo della clinica degli orrori tra 10-15 anni e della corruzione di Saccà dopo la morte di Berlusconi…

    Ma poi non si capisce perché le intercettazioni debbano essere una realtà parziale e fuorviante; per esempio la telefonata di Berlusconi a Saccà è riportata per intero ed il senso si capisce benissimo anche senza essere per forza degli insiders.

    E’ altresì evidente che se poi sopraggiungono i vari lodi Alfano le condanne non ci saranno mai e, con la tua soluzione, noi non sapremmo nulla di fatti molto rilevanti.

    In America la pubblicazione della telefonata avrebbe fatto vincere il premio Pulitzer al giornalista, da noi invece egli è il criminale, mentre i due “uccellini” sono le vittime.
    Paradossale.

  • 8. gabriele (24 luglio 2008, 7:07 pm) :

    Ho già spiegato perchè sono contro la pubblicazione; ho anche già detto come 2 mali non si annullano a vicenda.
    Il fatto che la giustizia abbia tempi lunghi non giustifica l’avere una giustizia mediatica, fatta sui giornali o in televisione.
    Sai perchè? Ricostruire la realtà dei fatti è spesso impossibile all’interno di un processo (tanto che la realtà ricostruita si chiama processuale e non storica) figuriamoci se possiamo farlo leggendo un quotidiano (che sia di parte o meno).
    Ancora continui a dare sentenze prima che le diano i giudici… poco democratico direi.

  • 9. Gnu (24 luglio 2008, 8:21 pm) :

    @ gabriele
    Secondo me stai trascurando un punto cruciale: se è senz’altro vero che è la sentenza di un processo a stabilire la verità (processuale), lo è altrettanto che durante l’inchiesta e il dibattimento emergono spesso dei fatti incontrovertibili (tra cui le intercettazioni) che possono avere notevole rilevanza politica, sociale ed economica, anche se privi di rilevanza penale.

    Pensa ad esempio ai recenti scandali finanziari (Parmalat, Cirio, Popolare di Lodi); non credi che se gli elementi emersi dall’indagine fossero stati divulgati solo a sentenza(non ancora, tra l’altro) avvenuta si sarebbero verificati ulteriori danni per l’economia, in particolare per i piccoli risparmiatori (i grandi soggetti sono spesso bene informati…) ?

    Credi forse che in qualsiasi altro paese civile delle telefonate come quelle di Berlusconi a Saccà, o di D’Alema a Consorte non avrebbero influito negativamente e tempestivamente sulla carriera politica dei personaggi coinvolti ?

    Se degli atti giudiziari sono pubblici, non vedo perché non debbano essere divulgati; a meno che tale divieto non faccia comodo ad una specifica e trasversale categoria di persone, nel qual caso la consecutio temporum degli eventi recenti mi pare ovvia.

  • 10. gabriele (25 luglio 2008, 11:41 am) :

    Il problema è che definire i fatti incontrovertibili è praticamente impossibile, proprio perchè la verità processuale non è mai la verità storica; è giusto informare i cittadini su ciò che sta avvenendo (carcerazioni preventive, avvisi di garanzia, condanne, capi d’imputazione ecc.) cosicchè questi possano formarsi una loro idea ed in certi casi comportarsi di conseguenza, ritengo non giusto pubblicare le intercettazioni proprio perchè non riescono a ricostruire correttamente quanto successo; perciò potrebbe esserci un’intercettazione dalla quale sembra palese la commissione di un certo reato (oppure dalla quale si evince un comportamento per alcuni immorale ma che non è penalmente rilevante) che poi non si trasformerà in una condanna; però la sola pubblicazione è una forma di condanna; non a caso la pena per i reati va oltre la semplice detenzione in carcere (o le varie misure repressive) perchè una condanna produce anche la cosiddetta criminalizzazione secondaria, ovvero va a macchiare in modo indelebile il soggetto che l’ha subita a livello sociale, anche se questo ha pagato il suo conto e magari si è ravveduto.
    Il mio timore è che questo avvenga; questa è quella che chiamo gogna mediatica e queste sono le motivazioni per le quali, a mio avviso, andrebbe evitata.
    Questo è un discorso che va allargato; certo se pensiamo solo ai politici di turno possiamo dire chissenefrega (e infatti al sottoscritto se Berlusconi o D’Alema finiscono alla berlina non interessa più di tanto, devo ammetterlo); se invece pensiamo che questa sarebbe una tutela per chiunque il discorso cambia.
    Se solo in Italia la giustizia avesse tempi ragionevoli questi problemi nemmeno si porrebbero.

