Ferruccio Ferroni

Ho visitato la mostra di Ferruccio Ferroni. Non per scoprire nuove immagini, ma per l’occasione per vederle tutte assieme, con la sequenza e nello scenario del magnifico Palazzo del Duca, a Senigallia.

Conosco le fotografie di Ferroni abbastanza bene; da molti anni ho il piacere di vederle, ed assai spesso anche l’opportunità – dal mio punto di vista eccezionale – di conoscere la loro genesi, i particolari di quel momento della vita dalla viva voce dell’autore. Mi onoro infatti d’essere amico del “maestro” e di condividere alcuni interessi, anche legati al mondo della fotografia.

Sono stato alla mostra una sera infrasettimanale qualsiasi. Nelle sale, oltre il garbato e gentile signore addetto alla vigilanza, non c’era nessuno. Di passaggio ho visto solo una coppia di signori, non più giovani, turisti tedeschi, molto attenti ed educati. All’uscita, dimostrando d’essere visibilmente coinvolti, hanno anche scambiato qualche parola.

Però quella sera non c’era nessun altro, soprattutto nessun concittadino, tra i molti che passeggiavano in città. Nessuno aveva ritenuto opportuno salire al primo piano. Eravamo solo in tre l’autore, Ferruccio Ferroni, mia figlia ed il sottoscritto (che ora stende questa nota).

Ferruccio Ferroni - Fotografie (1) Ferruccio Ferroni - Fotografie (2) Ferruccio Ferroni - Fotografie (3) Ferruccio Ferroni - Fotografie (4) Ferruccio Ferroni - Fotografie (5)

Dopo un giro rapido nelle nobili stanze del palazzo del Duca ci siamo seduti all’ingresso per scambiare qualche impressione, commentando e discutendo tra noi. Ometto di riferire quel che ha detto l’Autore. Invece riporto una sintesi di quanto mi è passato per la mente, ed in buona parte uscito di bocca, a caldo.

Ho avuto la netta impressione che la mostra, ripeto ospitata in una degnissima cornice, sia stata del tutto trascurata per quanto attiene l’allestimento. Più precisamente è l’illuminazione che presenta un grave e generalizzato difetto. Le immagini, già offerte dall’Autore montate su eccellenti cornici, divengono difficili da ammirare, per la quasi totalità, a causa di una luce terribilmente disomogenea. Addirittura talvolta si trovano ombreggiate nel terzo superiore. Moltissime fotografie, specie negli angoli delle sale, giacciono in penombra. Il contrasto è ancor più evidente con quelle che si trovano in prossimità di una sorgente luminosa (cioè i faretti alogeni che sono collocati stabilmente nelle sale). Come si a fa a godere di una immagine se la sola osservazione, non dico contemplazione come appare giusto per questi capolavori, è gravemente penalizzata dalle condizioni di luce?

Ancora un appunto che poi è una domanda. Mi deve essere consentita in quanto credo che la città di Senigallia, le istituzioni, noi tutti dobbiamo molto a questo fotografo così importante ed al contempo “uomo mite e perbene”. Come mai su questa mostra di fatto c’è stato silenzio, niente o quasi è apparso sulla stampa dalla locale alla nazionale, e pochissimo anche su quella grande risorsa per tutti che è la rete di Internet? Ho l’impressione che si sia sprecata una grande occasione.
Ecco perché ora ne scrivo, con la segreta speranza che qualcuno sia spinto, magari anche non condividendo quanto scrivo, a varcare la soglia del palazzo ducale.

Infine mi si permetta una ulteriore nota circa il “catalogo” stampato come “Quaderni del Musinf”: bello e di buona fattura. Il volume contiene, oltre le presentazioni del Sindaco e del Direttore, anche i contributi di Jean-Claude Lemagny ed Anne Biroleau della Biblioteca Nazionale di Francia, del Presidente e del Direttore delle Attività Editoriali della FIAF, nonché di Piergiorgio Branzi, il noto giornalista che ha condiviso con Ferroni anche una lunga parte della “vita fotografica”. Però lasciatemi dire che per chiamarlo “catalogo” sarebbe stato utile, forse indispensabile, “catalogare”, le opere esposte. Cioè pubblicare l’elenco delle fotografie che possiamo ammirare, che sono rilevanti quanto a numero e molto rappresentative della lunga vita del fotografo. Oltre mezzo secolo d’immagini non sono uno scherzo per nessuno!


Ferruccio FerroniFerruccio Ferroni, fotografie 1949 – 2005
Senigallia, Palazzo del Duca, 20 maggio – 10 giugno 2006

2 Commenti

  • 1. Valeria Bellagamba (6 giugno 2006, 6:06 am) :

    cultura negletta

    Anche quando sono andata io a visitare la mostra, sempre in un giorno infrasettimanale, non c’era quasi nessuno…. nessuno tranne me (a parte il signore della vigilanza). Una cosa molto triste, perché è ulteriore conferma (….ce ne fosse bisogno, poi!) della scarsa sensibilità della cittadinanza senigalliese nei confronti della cultura, ma anche, più in generale, nei confronti di qualunque espressione di Bellezza…

    Non è infatti mistero di come ritrosia e diffidenza si menifestino palesemente sui volti dei nostri concittadini al solo sentir accennare a eventi culturali, ma non solo, anche a eventi che comunque rappresentino una novità al soporifero e anonimo tran tran da paese…

    Per non parlare poi della stampa locale, sempre pronta a concedere pagine su pagine al "tronista" di turno in visita in riviera e alquanto distratta e imprecisa nel riportare notizie su eventi culturali…

    Per quanto rigurada le politiche culturali delle nostre istituzioni, qui mi autocensuro…

  • 2. Popinga&hellip (10 gennaio 2008, 4:04 pm) :

    […] secondo, e più grave punto debole della mostra è lo stesso già evidenziato su questo blog un anno fa in occasione della mostra di Ferruccio Ferroni: l’illuminazione è scarsa e malamente […]

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