(segue…) Dopo aver raccontato la drammatica vicenda del concerto del PalaLido, vorrei interrompere per un attimo la cronistoria degli aneddoti, delle curiosità e dei riferimenti legati agli album di De Gregori e dedicare un intervento ai temi ricorrenti nelle canzoni del “Principe”.

Ascoltando le canzoni di De Gregori non ci si può non meravigliare, infatti, della frequenza con cui compaiono parole come “stazione” e “treno” (un po’ meno frequenti “binari”, “ferrovia” e “vagone”): il tema del viaggio, reale o immaginario che sia, è sicuramente “il” tema ricorrente nelle canzoni del cantautore romano.

Altro tema fondamentale e ricorrente nelle canzoni di De Gregori è la “storia”, ma di questo ho già accennato in un precedente intervento (a chi volesse approfondire questo specifico tema ricorrente della “storia” nelle canzoni di De Gregori, consiglio il libro: “Francesco De Gregori – La Storia siamo noi” di Antonio Piccolo).

Il tema ricorrente nei testi delle canzoni di De Gregori che personalmente mi attira di più è però senz’altro quello della coerenza, lo “scegliere da che parte stare”, il sapersi schierare ed avere il coraggio di farlo, portando avanti le proprie idee.
Di questo vorrei provare a parlare in questo intervento.

Ora, ancora prima di iniziare ad analizzare alcuni versi, sento la necessità di una precisazione: il tema che mi accingo a trattare ha anche sicuramente forti, se non fortissime, connotazioni politiche…: il mio tentativo sarà quello di approfondire l’argomento indipendentemente da queste connotazioni politiche, le quali sono, in alcune canzoni, senz’altro evidenti, in altre forse anche predominanti, ma che nel complesso costituiscono comunque soltanto un aspetto del tema.

La “coerenza”, dunque: avere delle idee, prendere una posizione chiara e decisa ed avere il coraggio di difenderla e di portarla avanti, ma, soprattutto, non essere disposti a cambiare queste idee o queste posizioni alla prima occasione; oltre a cantare questo “modo di essere”, credo che De Gregori l’abbia soprattutto messo in pratica: non segue le mode, non canta per accontentare il pubblico, non ama apparire o presenziare in tv (anche se questo forse gli darebbe una maggiore notorietà o gli consentirebbe di vendere ancora di più…) e non ha cambiato questo suo modo di essere praticamente dagli esordi ad oggi.

La prima volta in cui De Gregori fa riferimento a questo tema nelle sue canzoni credo sia in Pentathlon, nell’album “Mira Mare 19.4.89” del 1989: Il Principe, in questa canzone, prende di mira la figura del giovane rampante tipica degli anni 80, specializzato a passare, per comodità e/o per opportunismo, da una parte all’altra, proprio come il pentatleta (lo specialista delle prove multiple) passa da una disciplina sportiva all’altra.

credi davvero che ti potrà aiutare / se una volta dovessi scegliere da che parte stare / se una volta dovessi smettere di bluffare?

arriva a chiedere De Gregori all’ipotetico giovane yuppie con cui immagina di dialogare, riferendosi al suo “sorriso da passaporto / sempre incollato sul viso” e, più in generale, al suo modo di fare, fatto di continui passaggi da una parte all’altra; con due soli versi e con… molta poca diplomazia De Gregori chiarisce (se mai ce ne fosse bisogno…!) la sua posizione:

Tu non mi piaci nemmeno un poco / e grazie al cielo io non piaccio a te

incenerisce così il mito del rampante anni 80 e stabilisce una sorta di linea di confine, chiarendo le rispettive posizioni: di là, loro, di qua lui e quelli come lui.

De Gregori torna sulla questione tre anni più tardi, nel 1992, in alcuni brani dell’album “Canzoni d’Amore”; in particolare, nel brano “Chi ruba nei supermercati?“, il cantautore non potrebbe essere più esplicito, chiedendo all’ascoltatore:

Tu da che parte stai? / Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati / o di chi li ha costruiti / rubando?

Giommaria Monti mette in evidenza come il titolo della canzone di De Gregori ricordi molto il noto adagio di Brecht: “E’ criminale chi svaligia una banca o chi la fonda?“; rispetto a Pentathlon, però, cambia l’interlocutore del cantautore: non più il giovane rampante, deciso, “forte” e sicuro, ma il “debole”, l’insicuro che vede tutte le cose intorno a lui cambiare (e non sempre migliorare…), senza neanche rendersene conto.

La tentazione di associare la figura di chi costruisce supermercati “rubando” a fatti e nomi della cronaca della fine degli anni 80 e dell’inizio degli anni 90 è sicuramente forte e potrebbe trattarsi di un’impresa non impossibile; tuttavia ciò sarebbe fuorviante rispetto all’idea principale di De Gregori; anche in questo brano, proprio come in Pentathlon, il cantautore “impone” soprattutto una scelta di campo, netta, precisa: o da una parte, o dall’altra; o dalla parte di quelli che rubano, magari per fame, o dalla parte dei forti, che magari, invece, ladri lo sono davvero.

