Riserva naturale di Ein Gedi e, sullo sfondo, il Mar Morto
Riserva naturale di Ein Gedi e, sullo sfondo, il Mar Morto

Dopo i primi giorni interamente dedicati alla storia ed all’arte, sabato ci siamo spostati verso il Mar Morto. Dai circa 800 metri di quota delle colline di Gerusalemme siamo discesi rapidamente quasi 400 metri sotto il livello del mare ed abbiamo visitato la Riserva Naturale di Ein Gedi, area inclusa e gestita nella rete dei parchi e delle riserve della apposita “authority” che gestisce oggi 64 zone di valore ambientale. Maggiori informazioni si trovano al sito www.parks.org.il

Usciti da Gerusalemme abbiamo percorso la nuova ed agevole strada verso il Mar Morto, un tempo, e non a caso, chiamato il “Mare del Diavolo”. Qui non vi sono pesci o alghe e quindi non si vedono nemmeno degli uccelli. Un mare dalle caratteristiche uniche al mondo, con una salinità dieci volte superiore alla norma, tanto che i suoi bordi sono orlati da concrezioni cristalline. Un mare destinato purtroppo ad estinguersi rapidamente se non verranno prese, come da tempo si discute, adeguate (ma comunque difficili e sempre molto discutibili) misure in controtendenza. Oggi infatti il livello delle acque sta scendendo di ben un metro all’anno!

Il paesaggio è davvero sorprendente: attorno altissime montagne di rocce sedimentarie senza traccia alcuna di vegetazione. Le falde sono disseminate da spesse coltri di grandi massi e pietre fratturate di ogni dimensione. In molti tratti appaiono in equilibrio instabile, pronte a rotolare a valle ed a travolgere tutto. Più in basso biancheggiano anche i depositi evaporitici prodotti anche dalle recenti emersioni. Queste sono facilmente erose dalle poche, ma violente discese a valle delle acque che cadono sulle montagne. Sembra che in nessun luogo possa esistere una sola goccia d’acqua, men che mai si possa incontrare un ruscello o una sorgente.

Depositi evaporitici nei pressi del Mar Morto
Depositi evaporitici nei pressi del Mar Morto

Giungiamo invece all’ingresso della Riserva Naturale di Ein Gedi dove c’è una sorgente e quindi un ruscello. Oltre il piccolo edificio che marca l’accesso, ed offre i servizi di base, troviamo subito delle piante molto strane, con un tronco suberoso, fiorite e con uno strano frutto che alcuni dicono sia vuoto, ma così non è. Infatti contiene numerosi piccoli semi neri caratterizzati da un grosso e leggerissimo pappo bianco setaceo a cui sono sospesi, come sempre per favorire la disseminazione. Si tratta della Calotropis procera, conosciuta come “mela di Sodoma”, o in inglese, più genericamente come giant milkweed.


Calotropis procera (Riserva naturale di Ein Gedi)
Cascata di David (Riserva naturale di Ein Gedi)
Calotropis procera e la cascata di David (Riserva naturale di Ein Gedi)

Il sentiero si snoda lungo la valle è sicuro e molto ben tracciato; già dall’inizio incontriamo piccoli laghetti e cascatelle. Sotto di queste, negli anfratti più riparati, cresce rigoglioso il Capelvenere (Adiantum capillus-veneris), una leggiadra e felce, molto nota anche ai profani, che troviamo in ambienti analoghi del nostro paese, sia nelle grotte che all’imboccatura dei pozzi.

Siamo subito accolti da alcuni esemplari di una procavia, l’Irace (Hirax syriacus), un grosso roditore lungo quasi mezzo metro, che vive in branco ed è erbivoro. Gli esemplari che incontriamo dimostrano una completa confidenza con l’uomo.

Irax syriacus (Riserva naturale di Ein Gedi)
Irax syriacus (Riserva naturale di Ein Gedi)

Poco più avanti abbiamo anche la fortuna di vedere, a meno di 30 metri da noi, uno stambecco (Capra ibex nubiana) che si ciba delle piccolissime foglie di grandi alberi. Questi sembrano delle Acacie.

Capra ibex nubiana (riserva naturale di Ein Gedi)
Capra ibex nubiana

Il sentiero s’inerpica, ma molti pratici scalini ricavati da blocchetti di roccia, nonché un leggero corrimano in ferro posizionato nei tratti maggiormente scoscesi, ci consente di raggiungere, in meno di un’ora, la sorgente di Ein Gedi. Qui si trova la grande grotta di Ein Shulamit da dove ritorniamo al punto di partenza in circa 20 minuti, non senza aver scolato le provviste d’acqua che ci avevamo ripetutamente invitato a prendere con noi.

Sentiero di discesa con corrimano (Riserva Naturale di Ein Gedi)
Sentiero di discesa con corrimano

Diversi altri itinerari sono a disposizione in questa riserva. Tutti sicuramente interessanti, ma piuttosto impegnativi e quindi richiedono adeguata attrezzatura ed un buon allenamento. E’ infatti vietato intraprendere l’escursione se sono oltrepassate le ore 14.

(Fotografie di Gianmaria Italia, Gianluigi Mazzufferi e Marco Scaloni)

1 Commento

  • 1. gianmaria (8 giugno 2008, 11:20 pm) :

    complimenti per il sito ma, soprattutto per la fedele e scrupolosa ricostruzione di questo viaggio

    ho visto che la tua capra ti volta le spalle, io ho una foto un po’ meno “scortese” e volentieri te la mando, se può servire…
    complimenti
    e ciao a Voi Tutti

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