Non è la prima volta che l’ex presidente della Repubblica torna sugli avvenimenti del 12 maggio ’77, che visse da ministro degli Interni. Lo aveva già fatto un paio d’anni fa, nell’aprile 2003, in un’intervista alla trasmissione Report di RAI3, dicendo:

«Non l’ho mai detto all’autorità giudiziaria e non lo dirò mai, è un dubbio che un magistrato e funzionari di polizia mi insinuarono. Se avessi preso per buono ciò che mi avevano detto sarebbe stata una cosa tragica. Ecco, io credo che questo non lo dirò mai se mi dovessero chiamare davanti all’autorità giudiziaria, perché sarebbe una cosa molto dolorosa».

Stavolta è stato meno criptico, ma lo stile è inconfondibile. Dopo 28 anni, pare che il dubbio di cui parla Cossiga sia questo: a uccidere Giorgiana Masi sarebbe stato un «colpo vagante sparato da dimostranti, forse suoi compagni ed amici con i quali si trovava, contro le forze dell’ordine». Fuoco “amico”, dunque.
Dopo tanto tempo, un’affermazione del genere vale quanto il suo contrario, anche perché la fonte citata da Cossiga è a prova di smentita: il prefetto Fernando Masone, all’epoca capo della squadra mobile di Roma, è morto qualche anno fa.
Numerosi, concordanti e gravissimi sono invece gli elementi che fanno propendere per una ricostruzione un po’ diversa.

In ogni caso, ciò che dice Cossiga, se anche fosse vero, sposterebbe di pochissimo i termini della questione.
Giorgiana Masi fu colpita a morte alle 8 di sera, dopo un intero pomeriggio in cui nel centro di Roma le forze dell’ordine cercarono pervicacemente, rabbiosamente, scientificamente una strage. Chi le autorizzò? E qual era lo scopo? La verità sull’episodio isolato (oserei dire marginale) di ponte Garibaldi non può prescindere dalla verità su tutto ciò che accadde quel 12 maggio.
La dichiarazione di Cossiga – questa come tante altre – resta sospesa a mezz’aria: dà un contributo nullo alla ricerca della verità, non coinvolge responsabilità, non inguaia nessuno. Fa solo intendere che lui sa più di quanto dice.
Ma stiano pure tutti tranquilli: lui non lo dirà mai, perché sarebbe una cosa molto dolorosa. Appunto.

1 Commento

  • 1. Popinga&hellip (10 marzo 2008, 9:00 pm) :

    […] propria storia, è destinato a riviverne i momenti peggiori. E chi, invece, dei momenti peggiori conosce la verità, è destinato a farla franca: può permettersi di parlar d’altro, perfino di mentire, tanto […]

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