  • 11. Gianluigi Mazzufferi (25 luglio 2008, 7:36 pm) :

    Scorrendo ora gli ultimi commenti m’è parso che si sia tornati al cuore del problema e che lo si voglia approfondire con argomentazioni più pertinenti. Pur se chi scrive èmolto lontano per formazione ed esperienze dall’universo del diritto, di cui l’Italia rivendica lontane ed indiscusse paternità, mi permetto una ulteriore nota. Qui nella nostra penisola purtroppo collazioniamo continui primati in negativo; quando poi sono in questo settore i guai sono davvero molto gravi. Tutto ciò, lo sottolineo ancora anche se credo di averlo scritto in precedenza, vale ancor più per i pesci piccoli, tanto quelli grandi qualche opportunità di saltare fuori dalla rete la trovano sempre!
    Qualche giorno fa ascoltando su Radio Radicale, a tratti purtroppo, un convegno con la partecipazione dell’avvocato Oreste Dominioni, presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, ho raccolto degli spunti che successivamente mi sono stati confermati da una mail dello studio dell’illustre penalista. E’ infatti del febbraio di quest’anno una delibera della Giunta dell’Unione che “denuncia alle Autorità ed alle Istituzioni, anche sopranazionali” non una, ma ripetute e costanti “intercettazioni telefoniche su utenze di persone sottoposte ad indagini che chiamano il loro legale, ovvero intercettazioni ambientali in cui si ascoltano da parte della polizia conversazioni tra avvocato ed il proprio assistito”. Precisa opportunamente il documento dell’Unione delle Camere Penali che “le conversazioni hanno per oggetto il merito del procedimento” e che questa essenziale riservatezza “è uno dei fondamenti della civiltà giuridica su cui si basano gli assetti processuali dlle democrazie liberali”. Faccio notare che questo modo di procedere non si è verificato per caso in un Procura qualsiasi, ma che si riferisce ad episodi documentati (e ripetuti) “accaduti negli utimi mesi a Palermo, Milano, Brescia, Napoli, Nola, Potenza”. Mi pare che non si possa aggiungere altro chehe manifestare una profonda preooccupazione. Mi sembra di dover condividere in tutto quanto scrivono i penalisti italiani preoccupati del fatto che ammettere una deroga ai principi fondamentali “significa immettere nell’ordinamento dello stato di diritto istanze etiche proprie dei regimi autoritari, secondo le quali il superiore fine pubblico giustifica ogni ingerenza e ogni sacrificio della libertà del difensore”.
    Mi chiedo se tutto ciò non inviti a qualche ponderata riflessione invece che ad ardori giustizialisti.

  • 12. Gnu (26 luglio 2008, 11:26 am) :

    @ Gianluigi:
    Ribadisco ciò che ho argomentato in precedenza: se un provvedimento di intercettazione, o la relativa pubblicazione delle conversazioni, viola la legge, allora va stigmatizzato punto e basta; se invece l’intercettazione viene effettuata in accordo con le leggi vigenti e se i contentuti ottenuti diventano atti pubblici (in quanto resi noti alle parti in causa), mi sembra ovvio che debbano poter essere pubblicate a mezzo stampa.
    Un’informazione o è pubblica o non lo è: tertium non datur. L’aberrazione principale contenuta nel ddl intercettazioni a mio avviso è proprio questa: consentire a chiunque l’accesso ad alcune informazioni (gli atti giudiziari) purché la cerchia degli informati non si alllarghi troppo. Pensate solo a quante possibilita di ricatto nascerebbero da un simile scenario.
    Questa linea di pensiero ricalca da vicino la mentalità del clan dei Casalesi: inizialmente i boss della camorra non erano preoccupati dal libro di Saviano, Gomorra, almeno finché rimaneva confinato nei circoli letterari locali; la loro durissima reazione è stata scatenata solo dall’enorme successo editoriale del libro, che ha portato più di un milione di italiani a comprarlo (e forse anche a leggerlo ;-).
    Non so a voi, ma a me suscita un certo disgusto il fatto che il ceto politico adotti schemi mentali simili a quelli della criminalità organizzata: forse più che di “Casta” in certi casi bisognerebbe parlare di “Cosca”.