Nello stesso album il concetto è ripreso nella canzone “Vecchi amici” (il titolo è la traduzione esatta di “Old friends” di Simon & Garfunkel”, del 1968, anche se poi melodia e testo sono completamente diversi), canzone che parla di un sentimento tradito, del dolore per un’amicizia con una persona rivelatasi col tempo mediocre; anche in questo caso, come per “Chi ruba nei supermercati?”, si è cercato di dare a tutti i costi un nome e cognome reale a questo “amico”, ma la vera questione, per De Gregori, è un’altra:

Tu sei seduto nel buio / io lavoro nella luce / tu sei seduto in silenzio / io vivo della mia voce / (…) / Tu sei da tutte le parti / io sempre da una parte sola

Scegliere da che parte stare: il punto, ormai è chiaro, è questo e De Gregori arriva a “sacrificare” un’amicizia pur di rimanere fedele a questo suo “credo”.

Particolarissimo è il riferimento alla scelta di campo nella canzone “Il cuoco di Salò“, nell’album “Amore nel pomeriggio” del 2001: nel ritornello di questo brano, De Gregori modifica la celeberrima frase di Garibaldi “O si fa l’Italia o si muore” in “Qui si fa l’Italia e si muore / dalla parte sbagliata si muore“; il cantautore (non è un mistero) non ha mai negato di essere “di sinistra”, così come ha sempre evitato di spiegare le sue canzoni che, come ripete spesso lui stesso, se sono fatte bene dovrebbero essere chiare ed esaustive già nel testo; tuttavia, durante un convegno svoltosi ad Arezzo nel febbraio del 2001, sente l’esigenza di fare un’eccezione, spiegando come quel “dalla parte sbagliata” non sia un “suo” giudizio, ma, nella canzone, siano le parole delle stesse persone che hanno aderito alla Repubblica di Salò, persone fra le quali, in maniera più o meno conscia, si fa strada l’impressione, la sensazione di stare “dalla parte sbagliata“, persone che capiscono e sanno di andare incontro non solo ad una sconfitta militare, ma ad una sconfitta storica.

Molto significativo è l’intervento in un forum su De Gregori di una persona che si dichiara “di destra” ma che, però, ringrazia il cantautore per avere scritto “la più bella canzone anti-fascista” della storia della musica italiana.

La canzone-manifesto sul tema della “scelta di campo” e della “coerenza” è però senz’altro “Sempre e per sempre“, l’ultima canzone dell’album “Amore nel pomeriggio” (titolo in cui c’è un semplice, quasi impercettibile, omaggio all’Hemingway di “Morte nel pomeriggio”) del 2001: De Gregori ha eseguito questa canzone anche al recente concerto al teatro “La Fenice” di Senigallia, immediatamente prima dell’inedito “intervallo”: potete ascoltare e vedere il video di questa bellissima canzone cliccando sul seguente link: http://ilbarbagianni.blogspot.com/2008_02_01_archive.html scorrendo con le freccette verso il basso fino a trovare il titolo “Sempre e per sempre” a Senigallia.

Le ultime parole della canzone, e quindi anche dell’album, sono: “Sempre e per sempre / dalla stessa parte / mi troverai”: si tratta di parole di grande chiarezza e coraggio che, quasi con ostinazione, costituiscono anche una sorta di dichiarazione di intenti.

A proposito di questa canzone, chiudo l’intervento raccontando un aneddoto, poco piacevole, forse, ma molto significativo: nell’estate del 2003 una ventenne di Sabaudia si reca al lavoro (addetta alle strutture museali della cittadina laziale) con la maglietta che riporta il ritornello della canzone “Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai“.

Riceve subito una lettera con cui viene licenziata dal presidente dell’associazione con cui lavora; la motivazione non lascia spazio ad equivoci: “La ragazza, manifestando nell’abbigliamento le sue posizioni politiche, ha rivelato idee chiaramente avverse al primo e principale datore di lavoro, che è il sindaco di Sabaudia”.

Il sindaco di Sabaudia, allora di Alleanza Nazionale, interviene dicendo di essere all’oscuro di tutto ed intimando all’associazione di riassumere immediatamente la ragazza, pena la revoca dell’incarico.

Purtroppo, “stare sempre dalla stessa parte” comporta a volte anche questo. (continua…)

2 Commenti

  • 1. Popinga&hellip (26 aprile 2008, 10:30 pm) :

    […] (segue…) Dopo i primi, grandi successi e dopo il dramma sfiorato al Palalido, nel 1976, De Gregori torna, sul finire degli anni 80, con due album: “De Gregori”, del 1978, e “Viva l’Italia”, dell’anno successivo. Soprattutto il primo è un album di grande importanza, nella produzione artistica del cantautore: si tratta di un disco che, pur rimescolando ancora una volta le carte fino a qui raccolte, continua ad attraversare i nodi chiave del modo di scrivere le canzoni che abbiamo sin qui rintracciato: “la storia”, in “Generale” ed in “Il ‘56”, “le storie” in “L’impiccato”, il mondo dell’infanzia in “Babbo in prigione”, i ritratti femminili in “Natale”, la forma racconto in “Renoir”; De Gregori inserisce nell’album del 1978 anche una canzone molto individuale e privata, “Raggio di sole”, legata all’imminente paternità (nasceranno Federico e Marco, gemelli). […]

  • 2. Ma tu da che parte stai? &hellip (4 maggio 2019, 10:23 pm) :

    […] Canzone – Un pò di storia – […]

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