Il logo de “Gli Adriatici”(segue…) Oran è la prima tappa in Algeria. Dobbiamo seguire il confine tra Marocco e Algeria fino alla costa prima di poter fare un diretto per Oran; ci impiegheremo due ore. Altre due ore le passeremo a terra tra le pratiche burocratiche. Tutto si paga in contanti, euro o dollari, non si accetta valuta locale per aerei stranieri, e non si accettano carte di credito.
Chi siete? Dove andate? Per chi lavorate? Un mucchio di domande inutili che ci sottraggono tempo prezioso!Porto deserto in Algeria

Ci frughiamo in tasca per pagare la benzina, poi le tasse e contro tasse, timbri e ricevute. Ripartiamo con i portafogli vuoti in direzione Algeri.

200 Km di nulla, strade deserte, paesini polverosi affacciati sulla costa, porti in cemento senza l’ombra di una barca. Com’è possibile? Sarà davvero così oppure è il nostro stato d’animo, l’incertezza di viaggiare senza contanti in tasca o cos’altro?
Eppure l’Algeria ha i più grandi giacimenti di petrolio nel Nord-Africa, è possibile che sia tutto così desolato?

Algeri

Atterriamo ad Algeri con l’intenzione di rifornire e ripartire immediatamente per Annaba.
Non c’è niente da fare. I funzionari, la dogana, anche gli addetti alla pompa della benzina ci fanno perdere delle ore.
Ci frughiamo nelle tasche per l’ennesima volta, e ci rendiamo conto di non avere abbastanza soldi. Gli ATM locali sono tutti fuori uso. Per la prima volta nella mia vita, dopo che per anni ho volato in zone diverse del mondo, devo utilizzare i famosi dollari d’emergenza! Li tengo da anni nel cosciale di volo e non sono mai stato così disperato, ridotto così male da usarli.
Racimoliamo giusto-giusto il necessario per la benzina e le tasse, restiamo con 8 dollari e 3 euro in tutto. Ci affrettiamo a presentare il piano di volo per Annaba, poi una volta li si vedrà!

Ma i problemi non sono finiti: il funzionario a cui abbiamo pagato le tasse si accorge di non averci fatto pagare un’altra tassa.
Ci chiama nel suo ufficio, estrae ben tre volumi delle regolamentazioni aeronautiche locali e un libretto per le ricevute.
Grazie alla precedente esperienza ad Oran sappiamo che secondo una postilla nelle regolamentazioni aeronautiche locali (di cui ci siamo appuntati il numero) non siamo tenuti a pagare certe tasse che invece vengono applicate agli aerei commerciali.
Ma il burocrate locale insiste! Carlo, preso da ira post 9/11, immaginandosi future colonizzazioni arabe nel mondo latino, e muezzin che pregano dalla cupola di San Pietro, sbotta e attacca il burocrate indigeno. Evitiamo di pagare la tassa che non ci spetta, ma il burocrate imperterrito ne trova comunque un’altra, per un importo di circa due euro, e ce la impone senza pietà.

Grazie all’ulteriore ritardo all’ufficio traffico ci cancellano il piano di volo (non si vola in VFR dopo le effemeridi).
Siamo bloccati, in tasca ho una moneta da 1 euro, che custodisco gelosamente; Guido ha gli altri 8 dollari rimasti dai miei “dollari d’emergenza”!
Ci sarà qualcuno nella capitale Algerina che accetta le carte di credito!?

Fiduciosi nella “divina provvidenza” prendiamo un taxi a cui offriamo 8 dollari per portarci in città, per trovare un albergo e una banca aperta, o un ATM per prelevare contanti.
Il taxi ci lascia in città, ma 8 dollari sono pochi per aspettarci, quindi continuiamo a piedi. Le banche sono tutte chiuse, gli ATM tutti fuori servizio, e gli alberghi di quella zona non accettano carte di credito.
Dopo oltre due ore di cammino, attraversata la città e risalita una collinetta, arriviamo esausti, sudati e sporchissimi in un lussuoso albergo che alcuni passanti ci avevano indicato.

Carlo e Guido raccontano la nostra storia all’incredulo “receptionist“. “Stiamo attraversando il Nord Africa con il nostro aereo privato“, dice Carlo. L’educatissimo signore alla reception deve aver faticato parecchio per non ridere, avendo avanti a se tre esseri luridi, in calzoncini corti, che sostengono di avere un aereo privato, ma non un po’ di soldi in contanti.
Prendiamo una stanza e inaspettatamente ci promettono dei contanti prelevabili dalla carta di credito.

Dopo una sana doccia indossiamo ancora quel poco a disposizione per cenare, ma i camerieri ci respingono dal ristorante. A quanto pare i nostri calzoni corti non sono consentiti in un ristorante di questo livello!
Segregati in giardino, vicino alla piscina divoriamo qualcosa mentre ristabiliamo i contatti via sms con le “truppe di terra”.
Le “fanciulline” (ovvero le “truppe di terra”) dall’altro lato del Mediterraneo ci informano di aver trovato alloggio tra Saint Tropez e Monte Carlo. Stanno bene e cercano di godersi al massimo il viaggio di ritorno (mentre noi soffriamo in Algeria!)

Diretti all’aeroporto acquistiamo un po’ di frutta e qualcos’altro da mangiare in volo. Abbiamo intenzione di raggiungere al più presto la maggior distanza possibile dall’Algeria.
Anche ora ci sono altre tasse da pagare, i soliti problemi con i funzionari che ci conducono di ufficio in ufficio, poi, non so come, stiamo rullando, pronti per la partenza.
Stacchiamo le ruote da terra con sollievo, Annaba è la nostra ultima sosta tecnica in Algeria ed è a circa 220 Km dalla capitale. (continua…)

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