  • 13. Andrea Scaloni (26 luglio 2008, 1:01 pm) :

    Sottoscrivo quanto dice Gnu, parola per parola.
    Il ddl non rende segrete le intercettazioni, che continuano dunque ad essere pubbliche ma non pubblicabili. E’ un’assurdità logica e una mostruosità giuridica da regime totalitario.
    Ed è ancora più vergognoso che dai giornalisti “organizzati” si levino poche voci di dissenso: ancora una volta non è difficile imbavagliare la stampa, se questa ti da una mano a farsi imbavagliare.
    Un’occasione per manifestare il dissenso è oggi pomeriggio a Senigallia: io ci sarò.

  • 14. Gianluigi Mazzufferi (26 luglio 2008, 11:16 pm) :

    Molti sanno che spesso, non sempre per fortuna !, sono d’accordo con le diagnosi di Pannella. Per questo ho cercato e ritrovato quanto a proposito di intercettazioni proprio lui ha dichiarato di recente. Non ho rintracciato tutto il ragionamento, ma più o meno il concetto era che le intercettazioni vanno sempre pubblicate ed a questo aggiungeva che possono dare anche un grande contributo alla conoscenza delle cose che accadono. In particolare affermava, e penso che questo sia l’aspetto decisamente rilevante che: “altrimenti tutto resterebbe patrimonio di 200-300 esponenti dell’oligarchia di destra e di sinistra, che userebbero le informazioni per colpirsi reciprocamente, come palermitani e corleonesi”.
    Quindi non devo essermi spiegato perchè mi sembrava di aver detto, come “Gnu” molto opportunamente sottolinea, che una informazione “o è pubblica o non lo è”. Io continuo a diffidare dell’intero sistema ed apparato giudiziario del nostro Paese. Pur non consocendole, sono anche terrorizzato dalle norme che si applicano (non solo in questa materia purtroppo) al momento attuale quando ci sono, e questo non lo si può negare, PM e Procure che lavorano su “teoremi”. Non parlo di Milano, Dio mi guardi e liberi, ma faccio banali riferimenti a vicende come quelle legate ad Hernry John Woodcock (si scriverà cosi?) o al più famoso Guariniello di Torino. L’ho sentito nominare dagli anni ’70 in quanto apriva sempre delle inchieste clamorose su fenomeni e soggetti molto particolari. Però mi chiedo: ne avrà mai conclusa positivamente qualcuna?
    Infine, per tornare ad uno degli esempi che ho citato su questo post vorrei tanto sapere (solo perchè l’immagine dei 50 Cdrom con le intercettazioni al centralino di Don Gelmini non mi passa di testa) se tanto ben di Dio verrà dato in pasto alla casta dei giornalisti. Con il diritto di cronaca (quando se ne ricordano, benedetti velinari!) c’è di che scrivere e pubblicare per una vita intera; immmaginate che spaccato della nostra epoca e di quel mondo ancor più particolare delle comunità per tossici se ne potrebbe ricavare. Andrea che commenta preannunciano oggi la sua vicinanza ai giornalisti che protestano potrebbe anche fare di persona qualche domanda piccante a questi angioletti!
    Per chiudere, sempre tornando alle mie perplessità e preoccupazioni, faccio un cenno a quel processo inglese nei confronti di un manager della Formula Uno, “sputtanato” per un’orgia a cui aveva partecipato. Ricorderete che il raconto e le foto erano state pubblicate da un settimanale di Murdoch. Ora non saprei dire, tanto più in questo caso, dove sia il confine tra il diritto di cronaca e la privacy, però ho letto che l’Alta Corte di Londra ha condannato il settimanale ad un risarcimento. Dopo soli 15 giorni di processo! Ditemi voi se in Italia un qualsiasi giudizio abbia mai avuto tempi civili ed efficaci come questo.

  • 15. Gianluigi Mazzufferi (30 agosto 2008, 5:53 pm) :

    Qual’è la differenza etico-politica tra Berlusconi che raccomanda una valletta e Prodi che raccomanda il nipote? Che il nipote di Prodi non sa ballare.”
    Così la Jena di oggi 30 agosto su La Stampa.

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